Che fine ha fatto la “par condicio”?

Nella mia vita ho avuto occasione di assistere a molte campagne elettorali, per consultazioni di ogni tipo; ma quella di quest’anno, per le elezioni politiche del prossimo 4 marzo, mi sembra diversa dalle altre, connotata in modo particolare. Tanto per cominciare non mi pare rispettata nel suo spirito di base la legge sulla cosiddetta “par condicio”, che imporrebbe la parità tra tutti i leaders politici per quanto concerne lo spazio propagandistico loro riservato in televisione e negli altri organi di informazione. Le testate giornalistiche, a mio parere, non dovrebbero essere escluse da questo principio, dovrebbero quindi essere al di sopra delle parti e non prendere posizioni faziose, concedendo pari spazio e dignità a tutti i partiti che si presentano alle elezioni; ma così non è, perché certi quotidiani e altri periodici, pur non essendo ufficialmente organi di nessun partito, continuano imperterriti a fare pubblicità per l’una o l’altra delle parti politiche, attaccando spesso brutalmente quelli che considerano i loro avversari. Passando agli esempi pratici, mi pare piuttosto squallido che un quotidiano a larga diffusione nazionale come “Repubblica” stia di fatto facendo campagna elettorale a favore del PD e contro la compagine di centro-destra, accusata di continuo con i soliti marchi infamanti del razzismo e del fascismo. Questo atteggiamento si potrebbe tollerare in un giornale di partito, come l'”Unità” o il “Manifesto”, ma non in un quotidiano nazionale che dovrebbe stare super partes. Anche le TV nazionali, però, non scherzano; la Rai è tutta dalla parte del governo e dei partiti che lo sostengono, come si vede dal rilievo dato alla ripresa economica, alle leggi sul lavoro e sui diritti sociali ecc.; e soprattutto si nota dai continui attacchi contro il centro-destra e contro il Movimento Cinque Stelle, dato che ogni sera i vari TG1, 2 e 3 non mancano di ribadire i disservizi ed i problemi crescenti della città di Roma, proprio perché amministrata da un sindaco di quel gruppo politico. Non da meno è la 7, la televisione a diffusione nazionale che accoglie giornalisti e conduttori di primo piano come Lilli Gruber, Massimo Giletti, Formigli, Travaglio ed altri ancora. Qui assistiamo invece all’apoteosi dei grillini, presentati come salvatori della patria e unici “puri” in un mondo di corrotti e di mafiosi. Nulla di più falso.
Un’altra caratteristica di questa campagna elettorale anomala è la mancanza di confronti diretti tra i leaders dei partiti, i quali preferiscono essere intervistati da soli oppure, al massimo, inviano al dibattito qualche collega di loro fiducia, ma senza partecipare direttamente. Anche qui le varie televisioni offrono vantaggi consistenti ai 5 stelle, che vengono invitati sempre a parlare senza contraddittorio e sono quindi liberi di sproloquiare a loro piacimento, convincendo purtroppo molti ascoltatori. Il leader Di Maio, che non è certo nato con un cuor di leone (per parafrasare il buon Manzoni, che costui certamente non conosce) ha sempre evitato i confronti, nella consapevolezza della propria inferiorità culturale, e ha dato buca ogni volta che l’aveva promesso. Anche questo è un segno di imbarbarimento del costume sociale: se non si dialoga, non ci si confronta ma si preferisce fare il comizio da soli, significa che la democrazia è in pericolo, perché il pluralismo ed il confronto di idee sono alla base della vita democratica di un Paese civile.
Gli esponenti delle varie parti politiche, anziché confrontarsi e dialogare, si accusano e si insultano, e anche questo non è certo un buon segno. Il livore e l’odio per il “nemico”, residuo di vecchie ideologie, continuano purtroppo a imperversare. Lo dimostrano i fatti di Macerata, dove l’azione individuale di un pazzo che ha sparato per le strade è stata ignobilmente strumentalizzata da una parte della sinistra per le solite insulse accuse di razzismo e di “fascismo” contro gli avversari. Veramente qualcuno più intelligente c’è stato, come il segretario del PD Renzi, il quale si è rifiutato di aderire a questa campagna diffamatoria; ma molti esponenti della sinistra, come la signora Boldrini o lo scrittore Saviano, hanno ben rivelato la loro natura di sciacalli, quest’ultimo addirittura attribuendo al segretario della lega Salvini la responsabilità morale di quanto avvenuto a Macerata. Io sfido chiunque a sostenere che Salvini o altri del centro-destra abbiano mai detto che occorre sparare per strada agli extracomunitari; hanno detto solo che è necessario espellere i clandestini e che l’Italia non può accollarsi da sola il peso di milioni di immigrati che arrivano qua senza arte né parte e che finiscono per delinquere e rendere insicura la vita a noi italiani, che fino a prova contraria siamo a casa nostra. Del resto è ben chiaro ed evidente che le cose stanno così: gli stranieri che lavorano onestamente vanno rispettati e considerati cittadini a tutti gli effetti, ma quelli che delinquono debbono essere rimandati subito a casa loro, non essere mantenuti negli alberghi da una politica dissennata che ha preferito questa gente a molti italiani, costretti a vivere con pensioni inferiori a 500 euro mensili.
Una cosa che accomuna invece questa campagna elettorale alle precedenti è la gran quantità di promesse che gli esponenti politici fanno ai cittadini per strappare qualche voto in più; mi sembra anzi che adesso di sparate grosse come case se ne facciano anche più di prima. Anche sotto questo aspetto i campioni sono senz’altro i grillini, che finora hanno saputo soltanto urlare e insultare gli avversari dicendo pregiudizialmente di no a tutto e a tutti, e adesso si mettono invece a fare promesse roboanti ai quali solo gli stupidotti possono credere. Si va dal “reddito di cittadinanza”, che costerebbe 50 miliardi all’anno (dove li trovano, nelle tasche di Grillo?) e che oltretutto pagherebbe le persone per non fare nulla, fino alla promessa di abolire la legge Fornero, di aumentare le pensioni a tutti e finanziare le imprese abbassando le tasse, una promessa questa che però è comune anche ad altri partiti. Ora io mi chiedo: ma si sono accorti costoro che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, come dice un antico proverbio? A dire sempre di no, a trattare tutti da mafiosi ed a fare promesse mirabolanti non occorre una grande scienza; ma quando si tratta di realizzare quanto promesso, quando occorre trovare le risorse economiche che non ci sono, allora la musica cambia. Se questi dilettanti della politica, che hanno dato finora prova di una totale incompetenza, dovessero malauguratamente arrivare al potere, si accorgerebbero ben presto di quanto la protesta fine a se stessa sia stupida e inconcludente, e di quanto sia difficile mantenere ciò che si è promesso con tanta enfasi. Ma prima di loro ci renderemmo conto noi di quanto il nostro Paese sia finito in un vicolo cieco, di come sia passato in breve tempo dalla padella nella brace.

3 commenti

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3 risposte a “Che fine ha fatto la “par condicio”?

  1. Pasquale Rubino

    Un certo sinistrume ha rovinato l’Italia la scuola e l’università. …
    Docenti e cattestatici contano meno di un centesimo. ..

  2. Francesco Di Giovanni

    Caro Massimo, sei una persona di così alto livello culturale, che non posso non stimare e benvolere. E’ per questa ragione che ti espongo il mio pensiero, il pensiero di una persona che non ha mai votato i cosiddetti partiti, di sinistra o destra che siano, ho votato a volte i Radicali, ma il più delle volte mi sono astenuto. Io penso che in un paese civile nessuno debba vivere senza reddito e dormire per strada. Quando questo accade, è una tragedia, è il fallimento dell’intera collettività. Poi, il fatto che ci siano persone (molte, anzi moltissime) che percepiscano stipendi e pensioni, non dieci, ma cento, e dico cento volte superiori ad altri, sia una cosa degna di epoche lontane, dove si compivano nefandezze di ogni genere, già biasimate da Parini, Foscolo, Manzoni ed altri coraggiosi. Che vogliamo fare? Da allora sono passati duecento anni e il mondo sta finendo grazie alle marmitte delle automobili e alla stoltezza umana. Proponi tu, dal momento che chiunque sollevi questi problemi viene subito liquidato come “populista” o “giacobino”. Io non ho più pazienza, ma forse sto solo invecchiando… Un abbraccio, Francesco Di Giovanni

    • Forse sto invecchiando anch’io, e per questo mi trovo persino a rimpiangere i tempi della Prima Repubblica, quando i politici erano sì corrotti (non tutti ovviamente) ma almeno sapevano fare il loro mestiere. Oggi qualunque analfabeta si ritiene in grado di far politica e di fare promesse roboanti che non saprebbe poi come mantenere. Bisogna essere concreti: i problemi di chi non ha reddito non si risolvono con le assurdità come il “reddito di cittadinanza” proposto demagogicamente e maldestramente dai grillini, ma creando lavoro e benessere sociale. Altrimenti torniamo alle “largitiones” che facevano gli imperatori romani distribuendo grano al popolo per evitare le sedizioni, ma oggi non mi sembra una via percorribile. Dice un vecchio proverbio cinese: “Non regalare pesci ai poveri, insegna loro a pescarli.”

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