E’ iniziato un nuovo anno!

Quando inizia un nuovo anno c’è sempre un clima di aspettativa, di rinnovamento delle umane sorti, quasi che da un momento all’altro dovesse accadere qualcosa di straordinario. In realtà la vita proseguirà più o meno come nell’anno precedente, e quello che dobbiamo augurarci, se teniamo a questa nostra vita sulla terra, è di mantenere il più possibile un buono stato di salute fisica e mentale, augurio che si fa sempre più pressante man mano che l’età va inesorabilmente crescendo. Nel nuovo anno, ed abbastanza presto in verità, io compirò 64 anni, una cifra che mi pareva avvolta nella nebbia quando ero giovane, quando mi chiedevo: come sarò a 64 anni? Ma soprattutto: ci arriverò? Perché nessuno, come dice giustamente Seneca, ci garantisce il raggiungimento di un certo traguardo d’età, per cui è bene non rimandare al domani quello che possiamo fare oggi, quando ancora abbiamo tempo per raggiungere la bona mens, la serenità interiore del saggio.
A dire la verità io una grossa novità per il 2018 ce l’avrei, in quanto questo dovrebbe essere (fino al 31 agosto) l’ultimo mio anno di permanenza in servizio nella scuola, perché ho presentato domanda di pensionamento nello scorso mese di dicembre. Lo so, qui sono in contraddizione con me stesso, perché un paio di anni fa, o forse meno, ebbi a dichiarare solennemente su questo blog che non avrei mai chiesto la pensione e sarei rimasto in servizio fin quando non me ne avessero cacciato a forza di legge. Ho scoperto poi che questo allontanamento forzato sarebbe avvenuto nel 2019, e quindi, se non avessi fatto domanda, mi sarebbe restato al massimo un anno in più, dal quale nessun vantaggio pratico ne sarebbe derivato. Anche in base a ciò ho cambiato idea; ma ciò che soprattutto mi ha indotto a chiedere la pensione sono state alcune ragioni oggettive che derivano dallo stato in cui si trova attualmente il nostro sistema scolastico. Queste ragioni sono in parte generali, legate cioè alla politica scolastica degli ultimi governi ed in particolare al fallimento della legge 107 del governo Renzi che avrebbe dovuto migliorare la scuola e invece l’ha peggiorata, e di molto; in parte sono però legate anche alla situazione particolare dell’istituto in cui presto servizio da quasi quarant’anni, ma di queste non farò parola qui per ovvi motivi. La mia delusione di fronte alla politica governativa si muove su vari fronti: l’introduzione forzata della cosiddetta alternanza scuola-lavoro, che nei Licei non ha alcun motivo di esistere e si sta rivelando una buffonata e uno sfruttamento dei ragazzi spesso costretti a svolgere lavori che non c’entrano nulla con il loro corso di studi; la presenza di vari progetti e attività che sottraggono tempo alle lezioni e servono solo alla retorica del pensiero comune imposto con ogni mezzo al cittadino; la mancata valorizzazione delle eccellenze tra i docenti che la legge 107 prometteva con il cosiddetto “bonus del merito” ma che poi, anziché andare a coloro che svolgono una didattica efficace in classe e che hanno una maggiore preparazione, è andato quasi sempre a favore dei faccendieri che esistono in ogni istituto e che si danno da fare ad organizzare eventi, conferenze, attività varie che poco o nulla hanno a che vedere con la didattica. Sono state queste palesi ingiustizie e inadeguatezze della nostra scuola, che se lasciata prosperare come dovrebbe sarebbe la prima del mondo, a indurmi a interrogare me stesso ed a chiedermi: che ci sto a fare io, che delle scuola ho una visione del tutto opposta a quella attualmente diffusa, in un ambiente di questa fatta? Evidentemente sono vecchio, non solo di età ma soprattutto di mentalità, ed è bene quindi che me ne vada e lasci spazio a chi crede in queste novità e approva la scuola-azienda che da molti anni i nostri politici cercano di imporci, anche scimmiottando maldestramente i paesi esteri come quando propongono (e imporranno) la novità dei licei di quattro anni, che ci adeguerà all’ignoranza altrui. Confesso quindi che ho cambiato idea rispetto a quanto dicevo soltanto due anni fa; ma di ciò non mi vergogno affatto, anche perché sono stato sempre convinto della validità di quel detto secondo cui solo gli idioti non cambiano mai idea, mentre le persone assennate si adeguano alla realtà e si arrendono all’evidenza, pronte a sgombrare il campo quando la situazione oggettiva è mutata a tal punto da rendersi intollerabile.
Francamente in questo momento la mia situazione personale, i miei problemi lavorativi e familiari contano per me più della situazione generale del nostro Paese, che si avvia verso le elezioni politiche del prossimo 4 marzo. Su questo argomento scriverò certamente dei post su questo blog nei prossimi due mesi, perché ho delle idee personali che non voglio nascondere; ma credo comunque che per i cittadini cambi poco in base a chi vincerà la competizione elettorale, ammesso che un vincitore ci sia. I legami internazionali, la nostra dipendenza spesso servile verso l’Europa dei burocrati e dei banchieri, la situazione del debito pubblico e altre ragioni di questa fatta sono così cogenti che nessun governo potrà mai evitarle o contrastarle; dovrà invece adeguarvisi, e così i problemi che ancora ci aduggiano come la mancanza di lavoro per i giovani o la tassazione vessatoria delle famiglie e delle imprese continuerà come prima. Tutti farebbero bene, quindi, a non dare troppo ascolto alle promesse elettorali dei vari partiti e movimenti, promesse che poi non potranno mantenere neppure se lo volessero, dal momento che non siamo più padroni in casa nostra, non abbiamo una moneta nazionale, non abbiamo un’economia libera, siamo costretti ad obbedire ai diktat di Bruxelles e della signora Merkel ed a fare ciò che “ci chiede l’Europa”. Quando manca l’autonomia nazionale, quando siamo soggetti agli stranieri con buona pace di chi lottò e morì per valori oggi perduti, non si è più liberi di agire e di decidere. Perciò io non credo a chi promette di cambiare il Paese, perché non potrà farlo anzitutto, ma anche perché le novità – come ognuno può constatare guardando appunto alla scuola – non sono sempre migliorative.

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5 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica, Scuola e didattica

5 risposte a “E’ iniziato un nuovo anno!

  1. Almeno lei potrà chiudere dignitosamente questo crepuscolare mondo della scuola. Io dovrò restarvi per altri 20, credo. La 107 è la peggiore riforma in assoluto. Augurissimi!

  2. Auguri a te, e ribadisco la mia puntina di invidia perché anche io, come il commentatore che mi precede, dovrò avere a che fare con gli effetti sempre più nefasti di vent’anni di riforme sempre più nefaste.
    Comunque, mi sono procurato il primo volume di Scientia Litterarum, e ad un’occhiata veloce e superficiale mi sembra essere uno dei migliori manuali scolastici mai pubblicati. Del resto, avevo studiato all’Università sui tuoi commenti vergiliani e li avevo trovati preziosi e completi.

    • Ti ringrazio moltissimo per il giudizio che hai dato sui miei lavori: la storia letteraria “Scientia Litterarum” che è il lavoro di maggior respiro, ma anche il commento al IV libro dell’Eneide, l’opera che mi è riuscita meglio ed alla quale sono particolarmente affezionato. Le tue parole mi trasmettono la maggior soddisfazione che uno studioso possa provare, dopo aver passato anni della sua vita a svolgere attività di ricerca, pur senza essere collegato all’Università né ad alcun “protettore”.

  3. untizioqualunque

    Spero tanto che continuerete ad aggiornare questo blog, una volta andato in pensione. E’ diventata ormai un’abitudine controllare settimanalmente la presenza di un nuovo articolo, la cui la lettura rappresenta per me anzitutto momento di relax, nonchè un’occasione per riflettere sulla situazione odierna della scuola (contesto in cui presto si insterirà mio figlio) ma anche sulla società, sulla cultura (ho una formazione prettamente scientifica, ma sto cercando di rimediare, col tempo…) e, perchè no, anche sulla politica, nonostante spesso e volentieri non condivida le sue opinioni. Detto questo, le auguro un buon anno e buon ritorno al lavoro. Ad maiora!

    • Mi fa piacere che lei mi segua, anche se si presenta in forma anonima, e che apprezzi ciò che scrivo. La ringrazio per ciò che dice riguardo alla politica, cioè che spesso non condivide le mie opinioni ma non rinuncia per questo alla lettura del blog: questo è segno di tolleranza (una qualità che oggi non è così scontata) e, se permette, anche di intelligenza.

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