I liceali e il “tormento” della traduzione

Qualche giorno fa, nella mia scuola, io ed i miei colleghi della classe di concorso 52 (Materie letterarie, latino e greco) parlavamo dei risultati deludenti che i liceali di oggi – sia quelli del biennio che quelli del triennio – ottengono nelle traduzioni dal greco e dal latino. Abbiamo convenuto sul fatto che in ogni classe, tolti quei pochi elementi particolarmente inclini a questo tipo di esercizio o dotati di notevoli capacità intuitive, la gran maggioranza degli studenti fa una gran fatica di fronte ad un brano di prosa anche semplice scritto nelle lingue classiche, affannandosi per ore sul vocabolario per produrre poi traduzioni fortemente inesatte ed a volte addirittura disastrose, senza contare la pessima forma italiana in cui vengono redatte.
La situazione descritta sopra non è un’opinione o un caso particolare di qualche scuola, ma un dato di fatto ormai accertato ovunque. Che i giovani di oggi non siano più in grado di interpretare testi latini e greci, a meno che non siano di livello elementare, è cosa nota da anni: già alcuni decenni fa, in effetti, vari studiosi si erano occupati del fenomeno, ed al riguardo ricordo un articolo scritto dall’epigrafista Luigi Moretti dell’Università di Roma, il quale suggeriva ai docenti liceali di smettere di costringere gli studenti a leggere “sbuffando e imprecando” poche centinaia di versi di una tragedia greca; meglio sarebbe stato, a suo giudizio, leggerla per intero in traduzione. Se questa era un’autorevole opinione espressa trent’anni fa, tanto più il problema di pone oggi, quando la moderna tecnologia ha messo a disposizione degli studenti strumenti capaci di accerchiare facilmente gli ostacoli. Ciò cui intendo riferirmi è l’abitudine ormai invalsa di scaricare le traduzioni di latino e greco da internet, dove esistono alcuni siti che riportano, tradotti, tutti i brani di versioni presenti nei vari libri in adozione nei licei. Considerato quindi che i nostri studenti praticamente non si esercitano più nel tradurre, e tenuto conto anche del fatto che i social network (facebook, whatsapp, ask, twitter ecc.) assorbono molto del loro tempo e contribuiscono sensibilmente alla perdita di quelle qualità intuitive e deduttive indispensabili per svolgere un’attività di ragionamento autonomo qual è quella che si richiede per interpretare i testi classici, non rimane altro che pensare a una diversa soluzione del problema. Altrimenti durante i compiti in classe continueremo a vedere i nostri studenti sbuffare e imprecare, sudando freddo, per consegnare poi una traduzione quasi sempre insoddisfacente; oppure, quando ci riescono, tenteranno di copiare la versione con cellulari nascosti durante il compito collegandosi a quei famosi siti che già utilizzano per i compiti a casa. Durante l’esame di Stato poi gli studenti o riescono a copiare con lo smartphone (visto che i presidenti di commissione non esercitano una gran sorveglianza) oppure trovano un professore compiacente, interno ma qualche volta anche esterno, che traduce la versione al posto loro. Sono parole crude, queste, ma è la realtà.
E allora, sic stantibus rebus, come si puù uscire da questo labirinto? E’ inutile, secondo me, continuare a osannare la traduzione dal greco e latino ricordando a ogni piè sospinto il suo valore formativo e considerandola come fosse l’unico obiettivo che gli studenti debbano conseguire: esistono altre conoscenze e competenze, come quelle letterarie e storico-artistiche, che resteranno nella memoria dei giovani, per la loro vita, ben più delle regole grammaticali. Ma soprattutto è assurdo far finta che tutto vada bene e illudersi che gli alunni affrontino da soli brani di Platone o di Tacito quando sappiamo tutti che non è così. E’ giunto il momento in cui qualcuno abbia il coraggio di dire che il re è nudo, e che la questione va affrontata alla radice.
E’ qui appunto che volevo arrivare. In quel dialogo con i colleghi abbiamo avanzato l’ipotesi, che non mi sembra affatto peregrina visto come vanno le cose oggi, di abolire di fatto la traduzione autonoma degli alunni, non assegnando più esercizi di questo genere. Lo studio della lingua, secondo la nostra proposta, dovrebbe continuare nel biennio e nel primo anno del triennio, affinché si conseguano quelle conoscenze che consentano agli studenti di comprendere le peculiarità formali e la dimensione artistica dei grandi testi greci e latini, ma senza che debbano tradurli da soli: l’analisi dei testi classici deve essere condotta dal docente, ed è lui che deve tradurre i passi di Omero, Virgilio, Platone, Tacito ecc. letti in classe, mentre gli studenti dovrebbero entrare nel testo e comprenderne le dinamiche in base agli elementi interpretativi loro forniti dal docente. A ciò dovrebbe aggiungersi uno studio puntuale e approfondito della storia letteraria e dei vari aspetti delle civiltà classiche.
A beneficio dei conservatori, che a leggere queste righe s’indigneranno come non mai nel vedere insidiato il fortino isolato degli studi classici circondato da un fossato di pregiudizi, dentro il quale essi si gongolano in un sogno romantico che è però sempre più lontano dalla vita reale e dalla mentalità dei giovani di oggi, confermo che la proposta prima avanzata non eliminerebbe affatto lo studio linguistico, ma lo riserverebbe ad un’analisi guidata dei testi classici, i cui elementi formali (lingua, stile, ordito retorico ecc.) e sostanziali verrebbero comunque compresi dagli studenti sulla base delle loro conoscenze e con un’opportuna guida del docente. Ciò che chiediamo di abolire è la traduzione autonoma delle cosiddette “versioni”, un esercizio che comunque, lo si voglia o no, non fa più quasi nessuno già adesso. Si tratterebbe quindi del riconoscimento di uno stato di fatto che non è possibile mutare, perché non si può impedire ai ragazzi di scaricare le versioni da internet, né si può pretendere che riescano lodevolmente in un’attività, quella della traduzione dalle lingue antiche, che è ormai diventato un lavoro da esperti filologi e non più realizzabile da ragazzi che non solo non studiano più latino alla scuola media, ma che spesso arrivano ai Licei senza conoscere neanche la sintassi ed il lessico della lingua italiana.
C’è un solo grosso ostacolo alla realizzazione di questo progetto: la seconda prova scritta dell’esame di Stato, che ancor oggi, a distanza di quasi un secolo dalla riforma Gentile, è rimasta tale e quale ad allora, costituita cioè da un brano da tradurre senza che gli studenti abbiano la possibilità di mutare o di scegliere alcunché. Questo è appunto il tasto che bisogna battere e che da anni il prof. Maurizio Bettini dell’Università di Siena, tanti altri studiosi e modestamente anche il sottoscritto tentano di premere: la necessità cioè di cambiare questa prassi antiquata della versione unica, considerato anche che negli altri Licei questa prova è stata adattata ai tempi presenti, mentre al Classico siamo rimasti all’epoca di Gentile. So anch’io che la traduzione sarebbe un buon banco di prova per saggiare le capacità intuitive e deduttive dei nostri giovani; ma dato che di fatto essa è diventata un ostacolo insormontabile, è inutile voler insistere a battere la testa nel muro e a fingere ipocritamente di ignorare quella che è la realtà, cioè che gli studenti non traducono più, “si arrangiano” alll’esame copiando, e se non lo fanno vanno incontro ad un colossale fallimento. Quando finalmente il Ministero capirà che “il re è nudo” e si confronterà con la realtà di fatto delle nostre scuole, forse avremo la possibilità, con una prova diversa e non più fondata sulla sola traduzione, di ottenere risultati dignitosi e capaci anche di ridurre quel timore reverenziale che deriva proprio dalla difficoltà rappresentata dalle lingue classiche, un timore che allontana moltissimi giovani dal frequentare il Liceo Classico.

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10 commenti

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10 risposte a “I liceali e il “tormento” della traduzione

  1. paolo

    Quanto dichiara è condivisibile; io, da studente al quinto anno di liceo scientifico, sebbene riesca a tradurre egregiamente alcuni passi d’autore, riscontro difficoltà in altri brani in cui abbondano artifici retorici, ellissi ecc. Soprattutto al liceo scientifico limiterei lo studio della grammatica al biennio. Dal triennio solo letteratura e traduzioni guidate. Per la seconda prova del classico io opterei per un breve passo di traduzione (4-5 righi) con commento e contestualizzazione, ed eventuali collegamenti con altri testi o altri autori; oppure un tema sulla scorta dell’analisi del testo proposta alla prima prova. C’è da dire che anche allo scientifico la seconda prova, pur modificata, presenta un livello di difficoltà ben lontano dalle nostre competenze e talvolta anche dalle nostre conoscenze: spesso si trovano quesiti su argomenti saltati o trattati superficialmente.

    • So che anche allo Scientifico a volte la seconda prova d’esame non è affatto semplice; però almeno potete scegliere, tra due problemi e dieci quesiti, quali riescono meglio. Al Classico non possono scegliere nulla, hanno di fronte quell’unica solita versione.

  2. Antonio Rivolta

    Sono totalmente in disaccordo con la sua proposta, professore, inoltre trovo le sue argomentazioni contraddittorie rispetto a quanto spesso su questo sito lei ripete. Lei dice che non si dovrebbero più dare prove di “versione” perché “la gran maggioranza degli studenti fa una gran fatica di fronte ad un brano di prosa anche semplice scritto nelle lingue classiche” e che c’è ” l’abitudine ormai invalsa di scaricare le traduzioni di latino e greco da internet, dove esistono alcuni siti che riportano, tradotti, tutti i brani di versioni presenti nei vari libri in adozione nei licei.”. Ragionando allo stesso modo dovrebbero sparire dalla scuola esercizi di analisi del testo dei grandi scrittori italiani perché i ragazzi ai licei sanno poco l’italiano, perché è facile trovare su internet tutti i brani più importanti di Petrarca e Foscolo commentati, la stessa cosa si potrebbe dire poi per i temi e così via… Le uniche soluzioni per me sono bocciare di più e individuare qualunque cellulare tra i ragazzi o perlomeno togliere internet nelle ore di lezione o della seconda prova d’esame. Il fatto che ci siano professori complici che aiutano gli studenti a copiare non implica che ci si debba rassegnare al lassismo e al livellamento verso il basso. Vorrei sapere quindi perché lei ritiene che queste soluzioni alternative non funzionerebbero.

    • Non concordo con le sue affermazioni: la traduzione dal latino e dal greco non è uguale ai testi degli scrittori italiani o ai temi, esercizi del tutto diversi dove non c’è il problema delle copiature, anche perché se un tema è copiato lo si scopre facilmente, e sui commenti gli studenti debbono ragionare, pur se facilitati. Quanto alle soluzioni che propone non le trovo realizzabili: bocciare di più non è proponibile, anzi stanno facendo leggi che obbligano a non bocciare nessuno nella scuola elementare e media; i cellulari vengono nascosti ovunque e non si individuano, ed in ogni caso è impossibile vietare il loro uso fuori della scuola; nelle ore di lezione non si può togliere internet perché i cellulari vi si collegano autonomamente; i professori complici, infine, esistono e non si possono uccidere e nemmeno licenziare.

  3. Walter

    Senza voler escludere la responsabilità dei ragazzi,credo che il problema sia più strutturale e che abbia avuto addirittura origine alla fine del XVIII secolo,quando in Germania il movimento culturale del Neoumanesimo e della “Formale Bildung” si fece alfiere della nuova concezione delle lingue classiche come palestra di mente, dove fortificare le proprie virtù e da questa posizione filosofica nacque poi il metodo grammaticale traduttivo basato sullo studio rigoroso di morfologia e sintassi,ma con pochissimo spazio riservato all’apprendimento del lessico e di una qualsiasi minima abilità di produzione attiva della lingua.Come già dettole in un passato commento, gli studenti,almeno quelli del Liceo Classico seguono le indicazioni del docente in maniera puntuale,fanno esercizi,riconoscono i vari costrutti ,però al momento di comprendere il senso del brano,cadono miseramente.Forse sarò esagerato professore,ma con questa metodologia d’insegnamento ormai vecchia di quasi due secoli e definitivamente sconfessata dalla moderna glottodidattica e da tutte le nuove ricerche sull’apprendimento,credo che avrebbero avuto serie difficoltà anche i vari Poliziano,Macchiavelli,Leibnitz,individui certamente eccezionali,fuori dal comune,ma tutti accumunati dall’aver appreso le lingue classiche così come noi studiamo il Francese,il Tedesco,L’Inglese.Lo stesso concetto di “lingue morte” andrebbe rivisto e forse accantonato,perché significa solo che la lingua in esame non é più soggetta ad evoluzione,non che il suo insegnamento debba avvenire in modo del tutto innaturale,cosa ben evidenziata dalla Commissione d’Inchiesta Ministeriale presieduta dal Pascoli nel primo ‘900.

    • Approvo in linea di massima ciò che ha scritto, ma le difficoltà dei giovani di oggi non derivano tanto dal metodo, quanto dal fatto che alle elementari ed alle medie non si studia quasi più la grammatica italiana; e non poca parte del disastro hanno anche i nuovi strumenti multimediali, che offrono automaticamente tutte le notizie richieste senza bisogno del ragionamento autonomo. E le dico anche che io sono stato sempre contrario al cosiddetto “metodo naturale”, perché le lingue classiche non si studiano per il dialogo ma per leggere testi scritti in altre epoche.

  4. Alessandra

    Leggo il suo articolo mentre aspetto fuori dalla porta del Departament de Filologia Grega dell’università di Barcellona. È da tempo che maturo l’idea di iscrivermi al master in lingue antiche, unico modo di accedere al dottorato. Non so se sto ponderando bene questa decisione… oggi giorno nessuno mostra più interesse per questo campo di studi. Non mi voglio arrendere all’idea che siamo arrivati al capolinea di una tradizione. Cosa farebbe lei? Le dispiacerebbe rispondermi in privato se fosse possibile? Grazie
    Alessandra

  5. Mariateresa Bora

    La proposta mi sembra ottima. Già il mio professore (più di 50 anni fa) ci faceva analizzare i testi classici, soprattutto greci, con il suo aiuto – senza però eliminare i compiti in classe.

  6. Sono d’accordo in linea generale; ma se vogliamo garantire un percorso completo per i più bravi che siano intenzionati a continuare studi umanistici bisognerebbe trovare il modo di riservare a costoro delle ore di lingua in più nel curricolo e magari una prova d’esame differenziata.

    • Questa è un’osservazione molto pertinente, Paolo, che anch’io faccio mia: una volta adottato un nuovo metodo di approccio ai testi, occorrerebbe però lasciare una corsia preferenziale per i ragazzi più bravi, che sono ancora capaci di tradurre in modo decente. Però purtroppo sono pochi: di solito a me capita di non avere più di 8-10 sufficienze su 20 nei compiti di latino, e non più di 6-7 in quelli di greco (se va bene).

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