Narrativa attuale al femminile: sempre peggio!

In questi giorni di un’estate afosa come mai si era verificato prima (abbiamo raggiunto e superato i 40 gradi!) la mente non riesce a concentrarsi abbastanza e ad affrontare problemi impegnativi; per parte mia, ho deciso come tutti gli anni di non parlare di scuola in questo periodo ma dedicarmi ad altri argomenti, in quei pochi articoli che pubblicherò sul blog in questo mese di agosto. Di spunti ce ne sarebbero diversi: la politica e le sue contraddizioni degli ultimi tempi, le vacanze ed il modo di gestirle, il comportamento delle persone, che d’estate diventa più disinvolto e maleducato che mai. Un argomento particolare, che da sempre mi interessa e su cui ho scritto molto, sono le recensioni ad opere letterarie che ho letto di recente; ma con questo caldo diventa difficile, per me che leggo solo classici, concentrarsi su tutti gli aspetti importanti di un romanzo o una raccolta poetica. Attualmente, comunque, sto rileggendo la grande raccolta delle novelle di Pirandello, un autore che amo particolarmente perché a mio giudizio ha messo a nudo la vera natura dell’uomo; ma di questo parlerò in seguito, magari in un periodo più tranquillo e meno rovente di quello attuale. In questo post intendo invece ritornare brevemente sul problema della narrativa contemporanea, un vero concentrato di orrori che dimostra inequivocabilmente come l’arte, la vera arte letteraria, sia finita per sempre. I cosiddetti “scrittori” di oggi, secondo me, non meritano di essere ricordati neanche un giorno dopo la loro scomparsa, né di essere antologizzati o compresi in nessun manuale di storia letteraria, anzi nemmeno in un giornaletto parrocchiale.
Che la narrativa attuale fosse disastrosa e priva di ogni valore artistico l’avevo già detto su questo blog, dove da tempo sostengo la morte definitiva di tutte le arti in questa nostra sciagurata civiltà ipertecnologica; ma adesso voglio aggiungere un’osservazione particolare sui romanzi ed i racconti scritti da donne, che oggi vanno per la maggiore tanto che alcune case editrici, evidentemente animate dalla volontà di sprecare carta e denaro, hanno costituito collane di libri dedicate esclusivamente alle “scrittrici” (sempre tra virgolette). Girovagando per i supermercati, dove adesso si sta bene perché c’è l’aria condizionata, mi è capitato di sfogliare alcuni di questi libri scritti da donne italiane o straniere, ne ho letto qualche pagina e subito li ho rimessi a posto, perché di sprecare 12 o 15 euro per acquistarli non se ne parla, tanto poi finirebbero tra i rifiuti. L’impressione che ne ho ricavato è totalmente negativa, ma ciò non è una novità perché anche dei libri scritti dagli uomini ho dato lo stesso giudizio; solo che la scrittura femminile è ancora peggiore sotto certi aspetti, tra i quali ne illustro due in particolare. Il primo di essi è la mancanza totale di una struttura narrativa che possa dirsi tale: mancano completamente analisi caratteriali e approfondimenti psicologici, tutto il racconto si svolge sulla base di dialoghi serrati (battute di poche parole ciascuna, senza commenti di alcun genere) e di brevissime descrizioni di poche righe, che lasciano nel lettore il disgusto di un’aridità e di una banalità senza fine. I periodi sono brevi e sintatticamente disorganizzati, del tutto disarmonici, scritti con una faciloneria cronachistica tale da far pensare che qualunque bambino di terza elementare, se ben istruito da una brava maestra, saprebbe fare molto meglio. Un vero abominio, che non so proprio come si possa definire letteratura: mi pare di sporcare questo nobile sostantivo riferendolo agli scribacchini ed alle scribacchine di oggi.
Ma c’è un altro elemento della narrativa femminile che risalta da questi obbrobri che purtroppo vengono venduti, anche in migliaia di copie: una tendenza alle descrizioni crude che non è realismo (perché il realismo è caratteristica della vera letteratura), ma una squallida fiera dell’oscenità. Le “scrittrici” di oggi, forse per vendere di più questi loro capolavori, si abbassano sempre più al turpiloquio, a tutto ciò che è sporco e sconveniente, alle descrizioni minute e disgustose di atti sessuali, talvolta riferite in prima persona, tanto da far pensare che l’autrice abbia esperienza molto diretta di quelle cose, il che certo non le fa onore. Io non ho mai amato l’oscenità nella letteratura, se non quando è vera arte come in Aristofane o in Catullo; ma trovarla oggi negli scritti femminili mi fa ancora di più orrore, soprattutto perché mantengo un’immagine della donna certo più pura e rispettosa di quanto non sia la realtà. Da parte mia ho sempre pensato che l’emancipazione femminile consistesse nella giusta rivendicazione dei pari diritti tra i due sessi, che giudico sacrosanta; ma purtroppo ciò che dispiace constatare è che molte donne credono che, per raggiungere la parità con l’uomo, sia necessario imitarlo anche nelle sue abitudini più disonorevoli e disgustose. La donna non ha nulla da guadagnare nell’utilizzare il turpiloquio, la bestemmia o l’oscenità che prima era tipica solo dei maschi per essere al loro pari, poiché in tal modo non ottiene un’elevazione sociale né tanto meno morale, ma peggiora soltanto la propria immagine e prostituisce la propria dignità. Queste “scrittrici” che si beano nel descrivere atti osceni lo fanno certamente per solleticare i peggiori istinti dei maschi, che magari si eccitano di più a leggere quelle cose quando sanno che sono state scritte da donne; ma da ciò non si avvantaggia né il valore letterario di quei libri (che è pari a zero, come del resto anche di quelli scritti da uomini) né l’immagine stessa della donna, che perde ogni parvenza di dignità e diventa del tutto spregevole. Forse questo andazzo servirà a vendere più copie di questi obbrobri, e si sa che le case editrici mirano solo a quello, non interessa loro nulla del livello culturale di quanto pubblicano; ma costituiscono un’ulteriore caduta nella barbarie dell’incultura e della volgarità, di cui la nostra società ci ha dato e continua a darci tanti esempi.

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5 commenti

Archiviato in Arte e letteratura, Attualità

5 risposte a “Narrativa attuale al femminile: sempre peggio!

  1. septimius07

    Hai ragioni da vendere, caro Massimo, quando commenti la pochezza e l’insulsaggine di tanta letteratura contemporanea, e in particolare l’incapacità (o il deliberato rifiuto, chissà?) di comporre una prosa ricca, di buon spessore linguistico e intellettuale. Circa la narrativa erotica al femminile, ti credo sulla parola, dopo i casi letterari di Melissa P. e della James con le Cinquanta sfumature di grigio, anche se io non ho esperienze dirette di lettura. Tuttavia, nel fosco panorama odierno qualcuno si stacca dalla mediocrità. Ti invito a leggere l’ultimo vincitore dello Strega (Paolo Cognetti , “Le otto montagne”). Vedrai che ti riconcilia con la letteratura. Mi piacerebbe poi anche un tuo commento su questo romanzo. Cari saluti.

  2. Claudio

    Forse intervengo fuor di proposito, perché non leggo narratori o narratrici degli ultimi decenni da tempo (i miei ultimi tentativi risalgono alla scuola, e già allora mi cadevano di mano alle prime pagine): condivido la sua idea che le belle lettere siano ormai guastate e che il nostro sarà probabilmente il primo secolo senza buoni scrittori, cioè senza arte. Una prosa moderna dignitosa sopravvive qua e là nella saggistica “alta”, immagino perché destinata ad un pubblico che richiede testi chiari e sodi e non frasi banali e sconnesse.

    • E’ vero quel che dice, ma la saggistica non è propriamente letteratura, un termine con il quale intendiamo riferirci a romanzi, racconti, poesie, opere teatrali ecc. Ci sono state alcune lodevoli eccezioni, come il premio Nobel attribuito al grande storico tedesco T.Mommsen per la sua “Storia di Roma”; ma ciò è avvenuto molti anni fa e in condizioni ben diverse da quelle di adesso. Oggi dobbiamo rassegnarci ad ammettere che l’arte è morta (non solo la letteratura, tutte le arti) e che l’unico conforto che ci resta è riscoprire i grandi capolavori dei secoli passati, di cui per fortuna nessuno può impedirci di usufruire.

  3. Alessandra

    Caro professore, è proprio come dice lei… questi libri pieni di immagini squallide che, per principio di chi li scrive, mirano all’alienazione ( tipo Novella 2000, rivista che non so se ancora esiste) e sono l’ ennesimo riflesso della realtà attuale. La maggior parte dei noi oggi ha voglia di spendere i pochi soldi che guadagna, viaggiare per far sapere che viaggia, passare i mesi estivi ad imbruttirsi nella pigrizia… quando dico che desidero vacanze “utili” per poter imparare qualcosa di nuovo o rileggere qualcosa di antico, i miei stessi colleghi mi guardano storto. Sto leggendo Anna Karenina in una stupenda traduzione catalana del 1984, quest’ ultima con l’intenzione d’organizzare un ciclo di lettura per i miei alunni di 13 anni.
    Un caro saluto da Barcellona, città assediata de orde di turisti maleducati e caldo afoso. Una bolgia infernale, vamos…

    • Quanto al caldo ed ai turisti maleducati che sporcano città come Roma e Venezia ce la caviamo bene anche qui in Italia. Quanto alle letture, fa benissimo a leggere “Anna Karenina”, un grande capolavoro che può essere utile anche come palestra di stile e di composizione, oltre che per il valore letterario; quindi può essere utilizzato anche a scuola. Se i suoi colleghi la guardano storto li lasci perdere, vuol dire che della vera cultura hanno capito ben poco.

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