Fascismo di ieri e polemiche di oggi

In questi giorni l’on. Emanuele Fiano del PD è stato alla ribalta nelle cronache per due ragioni: perché ha subito un ignobile insulto da parte di un deputato di destra, che gli ha rinfacciato con disprezzo le sue origini ebraiche, e perché ha presentato una proposta di legge contro il reato di apologia del fascismo. Forse l’iniziativa è partita per reazione a quella pagliacciata della “spiaggia fascista” dell’Adriatico, dove un tale non meglio noto aveva tappezzato il suo stabilimento balneare con manifesti e scritte inneggianti al “ventennio”, ma a me personalmente ha fatto riflettere molto su quello che ho già scritto sul pensiero unico e la libertà di opinione.
La prima considerazione che vorrei fare riguarda appunto questo spinoso problema. L’articolo 21 della nostra Costituzione sancisce la libertà di opinione e di espressione, un principio di grande civiltà che tutti i paesi civili debbono avere. In base a ciò un cittadino ha diritto ad avere l’opinione che preferisce, può simpatizzare per qualsiasi periodo storico o regime politico, compreso il fascismo, purché non commetta veri e propri reati in base a queste sue idee. Se cioè una persona trova elementi positivi nel regime fascista, ammira la figura di Mussolini o addirittura si dichiara fascista (antistoricamente, perché siamo nel 2017) io credo che sia libero di farlo, perché il pensiero non si può castigare o impedire. Certo, se in base a questo va a manganellare gli avversari o compie comunque atti illegali, è da condannare severamente; ma ciò che si può condannare è l’azione delittuosa, non l’ideologia in sé. Quindi bisogna stare molto attenti quando si presentano norme che possono essere intese come liberticide, alle quali non finirò mai di oppormi: già ho fatto menzione in questo blog della mia contrarietà assoluta al disegno di legge Scalfarotto contro l’omofobia, perché non si può impedire ad una persona di essere contrario ai matrimoni o alle adozioni gay, non lo si può costringere ad accettare l’omosessualità ed a considerarla “normale” se la pensa diversamente. Ognuno ha diritto di avere le sue idee, anche se sono diverse dal pensiero comune e non allineate con le opinioni della maggioranza. Imporre un sistema ideale, una forma mentis predefinita e cercare di inculcarla con i mezzi di informazione o addirittura con leggi restrittive, quello sì è un atto di vero fascismo, tanto per restare in argomento, non di democrazia.
Sarei comunque disposto ad accettare la proposta dell’on. Fiano se la condanna assoluta del fascismo portasse ad un preciso risultato che io auspico da tempo: cioè che la si finisse una buona volta di usare questo infamante titolo di “fascista” rivolto a chi non accoglie il pensiero comune, magari perché è contrario ai matrimoni gay o ritiene che si debba dare la precedenza agli italiani nei benefici sociali rispetto alla folla di immigrati che stanno invadendo il nostro Paese. Questo marchio d’infamia era usato negli anni ’70 dai gruppi di estrema sinistra per bollare chiunque non fosse dei loro: anche esponenti del PCI, perché magari non erano in sintonia con le scelte degli estremisti di sinistra, si sentivano dare dei “fascisti”. Purtroppo anche oggi, a distanza di 72 anni dalla fine del regime di cui si parla, si continua a usare questo aggettivo (o sostantivo) vergognoso contro chiunque non sia allineato col buonismo imperante di certa sinistra e delle gerarchie clericali. Ecco, se si smettesse di dare del “fascista” agli avversari politici, con ciò bollandoli come se avessero la peste bubbonica, io sarei contento della proposta del deputato PD, che tra l’altro considero persona onesta ed ineccepibile.
Vorrei poi fare un’ultima osservazione. Va bene che si eliminino dappertutto i segni del fascismo, che lo si cancelli dalla politica attuale e lo si consideri solo per quello che è veramente, cioè un periodo storico ormai passato da molti anni da non riesumare ogni volta che si parla di politica. Ma perché allora non fare lo stesso con il comunismo, la dittatura più spietata e spaventosa che il nostro pianeta abbia mai conosciuto, che ha provocato un numero di vittime ben superiore a quello del fascismo e del nazismo messi insieme? Perché si permette che si usi ancora il simbolo della falce e martello, triste vessillo di morte, da parte di gruppi o addirittura partiti che si presentano alle elezioni? Perché in molte città esistono piazze e vie dedicate a Lenin, Che Guevara, Fidel Castro, autentici criminali che hanno sulla coscienza migliaia o milioni di vite umane? Perché nelle sedi di quei partiti faziosi e antistorici campeggia ancora il ritratto di Stalin, il più efferato criminale che la storia abbia mai conosciuto? E anche il nostro Togliatti, che ancora molti venerano come un padre, era in realtà un criminale, che quando si trovava in Unione Sovietica denunciò alla polizia staliniana centinaia di italiani che erano andati in esilio in quel “paradiso” e che in base a quelle denunce furono deportati nei gulag, torturati e uccisi. A chi non ci credesse consiglio di leggere il libro di G.Lehner, Carnefici e vittime. I crimini del PCI in Unione Sovietica, pubblicato da Mondadori nel 2006. Quindi io sono d’accordissimo nel risolvere una volta per tutte i conti in sospeso con il passato e parlare in termini di presente e di futuro, senza dare più del “fascista” o del “comunista” a chi non la pensa come noi. Ma per fare questo bisogna essere obiettivi, agire da entrambe le parti, non da una sola, e cercare di interpretare la storia in modo trasparente, non soltanto dalla parte dei vincitori, come fino ad ora è sempre avvenuto.

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3 commenti

Archiviato in Attualità

3 risposte a “Fascismo di ieri e polemiche di oggi

  1. Francesco Di Giovanni

    Caro Massimo,
    comprendo quello che dici e lo trovo, in gran parte anche condivisibile. Anch’io da Libero Pensatore quale sono, ho avuto spesso accese discussioni con persone che ritenevano di parlare in nome della “Giusta Causa” liberatori dell’Umanità, unti dal Signore e pronti a dare del fascista a chiunque non concordasse con ogni loro affermazione.
    L’ottusità mentale è una malattia purtroppo assai diffusa, tuttavia noto anche che molti, col passar del tempo e a suon di sconferme anche clamorose, migliorano, per questo continuo a nutrire fiducia ed essere, malgrado tutto, ottimista.
    Solo su di un punto esprimo perplessità. Che Guevara era, oltre che un intellettuale, un medico, un uomo d’azione di stampo quasi ottocentesco, malgrado la sua vita si sia svolta nel Novecento. Il suo stile di vita, le sue scelte, sono state dettate da motivazioni idealistiche, anche se l’uso delle armi comporta in qualche misura una certa contraddittorietà. Con altri meno conosciuti, che non sto qui a nominare, tuttavia del suo stampo, non ritengo vada assimilato a politici senza scrupoli, che sotto le bandiere del Comunismo hanno trovato il modo per arricchire e comunque campare sulle spalle degli altri. Le condizioni di povertà che generano la rivolta, sono spesso per noi impensabili. Che Guevara poteva godersi la vita a Cuba ed invece preferì andare a morire in Sud America, rinseguendo l’ideale di risollevare le sorti della gente poverissima di quei paesi.
    A me personalmente piace, mi ricorda il nostro Carlo Pisacane.
    Un caro saluto, Francesco

    • A me il Che Guevara, più che Pisacane o altri eroi, ricorda il fanatismo di coloro che, credendo in un’idea, vanno ad uccidere e morire, e mi pare che anche lui abbia diversi morti sulla coscienza; se dobbiamo assimilarlo a qualcuno, mi ricorda i terroristi islamici di oggi. Forse ciò che dico è esagerato, ma in ogni caso non ne farei un eroe o un simbolo come è diventato per moltissime persone, probabilmente perché è morto giovane. Se comunque vogliamo trovare persone che, sotto la bandiera del comunismo, hanno compiuto orrende stragi, non abbiamo problemi: se ho sbagliato a citare il Che Guevara, posso sostituirlo con Pol Pot, che ha sterminato milioni di esseri umani, la metà del suo popolo. E l’elenco potrebbe continuare.

      • Francesco Di Giovanni

        Certamente, caro Massimo, concordo. Sotto le bandiere del Comunismo si sono compiute stragi e “pulizie etniche” fin dai primi anni della Rivoluzione Russa. Recentemente abbiamo anche visto quello che il Signor Putin ha fatto in Ucraina. Su questo non ci sono dubbi.

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