Sul comportamento di alcuni docenti

Il professore, si sa, è una figura che dovrebbe ispirare fiducia agli studenti, essere per loro un modello di virtù, come diceva l’antico retore latino Quintiliano (I° secolo d.C.); o almeno, se non si pretende tanto, sarebbe auspicabile che non mostrasse cattive abitudini e che si comportasse in modo consono al suo ruolo di educatore. Ma da alcuni decenni, dopo le novità del “mitico” ’68, la figura del docente è andata progressivamente cambiando e la peculiarità della sua funzione si è costantemente annacquata fino a sparire del tutto, almeno in certi casi. Un tempo il professore era una persona distinta, vestito in modo adeguato alla sua funzione, che manteneva ben visibile la distinzione dei ruoli senza dare troppa confidenza ai propri alunni; e se aveva abitudini non proprio edificanti, cercava almeno di nasconderle durante le ore che passava a scuola, proprio per non dare ai giovani un esempio da non imitare.
Oggi purtroppo non sono molti i professori che mantengono la dovuta distinzione dei ruoli e un decoro comportamentale consono al compito di educatori che dovrebbero avere. Molto spesso assistiamo ad una familiarità eccessiva tra docenti e studenti, che si spinge ad eccessi come battute spiritose sconvenienti, scherzi di cattivo gusto, comunicazione di notizie sulla vita privata degli uni e degli altri, e così via. Dal mio punto di vista di docente rimasto a prima del ’68, io giudico sconveniente che un professore si interessi di ciò che i suoi studenti fanno al di fuori della scuola, a meno che non si tratti di problemi che incidono sul rendimento scolastico; ma in tal caso deve essere lo studente o la sua famiglia a comunicarli, non l’insegnante a fare il confidente privato o a intromettersi nella vita altrui. Nei rapporti personali il professore non deve essere arcigno o troppo severo, ma nemmeno fare l’amico dei suoi studenti, perché il suo ruolo non è quello; una certa distanza deve sempre rimanere tra l’uno e gli altri, anche per evitare che qualche alunno maleducato o poco perspicace (e ce ne sono sempre), avendo a che fare con un professore “amicone”, superi il limite e si senta autorizzato a prendersi libertà ed a mancargli di rispetto, cosa che puntualmente avviene in queste circostanze. E poi fa sorridere il fatto che alcuni colleghi si lamentino dell’indisciplina degli studenti nei loro confronti quando sono loro stessi che, concedendo troppa confidenza, li hanno di fatto indotti a quel comportamento. E va anche detto che i ragazzi, se sul momento possono accogliere con piacere il professore “amicone”, in un secondo tempo, quando saranno divenuti più maturi e responsabili, non avranno di lui un buon ricordo, ma l’avranno invece di quei docenti che sono stati veri formatori, che hanno veramente trasmesso qualcosa dal punto di vista culturale ed umano e che sono stati per i giovani un modello di vita, anche se sul momento sembravano eccessivamente “seriosi” e distaccati.
Confesso di avere una forma mentis non in linea con l’uso comune attuale, quando dilagano le amicizie su facebook tra docenti e studenti, le comunicazioni via cellulare di notizie che dovrebbero restare segrete tipo le decisioni prese agli scrutini o agli esami, gli incontri fuori della scuola che qualche volta, purtroppo, danno adito anche a voci non proprio onorevoli per gli uni e per gli altri. Ma ci sono anche altri aspetti del comportamento di certi professori che, sia pure non illeciti dal punto di vista strettamente legale, sono comunque sconvenienti e persino ridicoli. Se vogliamo fare qualche esempio, il primo che mi viene in mente è l’abbigliamento, il modo di presentarsi a scuola. Ormai non c’è più nessuno (neanche io) tra i docenti uomini che metta giacca e cravatta, e questo è comunemente accettato; ma vi sono colleghi che si pongono in maniera trasandata, con magliette scritte, jeans strappati alla maniera dei ragazzi e persino qualcuno, in estate, che si presenta con sandali e bermuda alle riunioni. E la stessa eccentricità si riscontra anche in alcune colleghe che, avendo magari passato la sessantina, si vestono ancora come ragazzine, con jeans o minigonne che le rendono ridicole perché assomigliano alla vecchia signora del trattato Sull’umorismo di Pirandello, imbellettate per cercare disperatamente di nascondere l’età che avanza. Anche in questo aspetto del loro comportamento molti docenti non sanno seguire la giusta via di mezzo di aristotelica memoria, che in questo caso consisterebbe nell’evitare del pari l’eccessiva eleganza (ormai non più apprezzata) ma anche l’altrettanto eccessiva sciatteria.
Oltre a questi che ho descritto, ci sono purtroppo comportamenti ancora peggiori che certi colleghi mettono in atto: battute di spirito sconvenienti e persino oscene pronunciate in presenza degli studenti, turpiloquio ormai diffuso anche nella nostra categoria, esternazione senza ritegno di vizi dannosi come il fumo di sigaretta e l’uso del cellulare eccessivo e maleducato. Si tratta di episodi gravi, che ogni dirigente scolastico dovrebbe censurare e ricorrere, se necessario, e provvedimenti disciplinari, perché farsi vedere dagli alunni a fumare o a usare il cellulare in classe costituisce una violazione del codice comportamentale che esiste in tutti gli edifici pubblici. Ciò è ancor più grave se consideriamo il ruolo di educatori che, nostro malgrado, tutti noi abbiamo; e come possiamo pretendere che gli studenti si comportino in modo corretto, che non fumino e non usino il cellulare in classe, quando sono alcuni di noi che fanno queste cose apertamente e spudoratamente? Io stesso ho visto colleghi giocare con il cellulare, ricevere e mandare messaggini durante le riunioni o gli esami, quando tra gli astanti erano presenti anche molti studenti, ai quali si ha il coraggio di chiedere di non fare quello che noi stessi facciamo. A tal proposito io credo di essere ormai un caso isolato, perché non solo non ho mai fumato in vita mia, ma sono uno dei rarissimi italiani a non usare il cellulare, dato che non voglio rendermi schiavo di un oggetto come purtroppo quasi tutti sono oggi diventati; e quanto al linguaggio, una brutta parola può scappare a tutti, ma occorre stare ben attenti a non farsi sentire dagli studenti, perché sarebbe un esempio pessimo, del quale io mi vergognerei a vita.
In base a ciò che ho detto in questo post, che molti considereranno retrogrado e bacchettone, mi rallegro vivamente di aver abbandonato da tempo l’idea di fare il Dirigente scolastico, perché se lo fossi diventato avrei certamente condotto una vita grama; non sopportando infatti certi comportamenti degli studenti – e dei docenti in ancora maggior misura – avrei preso una serie di provvedimenti restrittivi e disciplinari che mi avrebbero provocato certamente vertenze e denunce di ogni genere, con sindacati e giudici propensi ormai da decenni a dar ragione sempre ai sottoposti nei confronti dei loro superiori o datori di lavoro. Sotto questo ed altri profili ritengo che la posizione del Dirigente scolastico sia molto difficile e che occorra un carattere “diplomatico” per svolgerla al meglio. Si tratta di una qualità che io proprio non possiedo, incline come sono a dire in faccia agli altri ciò che non mi piace ed a prendere decisioni drastiche; è molto meglio quindi relazionarsi con gli studenti in classe nel modo che ritengo più opportuno e consono alla mia funzione, pur essendo consapevole dell’arretratezza ideologica che i “modernisti” troveranno in ciò che dico.

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18 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica, Scuola e didattica

18 risposte a “Sul comportamento di alcuni docenti

  1. Rodolfo Funari

    Approvo pienamente tutto!
    Caro Massimo, bene, come al solito: il buon senso, il retto lume di ragione, è criterio di discernimento che non tramonta …
    Saluti
    Rodolfo

  2. Caro Prof., anch’io approvo pienamente, anche le virgole. Quindi – per quanto possa consolare – non si senta isolato a condurre una vita grama …

    • In realtà io non conduco una vita grama, mi comporto sul lavoro nel modo che mi pare più giusto e conveniente, e di ciò mi accontento. A volte mi trovo in imbarazzo per il comportamento altrui, ma non me ne vergogno certo. Ognuno è responsabile delle proprie azioni.

  3. Paol

    Con gli studenti va mantenuto un rapporto cordiale, non invadente, ma non eccessivamente confidenziale. Io apprezzo maggiormente la didattica di un insegnante che cerca il confronto con i propri alunni, che si pone anche fisicamente tra di essi, rispetto a quella di un professore freddo, che si limita a snocciolare informazioni seduto in cattedra. Concordo assolutamente con lei sugli atteggiamenti di certi docenti che, per esempio, utilizzano il turpiloquio perfino davanti agli alunni, o si vestono in maniera poco consona al proprio ruolo.

    • Io non dico affatto che il docente deve essere freddo e distaccato, perché questo non favorisce l’apprendimento e l’amore per lo studio. Il rapporto con gli alunni deve essere cordiale, e il professore ha il dovere di ascoltare le loro richieste; ciò non toglie però che debba sempre rimanere una certa distanza dovuta alla differenza tra i rispettivi ruoli. Chi dà troppa confidenza ai propri studenti finisce per non essere più rispettato, e questo non giova certamente al processo educativo.

  4. alberto mangiarini

    Lei ha perfettamente ragione in tutto e per tutto….grazie per la sua testimonianza

  5. Grazie a Lei per il suo commento.

  6. Sono d’accordo in tutto con quello che scrivi nel post. Tuttavia ci sono colleghi che sostengono di conciliare benissimo il loro comportamento da “amiconi” con il rigore e la serietà del loro lavoro sotto ogni punto di vista. Che dire? Evidentemente non sono alla loro altezza di prof moderni…

    • Che dire, Paolo? Ammesso che ci siano professori così bravi da conciliare cose tanto diverse, ciò significa che noi siamo “vecchi” sia dal punto di vista anagrafico che da quello etico-sociale. Io personalmente cerco di non essere arcigno e distaccato, ma allo stesso tempo non do troppa confidenza ai miei alunni, perché ritengo che i ruoli siano diversi e che l’amico è qualcosa di ben diverso dal docente. Se non mi giudicano in linea con i tempi moderni, pazienza, me ne farò una ragione.

  7. Alessandra

    Caro professore, sono d’accordo con lei. Gli studenti sono ragazzi, noi, non più. È importante sapere rispettare il proprio ruolo anche se ciò comporta, a volte, non essere simpatici. Oggi giorno bisogna insegnare molte cose che non sono in programma, come il rispetto per gli altri e la dignità personale, però sempre con professionalità senza incorrere in buonismi. Il maestro deve essere un buon esempio d’adulto.

    • Sono totalmente d’accordo. A proposito, visto che lei lavora in Spagna, come sono generalmente in quel Paese i rapporti tra docenti e studenti? E tra docenti e genitori?

      • Alessandra

        Mi scuso per il ritardo. Le rispondo volentieri. Qui è di moda dare del tu a tutti… Nella mia scuola però si da del lei (vostè) ai professori e ci si alza quando un professore entra in aula. Si tratta di una eccezione. Normalmente gli alunni danno del tu e chiamano l’insegnante per nome. Il comportamento dei ragazzi dipende dalle famiglie. Molti sono i maleducati, in tutti i sensi. I genitori non vogliono rogne e fanno pressione perchè i figli passino a giugno. Non vogliono compiti a casa ne brutti voti. Accusano la scuola di essere la causa del fracasso dei figli. Esigono piani individuali alla minima difficoltà però non accettano di buon grado le diagnosi di dislessia et similia. In questo momento siamo nel bel mezzo di un cambio: non ci saranno voti nella scuola dell’ obbligo. Useremo degli eufemismi. Il departamento di educazione ci avvisa: la bocciatura deve essere solo una misira straordinaria. Che ne pensa? Bello vero? D’ora in poi tutti promossi… è finita l ‘epoca del fracasso scolastico! Credo che possa cogliere l’ironia. Saluti da Barcellona.

        M.R. A quanto sento non c’è molta differenza tra i genitori italiani e quelli catalani, quando si tratta di fare i sindacalisti dei figli. E lo Stato, anziché riprogettare una scuola seria, si adegua banalizzando tutto. Comunque la ringrazio delle notizie fornitemi e la invito a restare in contatto con me.

  8. Francesco Di Giovanni

    Hai ragione Massimo, ci sono mille modi, mille diverse sfumature per essere umanamente vicini ai ragazzi senza farsi coinvolgere nelle loro modalità relazionali, spesso ingenue e dettate dal conformismo. Dobbiamo aggiungere qualcosa alla loro vita, non finire anche noi con loro nelle paludi dei luoghi comuni in cui televisione, nternet e i vari “muretti” li trascinano quotidianamente. Quanto al decoro nel presentarsi, per me è essenziale. Purtroppo sempre più spesso mi capita di vedere professori dall’aspetto trascurato e, quando fa caldo, in calzoni corti! Qualcuno addirittura in ciabatte! Pazzesco. Come si può pretendere rispetto se il primo a non rispettare il buon gusto è l’insegnante?
    Un caro Saluto da Francesco Di Giovanni.

  9. Maria Usai

    Uno dei compiti più faticosi che debbo sobbarcarmi quando mi toccano le prime classi (scuola media) lo sa qual è? Insegnare ai ragazzi a rivolgersi ai professori con il lei e non con il tu. “La troppa confidenza guasta la reverenza” diceva un vecchio conoscente ormai deceduto da tempo. Sarò poco moderna, riempirò i ragazzi di “complessi” e lederò in maniera indelebile la loro “autostima” (ahi, queste mamme psicologhe dilettanti!) ma ci tengo ad essere considerata “la professoressa” e non “l’amica” o “la zia”. Se le maestre apprezzano un rapporto così familiare con gli alunni, che almeno in quarta e quinta li catechizzino sul fatto che la maggioranza dei docenti di scuola secondaria preferisce rapporti meno confidenziali. Nel loro stesso interesse, quando cresceranno ed entreranno nella società e nel lavoro: quanto sono irritanti i commessi che danno del tu a clienti che potrebbero essergli nonni? E le giovani giornaliste che intervistano in tv l’ottuagenario pestato dai rapinatori?E i medici e paramedici con i pazienti? Il caso più eclatante è quello di una teen ager che dava del tu al dentista, mai visto nè conosciuto prima. Con la paura che ho, io al dentista non darei neppure del lei, ma direttamente del voi!

    • E’ un commento molto opportuno, che tocca un aspetto del problema di cui non ho parlato e sul quale mi ripropongo di dedicare un post, cioè la maleducazione di chi dà del tu a chi non conosce ed a persone molto più anziane. Si comincia con i bambini delle elementari, abituati ormai a dare del tu alla maestra, per arrivare agli adolescenti ma anche a giovani adulti come quelli che lei ricorda (i giornalisti, i commessi ecc.). Non solo sono pienamente d’accordo con lei, ma aggiungo anche un’altra cosa: che non mi piace questo “tu” generalizzato neanche tra colleghi a scuola, soprattutto quando questo modo confidenziale è rivolto da un supplentino o una supplentina di prima nomina nei confronti di docenti di cui erano alunni fino a qualche anno prima, quando davano loro del “lei” chiamandoli con rispetto “professore” o “professoressa”.

  10. Mauro Cogliatti

    Professore, è un piacere per me, alunno, leggere i suoi pareri riguardo al rapporto tra docenti ed alunni e mi sembra che il suo punto di vista corrisponda perfettamente al principio aristotelico ed oraziano della metriotns (peraltro da lei elogiato in un altro suo post). Cogliendo lo spunto dalla professoressa che ha scritto sopra, vorrei, se possibile, esporle un dubbio: quando si ringrazia un docente, bisogna dire “la ringrazio” oppure può andar bene anche “grazie”? (o, al contrario, è troppo informale?). Io naturalmente do sempre del lei a tutti i professori e ritengo che questo sia assolutamente necessario, però nel caso del ringraziamento, lei che ne pensa?

    • Grazie per la tua testimonianza, da cui si vede che sei un ragazzo educato e corretto. Quanto alla tua domanda, la risposta è facile: puoi dire in entrambi i modi, anche il semplice “grazie” va bene. Basta che non dai del tu a persone più grandi di te, e specialmente ai professori.

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