Scrutini oltre i limiti della decenza

Questa vignetta mette bene in evidenza la modalità farsesca con cui si svolgono gli scrutini finali nelle classi del triennio conclusivo della nostra Scuola Media Superiore (o di secondo grado); e benché sia un po’ esagerata, così come sono tutte le vignette satiriche, essa dice in sostanza la verità. Parlare di scrutini oggi significa riferirsi a riunioni allucinanti in cui viene totalmente falsata la verità circa il reale valore culturale e la reale preparazione degli studenti, le cui valutazioni conclusive sono alterate pesantemente per far risaltare la presunta qualità della scuola di provenienza, dato che ormai si è diffusa la mentalità secondo cui più i voti sono alti e più qualificata è la scuola che li ha espressi. Io la penso esattamente al contrario, ma debbo constatare che la verità è quella raccontata dalla vignetta; e nel dire ciò non mi riferisco assolutamente a nessuna scuola in particolare, perché, tranne forse alcune lodevoli eccezioni che non conosco, dappertutto lo scrutinio finale è diventato ormai uno squallido gioco al rialzo dove tutto conta tranne l’immagine reale di ciascun studente.
Bisogna dire che la causa di questo “mercato delle vacche” che sono diventati gli scrutini finali, dove i docenti fanno a gara ad aumentare voti a dismisura e ad allontanarsi dalla verità e dalla giustizia, non risiede tanto nel buonismo naturale che pur molti ancora nutrono, né nelle farneticazioni sessantottine in cui purtroppo alcuni ancora credono, quanto nella sciagurata riforma degli esami di Stato del 1999, che ha inserito il cosiddetto “sistema dei crediti”. In base ad essa ogni studente, a partire dalla terza classe (cioè il primo anno del triennio conclusivo) riceve un numero di crediti corrispondente alla media dei suoi voti; ognuno quindi rientra in una fascia ristretta (ad es. la media dei voti compresa tra 7 e 8 dà 5 o 6 crediti nei primi due anni), entro la quale il Consiglio di Classe deve scegliere il punteggio da assegnare. In quasi tutti i casi, ormai, viene attribuito il punteggio più alto della fascia (in certe scuole basta avere 7,2 per prendere 6 crediti), ma a molti dirigenti e docenti ciò non basta: è necessario far raggiungere allo studente la fascia superiore, per potergli aumentare il punteggio del credito. Avviene così che a chi ha una media superiore alla metà della fascia (supponiamo 7,7) vengono arbitrariamente e senza alcun merito aumentati alcuni voti per poter raggiungere la fascia successiva, quella tra l’8 e il 9, che dà diritto a un punteggio tra 6 e 7, per cui gli vengono attribuiti 7 punti. Cosa comporta questo sistema? Due gravi ingiustizie. La prima è quella di falsare la realtà, perché se un ragazzo aveva la media del 7,7 vuol dire che era già presentato bene dai docenti, che sicuramente non gli avevano attribuito voti inferiori a quelli che meritava, perché nessuno vuole penalizzare gratuitamente gli studenti; aumentandogli i voti dunque gli vengono attribuite conoscenze e competenze che non possiede, e questo non può che essere iniquo e diseducativo. La seconda ingiustizia è quella di mettere alla pari (o quasi) studenti molto diversi per impegno e capacità; e ciò avviene regolarmente, perché l’alunno che aveva 7,7 di media e a cui sono stati aumentati i voti per raggiungere e superare la media dell’8 si trova ad avere lo stesso credito di chi già aveva raggiunto quella media con le sue forze, ed al quale i voti non vengono aumentati perché non si trova nella parte più alta della propria fascia. In pratica chi aveva 7,7 riceve lo stesso credito di chi aveva 8,2, al quale non viene regalato nulla perché formalmente “non ne ha bisogno”. Il risultato finale è che vengono aumentati i voti in modo scandaloso agli studenti più modesti, mentre le eccellenze, proprio perché raggiungono già da sé il massimo della valutazione, restano con i loro crediti; così la differenza finale del credito tra gli alunni eccellenti e quelli scadenti si riduce a poco, certamente molto meno di quella che sarebbe la realtà. Ed anche questo è profondamente diseducativo, perché chi s’impegna e studia con serietà e dedizione si vede messo alla pari, o quasi, con compagni e compagne che hanno avuto per cinque anni un andamento didattico molto inferiore al suo.
Questo scempio della giustizia e della serietà della valutazione, oltretutto, è incentivato anche da un’altra assurdità introdotta dall’ex ministro Gelmini, quella cioè secondo cui il voto di condotta (che adesso si chiama di comportamento) entra direttamente nella media finale dello studente. Avviene così sempre più di frequente che questo voto diventi il “jolly” dello scrutinio, nel senso che può essere aumentato a dismisura per raggiungere medie e fasce più alte. Tanto chi controlla? La commissione esterna, mentre può verificare la preparazione sulle discipline curiculari e quindi mettere in evidenza (almeno parzialmente) i voti “gonfiati”, non può accertare nulla riguardo a un 10 in comportamento, una volta che i membri interni avranno rassicurato i colleghi circa l’estrema correttezza, serietà, partecipazione attiva ecc. ecc. dello studente in questione. A mio giudizio, espresso anche altre volte su questo blog, valutare il comportamento come le discipline curriculari e farlo rientrare nella media dei voti è una vera e propria idiozia, perché il rendimento scolastico di un alunno è del tutto indipendente da come egli si comporta durante le ore di lezione e le altre occasioni di vita scolastica (le gite, ad esempio), ed inoltre ogni scuola adotta criteri diversi per la valutazione della condotta, ed è quindi un elemento, questo, estremamente variabile e da giudicare separatamente dagli altri voti.
Ogni anno, purtroppo, molti di noi si ritrovano con l’amaro in bocca, dopo aver partecipato a riunioni di scrutinio che aumentano il livello di stress fino alle stelle. In considerazione della mia età, quel che posso dire è che oggi la scuola è un qualcosa di profondamente diverso da quella in cui ho sempre creduto fin da quando, giovanissimo, decisi con tanto entusiasmo di dedicarmi a questo mestiere. Oggi, al termine della carriera, di quel “sacro furore” iniziale non è rimasto nulla, e la sensazione che provano quelli come me è di aver subìto un inganno, di trovarsi in una realtà alla quale mai avevano pensato e nella quale mai avrebbero immaginato di vivere.

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15 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica, Scuola e didattica

15 risposte a “Scrutini oltre i limiti della decenza

  1. Francesco Di Giovanni

    Caro Massimo, hai perfettamente ragione.
    Essendo un ottimista penso tuttavia che sarà poi la vita a rendere in qualche modo giustizia al merito.
    I voti gonfiati, così come i palloni ginfiati, non portano mai lontano.
    Cari saluti, Francesco

  2. Paol

    Tutto vero, purtroppo. Per non parlare del 5 che passa automaticamente a 6. A questo punto, preferirei che il 5 comparisse sul tabellone finale e che la media venisse fatta con il 5: perché nessuno si sogna ormai di dare il debito con un paio di 5. Ma con il ‘finto sei’ in pagella si crea una disparità insanabile, tra il 6 genuino e il 6 che era un 5, qualche volta addirittura 4.50 di media. Bisogna sottolineare che nonostante questo malcostume del “gonfiaggio” dei voti, non molti docenti sono disposti ad attribuire il voto 10, che io ritengo indispensabile per rimarcare l’eccellenza di uno studente. Così va a finire che le valutazioni si appiattiscono, vanno da 6 a 9 (e quasi nessuno rientra nella fascia minima del credito). Lei escluderebbe il comportamento dal calcolo della media: io escluderei anche educazione fisica, voto jolly che in pochi casi viene attribuito secondo criteri oggettivi.

    • prof. Rossi

      Sottoscrivo ovviamente le vostre osservazioni. Quel che dice Paolo purtroppo spesso è vero: molti docenti, che pure sono così disposti ad alzare arbitrariamente i voti agli alunni più deboli, non vanno poi oltre l’8 o il 9 per gli eccellenti; si crea così una grave ingiustizia, perché studenti tanto diversi per capacità e impegno di ritrovano più o meno con una presentazione simile, per cui si rischia che il lavativo che ha fortuna all’esame prenda un voto più alto dello studioso sfortunato. Questo non l’ho detto direttamente, ma si evince abbastanza dal mio post.

      • Non sono del tutto d’accordo: anche i voti alti si gonfiano spesso di conseguenza in maniera irreale. Oggi ci sono 9 e 10 dati con molta generosità, dannosi quanto i 6 ‘politici’ perché inducono ragazzi pur bravi a credersi migliori di quello che sono: top players inarrivabili anziché ottimi giocatori con difettucci vari e imperfezioni da limare. L’illusione della perfezione fa molto male secondo me agli alunni migliori e le differenze che esprime un 8 rispetto ad un 9 o ad un 10 dovrebbero rimanere riconoscibili, per il bene stesso degli alunni.

  3. A me capitò, quando insegnavo, il caso simmetrico: si cercava di salvare le classi, ovvero se per non perdere una classe dovevi promuovere X studenti, allora X studenti venivano promossi anche a costo di usare tanto elio da gonfiarci una flotta di dirigibili; non posso quindi che concordare e confermare.
    Detto ciò, esistono anche due altre controindicazioni al gonfiaggio scriteriato dei voti scolastici. La prima è che si illude il ragazzo di sapere più di quanto sa realmente e quindi non si sentirà spronato a migliorare e magari penserà di essere molto più bravo di quanto realmente è.
    La seconda, più grave, è che i voti non verranno considerati più attendibili e non verranno creduti, chi arriva dopo la scuola, o il datore di lavoro o l’università, vorrà fare lui i suoi esami e dare lui i suoi voti.
    Alcune università prima dell’immatricolazione, in facoltà a numero aperto, ti impongono di svolgere un test di orientamento, per vedere se hai le capacità minime per poter seguire le lezioni universitarie, e se non passi il test vieni immatricolato come studente con il debito, e devi recuperare il debito prima di poter dare gli esami curriculari.
    E questo, spesso, causa frustrazione ad un ragazzo convinto di essere bravo perché aveva voti alti.

    • prof. Rossi

      Purtroppo oggi anche le varie Facoltà universitarie si sono molto facilitate, almeno in alcuni settori; lo ricavo dal fatto che persone che da noi al Liceo faticavano tanto per farcela a fine anno, una volta iscritti all’Università procedono spediti e hanno buoni risultati, ed in base a ciò accusano noi di essere stati troppo severi. Delle due l’una: o veramente i Licei sono difficili (ma non credo, visto il gonfiaggio dei voti) o è l’Università ad essere scesa di livello.

      • Purtroppo l’Università paga il fatto che siano saltati molti filtri precedenti e che, per ovvi motivi fra cui il doversi far belli con le statistiche, non possa fare quella selezione “dura” che dovrebbe fare. All’abbassarsi della qualità in ingresso dello studente giocoforza si abbassa anche la qualità in uscita.

  4. A complicare il quadro ci sono il Rav e la spending review. A volte il problema è salvare le cattedre o addirittura la scuola. Triste, ma è così. Le aziende che non vendono chiudono, e dal Berlinguer sbagliato in poi la scuola non è nemmeno come un’azienda: è un’azienda, e risponde alla logica delle aziende.

  5. Concordo in tutto su questa disamina, e condivido la tua amarezza. Purtroppo i prof che cercano di limitare questo bell’ andazzo vengono spesso ripresi dai dirigenti e, dall’esterno, attaccati dai genitori. Mi chiedo per altro chi abbia escogitato questo cervellotico sistema delle fasce che sembra fatto apposta per gonfiare a dismisura i voti di profitto. Mi domando anche se mai un sistema del genere sia in vigore in altri paesi civili, da chi lo abbiamo malamente scimmiottato…

    • In effetti la scuola, almeno dall’inizio del nuovo secolo, è stata concepita come un’azienda che, per vendere i propri prodotti, deve pubblicizzarli come si fa con i detersivi o le auto, facendoli cioè apparire molto migliori di come sono in realtà. Su questa base abominevole, poi, si è inserito quel perverso sistema dei crediti che porta inevitabilmente, sempre a scopo pubblicitario, a presentare classi e alunni molto al di sopra del loro valore effettivo. Caro Paolo, per noi “anziani” non vedo altra scelta se non affrettare il più possibile la pensione, anche per dedicarci con più agio ai nostri studi preferiti.

  6. Mauro Cogliatti

    Commento per chiederle un chiarimento sul suo punto di vista: lei ha detto che i voti vengono gonfiati e in questo commento poi dice che molti docenti, pur essendo disposti ad alzare i voti agli alunni più deboli, non vanno poi oltre l’8 o il 9 per gli eccellenti. Quindi lei che mi sembra che in un post fosse andato contro l’assegnazione del 10 come voto finale ad un alunno,ritiene che in alcuni casi possa essere dato? Mi scuso se non ho interpretato bene il suo pensiero, aspetto una risposta.

    • prof. Rossi

      Il 10 appartiene alla scala dei voti e può quindi essere usato, come tutti gli altri; ma va attribuito soltanto nei casi di effettiva eccellenza, quando cioè un alunno raggiunge TUTTI gli obiettivi che il docente aveva posto per quella singola prova. Sta di fatto però che in molti casi si preferisce alzare i voti ai più deboli, dimenticandosi degli studenti bravi e rendendo troppo sottile lo scarto tra livelli di rendimento molto diversi.

  7. Riguardo la Sua conclusione si consoli caro Prof: è ormai così anche fuori dalla scuola, salvo rarissime eccezioni. Non c’è più il senso dell’esempio da emulare, né dell’eccellenza da perseguire; è tutto un tirare a campare con il minimo sforzo, un rimacinare idee già trite e ritrite, un escogitare scorciatoie ed espedienti, uno sgomitare scomposto per farsi avanti in modo sleale, ecc. La scuola è inevitabilmente e per molti aspetti figlia del mondo del suo tempo e madre del mondo che sarà – un po’ come l’acqua del fiume che passa è l’ultima di quella che venne e la prima di quella che verrà (Leonardo) -, quindi è inevitabile che continueremo a precipitare a vite.

  8. Alessandra

    Sono d’accordo con lei. Anche da noi si cerca di salvare sempre tutto il salvabile. Io non sono solita dare voti alti e, come massimo, posso portare un 4 a 5, che in Spagna equivale alla sufficienza minima, quando si tratta di casi speciali (dislexia o tda). Comunque è vero che si tergiversa la realtà e che a giugno siamo tutti più buoni.

  9. Marco

    D’accordo su tutto. Chissà se un giorno ci sarà un’inversione di rotta. Ho 40 anni, amo questo lavoro, ma ormai mi sto convincendo che oggi la scuola è qualcosa di finto, basato sul nulla. Un posto dove si chiacchiera di cultura ma non si fa cultura. Marco, prof. di Storia dell’arte.

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