Esame di Stato 2017: errori e incoerenze del MIUR

Le contraddizioni e le incoerenze del Ministero dell’istruzione in materia di esami di Stato e di concorsi sono a tutti note, tanto che c’è appena la necessità di ricordarle, e del resto ne ho parlato in alcuni post degli anni precedenti. Quest’anno però, in particolare nei Licei Classico e Scientifico, si sono verificate ulteriori incoerenze che dimostrano l’assoluta incompetenza dei funzionari ministeriali per quanto attiene al funzionamento effettivo del nostro sistema scolastico. Al Liceo Classico si attende da anni la riforma della seconda prova scritta, perché è noto a tutti che la traduzione pura e semplice di un unico brano imposto dal Ministero e non ben calibrato dal punto di vista della difficoltà è ormai un esercizio pressoché inaccessibile alla maggior parte degli studenti; avvverrà così, come già è ampiamente attestato in tanti licei, che la “versione” sarà copiata da internet tramite cellulare oppure si troverà qualche professore compiacente che darà… un aiutino ai ragazzi (eufemismo per non dire che la farà al posto loro). Da anni molti di noi si sono attivati per ottenere una modifica di questa prova, ovviamente non sopprimendo del tutto il lavoro di traduzione, ma affiancandolo con domande di civiltà classica o storia letteraria, in modo da dare alla maggioranza degli studenti la possibilità di evitare il fallimento totale.
Oltre a questo problema irrisolto, quest’anno se n’è aggiunto un altro, mai verificatosi prima: l’italiano è materia affidata al commissario esterno per il secondo anno consecutivo, e ciò è insolito ma comunque prevedibile; la cosa più strana e controproducente, invece, è che per questa materia sono stati nominati commissari titolari nella classe A052 (materie letterarie, latino e greco). Ora, è cosa lampante e a tutti nota il fatto che i docenti della A052 insegnano normalmente nel triennio conclusivo del Liceo Classico soltanto latino e greco, mentre l’italiano è affidato di norma ai colleghi della classe A051. E’ vero che chi è di ruolo per la A052 è abilitato anche per l’insegnamento dell’italiano, ma quasi sempre lo insegna soltanto al biennio, e non ha quindi una preparazione e un’esperienza tali da consentirgli di ricoprire in modo dignitoso e autorevole la funzione di commissario esterno, perché il programma delle classi quinte (la letteratura dei secoli XIX e XX e il Paradiso di Dante) va conosciuto in modo appprofondito per poter sostenere la correzione degli elaborati d’esame ed il colloquio orale. Ciò provocherà (anzi ha già provocato) una marea di rinunce da parte dei docenti nominati come esterni per l’italiano, tranne quei pochi (come il sottoscritto) che hanno deliberatamente chiesto al proprio Dirigente di poter avere l’insegnamento dell’italiano nel triennio del Classico. E da ciò nasce il caos delle sostituzioni e della ricerca dei sostituti da parte degli Uffici provinciali e delle scuole, con relativa perdita di tempo e di energie.
Un altro pasticcio il Ministero l’ha fatto al Liceo Scientifico, dove si attendeva da qualche anno la seconda prova scritta di fisica anziché la tradizionale di matematica. Dopo aver lasciato credere a tutti che tale sarebbe stata la prova, e dopo aver spedito alle scuole anche esempi di svolgimento di prove di fisica, il Ministero ha cambiato idea l’ultimo giorno utile (sembra per intervento dello stesso ministro Fedeli) e ha riproposto la prova di matematica, inserendo però la fisica tra le materie affidate al commissario esterno. Anche qui si è creato il caos, perché i docenti di matematica delle varie quinte sono impegnati come membri interni per le loro classi, e non possono quindi essere nominati come esterni per la fisica. Chi svolgerà quindi questo compito? Probabilmente i docenti del biennio, che insegnano solo matematica (o al massimo la fisica ma nel biennio), che quindi anch’essi – come i colleghi della classe A052 al Classico – non hanno in genere la necessaria conoscenza di un programma complesso e da poco rinnovato qual è quello della fisica nelle classi terminali dello Scientifico.
Queste che ho trattato sono le due cialtronerie fatte dal Ministero di cui io sono a conoscenza, ma certamente ci saranno anche altre incoerenze e contraddizioni, alle quali purtroppo siamo abituati. La sensazione che io ho di questa situazione è che al Ministero dell’istruzione s’intendano di tutto fuorché di didattica, e che la burocrazia irrazionale, oggi aiutata e peggiorata anche dall’informatica, la faccia da padrona. Ritengo quindi vero ciò che molti da tempo stanno pensando: che se il sistema scolastico italiano si regge ancora in piedi il merito di ciò sta nella buona volontà e nel grande impegno di molti docenti, i quali sono ormai avvezzi a “tappare i buchi” fatti da altri e continuare a tirare la carretta per non veder crollare tutto l’edificio. Speriamo che ci sia sempre chi ama questa professione al punto da farne una missione, sopportando così tutte le cialtronate e gli errori che vengono dall’alto. Ma la pazienza ha un limite, e questo limite per molti è sempre più vicino.

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11 commenti

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11 risposte a “Esame di Stato 2017: errori e incoerenze del MIUR

  1. Sottoscrivo in pieno. Insegno in un Professionale ma l’anno passato ho avuto la (s)ventura di essere commissario esterno d’italiano.
    Esame? Buffonata, piuttosto: ragazzi impreparati, appetto ad un programma svolto abbastanza complesso; facilitazioni indecenti, a tutti i livelli, includendo gli “aiutini” dei membri interni; la questione dei “quindici minuti” relativi ad un argomento d’interesse personale (70 % dei lavori scopiazzati e pressoché ignari del concetto di “citazione di fonte”) veramente indecorosa. Pare che la levino, nel prossimo “Esame di Stato”: speriamo che ristabiliscano dei parametri più seri, e che li rispettino. Per quanto mi riguarda, spero di non venire chiamata nuovamente ad esaminare i maturandi come commissario esterno, quest’anno: l’anno scorso fui ripescata addirittura dopo la riunione preliminare, perché qualcuno ben più furbo di me, aveva mandato “il certificato”. Se dovrò farlo, obtorto collo (collo già duramente appesantito da un carico di lavoro abnorme e quest’anno davvero insopportabile, ma sopportato fino all’ultimo) lo farò: perché siamo ufficiali dello Stato e noi, per primi, non dobbiamo fare i furbi.

    • Sono del tutto d’accordo con il suo senso del dovere: quando riceviamo un incarico la nostra deontologia professionale ci induce ad accettarlo, benché a malincuore. I “furbini” che mandano il certificato falso per non partecipare agli esami sono dei disonesti che danno un pessimo esempio ai giovani che noi dovremmo educare. Quanto a quel che dice all’inizio, purtroppo è così: nella maggior parte dei casi vengono gonfiati indecorosamente i voti degli alunni per far fare bella figura alla scuola e ai professori che li hanno avuti durante l’anno scolastico. E’ un’operazione di facciata perché ormai in questa società, come vediamo ogni giorno, non conta più nulla l’essere, ma soltanto l’apparire.

      • Anonimo

        Purtroppo la pratica dei voti gonfiati risponde alla sciagurata disposizione sui crediti. Se venisse eliminato questo sistema non sarebbe necessario, forse, per gratificare l’onesto lavoro dei ragazzi. Poi ci sono voti assurdi, che nonr ispondono a realtà: e qui si entra nell’eccezione che lei giustamente critica, Professore.

  2. Ci sta dicendo che può capitare che gli esaminandi ne sappiano più dell’esaminatore? Cosa aspettiamo ad abolire del tutto questa farsa dell’esame di maturità? In fondo, perché non ci si dovrebbe fidare della valutazione finale che il prof. Rossi dà ai suoi allievi? Perché non tutti i prof. sono come il prof. Rossi? Se è così il problema è assai più grave: questi hanno fatto il danno irreparabile nei cinque anni precedenti, e continueranno a farlo impunemente negli anni successivi.

    • Più che altro il danno l’ha fatto il Ministero, formulando delle nomine che legalmente sono ineccepibili, ma che non tengono conto della reale sistemazione delle cattedre nella scuola. E’ la conferma, questa, che i funzionari ministeriali non conoscono la realtà quotidiana del sistema educativo: un professore, in effetti, può essere eccellente nelle sue discipline, ma se non ha mai insegnato italiano in una classe terminale (pur avendo l’abilitazione, ma presa magari 30 anni prima), è difficile che possa farlo decentemente all’esame di Stato. Ognuno di noi si specializza nelle discipline che insegna effettivamente, non in quelle che in teoria potrebbe insegnare. Quanto all’abolizione dell’esame di Stato, che sarebbe la decisione migliore e farebbe anche risparmiare circa 500 milioni di euro, non credo sia possibile, perché tale esame è previsto dalla Costiituzione.

  3. Alessandra

    In questi giorni i miei alunni più grandi stanno facendo l’esame della Selectivitat che dà accesso all’università. È un esame che dura tre giorni e a base di prove scritte. Qui non esiste proprio il concetto d’esame orale, nenche all’università. Poi a partire dal voto d’esame e il voto della scuola di provenienza, lo studente può o no accedere alla facoltà a cui ha fatto la preiscrizione. La Selectivitat non è obligatoria. Lo è solo per chi vuole continuare a studiare.
    Personalmente credo che un esame finale sia neccessario, almeno qui che non esiste nessun tipo di certificazione ufficiale.
    Un saluto da Barcellona

    • Mi meraviglia il fatto che non esista un esame orale, che per certi aspetti è più probante delle prove scritte. Del resto anch’io sono convinto che un esame finale sia necessario, com’è da noi in Italia, ma andrebbe organizzato meglio e da persone che s’intendono veramente di scuola e che ci vivono quotidianamente.

      • Domenico M.

        Le posso confermare che l’idea di esame orale è quasi un unicum italiano, a tutti i livelli. È arcinoto che nelle scuole superiori, soprattutto quelle anglosassoni, le uniche verifiche sono a crocette o a completamento. Nei modelli universitari stranieri è del tutto normale che l’unica occasione vagamente simile ad un esame orale nostrano sia la dissertazione finale, e gli studenti stranieri che vengono in Italia per l’Erasmus sostengono all’unanimità che la parte più difficile è adattarsi ai nostri sistemi di valutazione.
        Son differenze, si può discutere se sia meglio o peggio da noi o altrove. Un caro saluto e un buona fortuna per le commissioni di maturità (se ne fa parte)!

  4. prof. Rossi

    Caro Domenico M., io critico e disapprovo alcuni aspetti della prassi della scuola italiana, come ad esempio quella di aumentare a dismisura i voti degli alunni per far fare bella figura alla scuola; ma quanto ai sistemi di valutazione, ritengo che i nostri siano di gran lunga migliori di quelli in uso all’estero Un test a crocette è quanto di più arido e nozionistico si possa immaginare, non insegna ad esprimersi ed è facilmente condizionabile dalla fortuna e altrettanto facilmente copiabile. Secondo me l’esame scritto di composizione (v. il tema) e il colloquio orale sono i veri metodi con cui si verifica non solo la preparazione oggettiva, ma anche la capacità di ogni studente di argomentare e di saper sostenere le proprie idee. Sotto questo aspetto, a mio giudizio, la scuola italiana è la migliore del mondo.

  5. Che dire? Il post andrebbe pubblicato su un quotidiano. Plauso infinito.
    Personalmente mi troverò impegnato in due scuole lontane tra loro per sede e per tipologia. Follia pura.

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