Ha vinto il no, ha perso l’Italia

Per coerenza con la mia professione di docente, come ebbi a dire in un recente post, mi sono astenuto da qualunque commento sul referendum istituzionale – qui sul blog come a scuola – per non condizionare i miei studenti, perché cioè votassero in piena libertà di coscienza. Ora però che i risultati sono noti sento la necessità di esprimere la mia opinione in proposito, che riflette uno stato d’animo molto triste e soprattutto preoccupato: accertata infatti (come previsto) la vittoria del no e quindi il rifiuto della riforma costituzionale, gli scenari che ci presenta il futuro sono piuttosto incerti ed anche minacciosi, visto che andare subito alle elezioni non sembra possibile, così come è molto improbabile un nuovo incarico a Matteo Renzi o ad altri del suo partito. Eppure, al di fuori di queste due soluzioni, non sembrano profilarsene altre, anche perché l’attuale maggioranza di governo sembra l’unica possibile. C’è poi il problema della legge di bilancio, per approvare la quale sarebbe stato opportuno avere un governo nel pieno delle sue funzioni, e quello della legge elettorale, che dev’essere cambiata al più presto per evitare pericolose avventure che potrebbero portarci veramente alla catastrofe.
La mia amarezza dopo il referendum non è dovuta soltanto alla vittoria del no ed al rifiuto del cambiamento che la maggior parte dei cittadini ha dimostrato alle urne, sebbene anch’esso sia indicativo di un aspetto degli italiani nel quale non mi riconosco: l’attaccamento morboso ad una vecchia costituzione che, se andava bene 70 anni fa quando fu scritta, non va più bene adesso, quando tutta la società è cambiata e non ci sono più, oggettivamente, i pericoli di una dittatura rossa o nera che c’erano a quei tempi. Abbiamo dimostrato di essere un popolo vecchio, conservatore, attaccato alle tradizioni come ad una badante, che non ha avuto il coraggio di innovare, una volta che si è presentata l’unica occasione possibile per snellire le istituzioni, diminuire il numero dei parlamentari, eliminare il bicameralismo paritario che è un’anomalia solo italiana. Si è preferito lasciare tutto com’è, con l’assurda lentezza di una macchina elefantiaca com’è il Parlamento, con i costi della politica più alti d’Europa e con lo strapotere delle regioni che si mettono di mezzo ogni volta che lo Stato intende realizzare qualcosa. Mi dispiace che abbia prevalso l’odio e il risentimento contro il governo, non le buone ragioni per opporsi, che non c’erano. Tutto ciò è molto triste.
Ma ciò che mi crea più amarezza, come dicevo, non è tanto la vittoria del no quanto il constatare che le persone, in grande maggioranza, non votano per convinzione e con cognizione di causa, ma seguono le indicazioni dei partiti; e che gli stessi partiti non prendono queste posizioni per spirito critico nei riguardi di una riforma, che conoscono poco o che hanno giudicato male, ma semplicemente per odio verso chi governa, accusato di tutte le peggiori nefandezze. Premetto che non è mia specifica volontà difendere il governo Renzi, perché chi mi conosce sa che non sono mai stato della sua parte politica; ma non mi sento di approvare i giudizi espressi da certi leaders (s fa per dire!) che lo hanno accusato di ogni colpa ed hanno visto dietro alla riforma chissà quali oscuri progetti e trame nere. E’ stato detto che con la riforma ci sarebbe stato l'”uomo solo al comando”. Ma dov’era scritto questo? Quando mai la riforma aumentava i poteri del presidente del Consiglio? E’ stato detto che ci rendeva sudditi dell’Europa ed in particolare della Germania; ma questo si è già verificato da anni, almeno dallo sciagurato governo Monti, e non mi pare che Renzi sia stato asservito ai diktat europei più di altri suoi predecessori. Purtroppo, come ho scritto in un altro post di poco precedente a questo, in Italia c’è sempre stata un’avversione preconcetta contro chiunque governa, chiunque abbia il potere: lo si è visto bene con Berlusconi, perseguitato dalle magistrature politicizzate per costringerlo a dimettersi, con accuse del tutto surrettizie e palesemente false come quelle del processo Ruby; e adesso lo si è visto allo stesso modo con Renzi, accusato di tutte le peggiori nefandezze dai politici avversari e dai pennivendoli del “Fatto quotidiano”, un giornale tenuto in vita solo dall’odio e dalle menzogne che quotidianamente pubblica. Questa diffidenza diffusa verso chi governa (forse derivata dai tempi delle dominazioni straniere), questo odio che alimenta la pianta velenosa dell’antipolitica, questa perniciosa dietrologia che vuol vedere sempre, in ogni atto dei governi, inganni e macchinazioni contro i cittadini, è quello che ha vinto veramente il referendum; ed io credo che, se al posto di Renzi ci fosse stato un altro Presidente del Consiglio, con un riforma del tutto diversa, l’esito del voto sarebbe stato lo stesso.
Io ho votato convintamente SI’, e non me ne pento affatto. E credo anche che la vittoria del sì avrebbe fatto bene al Paese, perché avrebbe consentito ad un governo che, sia pur tra gli errori, ha fatto anche cose buone, di proseguire il proprio cammino fino alla scadenza naturale della legislatura. Adesso invece cosa si profila? Un avvenire nebuloso e incerto, con le forze estremiste e conservatrici che invocano le elezioni perché pensano di vincerle, e forse le cose potrebbero veramente andare così. Tra queste forze il vincitore più probabile è senz’altro il Movimento Cinque Stelle, che con il solito spirito disfattista ed eversivo ha fin dall’inizio sostenuto il no, non perché non approvasse la riforma (che probabilmente non conosce nemmeno) ma solo e unicamente per contestare il governo e continuare a distruggere senza saper costruire nulla. Questo è il mio timore più grande, che dovrebbe togliere il sonno a tutte le persone serie ed assennate: che cioè, se non viene adeguatamente cambiata la legge elettorale, alle prossime elezioni possa prevalere la demagogia dell’antipolitica, cioè Grillo e i suoi seguaci, un’accozzaglia di incapaci che credono che con la rete internet si possa governare uno Stato ma che non hanno la minima idea e la minima esperienza di vera politica. La vittoria di questi avventurieri incolti e senza scrupoli, violenti nel linguaggio e nel comportamento, del tutto ignari di cosa sia la democrazia, incapaci non solo di amministrare (vedi il caso Roma) ma persino di fare qualche proposta concreta, questo è il vero pericolo per il nostro Paese. Quando manca la cultura, e non solo quella politica, quando si discute con le urla e gli insulti, quando si dice sempre no pregiudizialmente e non si vuol collaborare con nessuno, quando si ostenta un’onestà e una dirittura morale che non esistono, siamo veramente al di fuori di ogni credibilità e da ciò dovrebbe nascere la disapprovazione dei cittadini, non l’ammirazione che molti hanno per questo movimento qualunquista e pateticamente demagogico. Non voglia il Cielo che l’Italia cada in questo baratro, al cui confronto le invasioni barbariche del Medioevo erano oro colato.

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14 commenti

Archiviato in Attualità

14 risposte a “Ha vinto il no, ha perso l’Italia

  1. denaromy

    Sono assolutamente d’accordo e condivido ogni parola. Purtroppo, Banfield nel 1957 aveva descritto gli effetti devastanti del familismo amorale: “i politici tendono a farsi corrompere e anche quando agiscono in buona fede nell’interesse del paese sono ritenuti dei truffatori”. https://italiariunita.com/2014/02/16/i-have-a-dream/

  2. IN CAUDA VENENUM

    Caro Prof mi spiace che sia addolorato per la non approvazione delle modifiche costituzionali. Ma le modifiche costituzionali abbinate alla legge elettorale approvata ci avrebbero portato direttamente nelle mani di Grillo e c. (che mi sembra lei non stimi) vedi casi Roma, Torino ed altre città. Le dico questo perché Renzi, pur avendo concordato con Cuperlo di modificare la legge elettorale, una volta ottenuta l’approvazione delle modifiche costituzionali non avrebbe mantenuto la promessa.Come dimenticare la sua promessa di quattro riforme epocali, una al mese, nei primi quattro mesi? E poi lei ha letto le modifiche alla costituzione? Ha letto la modifica dell’art. 70? Non si capisce niente. In Italia un milione e centomila persone ruotano attorno alla politica. Eliminando il CNEL e duecento senatori avremmo ridotti i costi della politica? E poi Renzi avendo coinvolto tutti quelli che ha potuto, ha dato l’impressione che al “sì” fossero interessati tutti quelli che avevano/hanno qualcosa da perdere.La strategia è stata un immenso errore.Purtroppo abbiamo perso tempo, denaro e una buona occasione per fare qualcosa di buono.
    Continuerò comunque sempre a leggere i suoi post anche se in questo caso le nostre idee non sono coincidenti.

    • Le idee non debbono essere coincidenti tra le persone, altrimenti avremmo il pensiero unico; quindi accetto volentieri il suo commento, anche se resto della mia idea, cioè che con la riforma si sarebbe modernizzato il Paese e fatto un passo avanti anche per quanto riguarda i costi della politica. Quanto alle eventuali modifiche alla legge elettorale, che secondo lei Renzi non avrebbe fatto se avesse vinto il sì, mi sembra che anche lei, come tanti altri, sia contagiato da un’altra delle caratteristiche tipicamente italiane, quella di pensare di poter prevedere il futuro, e di prevedere solo sciagure. Questa si chiama sindrome di Cassandra, dal nome della sacerdotessa figlia di Priamo che preannunciava solo disgrazie. Per fortuna, però, nessuno le credeva.

  3. Licia

    Licia
    Sono d’accordo praticamente con tutto quello che ha scritto: è stato un voto “contro” Renzi, non propriamente contro la riforma, da alcuni forse neanche letta o capita. Nei giorni precedenti la consultazione, mi è capitato di sentire parlare male di Renzi con un livore che mi è sembrato davvero esagerato, neanche fosse un criminale. C’è veramente dell’esagerazione, la cultura dell’odio. Come dice Lei, c’è da chiedersi se i tanti che hanno dato voto negativo si siano posti il problema del dopo Renzi: adesso si fa un salto nel buio. Sembrerebbe che tanta gente , specie dopo l’avvento di internet e dei social, abbia smesso di ragionare con la propria testa ed abbia deciso di comportarsi solo in modo gregario.
    Purtroppo abbiamo anche già una brutta fama a livello internazionale, a rischio costante di peggioramento; Infatti il campione, norvegese, di scacchi, ha affermato già, poco tempo fa, durante un’intervista, che i norvegesi non considerano l’Italia un Paese occidentale e, ha aggiunto, neanche un Paese civile.

    • Lei ha usato un termine molto preciso e appropriato: la cultura dell’odio. In Italia l’opposizione non collabora mai con il governo, ma procede con uno sterile ostruzionismo ed un comportamento incivile che va dall’insulto alla distruzione mediatica e politica dell’avversario: è stato fatto con Berlusconi (si è chiesta lei il perché adesso, dopo che costui ha perduto il suo carisma di leader, non ci sono più processi contro di lui?) ed altrettanto con Renzi. E la comparsa sulla scena politica del Movimento 5 stelle, che ha cominciato la sua attività con i “vaffa-day” di Grillo, ha confermato come la cafonaggine, l’ignoranza e la becera arroganza siano da noi diventate la normalità del linguaggio politico. C’è solo da vergognarsi di essere compatrioti di Grillo & C.

  4. Michele De

    Condivido in gran parte la sua analisi, tuttavia non condivido la sua scelta iniziale di astenersi da esporre le sue idee sul referendum “per non condizionare i miei studenti, perché cioè votassero in piena libertà ideologica.” Io penso che sia di fatto impossibile come educatori essere neutrali di fronte alle persone da educare, anche se questi sono ragazzi o meglio, come diceva un mio professore di italiano “L’unico modo possibile di essere oggettivi è dichiarare che la propria opinione è sempre almeno in parte soggettiva” Io alle scuole ho avuto moltissimi insegnanti che esprimevano tranquillamente a scuola le loro tesi di destra o di sinistra (vari entravano in classe con Il Giornale o Il Manifesto), atee o cattoliche, pro o contro il dare estesi diritti a omosessuali e immigrati e così via, a patto ovviamente l’accettare le regole del dibattito democratico e le relative leggi su questi temi risultate da esso e io posso solo ringraziare questi professori che esponendo le loro scelte argomentate ci hanno mostrati esempi di vita, anche se spesso non li condividevamo. E non si dicano sciocchezze come “ma sono minorenni, ma non si deve andare contro l’educazione che viene dalle famiglie e simili” perché neppure per la legge italiana è così. La legge infatti prevede ad esempio che nella secondaria superiore sia sempre e solo lo studente, anche se minorenne a decidere se avvalersi o no dell’ora di religione e perfino in campo penale anche un minorenne dai 14 anni in su è considerato avente un minimo di autonomia. Non so cosa ne pensa di questo aspetto che mi pare fondamentale nell’educazione.

    • Qui si aprirebbe un discorso lungo e complesso, che forse non è il caso di fare in questa sede. Lei è giovane e ha frequentato la scuola superiore probabilmente nei primi anni del XXI secolo, quando il livore politico si era in gran parte spento e forse l’esprimere le proprie idee a scuola era effettuato in modo civile e pacato; io vengo invece dagli anni ’70 dello scorso secolo, quando la politica a scuola era un vero flagello, dove non c’era dibattito democratico ma scontro frontale e i docenti facevano di tutto per indottrinare gli studenti e portarli dalla loro parte in modo fazioso e illiberale. Avendo vissuto la stagione degli “anni di piombo” io ho avuto sempre una naturale repulsione per chi cerca di influenzare il pensiero altrui, sia dal punto di vista ideologico che da quello religioso. E poi ho sempre pensato che io sono stato assunto per insegnare le mie materie, e che a scuola si deve fare cultura, non propaganda politica. Questo concetto le sembrerà riduttivo, ma io continuo a pensarla così.

  5. Martino

    La cosa più imbarazzante è stata vedere gli italiani accorrere in massa ad offrire il proprio parere su quella che, alla fin fine, è una resa dei conti interna al ciò che resta del non compianto Partito Comunista Italiano.

  6. Paol

    Al di là delle idee in merito al Sì o al No alla riforma, su cui preferisco non prendere posizione dal momento che non ho ancora diritto di voto, sottolineo solo come sia stata, a mio avviso, la ‘personalizzazione’ del referendum la strada diretta verso la sconfitta, in particolare l’aver legato al risultato referendario la prosecuzione della propria carriera politica. L’italiano medio, come lei constatava, si schiera per principio contro chi governa, additando tutti i politici come ‘ladri’; e le ‘riforme’ (vedasi Buona Scuola) attuate da questo esecutivo in particolare hanno instillato in determinati settori della popolazione un’avversione totale verso il governo. Sarebbe stato meglio se il referendum non fosse stato ‘personalizzato’ e se fosse stato subito messo in chiaro che il suo esito non avrebbe pregiudicato la tenuta dell’esecutivo. Magari ci si sarebbe focalizzati di più sulla riforma stessa, andando alle urne con maggiore spirito critico. Detto ciò, mi congratulo con lei per il suo blog; ho letto con interesse altri articoli, condividendo spesso i suoi punti di vista.

    • Mi permetto di darti del tu perché, visto che hai detto di non avere ancora diritto di voto, ciò significa che sei uno studente ancora al di sotto dei 18 anni; ed a tal proposito voglio congratularmi con te sia per la serietà e l’avvedutezza del tuo pensiero sia per la bella forma italiana con cui hai scritto questo commento. Vorrei avere tanti alunni come te, perché non è facile trovare giovani con questa saggezza e questa abilità di parola; mi piacerebbe, proprio per questo, sapere a quale scuola sei iscritto. Per quanto riguarda il contenuto del messaggio, esso è del tutto condivisibile e perciò confermo di essere sostanzialmente d’accordo con quanto hai espresso nel tuo intervento sul mio blog.

      • Paol

        La ringrazio per i complimenti, mi fa molto piacere 🙂 Frequento il 4° anno del Liceo Scientifico. Continuerò a seguire il suo blog!

  7. IN CAUDA VENENUM

    SCUSI PROFESSORE, CASSANDRA, ALLA NASCITA DI PARIDE, NON PREDISSE LA FINE DI TROIA?

    • In effetti secondo Euripide, Andromaca 296 e sgg., Cassandra urlò ai quattro venti, al momento della nascita di Paride, che occorreva uccidere immediatamente il neonato perché sarebbe stato la causa della rovina di Troia; ma la profetessa, come al solito, non fu creduta e così il destino funesto della città seguì il suo corso.

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