I guai dell’editoria italiana

Fin dalla mia prima giovinezza, prima che nascesse il nuovo orizzonte formato da internet e dalle meraviglie multimediali, ho sempre coltivato il sogno di farmi conoscere, di diventare una persona famosa e stimata oltre la cerchia ristretta dei suoi conoscenti; ed il mezzo principale che ritenevo potesse portarmi a raggiungere questo obiettivo lo vedevo soprattutto nell’editoria, nel pubblicare libri che avrebbero dovuto essere utili ai lettori e assolvere, oltre a questo compito, anche quello di dare lustro al suo autore. Questa si chiama ambizione, lo so, e so anche che da parte di molte persone non è giudicata positivamente; ma è certo che senza l’ambizione di coloro che si sono prodigati per lasciare un ricordo di sé l’uomo sarebbe ancora nelle caverne. Di questo sono stato e sono ancora profondamente convinto.
Del mio sogno ancestrale ho potuto realizzare, durante la mia vita, sì e no la centesima parte, rimasto come sono al livello di semplice professore di liceo e senza neanche aver avuto accesso all’insegnamento universitario, un’aspirazione che avevo da giovane ma che adesso, fortemente deluso dal clientelismo e dal nepotismo che regna in quell’ambiente, non ho più. Pur trovandomi quindi in questo ruolo certamente inferiore a quello che avrei desiderato, ho sempre cercato di svolgere con il massimo della passione e della professionalità il mio compito di docente liceale, in un’attività di quasi quarant’anni che mi ha dato, nonostante le difficoltà incontrate, molte soddisfazioni: continuo infatti a ricevere, anche a distanza di molti anni, messaggi di ex studenti che mi ringraziano per ciò che ho loro insegnato, non solo sul piano nozionistico ma anche su quello del metodo e della serietà degli studi. Comunque, nonostante gli impegni sempre crescenti che la scuola richiede agli insegnanti, ho proseguito in questi anni anche quell’attività di ricerca scientifica che avevo iniziato già nei lontani anni dell’università e sono riuscito a pubblicare, oltre a studi specifici sulle letterature classiche, anche volumi di tipo divulgativo e libri di testo dedicati alla scuola, com’era naturale che accadesse.
Il mio rapporto con gli editori, tuttavia, non è stato sempre positivo, e nella mia esperienza ho dovuto constatare come gli obiettivi di ordine economico fossero per loro molto più importanti di quelli di ordine culturale. Bella novità, mi si dirà! Forse non è cosa nota il fatto che le case editrici mirino solo al loro guadagno? Certo, è difficile dubitare di questo presupposto, quando vediamo che vengono pubblicati (e magari vendono migliaia e migliaia di copie) libri di nessun valore letterario e persino scritti male dal mero punto di vista della lingua italiana, solo perché i loro autori (reali o presunti) sono celebri per altre ragioni o in altri ambiti: possiamo fare l’esempio di giornalisti televisivi (v. Bruno Vespa), di personaggi dello spettacolo e persino di calciatori semianalfabeti (v. il romano Totti), che hanno potuto pubblicare presso editori famosi e speculare sulle vendite, come se non fossero già pagati abbastanza per le loro consuete attività. Una volta che un nome è conosciuto, anche se scrive come un bambino di seconda elementare, la pubblicazione è garantita. Per un sentimento di umana pietà non voglio fare nomi, ma ci sono in circolazione presunti “romanzi”, diretti per lo più al mondo giovanile, scritti da persone che non conoscono neanche il corretto uso del lessico italiano ma che, una volta fatta presa su quel pubblico, continuano ad avere successo.
Dall’altra parte ci sono invece coloro che, pur avendo un vero talento (per quel che si può avere oggi), non sono conosciuti, nessun personaggio famoso è disposto a presentarli e raccomandarli, e così restano nell’ombra, nell’oblìo, destinati ad essere dimenticati poco dopo la loro scomparsa da questo mondo. Ovviamente io non ho alcuna pretesa di collocarmi tra queste persone di talento dimenticate, dato che non credo e non ho mai creduto di possedere la stoffa dello scrittore; ma sono comunque profondamente deluso dall’editoria italiana nel momento in cui, avendo in cassetto alcuni scritti che potrebbero essere utili al lettore medio, non riesco in alcun modo a trovare un editore disposto alla pubblicazione. Uno di questi è un’intera storia della letteratura latina, con antologia degli autori, che ho scritto per la scuola e l’università. Questa opera è stata in effetti pubblicata a Napoli, nel 2009 e con il titolo di Scientia Litterarum, presso la casa editrice Loffredo, un tempo la prima in tutta l’Italia centro-meridionale per l’editoria scolastica ed in particolare per le discipline umanistiche. Adottata in varie scuole, questa opera è stata però bloccata, nel 2014, dal fallimento dell’editore, il quale si è reso irreperibile sottraendosi a tutti i suoi impegni, economici ma non solo, nei confronti degli autori; così la mia storia letteraria non è stata più ristampata e non viene più né adottata nelle scuole né letta da nessuno. Al proposito io sono solito dire che ciò che più mi addolora nella vicenda non è tanto l’ignobile comportamento dell’editore e il danno economico che mi ha provocato, quanto la sparizione di fatto della mia opera, scomparsa e praticamente dimenticata pochi anni dopo la sua nascita. E benché successivamente io abbia tentato di ricollocarla, dopo averla riveduta e corretta, presso altri editori, ho collezionato solo insuccessi: alcuni di loro non hanno nemmeno risposto alla mia richiesta, altri rifiutano di pubblicarla solo perché sulla copertina non c’è un nome famoso e celebrato di un docente universitario ma solo quello di un misero professore di liceo, che non vale la pena di prendere in considerazione. E tutto ciò a prescindere dal valore letterario dell’opera in sé, che questi editori non possono valutare perché non l’hanno mai voluta leggere.
La stessa sorte sopra descritta è toccata anche ad altri due miei lavori, la traduzione cioè delle sei commedie di Terenzio (195-159 a.C.) e delle cinque meglio conservate del suo modello greco Menandro (342-292 a.C.). Queste opere mi furono commissionate, all’inizio dell’ultimo decennio del secolo XX, dall’editore Mursia di Milano, che a tempo debito pubblicò due volumi contenenti ciascuno la prima delle commedie dei due autori (lo Scudo di Menandro e l’Andria di Terenzio); poi, passata la proprietà della casa editrice al gruppo Mondadori, i programmi cambiarono e la pubblicazione delle mie traduzioni cessò del tutto, con la restituzione dei diritti. Da allora, cioè da quasi vent’anni, ho compiuto vari tentativi di pubblicare le commedie rimanenti presso altri editori, ma non ne ho mai trovato uno disponibile ad assumersi l’incarico. E non credo che ciò dipenda dallo scarso interesse suscitato dagli autori, perché altrimenti non si spiegherebbe perché l’editore Rizzoli di Milano (nella collana BUR), ad esempio, ha pubblicato opere di scrittori pressoché sconosciuti al grande pubblico come Dione Cassio o Nonno di Panopoli, interessanti solo per una cerchia ristretta di specialisti cultori della letteratura greca di epoca tarda. Forse, se il mio nome fosse stato più noto di quanto non sia, magari per aver avuto una docenza universitaria o per qualche incarico alla televisione o nel mondo dello sport, l’editore l’avrei trovato. Ma purtroppo da noi così vanno le cose: la qualità, il livello culturale contano poco o nulla per la nostra editoria, quel che conta davvero è che l’autore sia noto per un qualsiasi motivo e che susciti perciò interesse nel pubblico, così che le sue opere possano vendere molte copie e fare la fortuna dell’editore, senza tenere in alcun conto il valore oggettivo di ciò che si pubblica. Anche questo fa parte della superficialità odierna, una delle tante espressioni di una società che guarda molto alla forma e poco alla sostanza e di un pubblico attratto dalle amenità molto più che dalla cultura. Anche in questo campo, quindi, abbiamo ciò che ci meritiamo, nulla di meno e nulla di più.

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9 commenti

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9 risposte a “I guai dell’editoria italiana

  1. Se la cosa ti può consolare, preparai Latino 1 con il tuo commento al quarto libro, e sto cercando a un prezzo più basso sui canali commerciali online il tuo manuale.

    • In effetti il mio commento al IV libro dell’Eneide, adottato in molti Licei e consigliato in almeno 6 Facoltà universitarie italiane, è il lavoro al quale sono più affezionato, perché ho avuto l’onore di poter contribuire all’analisi di questa grande pagina della letteratura mondiale; tuttavia non ne ho parlato nel post perché quel lavoro, a differenza di altri, andò a buon fine. Quanto al manuale di storia letteraria, penso che lo troverai su internet in uno dei siti specifici; al proposito, digita “Scientia Litterarum” su Google e avrai diversi link dove potrai acquistarlo (sperando che lo abbiano ancora).

      • Ma l’avrei pure trovato, tuttavia, visto che comunque nessun guadagno ne trarresti tu, vorrei trovarlo a un prezzo inferiore di quanto già abbia visto.

  2. Francesco Di Giovanni

    Bravo Massimo! Innanzitutto mi congratulo per quello che da intellettuale hai prodotto.Ho frequentato il Liceo Classico e ritengo un bravo professore di liceo, ferrato nella grammatica delle lingue antiche e brillante nella traduzione anche a vista, come sei tu e come erano i miei genitori, superiore alla maggior parte dei professori universitari, buoni solo a chiacchierare ed incapaci di formare ragazzi. Certamente non è da tutti tradurre i classici dell’antichità e scrivere una Storia della Letteratura latina. Purtroppo viviamo in un mondo che non premia la bellezza. Anch’io nel mio campo ho prodotto tanta musica, sempre apprezzata ed eseguita da strumentisti anche eccellenti, ed ho sempre avuto problemi con editori venali e mercenari, anche se non si può generalizzare. Purtroppo, come la storia insegna, il più delle volte è solo quando di fianco al nome di un grand’uomo ci sono due date, che ne viene pienamente riconosciuto il valore. Secondo me il posto nell’enciclopedia ce lo siamo già guadagnato. dunque mi raccomando, continua a produrre, abbiamo tutti bisogno di ritrovare la saggezza di quel mondo antico dove pensiero e poesia si fondevano in opere che ancora oggi destano emozione.

    • Ti ringrazio per il tuo apprezzamento. Purtroppo è vero, molti uomini più grandi di noi hanno visto riconosciute le loro qualità solo dopo che accanto al loro nome c’erano due date… Io comunque, che non mi ritengo una grande personalità ma solo uno studioso che ha cercato di contribuire come poteva al progresso della cultura, non aspiro a tanto… e soprattutto spero che la seconda data accanto al mio nome venga apposta il più tardi possibile.

  3. Allora, ho dato una lettura tutt’altro che veloce e superficiale al capitolo su Plauto del tuo manuale (prossimamente mi dedicherò agli altri autori, e infine leggerò le pagine precedenti): lo trovo veramente esauriente, oltre che ben scritto. In pratica c’è tutto (ad esempio, i contenuti della letteratura di von Albrecht sono rigorosamente presenti), e anche i titoletti a margine sono molto ben in tema e, cosa fondamentale, sono molti, per cui non si fa fatica a rintracciare un elemento, una tematica, anche una frase importante letta e da rileggere. Definirlo un manuale scolastico secondo me è riduttivo.
    La parte antologica è molto ben curata.
    Piccolissimo appunto: manca qualche titolo in bibliografia, che peraltro è curata molto molto bene, si vede che non si tratta del solito elenco trito e ritrito dei soliti libri.

    • Ti ringrazio per il tuo giudizio, che è lusinghiero ed è per me uno stimolo ad andare avanti e continuare la mia attività di ricerca, che probabilmente si intensificherà con il mio prossimo pensionamento. Purtroppo quel manuale di letteratura latina, a cui ho dedicato quattro anni della mia vita, è oggi introvabile perché la casa editrice Loffredo è fallita e quindi i suoi libri non vengono più stampati. Ho preparato una seconda edizione, ma non ho ancora trovato un editore disposto a pubblicarlo, ed è comprensibile in un periodo come questo… Comunque non demordo e spero di poter fare presto uscire in veste nuova questo mio contributo, che resta comunque sorattutto un libro per la scuola, scritto con un linguaggio comprensibile agli alunni dei licei, che io ben conosco per aver avuto quasi quarant’anni di contatti con loro.

      • Sto ancora approfondendo la lettura del tuo libro. Anche se non condivido molto l’impostazione per generi (e, per inciso, sono rimasto sorpreso quando affermi senza esitare che la Fibula Praenestina è un falso, ero convinto che la Guarducci era stata smentita), però riscontro in tutte le parti che ho letto la completezza che è desiderabile anche in un manuale per la scuola. Lo trovo oltretutto scritto in maniera molto chiara ma senza derogare alla scientificità e alla precisione. Mi rammarico che non sia più pubblicato, lo adotterei senza indugio (e poi in classe seguirei il mio ordine negli argomenti). Spero davvero che tu possa trovare qualche editore disposto a pubblicartelo, non aspetto altro.

  4. Ti ringrazio per le tue gentili parole. L’impostazione per generi fu un’idea del momento, che l’editore apprezzò perché era nuova rispetto all’assetto tradizionale, ma che poi si è rivelata inadeguata: infatti la nuova edizione della mia letteratura, quella che aspetta ancora un editore, procede in modo tradizionale. Per la “fibula Praenestina” c’è da dire che, al momento in cui scrissi quella parte del libro, andava ancora per la maggiore la teoria della Guarducci. Altro appunto che mi è stato fatto è che il libro sarebbe un po’ prolisso, ma io credo che la completezza dell’informazione sia necessaria anche nei Licei, oltre che nelle Università; purtroppo attualmente si assiste all’uscita di libri minimalisti, dove autori importanti vengono liquidati in due pagine, e a me questo non sembra giusto. Spero di trovare un editore al più presto, e quando l’avrò trovato te lo comunicherò immediatamente.

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