Esiste la coscienza nazionale?

La recente scomparsa del Presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ci induce a qualche riflessione circa il suo operato e sull’eredità politica e ideologica che lascia. Senza giudicare nel merito dell’azione di questo personaggio eminente dei nostri tempi, debbo dire che io personalmente gli sono stato e gli sono grato per una fondamentale ragione: per aver tentato di ridare senso al concetto di Patria e di coscienza nazionale, che si era perduto quasi del tutto in precedenza a causa delle farneticazioni sessantottine e della parte politica che le aveva ispirate, tanto che solo pronunciare la parola “Patria” faceva quasi sorridere e pensare a qualcosa di superato o addirittura di reazionario. Il pensiero di Ciampi, pur in un’ottica di partecipazione completa ad una politica europea e internazionale, tendeva al recupero dell’orgoglio del nostro essere italiani, che noi per primi abbiamo volutamente accantonato.
Questo è il punto fondamentale, secondo me: che un popolo che denigra se stesso, che non è orgoglioso delle proprie origini, che ritiene migliori in tutto e per tutto gli altri Paesi in luogo del proprio, è un popolo destinato alla derisione altrui ed al personale fallimento. Se andiamo all’estero vediamo benissimo che la coscienza nazionale esiste, ed è molto sviluppata: gli svizzeri, ad esempio, esibiscono ovunque quella loro brutta bandiera con la croce, gli austriaci e i tedeschi ritengono sempre prevalente il loro interesse rispetto a quello altrui e spesso ci guardano con ironia e disprezzo perché abbiamo un’economia meno forte della loro, gli inglesi sono morbosamente attaccati alle loro inveterate tradizioni, tra cui la monarchia, stupido residuo di sistemi politici ormai tramontati; altrettanto si dica per gli americani, che stanno per scegliere il loro presidente tra due personaggi melensi e impresentabili. E per non parlare dei francesi! Orgogliosissimi della loro lingua, si rifiutano in gran parte di apprendere quelle straniere; guardano agli altri con sufficienza e arroganza, tanto da permettersi anche, in quel loro giornale satirico da quattro soldi, di insultare pesantemente le nostre città colpite dal terremoto e metterci in mezzo la mafia che non c’entra proprio nulla. Un’azione da criminali, con la quale ho finito per sempre di compiangerli per l’attentato che subirono un anno e mezzo fa, che a quanto pare non è servito ad altro che ad aumentare il loro livello di imbecillità.
Tutti i paesi esteri hanno orgoglio e coscienza nazionale; soltanto noi siamo i primi a denigrare il nostro Paese. Basta leggere i giornali o i commenti su internet, e vediamo che sono gli stessi italiani a sproloquiare sulle disfunzioni e i disservizi che ci sono da noi, come se gli aeroporti non venissero chiusi per nebbia anche a Londra o a Parigi, o come se la criminalità, la corruzione e compagnia bella esistessero soltanto in Italia. Per la mia limitata esperienza, con i viaggi all’estero che ho fatto ed in base a quello che ho letto, mi sono fatto la convinzione secondo cui i problemi sono ovunque, e non certo minori dei nostri. Se qualcosa va meglio in una nazione, ce n’è sempre qualche altra che va peggio. Perché dobbiamo sempre denigrarci e pensare che gli altri paesi siano paradisi terrestri quando non è affatto vero, ed i comportamenti degli stranieri, in ogni aspetto della vita sociale, sono spesso molto peggiori dei nostri. Non vogliamo considerare il vandalismo e la maleducazione che molti turisti stranieri dimostrano nelle nostre città? Non ci ricordiamo dei tifosi olandesi che provocarono gravi danni ai monumenti di Roma? L’avrebbero fatto a casa loro? Però se noi italiani siamo i primi a denigrarci e a parlare male del nostro Paese, non possiamo lamentarci della scarsa considerazione che abbiamo all’estero, non possiamo indignarci se la Merkel e Sarkozy, due ignoranti nella sostanza, si permisero di giudicare Berlusconi, nostro Presidente del consiglio legittimamente eletto, con un risolino di commiserazione. Il risolino andrebbe fatto a loro, per la loro politica miope e spesso assurda, ma nessuno lo fa, e anzi sono proprio i giornalisti ed i politici italiani che, pur di denigrare Berlusconi, furono persino contenti di quell’episodio squallido. Io, per parte mia, ritengo che noi italiani non siamo inferiori a nessuno, in nessun settore, e per la cultura e l’arte siamo sempre stati i primi al mondo. Cerchiamo di ricordarlo e di non lamentarci della nostra Patria. Sì, io uso volentieri questa parola e sono ben felice di essere italiano, non mi scambierei con nessun altro al mondo e sono grato al presidente Ciampi per aver almeno tentato di ricostruire una coscienza nazionale.
Per lo stesso motivo, però, un altro aspetto dell’operato di Ciampi mi trova molto meno d’accordo, cioè l’ingresso nella moneta unica europea al tempo del governo Prodi. In quell’anno, nel 2002, l’ingresso nell’euro fu una catastrofe per i consumatori italiani: con un cambio così alto nei confronti della lira noi non potevamo guadagnarci nulla, anzi i prezzi aumentarono a dismisura e si ridusse di molto il potere d’acquisto degli stipendi, perché per comprare qualcosa che costava, ad esempio, mille lire, poi occorse quasi subito un euro, che invece nominalmente valeva quasi duemila lire: quindi un raddoppio dei prezzi, o quasi. Ma anche quando questa speculazione è finita, io che – lo ammetto – mi intendo poco di economia, non vedo quale vantaggio ci sia ad avere una moneta comune con altri paesi, come la Germania e la Francia, che economicamente sono più forti di noi. E’ chiaro che i banchieri tedeschi e francesi modulano la moneta a loro piacimento, e questo è un altro punto fondamentale della perdita della nostra autonomia nazionale. Un Paese che non può battere moneta, e soprattutto che non può determinarne il valore in confronto alle altre per il commercio internazionale, è un Paese che non sarà più libero, sarà sempre soggetto ad altri. E noi abbiamo fatto più di mezzo secolo di lotte per l’indipendenza, per scacciare giustamente gli stranieri dalla nostra Patria, ed adesso ci troviamo di nuovo ad essere soggetti agli altri, ad avere in casa nostra una vera e propria dominazione straniera dei banchieri tedeschi e della signora Merkel, che farebbe bene a comandare solo a casa sua. Credo che sarebbe utile e dignitoso uscire dall’euro e tornare ad una moneta nazionale, sempre per quell’idea di indipendenza e di dignità italiana di cui non dobbiamo dimenticarci. L’ingresso nell’euro è l’unico atto che non posso approvare del presidente Ciampi, viste le conseguenze che ne sono derivate. Per tutto il resto, onore ad un grande italiano (e toscano) che da ieri non è più con noi.

Annunci

1 Commento

Archiviato in Attualità

Una risposta a “Esiste la coscienza nazionale?

  1. Rodolfo Funari

    Sostanzialmente d’accordo su tutta la linea!
    Rodolfo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...