Olimpiadi antiche e moderne

In questi giorni non si può fare a meno di parlare delle Olimpiadi di Rio in Brasile, che la televisione ci propina a tutte le ore del giorno e della notte. Si tratta di un evento importante a livello mondiale, ma a chi conosce il mondo classico viene spontaneamente di fare il confronto con le Olimpiadi antiche, quelle che si celebravano ad Olimpia (di qui il nome) nel Peloponneso, cioè nella Grecia meridionale, ogni quattro anni. Anche per i Greci questa occasione di confronto sportivo tra atleti provenienti da tutte le città della Grecia continentale, insulare ed anche dell’Italia meridionale (la cosiddetta “Magna Grecia”), era di fondamentale importanza, tanto che dalla prima celebrazione di questi giochi, nel 776 a.C., si contavano gli anni della storia successiva, così come adesso si contano dalla nascita di Cristo: così, ad esempio, se un fatto era avvenuto nell’anno 376 a.C., si diceva che si era verificato “nella centesima olimpiade”, perché lo spazio di 400 anni vedeva il succedersi, appunto, di cento celebrazioni di giochi olimpici. E tuttavia questi giochi, certamente i più celebri dell’antica Grecia, non erano l’unica occasione di confronto sportivo panellenico: ogni quattro anni, in alternativa alle Olimpiadi, si celebravano anche i giochi Pitici a Delfi, dove ancor oggi rimangono i resti non solo del santuario di Apollo ma anche dello stadio in cui si svolgevano le gare. Altri giochi di minore rilievo, ma sempre ambiti dagli atleti alla ricerca della gloria, erano i giochi Nemei, che si svolgevano ogni due anni a Nemea nel Peloponneso in ricordo dell’impresa di Eracle dell’uccisione del leone nemeo, e i giochi Istmici, che avevano luogo a Corinto, presso l’istmo che divide il Peloponneso dalla Grecia continentale.
Tra le Olimpiadi antiche e quelle moderne ci sono alcune analogie, ovviamente, perché al mondo classico si ispirò il barone francese De Coubertin quando, sullo scorcio del XIX secolo, dette vita ai giochi a cinque cerchi che anche in questi giorni si stanno celebrando; ma molte di più e più rilevanti sono le differenze tra la mentalità dell’antica Grecia e quella attuale. Considerando le prime, a parte il nome e la periodicità quadriennale, troviamo che alcune specialità sportive derivano chiaramente dal mondo antico e vengono praticate tutt’oggi: il pugilato, ad esempio, e l’atletica pesante come la lotta chiamata appunto, e non a caso, “greco-romana”. Anche nell’atletica leggera vi sono specialità analoghe a quelle antiche, come il lancio del giavellotto e del disco, il salto in lungo e la corsa; quest’ultima, però, si limitava nell’antichità a due sole modalità: la corsa breve, che consisteva nel percorrere una sola volta, in linea retta, l’intera lunghezza dello stadio (corrisponde più o meno ai 200 metri piani attuali, senza però la curva), e la corsa lunga, consistente in vari giri intorno allo stadio. Ci sono rimasti i nomi di molti atleti vincitori, perché le loro imprese sportive venivano celebrate con gli “epinici” (lett. “canti per la vittoria”) da grandi poeti come Pindaro e Bacchilide; ma non sappiamo nulla riguardo alle misure ed ai tempi che gli atleti antichi riuscivano ad ottenere nelle specialità prima nominate.
Più che le analogie, tuttavia, saltano agli occhi le differenze, tanto che, a mio parere, quelle moderne dovrebbero rinunciare al loro nome consueto e chiamarsi, ad esempio, “Giochi planetari” o “internazionali”, ma non più Olimpiadi. Nell’antichità gli atleti non erano mai professionisti, ma semplici dilettanti, e non ricevevano alcun rimborso per le spese sostenute nel viaggio ad Olimpia, che doveva durare almeno un mese tra prove, allenamenti e gare; nessun compenso in denaro era concepito in relazione allo sport, direi anzi che i Greci sarebbero inorriditi all’idea che un atleta o il suo allenatore potessero ricevere un compenso materiale per la loro attività: il vincitore veniva premiato soltanto con una corona d’alloro, e quel che conseguiva era soltanto il klèos, ossia la gloria sua personale ma soprattutto della sua famiglia; perciò i poeti che celebravano coi loro canti le vittorie tendevano ad esaltare non tanto il vincitore come persona quanto la nobiltà della sua stirpe. La gloria e l’onore erano ritenute la più alta forma di guadagno, e ciò che rifulgeva in primo piano era l’esaltazione dell’armonia e dell’equilibrio fisico e psichico che caratterizzava l’immagine ideale dell’uomo greco. Va poi detto che le Olimpiadi, così come tutte le altre gare, erano sostanzialmente cerimonie religiose, ed i riti e i sacrifici in onore del dio (Zeus ad Olimpia) avevano la massima importanza; per questo dalle gare erano escluse le donne, che non potevano partecipare nemmeno come spettatrici, non solo perché (come qualcuno ha detto bonariamente) gli atleti gareggiavano nudi e questo avrebbe potuto turbare l’animo femminile, ma soprattutto perché le feste religiose erano rigorosamente divise tra maschili e femminili, per cui ogni cerimonia si svolgeva con rappresentanti di un solo sesso. E a questo riguardo mi viene in mente un pensiero mio personale, che so non essere condiviso dai più: che cioè alle Olimpiadi moderne vi sia un numero eccessivo di sport (alcuni dei quali, come il tennis ed il calcio, sono ormai soltanto professionistici), e che oltretutto si siano ammesse le donne anche a specialità che, per la loro rudezza, hanno ben poco a che fare con la femminilità. Mi riferisco al calcio, ad esempio, o ancor più al pugilato, una specialità in cui gli antichi, molto più saggi dei moderni, si sarebbero ben guardati dal coinvolgere il sesso femminile. A quanto pare la natura stessa è diventata oggi un’opinione, viene forzata a destra e a manca, e si adottano comportamenti e atteggiamenti che fino a non molti anni fa erano considerati del tutto innaturali. Io ho sempre creduto che uomini e donne, pur nella sacrosanta uguaglianza di diritti, avessero per struttura fisica e psicologica ruoli diversi; ma oggi il business travolge e sconvolge tutto, e così ci troviamo a vivere in una società dai valori trascurati, traditi o addirittura rovesciati. Lo sport, come vediamo dalle Olimpiadi di questi giorni, ci fornisce a questo riguardo un’ampia esemplificazione.

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2 commenti

Archiviato in Attualità

2 risposte a “Olimpiadi antiche e moderne

  1. lucia

    Buongiorno professore, sono pienamente d’accordo con quanto afferma, soprattutto riguardo l’inclusione delle donne nel pugilato perchè secondo me dovrebbe essere uno sport prettamente maschile. Ma come ha ben detto oggi regna il business e tutto è sottomesso a questo. Altre volte avevo commentato i suoi articoli e mi complimento ancora per il suo blog.
    Lucia

    • Mi fa piacere che sia d’accordo con me e la ringrazio per i complimenti. Come conoscitore del mondo classico, le Olimpiadi costituiscono per me un termine di confronto quasi obbligato.

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