La giustizia tardiva e inutile

Mi è capitato, sabato scorso, di ascoltare in televisione il programma “Amore criminale”, che viene trasmesso a ora tarda su Rai 3. Si ricostruiva la vicenda di una povera ragazza di Solofra uccisa a 22 anni, con sei colpi di pistola, dall’amante della madre. Poiché quest’ultima, dopo vari litigi in cui aveva subito anche violenza fisica, l’aveva allontanato da sé, l’assassino ha incolpato di ciò la figlia della sua compagna, che avrebbe indotto la madre a lasciarlo, e così ha esercitato su di lei la più atroce delle vendette. Il fatto è questo, e non è tanto diverso da altri tristi episodi di cronaca che purtroppo accadono nel nostro paese. Ma quello che più mi ha stupito e indignato è stato apprendere che la madre e la figlia erano state al comando dei Carabinieri pochi giorni prima, denunciando l’aggressore e avvertendo i militi di essere state minacciate di morte da costui, che possedeva una pistola regolarmente detenuta. I carabinieri, tanto osannati e ringraziati alla tv per il loro impegno a difesa delle nostre vite, non si sono degnati di fare nulla, ma hanno aspettato che ci fosse il morto per intervenire e arrestare l’assassino; e questa a mio giudizio è un’assurdità, perché se certe persone dicono di essere state minacciate da un individuo che va in giro armato, la prima cosa da fare è non dico arrestarlo, se non ha ancora compiuto alcun reato, ma almeno togliergli il porto d’armi e la pistola. Se i carabinieri, invece di stare in caserma davanti al computer, avessero fatto questo minimo loro dovere, probabilmente quella ragazza morta a 22 anni sarebbe ancora viva. I reati vanno prevenuti, non puniti dopo che sono stati compiuti: l’assassino è in carcere, ma nessuno restituisce la figlia a quei genitori. E la colpa di quanto avvenuto non è solo di chi ha compiuto il gesto, ma anche di chi non ha fatto nulla per impedirlo.
Anche a me personalmente, sia pure per un fatto molto meno grave, è successa una cosa simile, ed ho potuto verificare di persona l’efficienza delle cosiddette “forze dell’ordine”: anni fa subii un furto in casa, e una volta tornato e constatato il fatto, telefonai ai carabinieri per informarli e chiedere loro di effettuare un sopralluogo. La risposta fu che tanto era inutile e che mi presentassi in caserma il giorno dopo a fare la denuncia. Questo la dice lunga su come vanno le cose nel nostro Paese, se chi dovrebbe difenderci è assente proprio quando il cittadino avrebbe maggior bisogno di una tutela. Di recente è stato approvato per legge il reato di “stalking” (tra virgolette perché io non amo l’inglese, preferisco usare la mia lingua), ma di fatto chi perseguita continua impunemente a farlo, perché carabinieri e polizia intervengono poco e male; sono anzi inclini a sottovalutare i fatti e a contestare chi va a denunciare, tanto che molte persone – soprattutto donne perseguitate da ex mariti o amanti – sono restie a rivolgersi alle autorità perché non vengono ascoltate e nessun provvedimento viene preso contro i persecutori. Di questo passo continueremo a lungo a lamentarci del cosiddetto “femminicidio”, perché questo problema si risolve proteggendo effettivamente le persone minacciate e mettendo i violenti in condizione di non nuocere, non con le fiaccolate o le parole di cordoglio, che non risolvono nulla. E invece, anche quando vengono presi, questi individui vengono condannati a pene irrisorie e dopo poco escono dal carcere e continuano a delinquere e perseguitare le proprie vittime. Questa però è responsabilità dei magistrati, non delle forze dell’ordine, che avviene perché i giudici sanno di non dover pagare mai nulla; ma se un giudice che rimette in libertà un assassino che torna ad uccidere andasse a sua volta in galera come corresponsabile dell’omicidio, forse le cose cambierebbero. Invece il sistema giudiziario è capace soltanto di perseguitare i cittadini onesti se talvolta commettono qualche errore; i delinquenti riescono molto spesso a farla franca, e non meravigliamoci quindi se qualcuno, visto che nessuno lo difende dalla criminalità, decide di farsi giustizia da solo.
Per tornare a carabinieri e polizia, un’altra grave mancanza è la loro scarsa presenza sul territorio. Capita di trovarsi in grandi o piccole città in quartieri malfamati dove la delinquenza la fa da padrona, e non si vede nemmeno l’ombra di un carabiniere o di un agente. Dove stanno costoro? A giocare al computer o a fare cosa? La polizia stradale è quasi assente dalle strade, capita di fare mille chilometri senza incontrare neanche una pattuglia; nelle piazze e nelle vie affollate, dove passano tante persone e avvengono scippi e rapine, nessuno si degna di proteggere i cittadini; nei locali notturni e nelle discoteche dove si spaccia apertamente alcool e droga, nessun rappresentante dello Stato è presente a impedire i reati e arrestare i responsabili. E poi dicono che le forze dell’ordine sono pagate poco, e sicuramente è vero; ma quanti di loro vanno effettivamente sul territorio ad esercitare le funzioni per le quali sono stati assunti? Io ne vedo pochi, ma forse sono io che ho avuto erroneamente questa impressione, e ne faccio ammenda; mi auguro infatti di sbagliarmi, per il bene di tutti noi cittadini soggetti a subire reati, adesso più di prima a causa dell’immigrazione selvaggia e incontrollata, un altro problema che altri Paesi europei risolvono e che noi non vogliamo affrontare. Ricordiamoci che la sicurezza è un punto fondamentale della vita civile di una nazione, e garantirla è un dovere del Governo e di tutti coloro che sono entrati a far parte del sistema giudiziario e delle forze dell’ordine.

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