Compiti copiati e siti canaglia

Benché io riceva solitamente pochi commenti al mio blog, ogni tanto me ne arriva qualcuno inviato da genitori preoccupati o anche da studenti in cui si sottolinea la gravità del fenomeno delle copiature a scuola con il cellulare, sia nei compiti in classe che in occasione degli esami; in certi licei, direi soprattutto Classici perché è qui che vengono copiate le versioni di latino e di greco, questa grave forma di illegalità e di malcostume è arrivata a un livello tale da rendere praticamente inutile lo svolgimento dei compiti in classe, i cui risultati vengono totalmente falsati. Certi studenti dotati di coscienza e buona volontà che, a detta loro, non hanno mai copiato, mi scrivono indignati perché vedono i loro compagni copiare e ottenere voti pari o superiori ai loro; una collega, invece, mi scrisse una volta chiedendomi come comportarsi in un caso che le era capitato, quello cioè di un alunno che fotografava il compito con il cellulare, lo spediva ad un’insegnante esterna che lo svolgeva e poi glielo rimandava con lo stesso sistema. Mi chiedeva se poteva denunciare quella persona, ma io le risposi, con il mio consueto scetticismo, che la cosa mi pareva poco fattibile, sia perché bisognerebbe dimostrare, in primis, che le cose sono andate veramente come lei diceva, ed in secundis che questo fatto costituisca un reato vero e proprio. Ed è proprio da qui che prendo le mosse per dire che non esiste una legislazione al riguardo che blocchi questo squallido fenomeno delle copiature, e le norme esistenti sono tutte contro i docenti che vogliano far rispettare l’onestà e la legalità: non solo non possiamo perquisire gli studenti per controllare se hanno un cellulare nascosto, ma non possiamo neppure classificare con un brutto voto una prova anche palesemente copiata, perché lo studente potrebbe sostenere di averla fatta da solo ed in caso di ricorso al TAR vincerebbe di sicuro. Occorre sorprenderlo sul fatto, ma questo è sempre più difficile perché non si possono sorvegliare contemporaneamente 25 ragazzi (specie quelli delle ultime file), i quali possono nascondere il cellulare in qualunque posto, persino dentro il vocabolario, in tasca, nell’astuccio o altrove.
Ma perché questa comportamento subdolo e squallido degli studenti è possibile? Perché riescono quasi sempre a trovare su internet la soluzione dei quesiti, in particolare la traduzione delle versioni di latino e di greco: basta digitare il titolo della versione o le prime parole del testo ed ecco che, in pochi secondi, compare la traduzione ed il gioco è fatto. Su questo stesso blog, più di due anni fa (gennaio 2014, v. l’Archivio nella colonna di destra), ho cercato di fornire ai colleghi possibili antidoti per arginare il fenomeno in un post intitolato “Vademecum anti copiature per prof. di latino e greco”; ma ogni accorgimento è insufficiente, soprattutto per coloro che si accordano con dei lestofanti fuori scuola ai quali inviare il testo della versione per tradurla. La soluzione, comunque, non spetterebbe a noi ma al Ministero dell’istruzione, il quale, pur informato del problema, non ha mai fatto nulla per risolverlo, se non generici divieti all’uso del cellulare che lasciano comunque il tempo che trovano. E allora cosa possiamo fare? Tirare avanti così significa togliere ogni validità ai compiti in classe ed alla seconda prova dell’esame di Stato; tanto varrebbe allora abolire completamente le traduzioni dalle lingue classiche ed effettuare compiti in classe ed esami su altre competenze. L’unica cosa che il Ministero dovrebbe fare è fornire a tutte le scuole delle apparecchiature in grado di schermare l’aula dove si svolge il compito ed impedire quindi ai cellulari di collegarsi a internet (i famosi jammer, mi pare si chiamino così); ma pare che l’uso di questi apparecchi sia proibito, e comunque il Ministero si guarda bene dall’autorizzarlo. Ho saputo di una professoressa del nord Italia che l’ha acquistato a spese sue e lo usa in classe, e bisogna dire che questa collega è molto meritoria e coraggiosa, perché rischia una denuncia solo per aver fatto rispettare la legalità. Paradossi italiani!
La colpa di questo malcostume, tuttavia, non è soltanto degli studenti; anzi, in parte almeno vanno compresi, perché tradurre dal latino e dal greco per i ragazzi di oggi è sempre più difficile e, si sa, in questi frangenti la tentazione di trovare scorciatoie è forte. Chi non è da scusare affatto sono invece i detentori dei siti-canaglia (così li chiamo io) che mettono a disposizione gli esercizi e le versioni tradotte. Il più frequentato di essi, http://www.skuolasprint.it, si vanta addirittura di aver messo a disposizione degli studenti liceali migliaia di versioni di latino e greco tradotte, ed altri siti non sono da meno. Ma c’è di più: in alcuni siti, come http://www.skuola.net, http://www.studenti.it, http://www.scuolazoo.it ed altri si trova persino un prontuario di consigli agli studenti per copiare durante i test, i compiti e le interrogazioni. In questi prontuari vengono elencati sia i metodi tradizionali da sempre in uso nella scuola (il passaggio di bigliettini, le minifotocopie, le sbirciate sul compito del compagno, formule scritte sul banco o sul muro, e via dicendo) sia quelli nuovi e tecnologici basati sullo smartphone o l’iphone o come si chiama.
Personalmente ritengo che questi siti andrebbero immediatamente oscurati ed i loro responsabili messi in galera per diversi anni, e ciò non per il danno materiale che provocano (che è ben limitato dal fatto che gli studenti già conoscono per lo più queste tecniche) ma per la gravità del loro comportamento sul piano morale e civico. Istigare uno studente a copiare o fornirgliene i mezzi significa incitarlo a compiere un atto disonesto e illegale, formare in lui la convinzione che per avere successo nella vita non sia necessario impegnarsi onestamente e far valere il frutto delle proprie capacità, ma sia invece opportuno farsi furbi e “fregare” il prossimo. Chi autorizza i ragazzi a ingannare i loro professori o i loro genitori li corrompe moralmente ed è paragonabile a chi fornisce loro armi o droghe; e questo perché la disonestà e l’illegalità, una volta apprese, non si dimenticano e restano impresse nella personalità del futuro cittadino. Chi copia a scuola, chi è contento perché ha “fregato” il professore, un domani vorrà “fregare” il suo prossimo e lo Stato, e diventerà un corrotto o un corruttore, un truffatore di anziani, o nel migliore dei casi un evasore fiscale. Noi docenti dovremmo insegnare ai nostri ragazzi ad essere onesti ed a vivere nel rispetto della legge e dei buoni costumi; ma come possiamo realizzare questo obiettivo quando c’è chi rema in senso contrario, abituando gli adolescenti ad essere disonesti ed a considerare il professore come un nemico da combattere anziché come una persona più grande e matura che cerca di condurti meglio possibile sulla buona strada? E credo che non poca responsabilità in questi fenomeni ce l’abbiano anche i politici, che lasciano soli noi docenti a combattere le nostre battaglie e parlano di scuola a vanvera, senza conoscere affatto i problemi che ogni giorno vi si affrontano. Comincino intanto col far oscurare questi siti canaglia che avvelenano il rapporto tra alunni e docenti e apertamente caldeggiano comportamenti squallidi e disonesti; otterrebbero molto di più, con un provvedimento simile, di quanto non ottengano con le loro insulse circolari sul rispetto della legalità, che pochi leggono e che nessuno osserva.

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13 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica, Scuola e didattica

13 risposte a “Compiti copiati e siti canaglia

  1. Telefonini fatti consegnare; “devo andare in bagno” “vai in bagno”; versione paro paro a internet; voto 2 e stampa spillata della pagina del sito; alunna che in classe non confessa e piange; mamma che viene a parlare con me e chiede scusa.

    Anche questo è Sud.

    • Non credo che c’entri qualcosa il Sud: queste cose succedono pari pari anche al Nord e al Centro, ed è successo anche a me. Anzi, ti è andata bene che la mamma si è scusata e non ha fatto ricorso al Tar, perché in tal caso avrebbe vinto: non puoi mettere un 2 a un compito tradotto bene, anche se palesemente copiato. Puoi solo annullarglielo e farglielo rifare.

      • In realtà erano fatte malissimo, e coincidevano tutte le tipologie di errore: parole travisate, parole in meno, parole in più. Più prove di queste…
        Comunque all’elenco mettici pure versionidigreco.it, cui si accede previa registrazione

  2. Anonimo

    Caro professore,
    Nella mia scuola i ragazzi devono tenere il cellulare spento e dentro l armadietto personale. Quando non lo fanno e il telefono dà segni di vita in classe, può essere sequestrato per un breve tempo. I genitori devono firmare, all’inizio del corso un documento “de compromiso” accettando una serie di azioni “punitive” in risposta a determinati comportamenti. Comunque è pure vero che si tratta di una scuola “concertada” non pubblica… Ha ragione lei, forse basterebbe oscurare il segnale wi-fi. Non ci vedo niente di male… Per anni se n’è potuto fare a meno. Un saluto da Barcelona

    • A quanto pare il problema è universale, non solo italiano; anche a Barcellona i ragazzi usano il cellulare ed alcuni rifiutano anche di consegnarlo. Si tratta di un vero flagello dei nostri tempi, e sarebbe l’ora che qualcuno se ne accorgesse!

  3. luciano57

    Basterebbe consentire l’uso dei disturbatori di segnale ( sono vietati per legge)

  4. Ho agito esattamente come Demart81. Si rivolgano pure al Tar! Intanto ho stampato un bel due, dopo essermi accertato in classe che l’alunno non sa analizzare il brano proposto.

    • Melchisedec, io so per certo che ad un compito tradotto bene, anche se copiato, non si può assegnare un voto negativo. Esistono altri mezzi, ad esempio costringere l’alunno a ripetere la prova annullando la prima, oppure chiedergli di ritradurre il brano alla lavagna, o altro che sia. Tu puoi fare ciò che vuoi… finché ti va bene; ma sappi che tutte le norme sono contro di noi ed in pratica proteggono i disonesti.

      • Ho omesso una serie di fatterelli nel commento per amore di brevità. Pochi giorni dopo ho proposto ad alcuni alunni la medesima versione: l’unico a saper rispondere è stato il “reo”, che guardava di sottecchi il foglietto con la versione tradotta, infatti il furbo l’aveva scaricata a casa e si era preparato. Tra l’altro l’analisi del brano incriminato(non assegno versione senza analisi)non era per nulla corrispondente al testo tradotto. A riprova dell’asineria dell’alunno è accaduto che il compito successivo è andato male. La prudenza non è mai troppa. E’ bene procedere con i piedi di piombo. Grazie per la tua risposta e approfitto di quest’occasione per dirti che non solo leggo i tuoi post, ma che ne condivido quasi sempre spirito e contenuto. Buon lavoro!

  5. In Italia mi sembra faccia comodo tutto questo , cioè consentire la copiatura di stato così si può continuare a non intervenire sulla scuola sia nel senso di una vera riforma ( ditemi voi il senso delle prove di traduzione o altro, prove scritte, con tutti gli strumenti della tecnologìa disponibili oggi!) sia nel consentire alla scuola una vera autonomìa non tanto nella programmazione( bastava la cosiddetta libertà di insegnamento , ma i contenuti prescrittivi ci vogliono) quanto nella valutazione, senza precipitarla nel baratro dei TAR, generando rischi che hanno fatto diventare da tanto tempo le prove degli esami di stato o la banale valutazione annuale una burletta o quasi.

    • Temo che lei abbia ragione, prof. Sabatini, anche se non vorrei che fosse così. Al ministero dell’istruzione (MIUR) sono arrivate tante segnalazioni, tra cui le mie, circa la reale situazione dei nostri Licei, dove è divenuto ormai inutile proporre prove scritte di traduzione perché la maggior parte dei ragazzi copia da internet col cellulare. E’ rimasta inascoltata la mia istanza per la schermatura delle aule ed anche l’altra, che lancio da due anni, per cambiare la seconda prova d’esame del Liceo Classico, che è rimasta la stessa dal 1923, cioè la solita versione trita e ritrita che i nostri alunni non sanno più svolgere se non copiando. Poiché nessuna risposta è stata data da chi di dovere, è naturale pensare che la questione non interessi ai nostri politici, ai quali evidentemente fa comodo che le cose restino come sono.

  6. «ma non possiamo neppure classificare con un brutto voto una prova anche palesemente copiata, perché lo studente potrebbe sostenere di averla fatta da solo ed in caso di ricorso al TAR vincerebbe di sicuro.»

    Caro Massimo, condivido in pieno tutto quello che dici in questo post, ma mi sorprende questa faccenda per cui saremmo indifesi anche di fronte a un ricorso al Tar: sarebbe utile a me e ai lettori interessati sapere qualche riferimento legislativo in più sul plagio; non esiste una normativa chiara in merito? Nella mia scuola per esempio siamo stati tutti finora convinti che una versione più o meno identica a un testo presente sul web fosse, filologicamente parlando, prova provata di copiatura e perciò punibile con nota, abbassamento del voto di condotta e annullamento della prova: forse che legislativamente non è così?

    • Caro Paolo, una normativa specifica riferita al plagio scolastico non credo che esista; prova ne è che esistono questi siti canaglia che, volutamente, istigano gli alunni a copiare. Quanto al caso della versione più o meno identica a quella che puoi trovare sul web, io ti riferisco ciò che mi ha detto il mio Dirigente, che di legislazione si intende abbastanza. A suo parere una versione tradotta bene, e quindi filologicamente esatta, non può essere classificata con un brutto voto, perché non risponderebbe alla realtà dei fatti; sono però legittimi gli altri provvedimenti che hai citato, cioè la nota disciplinare, le ricadute sul voto di condotta e l’annullamento della prova, che l’alunno dovrà ripetere. Questo è quanto ne so io; se poi tu hai altre informazioni, sarò ben felice di riceverle.

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