A quali docenti andrà il bonus?

Sul sito web del quotidiano “Repubblica” è uscito ieri un interessante articolo dedicato ad uno degli eventi più attuali della vita scolastica nazionale: il famoso “bonus” economico con cui in ciascuna scuola verranno premiati, a partire da questo stesso anno scolastico, i docenti ritenuti più validi e meritevoli. Ciò in prima applicazione della legge detta della “Buona scuola” approvata dal Parlamento nel luglio dello scorso anno. Sappiamo che la decisione finale sulle persone a cui dare questo “bonus” (che si ridurrà a poche decine di euro mensili) spetterà ai Dirigenti scolastici, i quali dovranno avvalersi dei criteri stabiliti dal Comitato di valutazione eletto in ogni istituto; ciò nonostante non sarà facile per i Dirigenti, che non possono essere competenti di ogni disciplina insegnata nella loro scuola, e neanche possono conoscere nei particolari il metodo di lavoro, l’impegno e la preparazione di ciascun insegnante, individuare i docenti “migliori”, più bravi o più solerti nel loro lavoro. Così, a quanto riferiva l’articolo di “Repubblica”, in molte scuole si stanno distribuendo questionari anonimi a studenti e genitori, per conoscere il giudizio degli “utenti” sul servizio loro prestato dagli insegnanti.
A proposito della questione generale voglio premettere che, ad onta delle proteste di molti colleghi e sindacati, io continuo ad essere favorevole alla valutazione di noi docenti ed anche ad una, se pur minima, differenziazione dello stipendio, perché ritengo ingiusto e mortificante trattare tutti allo stesso modo, perché è ben noto che non tutti abbiamo lo stesso carico di lavoro, le stesse competenze e lo stesso amore per la professione, non tutti abbiamo la stessa efficacia didattica o lo stesso rapporto professionale ed umano con i nostri alunni, e l’egualitarismo finora vigente mortifica chi mette l’anima ed il cuore nello svolgere i propri compiti quando vede che il collega impreparato o fannullone riceve lo stesso trattamento e la stessa considerazione sociale. Riconosco però che è estremamente difficile per i Dirigenti effettuare una simile distinzione, perché il nostro lavoro non è valutabile oggettivamente, dal momento che non è un’attività operativa materiale in cui si possano contare le casse di frutta scaricate da un magazziniere o i tavoli di un ristorante apparecchiati da una cameriera. Per noi nessun parametro può esser preso per oggettivamente indiscutibile, neanche quello, unico (e non sempre) accertato dai concorsi, della preparazione nelle proprie materie; nella mia esperienza ho conosciuto infatti colleghi bravissimi, veri e propri cultori della materia e vincitori di concorso, che però non riuscivano a trasmettere questo loro sapere agli alunni, non riuscivano a volte neanche a mantenere la disciplina in classe, non avevano la misura dei tempi in cui un programma deve essere svolto, tanto che l’esito del loro insegnamento si è rivelato un autentico fallimento.
Per questi motivi molti Dirigenti, nel tentativo di limitare i danni (in termini di risentimenti, proteste e ricorsi) che inevitabilmente faranno da strascico alle loro scelte, distribuiscono i questionari per sapere dagli studenti chi tra gli insegnanti è da loro più stimato ed apprezzato. E mi viene da pensare – perché è logica conseguenza di quanto detto prima – che anche chi non si avvarrà dei questionari scritti dovrà comunque tenere conto dei giudizi che studenti e genitori danno sui docenti, giudizi che girano per le scuole come voci di corridoio ma che spesso si concretizzano anche in visite, telefonate ed e-mail al Dirigente dove emergono, più che le lodi, le lamentele contro certi insegnanti. Il problema però, a mio avviso, è che questi giudizi poco lusinghieri di studenti e genitori non avvengono, se non di rado, a motivo di una scarsa preparazione o altrettanto scarsa dedizione al proprio lavoro, ma piuttosto nei confronti dei docenti più esigenti e meno generosi nelle valutazioni. Per questo trovo pericoloso affidarsi al giudizio di coloro che usufruiscono direttamente del servizio scolastico, perché ho il fondato timore che molti (se pur non tutti) alunni e genitori tendano a premiare non il docente più preparato e coscienzioso, ma quello che distribuisce a pioggia voti alti e magari impegna poco la classe con i compiti a casa, e non colui che mantiene la giusta distanza nei rapporti personali dovuta alla distinzione tra i rispettivi ruoli, ma quello che fa l'”amicone” con i ragazzi, scherza e gioca con loro dando confidenza e magari sottraendo così il tempo alle lezioni. Se proprio si vuole acquisire il parere degli “utenti” (termine che metto tra virgolette perché la scuola non è l’Enel o la Telecom), sarebbe più giusto, a mio parere, interpellare gli ex studenti, coloro che sono stati allievi di un docente negli anni precedenti e che attualmente sono all’Università o nel mondo del lavoro; solo costoro, infatti, non più condizionati dall’interesse e dalle passioni del momento, potrebbero dire con sicurezza quanto l’insegnamento di quel determinato docente è stato loro utile nella propria formazione culturale, professionale ed umana.
In ogni caso, pur continuando ad essere favorevole a questa parte della legge della “Buona scuola”,riconosco che una valutazione oggettiva ed asettica di ogni docente da parte dei Dirigenti scolastici è molto difficile; e questa difficoltà condurrà senz’altro a fraintendimenti dello spirito della legge e a decisioni a dir poco opinabili, come quella di attribuire il bonus ai collaboratori del Dirigente, a coloro che organizzano progetti, partecipano a riunioni di stesura del Pof o altre simili attività, che peraltro sono già retribuite dal fondo di Istituto e comunque hanno poco o nulla a che vedere con la validità didattica del docente, l’unico elemento che meriterebbe oggettivamente il premio. A questi problemi vanno aggiunte le accuse di clientelismo ed i malumori che si manifesteranno dopo l’attribuzione del bonus in ogni scuola; ragion per cui, se finora non ho mai invidiato lo status di Dirigente scolastico, adesso lo invidio ancor meno. Quello di cui ho parlato, per concludere, è senza dubbio un compito ingrato, a cui molti presidi rinuncerebbero volentieri; ed io li comprendo pienamente, ed almeno in questo sono del tutto solidale con loro.

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3 commenti

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3 risposte a “A quali docenti andrà il bonus?

  1. Guido La Vespa

    La sua proposta di valutare gli insegnanti mediante le opinioni retrospettive degli ex studenti è talmente semplice, elegante e intelligente che sono stra-sicuro che, come tutte le cose simili in Italia, non si verificherà mai e poi mai. Però sarebbe davvero un buon modo per avere un utile riscontro, non avevo mai pensato ad una modalità del genere.

    Questo suo post mi ha fatto venire in mente un episodio che mi è accaduto di recente.
    Recentemente ho parlato con la mamma di un mio amico, laureata in ingegneria e insegnante di matematica e fisica in un liceo linguistico, “bacchettata” dal dirigente perché diversi genitori si erano lamentati delle sue verifiche scritte troppo difficili per le modeste abilità dei pargoli (praticamente questi genitori sono convinti che i figli siano minorati dalle limitate capacità… bella stima!). Al che lei ha mostrato al dirigente come, invece di scrivere lei le tracce, per venire incontro agli studenti le sceglieva dal libro di testo in adozione e almeno alcuni esercizi erano già stati dati nei compiti a casa. Il dirigente l’ha comunque invitata a semplificare il già semplificatissimo programma e a “usare le verifiche orali per riequilibrare le insufficienze”. “Meno male”, mi ha detto l’insegnante, “che lo stesso giorno poi ho trovato una mia ex alunna che ora fa marketing: mi ha detto che è grata che l’abbia fatta studiare molto perché ora che conta ha superato con facilità gli esami di matematica”. Penso che sia un esempio eccellente della sua valida proposta.

  2. Caterina Diemoz

    Io sono per una retribuzione del docente anche in base al merito, ma nella scuola la vedo oggettivamente difficile. Non vedo nemmeno fattibile la Sua proposta, Professore, di rivolgersi agli ex studenti. Anzitutto, ogni anno il corpo docente è ridotto a un mosaico di situazioni personali diversissime: io stessa mi ritrovo quest’anno in assegnazione provvisoria in un nuovo istituto per motivi di famiglia, e pur con parecchi anni di ruolo alle spalle, non ho certo ex allievi facilmente consultabili in zona!
    Vengo alla mia proposta “per gioco”, dato che nulla di quel che oggi ci diciamo avrà mai spazio nelle stanze dei bottoni. Premesso che ho sempre lavorato in licei del Nordest, spero di non stupire troppo Lei e i gentili ospiti di questo Blog se sostengo che circa il 70/80% dei miei colleghi lavora mediamente in modo dignitoso, e anche più.Dunque, per me il “bonus” andrebbe ogni anno equamente diviso tra gli stessi (60, 70, 90 per cento dipenderà dalla scuola). Dovrebbero invece esserne del tutto esclusi quei docenti i cui allievi e/o genitori di allievi si sono rivolti al dirigente per proteste PER FONDATI MOTIVI sul loro operato. Non è vero, credetemi, che genitori e studenti si lamentano solo se gli insegnanti sono troppo severi:dovrebbe comunque esser compito del dirigente – lo pagano anche per questo – valutare se quelle proteste siano fondate o in malafede. Non darei il bonus nemmeno a quei docenti che, anche per giustificati motivi, sono stati buona parte dell’anno in malattia: per banale buon senso. Ma lo scrivo sorridendo, certa che una simile proposta verrebbe percepita, nell’era dei diritti acquisiti a prescindere, come follia. Tra l’altro l’assenza di bonus in busta paga consentirebbe, a quei docenti oggetto di rimostranze fondate, un salutare ripensamento sul loro modo di lavorare: e magari l’anno successivo il bonus potrebbe arrivare anche nelle loro tasche.
    Qualcuno certo mi dirà: ti fidi troppo dei dirigenti scolastici! e il castello del mio ragionamento potrebbe crollare. Aggiungo però – e concludo – che se il problema è il dirigente, allora quest’ultimo andrebbe rimosso come dovrebbe esserlo un qualsiasi cattivo docente. ma è un problema fuori della nostra portata.

  3. Gentile collega, non è facile rispondere al suo commento, perché ha messo molta carne al fuoco. Anzitutto preciso che la mia idea di consultare gli ex studenti per l’assegnazione del bonus è soltanto una delle tante proposte, ma comprendo che ci siano situazioni in cui ciò è difficile. Non concordo invece con la sua proposta di estendere il bonus fino all’80-90 per cento dei docenti in servizio in una scuola, perché così si vanifica lo spirito della legge: può esser vero, infatti, che ci sia una così alta percentuale di professori che fanno il loro dovere (e non solo nel Nordest!), ma per quello hanno già lo stipendio; il bonus dovrebbe andare ai casi particolari di persone particolarmente preparate e didatticamente più efficaci degli altri, i “big” per così dire di ogni scuola. Per questo ritengo che il bonus dovrebbe essere concesso ad una percentuale molto più bassa (20-30% al massimo), il che, oltre a gratificare maggiormente i premiati, renderebbe meno forte il senso di frustrazione degli esclusi, che sarebbero la maggioranza. Quanto alle proteste dei genitori col dirigente, andrei cauto nel valutare i “fondati motivi”; io nella mia esperienza ho visto pochi casi dovuti ad un’inefficienza didattica e moltissimi casi, invece, di proteste contro certi docenti perché ritenuti troppo rigidi e severi, ed erano docenti che magari, sul piano della preparazione, erano i migliori della scuola. Io mi fido abbastanza dei dirigenti scolastici come lei, ma temo che possano essere influenzabili da certi alunni e certi genitori; per questo non sono favorevole a coinvolgere nel giudizio sui docenti gli “utenti” attuali, troppo condizionati dagli interessi personali.

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