Osservazioni sul bullismo

Si fa un gran parlare, in questi ultimi tempi, del problema del bullismo a scuola ed altrove, con grande interesse dei mezzi di informazione di massa, i quali reclutano a tale scopo pedagogisti, psicologi, sociologi ecc. Il fenomeno è ben noto a ciascuno, perché molti di noi, da studenti o da militari, hanno dovuto subire prese in giro, esclusioni da certi gruppi e persino angherie più o meno gravi da parte dei compagni di scuola o dei cosiddetti “nonni” nelle caserme, cioè i commilitoni più anziani per servizio. Quando io ho svolto il servizio militare di leva (che ai miei tempi era obbligatorio) in aeronautica, le nuove reclute erano chiamate “missili” e molto spesso subivano dei soprusi che comunque, almeno nel mio caso, non erano particolarmente gravi ma erano più che altro scherzi compiuti in amicizia. E’ comunque chiaro che il fenomeno del bullismo è venuto alla ribalta adesso perché ne parla molto la televisione e perché il ministero tenta di affrontarlo con appositi provvedimenti, ma in realtà è sempre esistito. Limitandoci all’ambiente scolastico debbo dire che ai tempi miei il fenomeno era ancor più grave e marcato di adesso. Chiunque fosse per qualunque motivo diverso dagli altri veniva colpito dagli scherzi e dalle derisioni dei compagni: bastava che un ragazzo avesse gli occhiali ed era subito “quattrocchi”; se era un po’ grassoccio gli epiteti si sprecavano e qualcuno, come avvenne ad un ragazzo della mia classe delle medie, veniva definito simpaticamente, con un’elegante espressione francese “beaucoup de viande”; se era magro, era chiamato “stecco”, se alto “giraffa” e così via. Anche la violenza fisica non mancava, anzi ce n’era molta più di oggi. Quante volte, specialmente quando frequentavo la scuola media, ho sentito dire la frase “t’aspetto fuori”, ed altrettante ho assistito a veri e propri incontri di pugilato all’uscita dalla scuola! Casi di ragazzini deboli angariati e anche picchiati dai più grandi ce n’erano a iosa anche quaranta o cinquanta anni fa, solo che nessuno ne parlava, e neanche i genitori si preoccupavano di intervenire a difesa del loro figlio perseguitato. Questo stato di cose era considerato normale e ciascuno doveva abituarsi a difendersi da solo; altrimenti, se aveva paura o non reagiva, era considerato un vigliacco, un “mezzo uomo” per non dire peggio. L’ambiente studentesco era violento e caratterizzato da una specie di selezione naturale alla Darwin, dove solo i più forti sopravvivevano incolumi. Il problema era ancor più grave di oggi, soltanto che non faceva notizia. Tutto qui.
Con ciò non voglio sottovalutare il problema del bullismo attuale, che è comunque un fatto grave anche perché presenta due notevoli differenze con quello dei decenni passati. La prima è che attualmente è venuto alla luce anche il bullismo al femminile, di cui prima non si aveva quasi percezione; oggi le ragazze, che spesso nelle scuole sono più dominatrici e più determinate dei maschi, hanno preso dall’altro sesso tutti i peggiori difetti, e così avviene non di rado che alcune di loro si coalizzino per perseguitare una compagna che appare diversa o perché più debole o addirittura perché ritenuta più bella delle altre, e contro di lei scatta quindi la gelosia e l’invidia del gruppo. Il bullismo al femminile è più subdolo di quello maschile, perché raramente ricorre alla violenza fisica ma si manifesta per lo più nell’isolamento e nella ridicolizzazione della vittima, tanto da provocarle complessi di inferiorità e disagi esistenziali anche gravi.
La seconda novità del bullismo attuale è che fa uso dei nuovi strumenti comunicativi come i social network, tanto da trasformarsi in “cyberbullismo”, come si è soliti definirlo con questo brutto neologismo. Le conseguenze di questo fenomeno moderno sono più gravi di quelle che si avevano in passato, perché i bulli attuali sono soliti trasferire sulla rete immagini, video o anche semplici commenti che vengono visti e conosciuti da un numero ben maggiore di persone rispetto a prima, con il risultato di ingigantire il senso di disagio e di vergogna che la vittima prova. A volte, addirittura, vengono perpetrati persino ignobili ricatti, nel senso che la vittima viene minacciata, se non soggiace a compiere determinati atti, di veder rendere pubblica qualche sua immagine (o video) di cui può vergognarsi e che magari gli è stata strappata contro la sua volontà. Se prima si veniva messi alla berlina di fronte a pochi compagni, adesso centinaia o migliaia di persone possono assistere a questa gogna mediatica, e ciò aumenta a dismisura il senso di disagio, di fallimento, di disistima personale che prova chi è colpito da questi eventi, tanto che in certi casi si è arrivati persino al suicidio da parte di ragazzi o ragazze colpiti da questo tipo di bullismo. E’ chiaro quindi che da parte delle autorità dovrebbero essere presi provvedimenti severi e fortemente punitivi contro i criminali (perché tali sono) che compiono questi atti, e sarebbe anche giunto il momento, a mio parere, che le pagine dei social network fossero controllate e non fosse permesso a chiunque di scrivere e pubblicare ciò che vuole, perché questo malinteso senso della libertà induce a danneggiare gravemente l’autostima e la personalità di alcuni individui, che possono pagarne per tutta la vita le conseguenze. Sarebbe l’ora di limitare la libertà assoluta che sussiste su internet, dove ognuno dice e pubblica ciò che vuole. Questa non è libertà, è anarchia della peggiore specie.
L’intervento coercitivo e punitivo, che dovrebbe arrivare senza timori alla perdita dell’anno scolastico per chi compie questi atti all’interno della scuola, mi pare l’unica valida risposta a questi comportamenti; soltanto che poi arrivano i genitori a difesa dei figli, fanno ricorso e magari lo vincono perché il garantismo che domina in Italia rende praticamente impossibile l’azione educativa che, se vuol essere efficace, deve necessariamente passare anche attraverso le punizioni. In alternativa c’è l’indifferenza, che cioè il perseguitato (ovviamente se la violenza non è di tipo fisico) non dia alcuna importanza a ciò che viene detto o scritto su di lui finché i persecutori non si stancano. E’ quello che dicevano a noi i nostri genitori: “Se ti prendono in giro fai finta di nulla e ridici anche tu, perché se te la prendi dai loro soddisfazione e non la smettono mai.” Ma  se questo ragionamento poteva valere ai nostri tempi, non oggi, quando i giovani sono molto più sensibili e fragili emotivamente di quanto non eravamo noi. Oggi c’è il rischio che certe ferite non si rimarginino più e che i danni provocati all’autostima personale diventino permanenti, proprio perché viviamo in una società dove l’apparire conta più dell’essere, dove l’immagine esterna supera spesso i sentimenti ed i valori interiori della persona.

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8 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica, Scuola e didattica

8 risposte a “Osservazioni sul bullismo

  1. Talvolta il perseguitato di fronte alla corte di psicopedagogisti, insegnanti compiacenti e genitori agguerriti nella difesa dei loro figli deve sentirsi quasi in colpa per avere innescato, seppure indirettamente, il meccanismo perverso del bullo.

    • Qualche volta può succedere anche questo. Nei nostri tempi si cerca sempre di giustificare in ogni modo possibile i violenti, i malviventi e persino i criminali incalliti. Quante volte abbiamo sentito pedagogisti sessantottini ripetere il mantra secondo cui, se qualcuno delinque, la colpa non è sua ma della società, dei genitori, del governo ecc. ecc.?

  2. Francesco Di Giovanni

    Bravo Massimo, è un bel pensare il tuo! Purtroppo su questo argomento c’è molta confusione. Già il termine bullismo non mi piace; fa pensare al “bullo di periferia” che in realtà è un archetipo di “ragazzo fiero” condiviso da tutti i figli delle classi meno agiate che popolano le nostre città. Quel tipo di “bullo” è un gentleman rispetto alle personalità disturbate che sono all’origine del fenomeno “bullismo”. Oggi nelle scuole abbiamo anche ragazze “pazze” che saltano sui banchi e cantano in coro, oppure che occupano i bagni per tutta la ricreazione impedendo alle loro compagne di accedere. Io già dalle elementari facevo a pugni fuori scuola con altri, in difesa di un ragazzo povero che si chiamava di cognome “Negro” mi bastava sentir gridare “sporco Negro” che saltavo come una furia e menavo all’impazzata…. e non ero Bruce Lee…

    • Diciamo che facevi bene, perché difendere chi è offeso o perseguitato è sempre una nobile attività; ma ai tempi miei (certamente io sono più anziano di te) questo accadeva di rado, e se il malcapitato non si faceva valere da solo utilizzando lo stesso metodo violento degli altri, doveva subire e basta. Quanto alle ragazze, non mi risulta che nella mia scuola si siano verificati comportamenti come quelli che tu hai esposto, ma sta di fatto che oggigiorno, a causa anche dei modelli offerti dalla tv e di un certo femminismo deteriore, hanno assunto i peggiori difetti dei maschi, che qualche volta riescono persino a superare.

  3. Francesco Di Giovanni

    Caro Massimo, hai ragione su molte cose, ma su una sicuramente no: sono più “vecchio” io, sono nato il 4 Luglio del 1952! 🙂

    • Correggo quanto detto nel precedente post. Ma perché hai messo la parola “vecchio” tra virgolette? Forse vuoi dire che io, tu e gli altri della nostra età non siamo vecchi, ma solo “diversamente giovani”?

      • Francesco Di Giovanni

        Ottima definizione, Massimo! “Diversamente giovani” mi piace. Potremmo anche dire che la nostra è una “gioventù d’annata” ma questa definizione, pur avendo un certo fascino tardo.romantico, può dar luogo ad equivoci…. 🙂

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