La rivincita del libro di carta

Alcuni anni fa, in coincidenza soprattutto con la capillare diffusione di internet nel nostro Paese, i sostenitori accaniti delle nuove tecnologie e del moderno ad ogni costo erano pronti ad asserire, a giurare persino, che entro pochi mesi il tanto celebrato e-book, cioè il libro elettronico da leggere sul computer, sul tablet e persino sul cellulare avrebbe del tutto sostituito il libro tradizionale cartaceo. E con questa convinzione i paladini delle nuove tecnologie elencavano i vantaggi che questo nuovo metodo di lettura avrebbe avuto, in particolare quello di poter ospitare migliaia di pagine in un supporto elettronico poco pesante e poco ingombrante, il quale avrebbe potuto da solo sostituire interi scaffali di libri ingombranti e polverosi. A questa pia illusione hanno creduto in molti, anche i solerti funzionari del nostro Ministero dell’istruzione, tanto da far uscire circolari che obbligavano (ed obbligano ancora) i docenti a scegliere libri di testo che siano totalmente o parzialmente “online”, cioè su internet, in modo da ridurre il peso che gli alunni avrebbero dovuto portare negli zaini, ma anche per mettersi alla pari – almeno così dicevano – con gli altri paesi europei, dove il digitale aveva già da tempo superato il cartaceo.
Vediamo cosa è accaduto in realtà, partendo proprio dal problema dei testi scolastici. Cosa hanno realizzato, di fatto, le case editrici? Rendendosi conto che gli studenti, nonostante tutti gli strumenti elettronici di cui sono dotati, hanno ancora bisogno di maneggiare il libro, poterlo aprire in qualsiasi momento, poterlo sottolineare ecc., cioè – in una parola – preferivano ancora il libro di carta, si sono limitate ad applicare ai testi delle appendici on-line che spesso non contengono nulla di nuovo né di particolarmente importante; nella maggioranza dei casi, in effetti, la parte fondamentale e indispensabile del testo resta quella cartacea, mentre online troviamo solo qualche lettura aggiuntiva, qualche testo degli autori in più (i meno significativi) o qualche videolezione di qualche minuto che nulla aggiunge a quanto contenuto nel libro cartaceo. Almeno per i testi di letteratura italiana, latina e greca, quelli cioè su cui lavoro io, le cose stanno esattamente come le ho descritte. Ciò significa, in modo inequivocabile, che questa ubriacatura informatica che ha contagiato il nostro Ministero si è rivelata un fuoco di paglia, poiché è apparso chiaro che libri e quaderni cartacei sono ancora insostituibili, e che l’ebook, almeno in ambito scolastico, non si è mai affermato. Poiché dopo tanti anni di insegnamento conoscevo bene gli studenti e le loro abitudini, io avevo da sempre previsto ciò che si sarebbe verificato, convinto come sono che oggetti come tablet, smartphones, LIM ecc., che ci venivano prospettati come prodigiosi e risolutivi, sono soltanto degli strumenti, e neanche i più adatti per uno studio serio e consapevole. Essi da soli non possono risolvere nulla: si può leggere una pagina di storia in un libro di carta o su un tablet, ma se non la si studia e non la si comprende si resterà sempre al punto di prima. Un alunno incapace o svogliato non diventerà intelligente e studioso solo perché ha in mano un tablet. Lo stanno comprendendo anche all’estero, nei paesi che spesso noi italiani amiamo scimmiottare come ad esempio gli Stati Uniti, dove stanno tornando ad usare gli strumenti tradizionali.
Comunque, anche al di fuori della scuola, il libro elettronico o e-book non si è mai affermato, e le previsioni di coloro che sostenevano la scomparsa prossima del libro di carta si sono rivelate del tutto fallaci. E qui mi piace citare Umberto Eco, un intellettuale da poco scomparso per il quale io non ho mai nutrito eccessiva simpatia, ma che su questo punto aveva assolutamente ragione. Egli diceva che il libro di carta si può leggere ovunque, anche sotto un albero, in barca o dovunque non esistano spine elettriche; lo si può segnare, sgualcire, è sempre pronto a darci un’emozione in qualunque momento, e soprattutto non danneggia la nostra vista e le nostre vertebre cervicali. In effetti, proviamo a leggere su un computer opere come la Divina Commedia o i Promessi Sposi, e vedremo poi in che condizioni saranno i nostri occhi dopo tante ore passate davanti ad uno schermo elettronico! Senza contare il fatto, per me fondamentale, che il libro di carta è un tesoro di cultura che resta sempre in una casa e può essere aperto e sfogliato anche dopo cinquant’anni dal suo acquisto, mentre l’e-book è qualcosa di evanescente, di labile, di provvisorio, perché basta un guasto al computer e una cancellazione dell’hard disk per vederlo sparire per sempre. La cosa strana è che ancora oggi gli alfieri del modernismo vanno sostenendo che i libri cartacei spariranno presto; ma la profezia è ancor più fallace di quella avanzata anni fa, perché i supporti ed i libri elettronici esistono ormai da molto tempo, e se avessero dovuto soppiantare del tutto la carta l’avrebbero già fatto. Se ciò non è avvenuto è perché si è compreso che il libro è sempre un oggetto prezioso che va maneggiato, annusato, sfogliato con cura e tenuto gelosamente in un luogo (la libreria) dove sia sempre visibile e disponibile, non nascosto dentro un computer e quindi invisibile fino a quando, con perdita di tempo e difficoltà, si riesce ad aprire il programma e poterlo visualizzare. Con ciò non voglio sminuire l’importanza di internet quando si tratta di reperire fonti e materiali per la ricerca: io stesso, quando ho compilato la mia storia e antologia della letteratura latina, ho fatto largo ricorso ai testi elettronici per l’antologia degli autori, anche perché mettersi a trascrivere a mano, in latino, un’intera commedia di Plauto o un’orazione di Cicerone sarebbe stato un lavoro enorme e antieconomico. Ma a questo servono appunto i libri elettronici, secondo me: sono strumenti per risparmiare tempo ed hanno uno scopo pratico, utili per quando si ha la necessità immediata di avere sottomano un testo. Ma se invece vogliamo leggere un libro per amore della lettura, per l’istinto innato di sapere e di conoscere, il vecchio libro di carta resta ancora l’amico più caro.

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6 commenti

Archiviato in Attualità, Scuola e didattica

6 risposte a “La rivincita del libro di carta

  1. Claudio

    Caro professore, ottimo intervento! In effetti anche io, tempo fa, mi ero fatto convincere dalla “profezia” e avevo cominciato a limitare gli acquisti di libri (cartacei) solo ai titoli a me più cari, che avevo paura di non poter più avere tra le mani nel giro di qualche anno. Per ora, ha ragione lei, il pericolo sembra inesistente. Comunque ho anche diversi testi digitali sul computer (spesso come “copie” di volumi cartacei tenuti nella libreria), ma più che per la lettura, scomoda, li adopero per una rapida consultazione.

    • Infatti, il libro elettronico può essere utile soprattutto per una rapida consultazione di passi o di testi che non si possono avere a disposizione in forma cartacea; ma il piacere della lettura, l’immersione totale in un mondo diverso dal quotidiano, ciò che arricchisce la nostra essenza di uomini, è ben altro, e la si realizza appieno soltanto con il libro tradizionale.

  2. Maria Usai

    Felicemente munita di lettore e book da circa sei anni, dico che considero questo strumento una gran bella invenzione: piccolo, leggero, consente di portarti appresso (o di archiviare su chiavetta usb) un’intera biblioteca e di leggere in qualsiasi posizione, compresa quella sdraiata, volumi poco maneggevoli, stante il numero delle pagine. L’ebook, grazie alla tecnologia electronic ink, non stanca la vista, anzi, essendo possibile l’ingrandimento dei caratteri, per le “talpe” come la sottoscritta è una manna. Fa risparmiare spazio in casa, soldi (il libro elettronico costa molto meno del cartaceo e i classici fuori copywright si possono scaricare gratis in tutta legalità) e preziose vite arboricole…Ma c’è un ma. E’ piccolo, riproduce solo immagini b.n. di mediocre qualità, poco o niente interattivo, pertanto assolutamente inadatto per qualsiasi genere di testo scolastico. Io stessa ho provato a utilizzarlo con un manuale di J.P. Sloan per rinfrescare il mio inglese e dopo mezz’ora sono dovuta tornare di corsa all’antico. Ci sarebbero i tablet, belli colorati e interattivi, con cui i Soloni della pedagogia e i magnati dell’editoria informatica vorrebbero sostituire i vecchi libri e alleggerire gli zaini dei pargoli…ignorando a bella posta quanto siano distraenti e pure micidiali per la vista, essendo, al contrario dell’ebook, retroilluminati…Conclusione, w l’ebook quando vogliamo leggerci, magari sdraiati comodamente sul sofà, “I Miserabili” o l’ultimo Ken Follett, ma per un apprendimento fattivo e duraturo, il vecchio manuale cartaceo è e resterà a lungo insostituibile. Piuttosto, visto che è stagione di cresime e di regali, un lettore e book (ce ne sono anche da 50€) potrebbe essere un regalo utile e istruttivo, invece del solito smartphone di cui spesso i nostri ragazzi fanno un pessimo uso.

    • Io ho un’idea un po’ diversa dalla tua: non considero una bella invenzione questi aggeggi elettronici che dovrebbero sostituire un veicolo meraviglioso di cultura qual è il libro di carta. I lettori, gli smartphones, i tablets ecc. hanno inconvenienti che non si possono tacere: stancano comunque la vista, ti lasciano sul più bello se la batteria si scarica, il testo scorre troppo velocemente e saltano le pagine ecc. Quanto alla scuola l’uso di tablets e simili in classe sarebbe disastroso, perché durante le lezioni gli alunni, fingendo di seguire il docente, chissà quanti messaggini si spedirebbero e quanti giochetti insulsi farebbero, alla faccia di chi cerca di insegnare loro qualcosa!

  3. Alessandra de Romero

    Ho appena scoperto il suo blog e mi piace molto!!! Sono una insegnante italiana che vive e lavora in Spagna. Non può imaginare in che condizioni sia la scuola in questo paese. È terribile. Terriorífica come si dice qui. Mi piacerebbe poter scambiare opinioni con professori italiani a mo di terapia. Sono laureata in lettere antiche e filologia catalana.
    Grazie

    • Gentile collega, anche a me farebbe piacere scambiare con lei qualche opinione circa lo stato della scuola italiana e di quella spagnola. Intanto potrebbe iscriversi al blog e diventare una delle mie “followers”; quanto al resto, possiamo comunicare anche privatamente via e-mail.

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