Riflessioni sul terrorismo internazionale

Dopo i fatti di Bruxelles, la televisione non fa altro che mostrarci immagini degli avvenimenti e mandare in onda pubblici dibattiti (o talk-show, come si usa dire oggi) sull’argomento, dove si sentono esprimere i pareri più disparati, le idee più bizzarre, i rimasugli ideologici di ogni genere senza che si arrivi mai ad un’analisi oggettiva del fenomeno. Personalmente il comportamento della tv e di coloro che ci parlano attraverso di essa mi suggerisce due osservazioni. La prima è che viene dato troppo rilievo all’argomento mediante la risonanza mediatica; forse è proprio questo, in effetti, uno degli obiettivi che i terroristi vogliono raggiungere, quello cioè che si parli di loro, che si dia risonanza mondiale alle loro imprese, in modo da diffondere ovunque la paura ed il senso di impotenza nei loro confronti. Se fosse possibile, a mio parere, degli attentati terroristici occorrerebbe parlare il meno possibile, in modo da limitare la rilevanza mediatica del fenomeno, il quale, se messo al centro dell’attenzione pubblica, potrebbe anche stimolare effetti di emulazione. In secondo luogo, i dibattiti televisivi mi sembrano dimostrare la mancanza di una vera conoscenza delle cause più profonde del manifestarsi del terrorismo islamico, le quali andrebbero studiate e comprese nella loro essenza prima di proporre soluzioni più o meno radicali. Cosa spinge questi gruppi a colpire i paesi occidentali? Con quali convinzioni, con quale stato d’animo delle persone giovani, che avrebbero davanti a sé una vita intera, vanno a portare la morte a persone innocenti ed a morire essi stessi? E le loro motivazioni, pur aberranti che siano, hanno soltanto una matrice religiosa o c’è dietro qualcos’altro? A me non pare che questi interrogativi vengano affrontati durante i dibattiti televisivi, o lo vengano solo in parte; ed è evidente, a mio parere, che se non si comprende fino in fondo la base culturale, la mentalità che induce quelle persone a compiere questi atti, sarà ben difficile trovare una soluzione al fenomeno, anche perché esso è del tutto alieno alla nostra mentalità di occidentali. A me, forse perché sono poco informato, sfugge lo scopo stesso delle azioni terroristiche, perché non vedo quale vantaggio ricavino questi gruppi dalla morte di qualche decina di persone innocenti, quale sia cioè il loro preciso obiettivo. Capire un fenomeno così drammatico e complesso è quindi indispensabile, altrimenti non vedo quale altro mezzo vi sia per neutralizzarlo: come si può prevedere ed impedire che una o due persone cariche di esplosivo si rechino in mezzo ad un mercato, in un autobus o in una stazione della metropolitana e si facciano esplodere? I terroristi non hanno scritto in faccia il loro status sociale; si mescolano alla folla e restano inconoscibili finché non azionano il detonatore. Contro di loro non c’è difesa, possono colpire ovunque ed in qualunque momento.
Intanto, mentre si piangono le vittime e la risonanza mediatica si allarga sempre più, siamo costretti a sentire in televisione i pareri più disparati e spesso assurdi. C’è chi sostiene che bisogna annientare l’ISIS e cancellarlo dalla faccia della terra con le armi. Questa sembra a molti la soluzione migliore, ma non si accorgono che è irrealizzabile nella pratica, perché i terroristi non sono localizzati in un solo luogo della terra che si possa bombardare o distruggere; possono essere ovunque, nelle nostre città e nei nostri paesi, nelle università occidentali e persino negli eserciti che dovrebbero combatterli, ed un’azione di forza rischierebbe di aggravare la situazione. C’è chi continua a parlare di rafforzamento dei controlli nei singoli paesi e ritiene che si debbano aumentare le indagini dei servizi segreti e dei corpi militari speciali; ma questa proposta, che pure può ottenere risultati concreti, non può risolvere del tutto il problema, perché non è possibile controllare casa per casa e cantina per cantina tutti i quartieri dove i terroristi possono annidarsi, né individuare tutti i loro movimenti. Bisogna ammettere, purtroppo, che se vogliono continuare a colpirci lo potranno fare indisturbati o quasi, anche perché chi non teme la morte, anzi la cerca e la desidera, non ha nulla da perdere, e quindi non esiste alcun deterrente che possa fermarlo. L’unica possibilità è un mutamento decisivo che intervenga nella cultura e nella mentalità di questi gruppi e dei loro affiliati, ma se non comprendiamo a fondo il fenomeno non riusciamo neanche ad immaginare quale sia l’evento miracoloso che possa sortire un tale effetto.
Comunque quel che mi indigna di più nei dibattiti nostrani sul terrorismo islamico è lo sciacallaggio di chi strumentalizza eventi così drammatici per fare polemica politica, per accusare gli avversari di questa o di quella colpa o mancanza che dir si voglia. In questi frangenti i Paesi dell’Occidente, ed il nostro in particolare, dovrebbero essere uniti per affrontare un problema comune, non dividersi ancora con assurdi sproloqui che non risolvono nulla. Il più retrivo tra questi, a mio giudizio, è la posizione di coloro che approfittano dell’occasione per rilanciare il vecchio e stantio antiamericanismo e sostenere che tutto quel che avviene è colpa della NATO e dei paesi occidentali (in primo luogo gli Stati Uniti d’America) che avrebbero portato per primi la guerra all’Islam e che avrebbero quindi provocato queste reazioni. Per loro tutto il male sta da una sola parte, e così arrivano persino a giustificare dei terroristi assassini che uccidono persone innocenti e del tutto estranee alla politica ed alle eventuali responsabilità dei loro governi. E poi non mi sembra che il fondamentalismo islamico sia stato colpito più di quanto esso stesso abbia fatto spargendo nel mondo morte e terrore molto prima degli eventi che si ritengono oggi collegati al fenomeno terroristico: gli attentati dell’11 settembre 2001, ad esempio, si sono verificati molto prima che esistesse l’ISIS, ma anche allora qualche fanatico sostenitore di un’ideologia aberrante ebbe a dire che gli americani avevano organizzato essi stessi quella carneficina per poter dare la colpa all’Islam. Credo che ci dovremmo liberare al più presto di questi rottami ideologici che inquinano il dibattito politico e impediscono l’obiettività del giudizio, un elemento che sarebbe oggi più che mai utile, anzi indispensabile, per poter affrontare in modo efficace i momenti drammatici che stiamo vivendo.

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12 commenti

Archiviato in Attualità

12 risposte a “Riflessioni sul terrorismo internazionale

  1. Caro Massimo, anch’io in questi giorni ho tentato di seguire qualche talk-show ma ho presto spento la tv, esasperato. La tv-soprattutto per quanto riguarda le reti più seguite- pensa all’audience e quindi privilegia ospiti famosi (anche se non centrano niente con l’argomento che si discute) e possibilmente litigiosi. Molti telespettatori, d’altra parte, preferiscono ascoltare persone che ne sanno quanto loro piuttosto che ammettere la propria ignoranza e ascoltare un esperto. Credo che, per chi vuole davvero informarsi, siano preferibili le fonti che hanno un pubblico più ristretto e più interessato all’argomento, come Rai Storia, alcune riviste e i libri.

  2. Da parte mia confesso la mia inadeguatezza a comprendere il fenomeno, e proprio per questo ho scritto questo articolo. Gradirei che la tv, anziché procedere con dibattiti inutili e litigiosi, ci informasse in modo equo e distante da ogni ideologia, magari facendo parlare persone veramente competenti e preparate sull’argomento.

  3. Giorgio Cioncoloni

    Ciao Massimo, sono in gran parte d’accordo sull’analisi che hai fatto, soprattutto per quanto riguarda i dibattiti televisivi, dove emerge tutto il pressappochismo e la scarsa preparazione della nostra classe dirigente, più impegnata a mettersi in mostra che a proporre analisi e soluzioni credibili.
    Per quanto riguarda le ragioni storiche sarei un po’ più cauto perché non ci dobbiamo dimenticare che troppe volte noi occidentali abbiamo cercato di portare la “nostra civiltà” nelle popolazioni islamiche stravolgendo impostazioni secolari e abbandonandole poi a se stesse quando non ci faceva più comodo. Spesso i confini degli stati sono stati creati dagli occidentali tracciando delle semplici linee sulla carta geografica senza preoccuparsi di quello che contenevano e contribuendo così alle lotte intestine tra fazioni diverse per il predominio locale che hanno sicuramente contribuito alla nascita del terrorismo, prima locale e poi internazionale.

    • Ciao Giorgio, mi fa piacere risentirti e che tu mi abbia mandato un commento. Su quanto dici posso essere parzialmente d’accordo, nel senso che anch’io ho più volte deprecato la pretesa occidentale di esportare la democrazia in paesi di cultura ed usanze totalmente diverse dalle nostre; ma ciò non può spiegare, né tanto meno giustificare, le azioni di gruppi terroristici che uccidono persone innocenti in modo vile e proditorio. Quello che è certo è che dovremmo cercare di capire alla base il fenomeno, ma senza lasciarci guidare da pregiudizi ideologici ormai del tutto fuori tempo e fuori luogo.

  4. Siamo di fronte a qualcosa di molto preoccupante: ossia, il fatto che questo sia un terrorismo che nasce dall’interno.
    E, aggiungo io, non a caso sta colpendo prevalentemente quelle nazioni che in questi decenni han fatto di tutto per creare una situazione sociale piuttosto complessa. Ieri sentivo la trasmissione di Oscar Giannino in radio, a cui partecipava un esperto: in paesi come Belgio, Francia e Inghilterra purtroppo le Molenbeek sono a decine; si sta parlando di zone totalmente separate dalla città/stato in cui si trovano, zone che a momenti hanno leggi interne e su cui le forze dell’ordine praticamente non possono intervenire.
    Insomma, io sto vedendo il frutto di anni di politiche scellerate.

    • Alcuni paesi sono stati nel mirino dei terroristi per motivi specifici: gli Stati Uniti perché considerati il simbolo dell’occidente diabolico e infedele, la Francia ed il Belgio perché hanno dato ricetto a quartieri dove l’estremismo islamico ha agito incontrollato. Ma non c’è da stare tranquilli, perché l’odio di questi fanatici si rivolge contro tutti coloro che chiamano “crociati” (con ritardo di mille anni) e quindi può colpire anche noi.

  5. Anonimo

    Condivido quanto lei ha scritto a proposito dei media e dei talk show, che personalmente comincio a detestare… Sono d’accordo anche sul capire, sul sapere che credo sia la vera arma e a tal proposito le consiglio un libro che sto leggendo, non proprio aggiornato sui fatti attuali, ma illuminante: (per una ventenne come me): PERCHè CI ODIANO, del giornalista Paolo Barnard (uno dei cofondatori di Report). Le sue inchieste le trova anche su You tube.
    Lucia Scapin

  6. Rodolfo Funari

    Sono d’accordo, caro Massimo, con il tuo esame dei fatti: Sono d’accordo soprattutto con l’ultima parte: bisogna finalmente avere il coraggio civile di dire che il comunismo è una ideologia non solo disumana, ma anti-umana; un sistema criminale che per primo nella storia, prima ancora del nazionalsocialismo e in modo ancora più feroce di esso, ha portato al genere umano ogni sorta di mali. Anzi, direi il Male stesso: quasi il Male assoluto, come una sorta di anti-religione vomitata dalle potenze infernali. Ovvio che da quel versante ideologico, di fronte a stragi efferate come quelle cui abbiamo assistito nei giorni scorsi, gli stolti ripetitori di tali vaneggiamenti non sappiano far altro che speculare da sciacalli sul sangue versato da vittime innocenti. Che il Signore ci liberi dal cancro del comunismo, del sinistrismo progressista catto-buonista e politically correct, che purifichi questo Paese dall’infezione ideologica avversa alla natura, avversa alla logica, avversa al retto senso comune, costituita dal comunismo.

    • Caro Rodolfo, conoscevo anche prima il tuo pensiero politico, ma non mi attendevo una veemenza come quella che hai messo in questo commento. Ora comprendo anche uno dei motivi che ti hanno indotto a lasciare il tuo incarico universitario, dato che gli atenei toscani, come si sa, sono intrisi fino al midollo di quel “cancro” ideologico di cui parli. Anch’io ho la stessa tua opinione in proposito, e non mi sono mai vergognato di ammetterlo, pur vivendo in un ambiente e in una regione dove quella ideologia è purtroppo radicata.

  7. Licia

    Per quanto riguarda ISIS, non può stare in piedi il discorso che la loro sia una vendetta contro gli occidentali (anche se il discorso dei confini tracciati sulla carta con una riga, senza preoccuparsi delle nazioni coinvolte, ha certo una veridicità e notevole peso): non si può considerare una vendetta perchè allora per esempio, gli ebrei, i cui parenti sono stati sterminati a milioni dai nazisti nella seconda guerra mondiale, avrebbero dovuto in seguito fare attentati continui alla Germania per vendicarsi..
    No l’ISIS odia certo l’occidente perchè vuole avere il potere ed è questo che li muove, non il motivo religioso, anche se poi applicherebbero la sharia: vogliono conquistare il mondo e sottometterlo e trovano facilmente manodopera nei tantissimi giovani, anche europei, che sono senza lavoro e completamente allo sbando. L’Europa ha dimenticato i giovani, li ha chiamati la generazione perduta, li ha lasciati soli e senza guida e prospettive. Emblematica è la Tunisia, che l’ISIS vuole continuare a colpire perchè è l’unico Paese arabo che si è dato la democrazia, e quindi lo considerano un pericoloso esempio per gli altri Stati arabi; ma purtroppo proprio in Tunisia hanno potuto avere l’adesione del maggior numero di foreign fighters proprio perchè moltissimi giovani, benchè istruiti, sono senza lavoro. E qui è di nuovo in evidenza l ‘ottusità degli occidentali: Perché questo Paese, anche per la sua importanza geopolitica, andava aiutato in tutti i modi; invece è stato lasciato praticamente solo, nonostante sia stato colpito brutalmente dall’ISIS più volte, ed è chiaro che ISIS ha l’intenzione di sottometterlo al più presto, per poi dedicarsi più agevolmente alla conquista dell’Europa.

    • Gli ebrei hanno una cultura diversa da quella dei fondamentalisti islamici, e quindi la loro vendetta contro la Germania non sarebbe potuta avvenire con le stesse modalità. Quanto alle colpe dell’Occidente, io ne ravviso soprattutto una: quella di voler imporre la democrazia a Paesi e culture che non la concepiscono e non l’accettano. Del resto, anche da noi, la democrazia ha molti difetti, ed io da molto tempo dubito sul fatto c’essa sia la forma di governo migliore.

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