Presidi e insegnanti trattati da mendicanti!

Ecco, ci risiamo! La storia si ripete. Qualche anno fa, in occasione di un concorso ordinario bandito dal Ministero dell’istruzione per il reclutamento di nuovi insegnanti, io ebbi a commentare su questo blog la scarsissima considerazione in cui erano tenuti i colleghi che andavano a formare le commissioni esaminatrici, i cui compensi erano davvero ridicoli e offensivi per l’intera categoria. Il post che scrissi allora si intitolava “Presidi e docenti trattati da pezzenti”; e lì affermavo, commentando il trattamento che il Ministero riservava ai suoi dipendenti, che se qualcuno di noi si fosse appostato in una via del centro cittadino, vestito di stracci e con un cane, a chieder l’elemosina, avrebbe di certo guadagnato molto di più.
Nonostante le proteste di coloro che in questo mestiere hanno un briciolo di dignità, la circostanza si ripete tale e quale ai nostri giorni: è stato di recente bandito un concorso pubblico per docenti non di ruolo ma già abilitati (che non si sa come verranno utilizzati, dato che già adesso il personale è in esubero, dopo la follia del cosiddetto “organico potenziato”), ed i compensi per i presidi e i docenti sono forse ancor più ridicoli di prima, con un’inaccettabile lesione della dignità personale e professionale di ciascuno di noi. In sintesi le cifre sono queste: per i presidenti di commissione c’è un compenso forfettario di circa 250 euro, che diventano 209 per i commissari; ad esso va aggiunta un’ulteriore elargizione di ben 50 centesimi per ogni candidato ammesso allo scritto ed altri 50 centesimi per coloro che saranno ammessi all’orale. he significa tutto ciò? Facciamo l’esempio che una commissione abbia 200 candidati presenti alle prove scritte, e che 100 di questi siano ammessi all’orale: per un lavoro impegnativo e protratto per almeno tre-quattro mesi (tra correzione degli elaborati, colloqui orali, formazione della graduatorie ecc.) i docenti guadagneranno la spaventevole cifra di 359 euro (209+100+50), con la quale potranno darsi alla pazza gioia. Se pensiamo che una collaboratrice domestica riceve in media 10 euro all’ora, le basteranno 36 ore (un paio di settimane di lavoro, o anche meno) per superare il compenso dei docenti componenti le commissioni di concorso. Questa è la considerazione sociale che abbiamo, la stima che il nostro datore di lavoro (cioè lo Stato) ci riserva, valutandoci molto meno di una collaboratrice domestica, di una baby sitter o di un giardiniere.
Si dirà che un po’ ce lo siamo meritato, visto che non abbiamo mai saputo difendere i nostri diritti e soprattutto non siamo mai riusciti a far comprendere a chi ci governa che la scuola non è un parcheggio per la comodità dei genitori, né un diplomificio dove si rilasciano pezzi di carta, ma un’istituzione fondamentale di ogni Paese che voglia chiamarsi civile e democratico, perché da essa dipende la formazione dei futuri cittadini. A parole tutti lo riconoscono, ma di fatto continuano a trattarci da pezzenti; ed io mi meraviglio molto del fatto che ci siano ancora colleghi così poco attenti alla loro dignità da prestarsi a questo gioco squallido di vero e proprio schiavismo intellettuale. Mi auguro che nessun professore accetti di far parte delle commissioni di concorso a queste umilianti condizioni, che neppure nell’Africa nera o in Papuasia si potrebbero imporre alla classe intellettuale. Va poi ricordato che ai docenti delle commissioni viene anche negato l’esonero dall’insegnamento curriculare: così gli sventurati dovranno al mattino fare regolarmente lezione nelle loro classi, preparare le lezioni, partecipare alle riunioni, aggiornarsi ecc. ed in più svolgere quest’altra attività di commissari, un lavoro pesante e di grande responsabilità, per i compensi che abbiamo detto. Io credo che gli schiavi africani importati in America nei secoli passati avessero forse una considerazione sociale maggiore di quella riservata ai docenti italiani del 2016.
E non finisce qui. Di recente (il 3 febbraio scorso) è uscita una circolare ministeriale in base alla quale i docenti che accompagnano gli alunni nei viaggi di istruzione (o gite, come le si vuol chiamare), oltre ad avere la responsabilità civile e penale dei ragazzi per 24 ore su 24 (quindi senza poter neanche dormire), dovranno anche sorvegliare l’autista del pullman affinché non fumi, non beva, non si droghi e non usi troppo il cellulare durante la guida. Così sarà necessario che i professori si trasformino anche in cani poliziotto, oltre che far servizio di baby sitter, di psicologhi, di infermieri, di camerieri ecc. Ci manca soltanto che ci venga chiesto di riparare i guasti del pullman o di pulire le camere ed i bagni degli alunni, così la nostra dignità di formatori verrà degnamente riconosciuta. E tutto ciò senza nessun riconoscimento economico, che da tempo è stato tolto a chi accompagna le gite scolastiche. Tutti doveri, nessun diritto; tutte responsabilità, nessuna tutela.
Io da tanto tempo ho rinunciato a partecipare alle gite scolastiche, anche quelle di un solo giorno, per ragioni personali ma anche per quelle che qui ho rammentato, perché penso che non esista alcun Paese al mondo in cui la dignità dei docenti viene calpestata e sbeffeggiata in questo modo.
Voglio perciò concludere questo post facendo un accorato appello a tutti i colleghi, giovani e meno giovani: abbiate un sussulto di amor proprio, di dignità, di rispetto per la vostra professione, e rifiutatevi tutti, in massa, di accompagnare le gite scolastiche, di qualunque genere e durata. Forse questa potrebbe essere la chiave di volta per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e dei politici sui gravi affronti che la nostra categoria è costretta a subire ogni giorno; ed inoltre sarebbe di certo una forma di protesta molto più efficace dello sciopero, uno strumento ormai inutile ed antiquato che nella scuola non serve a nulla, se non a danneggiare ulteriormente chi, sfortunatamente per lui, ancora ci crede.

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9 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica, Scuola e didattica

9 risposte a “Presidi e insegnanti trattati da mendicanti!

  1. Mario

    Totalmente d’accordo. Nessuno dovrebbe fare il commissario per i concorsi a cattedra, nessuno dovrebbe accompagnare i ragazzi fuori dall’istituto scolastico, neanche in un teatro a pochi passi dalla scuola. Purtroppo ci sono sempre i colleghi che per darsi importanza fanno i commissari, e per non fare lezione accompagnano i ragazzi in tutte le uscite didattiche possibili. La colpa è solo nostra, di una categoria che non ha dignità perché spesso selezionata malamente.

    • I motivi per cui i colleghi accettano di accompagnare le gite sono diversi: a volte approfittano dell’evento per farsi una vacanza gratis (v. le settimane bianche organizzate dalle scuole), a volte lo fanno per non scontentare gli alunni che lo chiedono o anche, come dici tu, per non fare lezione. La nostra categoria è molto varia, per usare un eufemismo, e di ciò approfitta bene chi ci tratta come sappiamo.

  2. Rodolfo Funari

    Parole sante, caro Massimo, ma … che fare? Premesso che a mio parere il popolo italiano non solo dovrebbe farsi sentire, ma attuare una rivoluzione pari a quella francese (infatti l’attuale è un regime di tipo assolutistico), tutto quello che lamenti, che lamentiamo, credo con piena ragione, dipende da un ceto politico assolutamente impreparato e inadeguato non solo ai compiti che spetterebbero loro, ma anche a interpretare la realtà, la vita, la cultura di oggi. Tutto viene di conseguenza, quando chi ci governa, cioè chi dovrebbe costituire la testa pensante di questo Paese, è capace soltanto di arroganza, chiacchiere, vana ostentazione.

    • Sei un po’ severo con il nostro governo, eh, Rodolfo? Certamente l’incompetenza ministeriale gioca un ruolo di non poco conto, specie quando scrive circolari come quella del 3 febbraio di cui si parla nel mio post; ma oltre all’arroganza, come dici tu, c’è proprio una scarsa stima della classe intellettuale del Paese, sia che appartenga al mondo scolastico che a quello universitario.

  3. Umiliante per noi candidati (non solo per i tempi stretti e per il fatto che siamo già abilitati, cioè già valutati ampiamente almeno noi del Tfa, eppure due su tre saranno schizzati fuori, ma anche perché i posti sono banditi regionalmente e mo con la mobilità straordinaria sai che festa), umiliante per gli esaminatori. Sarebbe da boicottare in massa, tutti compatti.
    Ma questi film nemmeno in televisione li trasmettono piu

    • Ovviamente auguro a te e agli altri candidati seri e preparati di vincere questo concorso; solo che non so dove poi vi collocheranno, visto che già adesso c’è il soprannumero in molte classi di concorso, specie dopo l’assunzione dei precari della cosiddetta “fase C”. Ma può darsi che io mi sbagli, perché nella gran confusione provocata da questa legge della “Buona scuola” (titolo ironico) si rischia di perdere il filo degli eventi e di non capirci più nulla.

      • Invece sai che vincerlo potrebbe tramutarsi in una iattura? Io parteciperò (mi tocca), ma sicuro di perderlo, e va benissimo così.
        Per quanto riguarda le gite, hai perfettamente ragione, ma anche qui dovrebbe essere un boicottaggio generale e promosso dai sindacati. Faccio ammenda: ho accettato a fine gennaio di accompagnare la mia seconda sia al museo di Capodimonte il 22 marzo (però andremo coi mezzi pubblici) che a Paestum in aprile. Casomai in consiglio la prossima settimana solleverò il caso.

  4. Guido La Vespa

    Due punti:
    1) Le gite d’istruzione avevano un senso negli anni in cui gli italiani non erano abituati al viaggio, vivevano gran parte della propria esistenza nella comunità di nascita e, insomma, avevano gli orizzonti molto corti. Quando Totò poteva legittimamente dire “Sono uomo di mondo: ho fatto il militare a Cuneo”. Con le generazioni globalizzate e cosmopolite di oggi, concordo con lei che si tratta di iniziative superflue che servono allo “sballo” dei partecipanti, specialmente laddove si scelgano mete veramente da turismo pecoreccio (Amsterdam, Barcellona et similia) o si conceda questo privilegio a classi indisciplinate o in cui allignano addirittura dei delinquenti (molte dei professionali, ad esempio). Immagino che i docenti che accettano lo facciano pensando che per la legge dei grandi numeri è improbabile che qualche pasticcio succeda proprio a loro… ma, se capita? Sono cavoli amari…

    2) Pagare poco i docenti, anche per il ruolo nelle commissioni, è un errore civile e culturale che l’Italia sta pagando e pagherà caro. Perché li incentiva a dare poco conto al loro lavoro, sentendosi non ricompensati degli sforzi che profondono e anzi invitati a fare il minimo sindacale per incassare la scarsa paghetta, chiudendo pure un occhio su eventuali atti illeciti (“Tanto, chi me lo fa fare a denunciare?”).

    Cordiali saluti,

  5. Il caso andrebbe sollevato in tutte le scuole d’Italia. Non accettare più di far parte delle commissioni e non organizzare più viaggi e gite di alcun tipo ( provocando un disagio economico a chi specula su di esse, tipo agenzie di viaggio, albergatori ecc.) potrebbe forse attirare l’attenzione di chi ci governa sul problema della nostra dignità professionale.

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