Fannulloni veri e presunti tali

L’argomento più in voga in questi giorni, accanto a quello dei diritti civili delle “coppie di fatto”, è certamente quello dei cosiddetti “fannulloni” della pubblica amministrazione, coloro cioè che timbrano il cartellino di presenza e poi se ne vanno al mare, a fare la spesa o altro che sia. La cosa mi incuriosisce perché secondo me questa improvvisa alzata d’ingegno del governo, che prevede la sospensione dal servizio in 48 ore ed il licenziamento entro un mese del dipendente sorpreso a fare altro in orario di servizio, è destinata a risolversi in una bolla di sapone, come quasi sempre accade da noi. Come si sa, noi siamo il paese del “fatta la legge, trovato l’inganno”, e non credo che questa faccia eccezione; perciò i colpiti dai provvedimenti avranno la possibilità di difendersi, fare ricorso, farsi assistere da avvocati e sindacalisti vari ecc., e così di sospensioni e di licenziamenti ne vedremo molti meno di quanti ce ne potremmo aspettare. C’è poi un’altra abitudine tipicamente nostrana: che cioè di un problema se ne discute fin quando l’attenzione mediatica vi si rivolge e tutti ne parlano; poi, passata l’ondata di interesse di giornali e TV, tutto ritorna come prima. Ma c’è di più. C’è un’altra caratteristica tipica di noi italiani che interviene in casi come questi: il cosiddetto “benaltrismo”, per cui chi si trova accusato di qualcosa reagisce non tanto negando il proprio errore (che, se testimoniato dalle telecamere, non può essere negato) quanto affermando che c’è chi ha fatto molto peggio di lui, e che quindi il proprio “errore” non è da ritenersi così grave, visto che ce ne sono altri ancor peggiori. E’ quello che successe nel 1992 in occasione del caso detto di “Tangentopoli”: tutti i politici corrotti affermavano che ce n’erano altri più corrotti di loro, e così riabilitavano la loro immagine agli occhi dei cittadini.
Sul problema dell’assenteismo nella pubblica amministrazione, tuttavia, io vorrei porre l’attenzione su un problema di cui nessuno ha parlato finora nei dibattiti televisivi e sui giornali, almeno a quanto ne so. Si è fatta tanta polemica, ed è sorta tanta indignazione contro coloro che timbrano il cartellino di presenza e poi se ne vanno in giro; ma non si è parlato affatto di coloro che sul posto di lavoro ci vanno regolarmente ma poi fanno poco o nulla. A chi non è capitato di trovarsi in uffici pubblici (comunali, giudiziari tributari, ospedalieri ecc.) e di vedere ovunque scrivanie vuote, computer accesi e lasciati lì, impiegati che discutono allegramente tra loro e prendono il caffè o leggono il giornale incuranti delle persone che li stanno aspettando e che hanno giustamente premura di ottenere quanto desiderano e di cui hanno diritto? Quegli impiegati non sono andati al mare o a fare la spesa (forse ci saranno anche andati in altri momenti, chissà), sono sul posto di lavoro, ma tra pause caffé, pause colazione, pause colloquio ameno con i colleghi ecc., praticamente lavorano la metà o un terzo di quanto dovrebbero. Perché nessuno controlla queste persone e impedisce che gli uffici, le scrivanie e i computer siano lasciati vuoti per ore da persone che, almeno ufficialmente, sono sul posto di lavoro? Perché non sospendere e licenziare anche costoro? Sarei felice che i dirigenti, adesso minacciati anche loro di licenziamento, si impegnassero a controllare tutti i dipendenti, non soltanto i cosiddetti “furbetti del cartellino”.
Nel mondo della scuola, che pure fa parte anch’essa della pubblica amministrazione, fenomeni come quelli descritti sopra sono possibili solo da parte del personale non docente (collaboratori amministrativi, bidelli ecc.) che in effetti qualche volta anch’io ho visto fuori della scuola in orario di servizio, a fare la spesa o altro. Ma i docenti non possono farlo, perché non si possono lasciare gli alunni da soli, c’è l’obbligo di vigilanza e la responsabilità civile e penale; perciò può capitare che un docente arrivi in ritardo sul posto di lavoro, ma non succede che non si presenti in aula e salti totalmente il turno di servizio, a meno che non abbia un valido e documentato motivo, e questa è la differenza tra la scuola e gli altri settori pubblici. Può però accedere (e accade purtroppo, anche se in casi rari) che il docente vada regolarmente in classe ma poi lavori poco e male, abbia un rendimento insufficiente ed un’azione didattica totalmente inefficace; ed è una situazione, questa, che può verificarsi anche in caso di docenti preparati nella loro materia ma incapaci di tenere la disciplina in classe o di trasmettere agli alunni le loro conoscenze. Cosa può fare un dirigente in questi casi? Nulla, se non vuole andare incontro a ricorsi e vertenze che finirebbero per dar ragione al dipendente ed obbligare lui stesso a rifondere i danni. E’ anche di questo problema che dovrebbe occuparsi la legge; e se si teme che il Dirigente abusi del proprio potere per perseguitare o addirittura cacciare chi non gli è simpatico o chi lo contesta (il cosiddetto “docente contrastivo”), si potrebbe però costituire commissioni ministeriali di ispettori e di esperti che, a chiamata dei dirigenti, si rechino nelle scuole per verificare se quel docente è un perseguitato o se veramente non merita la cattedra e lo stipendio che riceve. Un tempo esistevano gli ispettori ministeriali, che svolgevano appunto questo tipo di controllo, ma oggi sono spariti anch’essi travolti dalla logica dei progetti inutili e delle pastoie burocratiche. Ricostituire oggi un’autentica “task force” ministeriale che verifichi capillarmente il lavoro di certi professori mi pare l’unica strada percorribile non solo per eliminare il problema dei “fannulloni”, ma anche per dare il giusto riconoscimento a chi si dedica anima e corpo ad un lavoro purtroppo scarsamente riconosciuto ed ancor meno stimato. Lo squallido egualitarismo che affligge il mondo della scuola e che tratta tutti allo stesso modo senza considerare le profonde differenze esistenti tra noi dal punto di vista dell’impegno, del carico di lavoro e della qualità didattica, è il vero nemico da sconfiggere se si vuole che il nostro sistema scolastico torni ad essere veramente efficace e formativo.

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4 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica, Scuola e didattica

4 risposte a “Fannulloni veri e presunti tali

  1. NICOLA BARBONE

    Preg.mo Professore,
    La Pubblica Amministrazione non si riforma con leggi che minacciano licenziamenti e altre amenità.
    Bisogna:
    – semplificare le norme;
    – preparare la dirigenza. Il dirigente non deve trascorrere la giornata nel proprio ufficio e guardare tutti con supponenza dall’alto della sua posizione, ma deve girare negli uffici e toccare con mano sia il lavoro dei propri collaboratori che la soddisfazione del cittadino. Così facendo non ci sarebbero gli assenteisti perché il dirigente avrebbe immediata contezza della presenza dei collaboratori;
    – abolire la “pianta organica”, tanto cara ai sindacati, ma dare la possibilità ai dirigenti di utilizzare il personale dove necessario.
    Quanto sopra per esperienza personale. […]
    Gente che non ha mai frequentato un ufficio come fa a volere organizzare l’amministrazione e modificare le procedure?
    Questa tecnica l’ho appresa a scuola. Il Preside dell’Istituto Tecnico Commerciale per ragionieri che frequentavo, eravamo nel 1955, desiderava che le porte delle aule, durante le lezioni, rimanessero sempre aperte in modo che lui passando nei corridoi potesse assicurarsi che si stesse facendo lezione. Di tanto in tanto veniva ad assistere alle lezioni. Se la lezione era fatta bene salutava ed andava, in caso contrario invitava il docente a passare in presidenza per un colloquio. Le posso dire che i docenti che rimanevano in quell’Istituto erano veramente selezionati.
    Ieri invece ho partecipato ad una riunione di genitori presso il liceo classico che frequenta mia figlia (ho 76 anni ma ho anche una figlia di 15 anni – avuta dalla stessa moglie con cui sono coniugato da 45 anni). Una mamma ha segnalato alla Preside l’inadeguatezza dell’insegnante d’inglese. La Preside è caduta dalle nuvole. Mia figlia da me interpellata mi ha confermato: è frequentemente assente pur venendo a scuola in bici; quando c’è sciopero dei mezzi pubblici non si presenta, quando c’è sciopero a scuola partecipa, quando l’influenza impazza ne è colpita.
    Per questa volta basta, ho già abusato della sua pazienza, in altra occasione le racconterò dell’insegnante di latino, greco, italiano, storia e geografia.
    PS: il suo indirizzo e-mail presente nel blog non è attivo?

    • Egr. sig. Barbone, mi scuso per aver accorciato un po’ il suo commento, ma risultava troppo lungo per lo spazio utilizzabile in un blog. Concordo con quanto scrive, soprattutto con il concetto secondo cui i dirigenti non dovrebbero stare chiusi nel loro ufficio ma circolare all’interno della struttura e verificare se gli impiegati stanno effettivamente lavorando; a volte accade però – come qualcuno mi ha ricordato – che i dirigenti stessi fanno parte della cricca, e che se anche si accorgono che qualcuno non svolge come si deve i propri compiti lo lasciano stare perché anche loro non brillano per impegno e alacrità.
      Per quanto riguarda la scuola e l’esempio del suo preside, le dico che io sarei ben contento se il mio dirigente venisse a sentire le mie lezioni; non amo però tenere la porta dell’aula aperta durante le lezioni, che non debbono essere ascoltate da tutti quelli che si trovano a passare di là, ma solo dai miei studenti.
      Le faccio i complimenti per la sua vitalità, visto che a 76 anni ha una figlia di 15. Mi racconti pure quel che succede in quella scuola, anche a proposito dell’insegnante di latino greco e italiano; anch’io insegno quelle materie al liceo Classico, quindi ascolto sempre con attenzione quel che le riguarda. Ultima cosa: il mio indirizzo e.mail (menander@alice.it) è perfettamente funzionante e se vuole può scrivermi anche in privato.

  2. valentina

    Buongiorno
    Quello lei dice nel suo blog lo condivido pienamente perché ci sono dei professori che fanno passare la voglia di studiare invece di farli amare lo studio come nel caso di mia figlia che è al secondo anno del liceo hanno un’insegnante che insegna italiano e latino mortificandoli di continuo e quindi i ragazzi sono giù di morale con crisi di ansia continue terrorizzati dall’insegnante cosa che non succede nelle altre materie.Sono andati anno scorso dal preside con scarso risultato non ne possiamo più siamo stufi di questo comportamento.

    • Signora Valentina, la comprendo e mi dispiace che lei e sua figlia vi troviate in questa situazione. Nel suo commento però lei è stata troppo generica: non mi ha detto che tipo di liceo frequenta la ragazza, e soprattutto cosa fa di così grave questa insegnante per provocare malesseri e crisi di ansia negli studenti. Se non vuole che siano pubblicati nomi e dati sensibili, e magari desidera un consiglio da me, mi dia maggiori informazione scrivendomi una mail al mio indirizzo privato (menander@alice.it).

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