Il Risorgimento a rovescio

Per avere anche frettolosamente studiato la storia, tutti noi sappiamo quanta fatica e quanto sangue costò, nel secolo XIX, il processo del Risorgimento, ossia di quel periodo storico che portò all’unificazione dell’Italia ed alla liberazione della nostra patria dal dominio straniero. Fu un processo storico che, non terminato durante il secolo XIX, proseguì anche nel XX con la prima guerra mondiale, che costò all’Italia qualcosa come 600.000 morti per il preciso fine di completare il processo di unificazione del Paese e l’acquisizione delle cosiddette “terre irredente”. Spesso mi sono chiesto, a proposito di quest’ultimo evento, se valesse la pena di pagare un contributo di sangue così alto per acquisire territori che ancor oggi dispregiano il tricolore e non si sentono neppure italiani, tanto che, se ci rechiamo in Alto Adige, ci sembra di stare all’estero e di far fatica a trovare qualcuno che parli la nostra lingua. Ma attualmente, visto ciò che sta accadendo a livello di Unione Europea, questa mia sensazione di perdita della nostra identità nazionale si è ingrandita a dismisura, e mi viene da pensare che se Cavour, Mazzini, Garibaldi e Vittorio Emanuele II potessero vedere dove sono andati a finire tutti i loro sforzi, si rivolterebbero nella tomba, tanto per riprendere un’espressione di uso comune.
Se ci mettiamo a considerare la situazione politica ed economica del nostro Paese in rapporto all’Unione Europea, vediamo come il dominio straniero sull’Italia è tornato ad esistere ancor oggi, nei primi decenni di questo sciagurato secolo XXI; la differenza è soltanto che nei secoli passati condottieri come Napoleone ci occupavano con gli eserciti e con i cannoni, adesso invece ci schiacciano con le norme repressive dovute al loro potere economico, che ha buon gioco a dominarci se teniamo conto del nostro debito pubblico, giunto ormai a dimensioni tali da impedirci non dico di fare la voce grossa in Europa, ma perfino di farci ascoltare e considerare. Il caso dell’Italia non è molto diverso da quello della Grecia, dove le sbruffonate di Tzipras non sono servite a nulla perché le condizioni economiche del suo paese l’hanno costretto, nonostante i proclami bellicosi ed un inutile referendum, a chinare la testa di fronte ai potentati economici tedeschi, francesi ecc. La stessa cosa, sia pur in tono leggermente minore, tocca anche noi: il nostro Governo, a livello europeo, conta poco o niente, ed anche Renzi, come il suo collega greco, ha dovuto accettare una serie di condizionamenti, di prescrizioni, di diktat inauditi per uno Stato che vuol definirsi sovrano e indipendente, e che non era costretto ad accettare finché non c’è stata questa Europa tiranna e dominatrice e finché non è stato compiuto  l’errore di entrare nell’euro, privando il nostro Paese della possibilità di battere moneta e quindi di poter gestire la propria economia. E che l’Italia non conti nulla in Europa, ma sia di fatto tornata sotto la dominazione straniera, lo vediamo da molti fattori che sarebbe troppo lungo qui elencare: basti dire, prendendo ad esempio la normativa bancaria, quello che è avvenuto negli ultimi anni, quando il governo di Frau Merkel si è permesso di dare soldi pubblici, miliardi di euro, per sostenere la Deutsche Bank, mentre poi ha imposto a tutti gli altri governi dell’Unione di non salvare più le banche in fallimento, e così da noi è accaduto quel che sappiamo a proposito delle quattro banche di recente andate a gambe all’aria e delle centinaia di risparmiatori che hanno visto andare in fumo tutti i loro soldi. Anche qui è valsa la legge del più forte, tanto che i signori teutonici si sono potuti permettere di dare ordini a tutti e imporre la loro dittatura economica, nonché di mettere la sordina alla loro disonestà, ben rivelata al mondo dalla vicenda della Volkswagen. E a proposito voglio citare una frase che fu detta, non ricordo da chi, alcuni mesi fa a proposito del crack della Grecia: che la signora Merkel è riuscita a fare ciò che non riuscì ad Hitler, tenere cioè tutta l’Europa sotto i suoi piedi.
Questa situazione di soggezione (per non dire di schiavitù) in cui ci troviamo per colpa dei nostri imbelli governanti si riflette in ogni ambito della vita economica e sociale: dall’Europa ci viene imposto il quantitativo di latte, di frutta, di altri generi che possiamo produrre, e guai a non rispettare gli ordini delle Loro Eccellenze, vengono fuori multe milionarie! Ci vogliono persino costringere a produrre formaggio con il latte in polvere, mandando in fumo la tradizione gastronomica italiana, la migliore del mondo senza dubbio alcuno. Ed anche nella scuola abbiamo visto, proprio quest’anno, il grado a cui è arrivata la nostra sottomissione agli stranieri: hanno costretto il nostro governo ad assumere gli insegnanti precari in base alla norma (fatta da loro, non da noi!) che se un dipendente pubblico supera i 36 mesi di servizio deve essere assunto a tempo indeterminato dallo Stato. La conseguenza di ciò è stata che, accanto all’immissione in ruolo dei molti docenti che hanno occupato i posti vacanti, ne sono stati assunti altri 50.000 circa del cosiddetto “organico potenziato”, i quali sono praticamente superflui per quanto riguarda la didattica, perché non hanno classi dove far lezione ma si limitano alle supplenze brevi, ai corsi di recupero ecc., tutte attività che venivano svolte anche prima senza che lo Stato dovesse pagare tutti questi stipendi in più soltanto perché “l’Europa ce lo impone”!
E’ veramente triste vedere come la nostra patria abbia perduto la sua identità nazionale e si sia fatta ancella dei potentati economici stranieri, senza più poter decidere il proprio destino. A ciò ha contribuito anche la sciagurata apertura delle frontiere, un provvedimento che ha fatto sì che chiunque possa entrare in Italia senza controllo: clandestini, criminali, spacciatori, gente di ogni genere che varca tranquillamente i confini senza che nessuno chieda loro neanche il passaporto o la carta d’identità. Così possono arrivare da noi, senza alcun controllo, droga, armi, esplosivi, qualsiasi cosa, perché la dogana ed i controlli di frontiera non esistono più.
Purtroppo nessuno dei combattenti di Caporetto e di Vittorio Veneto è più in vita, ma sarebbe interessante chiedere a costoro per che cosa hanno combattuto, per cosa sono stati mesi ed anni a marcire nelle trincee ed a rischiare la vita ad ogni momento. Quel che si diceva loro con la retorica del tempo, cioè che stavano lottando per una Patria libera e unita, si è rivelata un’inutile formula priva di senso; e non solo perché quelle terre da loro conquistate non si adattano neanche adesso ad essere italiane, ma perché l’Italia stessa non è più libera, non è più in grado di gestirsi e di decidere la propria politica e la propria economia. Se questa deve essere l’unione europea, dico allora che sarebbe stato molto meglio non farne parte e non accettare quella moneta unica che è stata per le nostre famiglie un vero flagello. Se è vero, come è vero, che l’Italia è la prima nazione al mondo per l’arte e la cultura, fa orrore soltanto il pensare di aver perduto la nostra indipendenza e la nostra coscienza nazionale. Ci vorrebbe un nuovo Risorgimento, un nuovo Cavour o un nuovo Garibaldi; ma penso proprio che in questo periodo storico anche soltanto ipotizzare una simile eventualità altro non sia se non fantasia allo stato puro.

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3 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica

3 risposte a “Il Risorgimento a rovescio

  1. La patria è formata dagli italiani, non è un “essere alieno” dotato di una sua volontà autonoma. E alla situazione attuale ci si è arrivati anche per, gravi, colpe nostre. Quando alla cultura vera, quella che richiede lavoro e impegno per essere appresa, si è sostituita la cultura “facile e divertente” quasi che la scuola debba essere, per gli studenti, intrattenimento e non lavoro. Chi controlla i cordoni della borsa decide, e noi ci siamo venduti per trenta denari; è infantile piangere che sei uno schiavo dopo che tu liberamente hai deciso di venderti. Se la Merkel è riuscita a comprare l’italia e la grecia è stato anche perché esse son state ben contente di essersi vendute convinte di aver fatto un ottimo affare.
    Forse prima di desiderare un nuovo Garibaldi o un nuovo Cavour, Cavour che fra I suoi capolavori diplomatici ebbe l’alleanza con Napoleone III per “fare l’Italia”, sarebbe opportuno fare un poco di autocritica e maturare. Per imparare dai propri errori bisogna avere il coraggio di ammetterli.

    • Caro Shevatlas, io posso essere d’accordo su tutto quello che hai scritto, ma puntualizzando una cosa: che cioè se stiamo in questa situazione non dipende certo dai cittadini singoli, molti dei quali (come il sottoscritto) sono sempre stati nazionalisti e propensi alla difesa della dignità della nostra patria. La colpa della “vendita” allo straniero è di quei governi (in primis quello di Prodi) che si sono lasciati abbindolare da promesse e presunti vantaggi che non c’erano affatto; e basti per ciò considerare l’enorme perdita del potere d’acquisto che ebbero i nostri stipendi con la sciagurata decisione di entrare nell’euro. I cittadini semplici, come sempre, contano poco o nulla.

  2. Rodolfo Funari

    Sono pienamente, perfettamente d’accordo su tutto.

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