L’orrore della narrativa attuale

In questi giorni di vacanze natalizie, com’è noto, abbiamo un po’ tutti l’abitudine di girovagare per i negozi ed i centri commerciali, dove un turbinìo di luci e di colori ci invita ad acquistare il più possibile, secondo i canoni ormai noti della società consumistica. A me personalmente, certo per deformazione professionale, attirano più di tutto le librerie, dove migliaia di volumi giacciono sui panchetti e gli scaffali in attesa di potenziali compratori, dando la netta impressione di disordine che quasi sempre si ritrova in questo tipo di negozi: testi di storia antica mescolati con quelli di storia moderna, filosofia mescolata con psicologia o sociologia, manuali di cucina insieme a libri per bambini ecc. In questa inevitabile confusione c’è però qualcosa che viene immediatamente posta sotto gli occhi del visitatore appena entra in libreria: i cosiddetti “best sellers”, ossia le novità del momento generalmente più vendute, che coincidono quasi sempre non con opere classiche di immortale valore, ma con romanzi o racconti composti da giornalisti e sedicenti scrittori contemporanei.
E’ quindi quasi un obbligo, quando si entra in libreria, prendere in mano qualcuna di queste novità editoriali e sfogliarne qualche pagina; lo faccio anch’io, anche se poi mi guardo bene dall’acquistare questa roba e mi rivolgo, se mai ho desiderio di comprare qualcosa, ai miei amati testi classici ed alla saggistica più seria. Ciò perché ogni volta apro un libro di uno “scrittore” contemporaneo mi si stringe il cuore nel constatare quanto questi libri sono scritti male, senza idee e soprattutto senza alcun valore letterario: la sintassi è praticamente inesistente, con periodi di due o tre parole delimitate dal punto; la stilistica e la retorica non si sa neanche cosa siano; le norme della narratologia sono quasi sempre trascurate o del tutto ignorate; le descrizioni sono misere e non rendono affatto l’idea di chi o che cosa s’intende descrivere; le vicende raccontate sono quasi sempre stereotipe, misere e ripetitive, senza alcuna originalità; l’informazione culturale è fortemente carente. C’è da chiedersi chi mai possa spendere dei soldi per acquistare questi obbrobri; forse si tratta di persone vuote, ignoranti, che non conoscono affatto l’arte della letteratura, che non hanno mai letto i veri scrittori (Manzoni, Verga, Pirandello, Svevo ed altri) e che quindi si entusiasmano a leggere certi scribacchini che dovrebbero in molti casi tornare alle scuole elementari. Non voglio fare nomi, perché tanto sono tutti uguali: l’arte oggi è morta, si sa, non solo quella letteraria, e quindi nessuna meraviglia se vengono spacciati per romanzi e racconti delle schifezze che nei secoli della vera arte nessuno avrebbe accettato di leggere e tanto meno di pubblicare. Ma oggi, si sa, quello che conta è il denaro, e ci sono case editrici, come la Newton Compton di Roma, che pubblicano ogni nefandezza possibile pur di far soldi sulle vendite. Anni fa proposi a questo editore romano la pubblicazione della mia traduzione delle commedie di Menandro, un autore greco pochissimo conosciuto in Italia ma che ha avuto un enorme rilievo nella storia della cultura mondiale. L’editore rifiutò di prendermi in considerazione; e adesso scopro che sta pubblicando una collana dedicata ai “nuovi talenti letterari” con libri in cui una maestra elementare troverebbe un’infinità di errori di sintassi e di lessico. Ma tant’è: è noto che la legge del mercato, qui da noi, trionfa sulla qualità e sulla cultura, e di ciò dobbiamo, nostro malgrado, farci una ragione.
Oltre al valore letterario praticamente nullo degli “scrittori” contemporanei, quello che mi colpisce in essi è l’estrema volgarità e oscenità di cui sono infarciti: turpiloquio in ogni pagina, descrizione minuziosa di atti sessuali per solleticare i bassi istinti dei lettori, i quali evidentemente leggono questi libri pornografici perché è questo ciò che cercano; autori ed editori lo sanno e per questo rincarano la dose, sapendo che più oscenità c’è in un libro e più lo si vende. E quel che fa più specie, proprio perché non eravamo stati a ciò abituati dalla vera letteratura, è che questi obbrobri sono spesso scritti da donne, le quali evidentemente credono che assumere le brutte abitudini (come il turpiloquio) tipicamente maschili faccia parte della loro emancipazione. Certo, se la donna deve avere gli stessi diritti dell’uomo, secondo loro, allora può e deve usare anch’essa le parolacce, le bestemmie, l’oscenità come usano gli uomini, come se questo fosse un titolo di merito. C’è una signorina del nord Italia, di cui non voglio fare il nome per senso di commiserazione, che ha scritto una trilogia dove la protagonista (una donna giovane) vive schiava dell’istinto sessuale e si accoppia praticamente come un animale, mentre la presunta “scrittrice” si diverte a descrivere minuziosamente gli atti sessuali. Questa vergogna non sarebbe stata possibile in un’epoca in cui era chiaro il concetto di arte e di letteratura, in un periodo in cui l’immagine della donna era molto più pura e rispettata di quanto non lo sia adesso, nonostante tutte le lotte femministe e la relativa emancipazione del gentil sesso. Io ho sempre creduto che, in nome dell’uguaglianza dei sessi e delle pari opportunità, le donne dovessero rendersi pari agli uomini negli aspetti positivi della vita, non in quelli negativi. E ancor oggi, in base all’educazione ed alla formazione che ho avuto, mi indigno quando sento donne e ragazze pronunciare parolacce e oscenità, che farebbero bene a lasciare alla volgarità maschile, anch’essa diffusa oltre misura. Quando poi la volgarità femminile, oltre che parlata, è anche scritta in un libro, il senso di disgusto e di orrore che mi prende è tale da impedirmi di valutare quel libro al di sopra di un sacco di immondizia.

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9 commenti

Archiviato in Arte e letteratura, Attualità

9 risposte a “L’orrore della narrativa attuale

  1. Rodolfo Funari

    Caro Massimo, diciamolo pure … la cultura europea è morta e sepolta ormai da anni. Essa segue la sorte, o per meglio dire, la MALASORTE della vita politica, soggiogata da questo sconcio simulacro di unità fra le nazioni europee: questa simulazione orrida, offensiva della retta coscienza e della ragione naturale, questa messinscena di unità fasulla e di finta concordia fra i popoli, che grida vendetta al cospetto di Dio! L’Europa, la sua vita intellettuale, le sue luci imperiture di cultura, morale, logica, diritto, filosofia, religione, arte, scienza, languono ormai come cadavere putrescente, contornato dagli avvoltoi che da ogni parte del mondo volteggiano in attesa di spolparne quello che resta. Bene così, visto che molti continuano a credere alla bella favoletta del buonismo di marca democratica.

  2. Caro Massimo e caro Rodolfo,
    i vostri lamenti sulla morte dell’arte appartengono alle inutili lamentazioni di quelli che si chiamano “laudatores temporis acti”; e come tali sono innocue e nelle conclusioni di Rodolfo anche inaccettabili. Tuttavia, queste lamentazioni fatte da voi, studiosi seri della letteratura classica, sono sorprendenti. Non credo, infatti, che a voi sia sfuggito il fatto che nella Grecia antica e nella Roma di Virgilio e Orazio, accanto alle opere della grande letteratura circolasse robaccia simile se non peggiore di quella che si trova nelle edicole delle stazioni ferroviarie e perfino nelle grandi librerie moderne: romanzacci di avventure, rispetto ai quali quelli di Salgari sono eccelse espressioni artistiche, racconti pornografici da fare invidia ai filmetti della Cicciolina e di Rocco Siffredi, avevano edizioni, per dirla in termini odierni, di larghissima tiratura; esattamente come i nostri “gialli”, i nostri romanzetti rosa, i polizieschi, le raccolte di barzellette, i nostri fumetti e anche i nostri racconti pornografici. A me sembra che voi facciate finta di non sapere queste cose, per questo parlo di sorpresa … perché mi sorprenderebbe se voi, bravi studiosi, non sapeste queste cose; e se le sapete e fate finta di non saperle non solo mi sorprende ma mi lascia sconcertato, perché due professori, che devono educare i ragazzi alla ricerca della verità, nascondono la verità dietro parole altisonanti ma vuote. Neanche io compro quei libri, neanche io li leggo né tanto meno consiglio di leggerli, ma cerco di togliermi dagli occhi quei veli spessi che non mi fanno vedere la realtà, cerco di capire le cause per cui certe cose esistono e cerco di combatterle non in nome di una “purezza dell’arte” che non esiste, non censurando i brutti libri e i loro lettori,ma diffondendo le ragioni che sollecitano a leggere Omero e il Manzoni e a lasciare invendute le copie dei libri-spazzatura. Con immutata stima, Mariano.

    • Caro Mariano, mi fa piacere che tu legga il mio blog, ma francamente debbo dirti che un commento di questo tono non me lo sarei aspettato. Intanto, per chiarire subito un concetto, ti dico che quando parlo di “morte dell’arte” nel nostro periodo storico, non intendo affatto prendere a modello, quale novello Winckelmann, solo il mondo greco e latino: se parlo di grande arte letteraria penso anche a Svevo, Pirandello, Tomasi di Lampedusa e, perche’ no, anche a Pasolini, il cui talento artistico e la cui grandezza letteraria non possono neanche lontanamente essere confrontate con quelle degli imbrattacarte (anzi, imbrattafiles del computer) di oggi. Tu dici di non leggere simile immondizia, come lo dico io. Dunque perche’ mi critichi? Anch’io esorto a leggere i grandi classici e ne diffondo le ragioni, ma cio’ non esclude che si possano censurare certe nefandezze che si vedono in edicola. Tu mi accusi di nascondere la verita’, ma quale? So benissimo che anche nell’Antichita’ esisteva una letteratura di second’ordine, ma tu avresti dovuto dire a cosa ti riferivi: forse alla “fabula milesia”? Ma quello ed altri generi “di consumo”, sui quali io non nascondo nulla ai miei alunni, avevano almeno il pregio di una forma accettabile, a differenza di quella della narrativa attuale, dove spesso non si sa neppure costruire un periodo sintatticamente corretto.
      Un’ultima cosa, Mariano: tu dici che non esiste l’arte pura, ed e’ qui che il mio dissenso e’ piu’ marcato, perche’ secondo me la vera arte e’ esistita per tanti secoli, diciamo fino alla meta’ del secolo XX, o poco oltre. Poi la societa’ tecnocratica, pseudoscientifica e consumistica, che segue solo la logica del dio denaro, ha creduto di poter fare a meno dell’arte, e non le ha dato piu’ ossigeno. Cosi’ e’ morta, e non credo che potra’ piu’ resuscitare.

  3. Francesco Di Giovanni

    In questo mondo odierno il posto riservato all’autentica bellezza è sempre più ristretto. Cercare di individuare le ragioni di questo declino non è opera semplice, spesso cause ed effetti si confondono, come nell’aforisma se sia nato prima l’uovo o la gallina. Ce la prendiamo con chi approfitta di questo imperante malcostume per “far soldi” ed è giusto che questi volgari avvoltoi siano bacchettati, tuttavia è anche tanto importante quanto drammatico rilevare quanto sia difficile modificare questa deriva della nostra cultura, cambiar rotta. Da musicista e compositore posso dire che ormai anche prestigiose case editrici pubblicano di tutto, purché a pagamento e francamente mi chiedo che valore possa avere mettere il proprio nome in cataloghi dove a fianco dei grandi della musica si trovano anche in gran quantità scribacchini di note messe a caso, che pagano pur di decorare il proprio curriculum con pubblicazioni puramente di facciata e prive di contenuto. D’altra parte in una società come la nostra, un vero Editore non ha vita facile. A volte ho pensato di diventare io stesso editore, pur di combattere questa decadenza, sarebbe tuttavia un’avventura assai rischiosa, forse al di sopra delle mie possibilità economiche. Ho un amico che lo fa da anni e pubblica saggistica, non si lamenta perché ha un carattere forte, tuttavia questo lavoro lo assorbe oltremisura, lo sforzo richiesto è davvero titanico, la sola sopravvivenza è già un prezioso risultato.

    • Ho accorciato un po’ il commento togliendo gli auguri, che ti ricambio sinceramente. Quanto al contenuto, sono pienamente d’accordo con quanto scrivi: gli editori, anch’essi risucchiati dalla logica del guadagno e dalle tendenze economiciste di questa società, non possono fare a meno di comportarsi come si comportano. Ma il presupposto da cui parto io è un altro: quello cioè secondo cui nel nostro tempo (a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, o poco dopo) l’arte non esiste più, nel senso che non c’è nessuno in grado di creare capolavori come quelli dei grandi scrittori, pittori, scultori,musicisti dei secoli passati. Possiamo discutere sulle ragioni di questo, ma mi pare difficile negarlo: oggi si fanno passare per arte delle nefandezze che con l’arte vera non hanno nulla a che fare (composizioni musicali senza senso come quelle dei cantanti attuali, mucchi di sassi o pezzi di pietra spacciati per sculture, romanzi assurdi e sgrammaticati ecc.). Per fortuna esiste il passato, nel quale possiamo immergerci per gustare le vere creazioni artistiche.

  4. Guido La Vespa

    Condivido ciò che lei scrive; o meglio, condivido le sue osservazioni limitatamente al panorama italiano. (Qui faccio una piccola digressione: inizialmente avevo scritto “mercato italiano”: e già da questa scelta lessicale si capisce come la letteratura sia stata come lei dice contagiata dall’ossessione del denaro)
    Spero per la sua salute che non abbia mai provato, in tempi recenti, a pubblicare un romanzo o un racconto. È incredibile a quali manipolazioni commerciali può venire sottoposto un manoscritto che lo sfortunato autore consegna alla casa editrice, o che vengono imposte all’autore (se già sotto contratto) in fase di stesura. L’obiettivo è quello di produrre libri che vendano il più possibile e, se si può, siano anche adattabili al cinema o in televisione, inserendo scene che solletichino i più bassi appetiti dei lettori e semplificando il linguaggio fino a quella porcheria anglo-romanesca che è diventata l’italiano. Il problema è che con questa politica, si uccidono la creatività e la divergenza in nome del “more of the same”, di più dello stesso. Lei immagina che fine avrebbero fatto “I promessi sposi” in un epoca del genere? Posso facilmente raffigurarmi il viso inorridito dell’editore “e lei si aspetta che qualcuno legga queste digressioni storiche? Renzo non si porta a letto Lucia? Chi vuole che si legga questo polpettone? No, no, quella è la porta. “…
    Il risultato è che sono decenni che la letteratura italiana, così ridotta, non ha più nessun peso a livello internazionale, con l’eccezione di Umberto Eco (formatosi molti anni prima di questi mutamenti) – che lei sicuramente apprezzerà. Va detto che anche gli intellettuali, la critica e la parte autoconsapevole del pubblico non hanno fatto nulla per contrastare questa deriva.

    • Grazie per gli auguri, che ho tagliato dal commento ma che ricambio sinceramente. Io non ho mai provato a pubblicare romanzi o racconti, anche se ho intenzione di farlo in futuro, con la pensione; per adesso ho pubblicato soltanto libri relativi al mio insegnamento, cioè legati alle letterature latina e greca. Credo che sia sacrosanto quanto dici sulla reticenza degli editori ad accogliere testi che non si adeguino alla volgarità ed al materialismo moderno, che solletica soprattutto i bassi istinti (v. il post iniziale da me scritto sulla narrativa attuale). Quello però di cui io sono convinto è un’altra cosa: che cioè attualmente “I promessi sposi” non sarebbero pubblicati non solo per le ragioni addotte nel commento, ma anche perché oggi non esisterebbe più nessuno in grado di scrivere un romanzo di quel livello artistico. Il problema è che l’arte di tutti i generi (letteratura, musica, pittura, scultura ecc.) è morta da almeno un cinquantennio, e nessuno è più capace di comporre i capolavori che venivano prodotti nei secoli passati. Ed alla morte, come ognuno sa, non c’è rimedio.

  5. Davide

    L’arte contemporanea é rappresentata dalle opere cinematografiche, serie-tv, manga, cartoni animati… é questa la cultura che prevale nella società moderna. E sí, sono pur sempre una forma d’arte e di cultura.

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