Le “okkupazioni”: uno stupido e vecchio rito

Ho letto in questi giorni che il Liceo “Virgilio” di Roma, una scuola di ben 1500 studenti, è occupata da un limitato gruppo di facinorosi che, con la protervia e la prepotenza consuete in casi simili, impediscono il regolare svolgimento delle lezioni e tengono in ostaggio centinaia di loro coetanei e relative famiglie che vorrebbero invece andare regolarmente a scuola. La Dirigente dell’Istituto sta cercando di sbloccare la situazione, ma cerca di farlo in modo “soft”, senza cioè denunciare gli studenti occupanti – come meriterebbero – e tirando a campare, per così dire, usando cioè l’arma della persuasione, fin qui del tutto inefficace. Oltre a questo grande istituto romano ve ne sono molti altri, in tutta Italia, in cui gli studenti volenterosi e seri debbono subire la gratuita violenza di questi teppisti che considerano la scuola una loro proprietà, anziché un bene pubblico, e credono impunemente di poter calpestare così i diritti altrui, senza che nessuno si muova per far rispettare la legge.
Del resto, si sa, qui da noi di leggi, norme e decreti ne abbiamo a montagne, ma non siamo capaci di rispettarle. Vengono in mente le famose gride manzoniane, che tutti conoscevano ma nessuno rispettava. Così va il mondo, o almeno così andava nel secolo decimo settimo, dice il Manzoni; ma il bello è che sotto questo aspetto siamo ancora in quel secolo, perché in Italia la legge sembra fatta non per essere rispettata, cioè per quella che sarebbe la ragione stessa della sua esistenza, ma per essere calpestata e sbeffeggiata da tutti. Lo vediamo in tutti gli aspetti della vita sociale: divieti che non vengono minimamente osservati, politici e amministratori corrotti, giudici che mettono in libertà i delinquenti dopo pochi mesi o giorni, e chi ne ha più ne metta. Nulla di strano quindi se anche nella scuola lo spettacolo è lo stesso: c’è un reato preciso che si chiama interruzione di pubblico servizio, e l’occupazione di un istituto scolastico lo è di sicuro, questo è pacifico; ma di ciò nessuno si cura, e si continua a permettere a questi degenerati nipotini del ’68 di continuare a fare le loro bravate, senza che nessuno intervenga e faccia sgomberare con la forza la scuola dalle forze dell’ordine, denunciando gli occupanti maggiorenni e sottoponendoli a procedimento giudiziario. Se solo si profilasse per loro il rischio di vedersi compromettere la fedina penale e rischiare quindi gravi conseguenze future sulla possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro, sono certo che costoro se ne andrebbero subito a casa con la coda tra le gambe. Ma nessuno ha il coraggio di compiere azioni forti, in questo nostro Paese, ed è questo un gravissimo difetto della nostra democrazia, ammesso che possa chiamarsi tale una forma di governo che consente a chiunque lo vuole di trasgredire le leggi; nessuno si muove, perché un’azione di forza, pur ineccepibile sul piano legale, attirerebbe sui suoi autori l’accusa di violenza, di intolleranza, di fascismo e altri bei titoli simili. Per evitare di finire nel mirino dei “progressisti” e dei radical-chic del momento, si preferisce tacere e tirare a campare, tanto le situazioni prima o poi si risolvono da sé.
Occupare una scuola e impedire a coloro che lo desiderano di esercitare il loro sacrosanto diritto allo studio è non solo una prevaricazione intollerabile, ma anche un reato penale; e quando viene commesso un reato, la pubblica amministrazione, in questi casi rappresentata dal dirigente scolastico, ha il dovere di intervenire con le cattive maniere, se le buone non bastano, perché soltanto così si può tornare alla normalità. A parte l’aspetto legale, va poi aggiunto che le famose “okkupazioni” delle scuole non sono mai servite a nulla, neanche in passato, e figuriamoci oggi: la sospensione forzata dell’attività didattica è assolutamente inutile come forma di protesta, non cambia nulla delle leggi sulla scuola e nessuno se ne sente influenzato, tanto meno il governo attuale che ha da pensare a ben altre questioni. Gli stessi studenti occupanti, dopo la bravata di pochi giorni o settimane, tornano in classe e riprendono l’anno scolastico senza aver concluso nulla se non ritardare i programmi e calpestare i diritti altrui. Se costoro fossero coerenti e credessero veramente nell’efficacia di questa loro attività, allora dovrebbero astenersi dalle lezioni per tutto l’anno e affrontare una bocciatura nel nome dei loro nobili ideali; ma questo nessuno è disposto a farlo, perché l’interesse del “particulare” finisce sempre per prevalere.
Comunque mi preme dire che la colpa di ciò che accade non è tutta degli studenti, ma di una società che continua a far loro credere che le leggi scritte e quelle morali siano solo delle baggianate di vecchi barbogi, e che invece nella realtà ognuno possa fare quel che vuole, anche soffocare i diritti altrui. Del resto, dal “mitico” ’68 in poi si è molto frequentemente sentito dire in televisione e visto scritto su certi giornali che la libertà consiste nel fare ciascuno ciò che vuole, mentre leggi, regole e divieti sono stati considerati residui di un mondo passato, di una società coercitiva e “fascista” da aborrire e da rifiutare. Per tanti anni i Soloni della sinistra hanno ripetuto questi principi ed hanno apertamente sostenuto la diffusa illegalità delle occupazioni scolastiche, definendole addirittura “momenti di crescita”. Ma crescita di che cosa? Della violenza, della prevaricazione, dell’ideologia imposta da studenti e docenti sostenitori di quelle idee a scapito della vera libertà, che consiste prima di tutto nel rispetto degli altri e nel vero pluralismo. Se si vuole davvero protestare lo si faccia con criterio, cercando anzitutto di definire perché e contro chi o che cosa si protesta, abbandonando per sempre questo stanco e stupido rito delle “okkupazioni” che richiama alla mente un periodo funesto della nostra storia e ideologie ormai morte e sepolte.

Annunci

13 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica, Scuola e didattica

13 risposte a “Le “okkupazioni”: uno stupido e vecchio rito

  1. Da comunista concordo con te. L’anno scorso ho furiosamente cazziato le ragazze (impegnatissime in politica) che capeggiavano l’occupazione, dicendo loro “foste vissute nel 1917 sareste passate alla storia, ma per aver fatto fallire la Rivoluzione d’Ottobre”

  2. E ti dico anche l’anno in cui la “protesta studentesca” ha smesso di essere tale: il 1998-99, quando personalmente (facevo il terzo liceo) mi sfilai del tutto da qualunque forma di protesta contro la riforma Berlinguer, per il semplice motivo che… Era già legge. L’anno prima invece anche io ero d’accordo.
    Da allora le occupazioni sono definitivamente diventate okkupazioni, vale a dire vacanze natalizie anticipate. La cosa peggiore è che in parecchie scuole, per disinnescare questa spirale perversa, si “viene incontro” concedendo pause didattiche, settimane alternati e eccetera. Da me, quando andavo a scuola, l’anno che non si protestò (1996-97, primo liceo) facemmo regolarmente lezione fino al 22 dicembre.

    • Nonostante l’enorme distanza ideologica che c’è tra noi due (v. la risposta al primo commento) in questo caso non posso che essere d’accordo con te: se negli anni ’70, ’80 e in parte ’90 le occupazioni potevano avere un senso ed erano vissute come un vero momento di protesta (sbagliato, secondo me, ma io sono di un’altra sponda), adesso sono diventate una comoda appendice alle vacanze natalizie, senza alcun contenuto e del tutto inefficaci.

  3. Anonimo

    Perfettamente d’accordo. Rodolfo Funari

  4. Teo

    A proposito dell’occupazione del liceo “Virgilio” di Roma (che ben conosco, anche se io insegno in uno dei suoi “rivali”, il liceo classico “Dante Alighieri”, sempre al centro storico di Roma), che ha lasciato numerosi danni, com’era prevedibile (cfr. http://roma.repubblica.it/cronaca/2015/12/11/news/virgilio-129280158/ ), mi permetto di postare qui una sorta di pentadecalogo contro le occupazioni, che scrissi una quindicina di anni fa quasi come un divertissement, leggermente riveduto e corretto.
    Argomenti contro le occupazioni e le autogestioni delle scuole
    (versione 1.1, sommaria e schematica)
    1) Le occupazioni rovinano l’immagine della scuola pubblica in generale, e in particolare di quella occupata. .
    2) Occupazioni e autogestioni non hanno mai permesso di ottenere alcun risultato concreto: tutt’al più, risibili tavoli di consultazione e inutili e demagogiche consulte giovanili.
    3) Si prestano a strumentalizzazioni da parte di varie forze politiche, c
    4) Spesso le occupazioni sembrano caricature o parodie di parodie: vedendo “i giovani in lotta” sembra certe volte di assistere al film di Gabriele Muccino (non a caso ex studente del “Mamiani”) “Come te nessuno mai”.
    5) Si sciolgono con le vacanze natalizie come neve al sole.
    6) Un argomento tipico degli “studenti in lotta” è il seguente: “ma noi siamo diversi dai nostri predecessori (che poi spesso sono i nostri fratelli maggiori), noi siamo seri, non velleitari, ci battiamo per cose concrete”: in realtà, qui vale la massima (guarda caso formulata da Karl Marx ne Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte) per cui gli eventi storici che sono accaduti in forma di tragedia tendono poi a ripetersi in forma di farsa.
    7) Sono un pretesto per non fare nulla, sic et simpliciter.
    8) Le cosiddette varie forme di didattica alternativa si risolvono in nulla:
    9) Le occupazioni sono un’ottima scuola di anti-democrazia:
    10) Si rileva spesso una flagrante contraddizione tra alcuni slogan (“vogliamo più aule, non vogliamo più le strutture fatiscenti, protestiamo contro la mancanza di computer e di spazi, di biblioteche, ecc.”) e il vandalismo a cui si abbandonano e che lascia le scuole in stato alquanto deplorevole.
    11) Si riscontra un’abituale disinformazione sui problemi reali,
    12) Va evidenziato che gran parte dei “fighetti”, rampolli della borghesia romana (e non solo), di licei come il “Virgilio” e il “Mamiani”, possono permettersi il lusso di giocare a fare i rivoluzionari da adolescenti perché, da adulti, avranno una serie di garanzie sociali, procurate dalle reti social-familiari, che consentiranno loro ugualmente di affermarsi professionalmente.
    13) Irritante è il loro terzomondismo esibito a ogni piè sospinto,
    14) Durante le occupazioni echeggia metaforicamente lo slogan “Sex, drug and rock’n’roll: in particolare, si consumano stupefacenti senza alcun controllo e ci si abbandona alla più totale promiscuità sessuale senza alcuna remora.
    15) Le occupazioni favoriscono il conformismo, facendo sì che anche gli studenti meno intenzionati a occupare vengano trascinati come pecore e subiscano una sorta di lavaggio del cervello.

    • Caro collega, conosco bene il tuo più che ragguardevole curriculum vitae ac studiorum, sono contento che mi abbia contattato al blog e mi dichiaro del tutto d’accordo con quanto hai scritto su questo rito stantio e assurdo delle cosiddette “okkupazioni”. Però il tuo scritto, che tu antifrasticamente definisci “versione sommaria e schematica”, è in realtà lunghissimo e supera di molto lo spazio normalmente concesso ai commenti in un blog come il mio. Mi perdonerai quindi se l’ho accorciato mantenendone intatti “capita tantum”, che sono sufficienti comunque a capire il tuo pensiero. Ho riportato per intero, invece, il punto n. 12, perché mi pare fotografare perfettamente la situazione sociale dei “fighetti” figli di papà che giocano a far la rivoluzione a scapito delle persone veramente serie ed oneste.

  5. Concordo in pieno. Purtroppo se la scuola insegna, con l’esempio, che le leggi si possono ignorare in nome della convenienza e invocando una sorta di “morale” come giustificazione, giustificazione che eviti anche le conseguenze della violazione della legge, si avranno adulti che cercheranno di aggirare le leggi a loro piacimento cercando mille pretesti per far apparire tale violazione come azione meritoria da lodare e non da sanzionare.

  6. L’ha ribloggato su Cavolate in libertàe ha commentato:
    Ottimo articolo sull’argomento “okkupazioni”. Da leggere anche il commento a firma di Teo 15 punti che mostrano le contraddizioni delle “okkupazioni”.

  7. Teo

    Colgo l’occasione per fare una puntualizzazione di carattere “politico”, che potrà essere condivisibile o meno, ma mi sembra difficilmente confutabile. Nell’articolo si stigmatizzano i cosiddetti “nipotini del ’68”, i “progressisti” e i radical-chic come organizzatori delle occupazioni o come solidali con esse.
    E si conclude con un’invettiva contro i “Soloni della sinistra” che avrebbero giustificato e sostenuto “la diffusa illegalità delle occupazioni scolastiche, definendole addirittura “’momenti di crescita’”.
    La mia opinione, in merito, è che su questi problemi, e sui problemi della scuola in generale, esistano due sinistre: una erede dei movimenti degli anni ’70, vicina ai no global, a certe frange estreme dei sindacati e a ideologie egualitarie. È ben rappresentata in alcuni esponenti dei sindacati e nei più forti contestatori sia delle riforme di Berlusconi, sia di quelle di Renzi, ed è arrivata a mandare al governo, come sottosegretario, quel Davide Faraone, diplomato e studente fuori corso, che ha giustificato certi atteggiamenti.
    C’è però un’altra sinistra, che non rappresenta un’ideologia unitaria, quanto piuttosto le opinioni di alcuni intellettuali, come ad es. Luciano Canfora, che si è sempre battuta per la serietà degli studi e contro gli egualitarismi, evitando, probabilmente, che venisse smantellato il liceo classico, che si creassero aborti come i bienni superiori “unitari” e che si dissolvesse del tutto il concetto di merito, anche contro le ideologie prevalenti nel suo schieramento.
    Va invece detto che la destra, dal 1994 (quando andò al governo con Berlusconi) a oggi, ha sempre e solo concepito la scuola come qualcosa di improduttivo su cui tagliare risorse pubbliche (da destinare magari alle scuole paritarie) e ogni volta che ha preso provvedimenti lo ha fatto degradando ancora di più gli studi (vedi D’Onofrio che abolì gli esami di riparazione o la Moratti che impose commissioni tutte interne agli esami di maturità. Entrambi i provvedimenti poi revocati da Fioroni, un ex democristiano di buon senso). I pochi intellettuali di riferimento che aveva (ad es. Pera, Fisichella, Valditara, Israel) si videro ottusamente negare la possibilità di ascendere agli incarichi ministeriali e sostanzialmente si ritirarono dalla politica attiva. Il punto più basso venne raggiunto con la Gelmini, totalmente incompetente e asservita alle logiche di Tremonti, che confezionò una riforma fatta solo o quasi di tagli e senza un’idea forte di scuola e di università che le stesse alla base. Non so se la mia ricostruzione sia attendibile, ma attendo, se viene pubblicata, eventuali critiche.

    • Caro collega, la tua teoria sulle “due sinistre” è un po’ curiosa, a meno che tu non voglia parlare di diversi orientamenti all’interno della stessa ideologia. Purtroppo anche i grandi intellettuali come Canfora e altri hanno preso parte al movimento del ’68 che ha distrutto la disciplina e la serietà degli studi; poi alcuni, come il latinista La Penna, si sono pentiti ed hanno fatto ammenda dei propri errori quando si sono accorti che il “vietato vietare” e il “non uno di meno” avevano condotto a diplomare e laureare autentici asini che poi sono saliti anche sulle cattedre, e quindi non possiamo lamentarci se ci sono tanti docenti e tanti professionisti incompetenti e se nella scuola attuale ci sono tanti problemi e tante inadeguatezze. Io sono fermamente convinto che il marxismo imperante negli anni ’70-’80 e l’ideologia della sinistra siano le cause assolute della perdita della serietà degli studi e del prestigio della scuola e dei docenti. La destra berlusconiana si è poi adeguata alla situazione di sfascio che ha trovato nella scuola, approfittandone per fare tagli e risparmi; ti ricordo però che i tagli sono stati fatti anche dai governi di sinistra e che l’istituzione delle scuole paritarie risale proprio ad un ministro di sinistra, il sig. Luigi Berlinguer.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...