La scuola degli anni ’70 e quella attuale

Viene spontaneo, quando assistiamo ad un’assemblea d’istituto degli studenti o semplicemente riflettendo sul nostro lavoro quotidiano, pensare alle notevoli differenze tra la scuola di oggi e quella dei tempi in cui io ero studente liceale, dal 1968 al 1973. In base a questo confronto io personalmente trovo assurda e figlia dell’incompetenza la posizione di coloro che affermano che da allora ad oggi nulla è cambiato e che la scuola è “vecchia”: è vero il contrario invece, è cambiato tutto, e non sempre in meglio né sempre in peggio. Proviamo perciò a considerare alcuni elementi (non tutti) della vita scolastica per poter arrivare ad un’opinione circostanziata.
Mi preme anzitutto dimostrare la falsità del pregiudizio dei più accaniti conservatori, coloro cioè che sostengono l’assoluta superiorità della scuola di un tempo, dove “si imparava molto”, “si faceva molto più di adesso”, “gli studi erano veramente seri” e via dicendo. Nel mio caso è vero l’esatto contrario, nel senso che i programmi che svolgo io adesso con i miei studenti sono almeno il doppio, se non il triplo, di quelli con cui mi confrontavo quando ero studente liceale. I miei professori lavoravano poco e spesso male, non erano molto preparati nelle loro discipline oppure, se lo erano, non si applicavano un grande impegno nella didattica; i libri di testo, inoltre, erano un terzo di quelli attuali, e di letture personali o approfondimenti (che oggi io chiedo ai miei alunni) non si parlava affatto. Personalmente avevo un docente di greco che si accontentava di farci imparare a memoria i frammenti dei lirici ed i versi di Omero senza verificare se avevamo veramente compreso l’importanza ed il messaggio culturale di quegli Autori, e che in tre anni non svolse neppure un terzo del programma previsto di storia letteraria; un docente di storia che ci faceva studiare la critica, cioè le opinioni dei vari storici sui fatti, senza prima illustrarci gli avvenimenti oggettivi, tanto che conoscevano tutti i giudizi degli studiosi sulla Rivoluzione francese ma senza sapere nulla di ciò che accadde dal 1789 al 1795. Nel caso del liceo classico, inoltre, le materie scientifiche avevano un peso molto inferiore a quello attuale ed in certi casi non si studiavano affatto, anche perché la sufficienza, sull’onda protestataria e ugualitaria del ’68, era quasi sempre garantita. E’ vero che le attività parascolastiche in orario curriculare erano meno di adesso e si perdevano meno ore di lezione (in pratica, tranne la consueta gita di pochi giorni ad aprile, non facevamo altro), ma molte di più erano le feste e le occasioni di vacanza: l’anno scolastico iniziava il 1° ottobre ed il 4 (San Francesco) era già festivo; a novembre la festività di Ognissanti veniva spesso unita con un “ponte” con il 4 novembre, festa della vittoria nella prima guerra mondiale, l’11 febbraio era festivo per ricordare la Conciliazione, il 29 aprile era Santa Caterina… E così procedendo, i giorni effettivi di lezione erano meno di adesso, mentre i professori facevano veramente la bella vita, avendo impegni molto minori di quelli attuali: le riunioni pomeridiane erano pochissime (non esistevano i consigli di classe, i consigli di Istituto, le varie commissioni ecc.) e le vacanze estive erano di tre mesi o più, perché andavano da giugno al primo settembre (giorno in cui iniziavano gli esami di riparazione, che duravano circa una settimana) e poi riprendevano per un ulteriore supplemento di libertà fino al 1° di ottobre. Concludendo, tutti allora lavoravano meno di adesso: gli studenti, ma anche e soprattutto i professori. Non mi rammarico certo avere maggiori impegni rispetto ad allora, ma non condivido l’idea di chi incensa la scuola del passato e getta fango su quella attuale, perché la realtà è molto diversa.
Allo stesso modo non mi sento di rimpiangere gli anni ’70 neanche da un altro punto di vista, quello della “coscienza politica” degli studenti e dei docenti. Quegli anni erano connotati da un fosco clima di violenza e di intolleranza ideologica, che portò a tanti eventi luttuosi e al dilagare del terrorismo estremista; erano anni bui la cui ombra funesta si estese anche alla scuola, anzi spesso nasceva proprio dalle scuole e dalle università. L’epoca della “contestazione” non può essere mitizzata perché, se è vero che allora c’era un maggior interesse dei giovani per i problemi politici e sociali rispetto ad oggi, è altrettanto vero che il clima che si viveva non era affatto piacevole: io stesso ho dovuto assistere a scontri di piazza tra giovani di opposte tendenze, con feriti e contusi; ho avuto in classe per mesi un professore che veniva a scuola con la testa fasciata per i colpi ricevuti in sala insegnanti da un altro docente di idee politiche opposte (bell’esempio per gli studenti, vero?); ho dovuto confrontarmi con docenti che pretendevano di indottrinarci al loro credo politico e ci chiamavano “compagni”, e altro ancora. Oggi, fortunatamente, questo clima è scomparso e la rivalità ideologica non ostacola più i rapporti umani, tanto che nella scuola c’è sicuramente più tolleranza e pluralismo rispetto ad altri settori della vita sociale. E non è neppure vero che gli studenti non abbiano alcuna coscienza di ciò che accade intorno a loro, o che siano dediti solo allo smartphone o al culto dei beni materiali; in certi casi è così, ma la maggior parte di loro è consapevole dei problemi del nostro paese e di ciò che incontreranno dopo la conclusione dei loro studi, e si interessano alle problematiche sociali e politiche, senza però quella faziosità e quella sciocca illusione rivoluzionaria tanto diffusa negli anni ’70.
Ovviamente, come in ogni aspetto della vita e della società, ogni cambiamento porta con sé conseguenze positive ma anche negative. E cosa c’è di sbagliato nella scuola di oggi che non esisteva allora, quando io frequentavo il liceo? Purtroppo di novità spiacevoli ce ne sono, ma non per colpa degli studenti o dei docenti, ma di chi ci governa e ci amministra: cito ad esempio l’invadenza delle pastoie burocratiche che aumentano ad ogni “riforma” che i vari governi di turno intendono attuare (POF, PTOF, RAV e altre sciocchezze del genere), i progetti para ed extrascolastici che riducono lo spazio delle lezioni e impediscono l’apprendimento delle discipline essenziali nella scuola primaria (la lingua italiana e la matematica, ad esempio), la castroneria della cosiddetta “alternanza scuola-lavoro” che con i licei c’entra come il cavolo a merenda, l’esame di Stato attuale che non funziona, l’assurda infatuazione ministeriale per l’informatica e la multimedialità spesso inutile (se non dannosa), e via dicendo. Ogni epoca ha i suoi pregi ed i suoi difetti, e pertanto non me la sento di pronunciare un giudizio apodittico sulla scuola che ho frequentato io, né su quella attuale; però la differenza c’è, e non di poco conto. Se poi in questo cambiamento prevalgano i dati positivi o quelli negativi è difficile stabilire; spero perciò di poter sentire le opinioni di colleghi e lettori su questo punto attraverso i commenti al mio blog, che continuano tuttora ad essere pochissimi in rapporto al numero delle visite.

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8 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica, Scuola e didattica

8 risposte a “La scuola degli anni ’70 e quella attuale

  1. Caro Massimo, per quanto riguarda il ’68 penso che quel movimento sia partito da un’esigenza di cambiamento sacrosanta e che poi abbia avuto, oltre a dei risvolti indubbiamente positivi, anche delle conseguenze negative; sul ’77, che ho vissuto da liceale, ho invece una visione molto più critica. Da studente di sinistra qual ero e quale sono rimasto non ho mai apprezzato le sterili contrapposizioni dell’epoca né tantomeno i fiancheggiatori del terrorismo di ogni colore, che purtroppo non mancavano.
    Da docente ritengo di trovarmi meglio nella scuola di oggi, pur con tutti i suoi limiti, di come mi sarei trovato nella scuola degli anni ’70: all’epoca gli insegnanti si dividevano in sostanza tra chi voleva mescolarsi con gli studenti rinunciando alla propria funzione di guida e chi tentava di rimanere attaccato ad un passato ormai impraticabile, illudendosi di poter riportare la scuola a com’era prima del ’68. Mettendomi nei panni di uno studente, invece, devo fare una distinzione: ritengo che la formazione superiore di oggi sia migliore di quella di allora mentre spesso penso che le elementari di allora fossero migliori di quelle di oggi. Può darsi benissimo, tuttavia, che io la veda così in base alla mia personale esperienza di alunno.
    Buona serata!

    • Certamente ognuno tende a vedere le cose sulla base della sua esperienza personale. Io, ad esempio, ebbi una maestra eccezionale alle elementari, della quale mi ricordo con gioia e gratitudine anche dopo 50 e passa anni; alle medie invece ed al liceo fui meno fortunato. Nel complesso mi pare evidente che la scuola degli anni ’70, viziata dal ribellismo postsessantottino, era molto carente rispetto a quella attuale. Come ho detto sopra, il programma che svolgo io adesso nelle mie classi è più del doppio di quello che svolgevano i miei professori a quei tempi, ed è questo un motivo in più, per me, per rallegrarmi del fatto che quegli anni bui siano ormai un lontano ricordo.

  2. diegod56

    caro prof. Rossi, molto dipende dall’esperienza personale; io sono del 56 quindi ho fatto il liceo classico subito dopo il famoso ’68, e appartengo ad una categoria particola per valutare la bontà di un liceo: il liceo classico è il mio titolo di studio e null’altro, quindi è la mia formazione culturale

    è vero: le materie scientifiche erano molto trascurate ed ho anche avuto dei docenti molto carenti, praticamente rubatori dello stipendio, mentre per greco, latino e filosofia ho avuto docenti meravigliosi, persone che porto ancora nel cuore, ricordo un professore di greco veramente eccezionale, che ci portò anche a Prato al Fabbricone alle prime storiche rappresentazioni dell’Agamennone allestite da Ronconi, esperienza indimenticabile, e poi un professore di filosofia cieco le cui lezioni su Kant ricordo ancora adesso ed anche una lettura, da lui che era un vero liberale, del Manifesto di Marx («uno spettro si aggira per l’Europa»), una lettura attenta, intelligente

    guardi caro Prof. Rossi, furono anni bellissimi, ma il 90% della riuscita è dovuta ai professori incontrati; purtroppo i ladri di stipendio prendevano la stessa paga di certe figure magnifiche, uomini che hanno lasciato un segno nella mia anima

    è troppo soggettivo il giudizio in queste cose

    • Sottoscrivo quanto ha scritto alla fine: il giudizio è soggettivo. Io infatti non potrei mai definire “bellissimi” quegli anni, che per me furono molto bui e drammatici, con il terrorismo che c’era allora, la violenza politica, la confusione più assoluta che regnava nelle scuole, dove ben poco si riusciva a studiare tra assemblee, occupazioni, cortei e altre simili prodezze. Personalmente ritengo che si lavori molto di più e molto meglio adesso, pur con tutti i problemi che esistono nella società attuale.

  3. diegod56

    Caro prof. Rossi, mi piace rimandarla, a perfetto complemento qui quanto da lei appalesato, a quel che scrive al riguardo un amico mio che è stato suo collega come docente di liceo e da qualche anno docente universitario, laddove riferisce del disastro di quel che arriva dalle medie superiori riguardo la preparazione degli studenti

    http://www.biuso.eu/2015/10/10/corsi-sottozero/

    • Conosco Alberto Biuso dai tempi del didaweb (primi anni 2000), un luogo virtuale di discussione tra docenti dal quale io mi ritirai dopo molte polemiche, derivate dall’estrema politicizzazione della maggior parte dei frequentanti. Comprendo ciò che Biuso dice e non posso né voglio contraddirlo; penso però che il problema dell’impreparazione degli studenti parta dalla scuola primaria, dove alle materie essenziali di studio si sono sostituiti i “progetti”, e dove la grammatica italiana e la matematica sono state abbandonate grazie all’affermarsi dell’ideologia sessantottina ed alle promozioni garantite. I ragazzi arrivano al liceo senza sapere le tabelline o cosa significa verbo attivo e passivo. In queste condizioni è molto difficile fornire loro una preparazione come l’amico Biuso vorrebbe.

  4. Caro Massimo Rossi, non quali professori lei abbia avuto al liceo, per dire che ora sono il doppio se non addirittura il triplo, significa che ha avuto degli insegnanti lavativi. Io mi sono diplomato il 1965 come perito tecnico industriale ed ho preparato in fisica e ed analisi matematica a ragazzi del terzo e quarto anno di ingegneria. Allora le classi venivano decimate di oltre un terzo, ed andava avanti chi in realtà era preparato, poi sono venuti i movimenti dei sessantottini ed hanno rovinato tutto

    • Sul ’68 ha perfettamente ragione, anch’io ho sempre pensato che il libertarismo e il ribellismo di quel movimento abbiano definitivamente rovinato la serietà dell’istruzione. Ma proprio perché io ho frequentato il liceo dopo il terremoto sessantottino (primi anni ’70) la preparazione che ho ricevuto è molto più scarsa di quella di adesso: assemblee continue, occupazioni delle scuole, dibattiti vari, insegnanti “impegnati” e perciò inclini a far tutto fuorché svolgere i programmi, tutto ciò ha determinato, specie nei licei classici e scientifici, un vero disastro. Capisco che negli istituti tecnici, meno politicizzati, le cose siano andate diversamente. Ma sui programmi basta guardare le dimensioni dei libri di testo: quelli di oggi hanno un volume triplo di quelli di allora, e questo mi pare abbastanza significativo.

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