Residui di vecchie ideologie: il femminismo

Girovagando un po’ su internet, come tutti noi nel tempo libero siamo ormai abituati a fare, è molto facile imbattersi in molti blog e siti web che, nonostante siano ormai passati molti decenni dai “mitici” anni ’70 e molte cose siano cambiate in società, continuano a sostenere posizioni decisamente obsolete ed influenzate da vecchie ideologie superate dalla storia. Un rilievo particolare, a questo riguardo, hanno le voci dei sostenitori (o per meglio dire delle sostenitrici) del vecchio femminismo, ancora molto presente sulla rete: basta infatti digitare qualche termine connesso al fenomeno sui motori di ricerca e vi rimandano ad un gran numero di pagine web dove si continua a pontificare sulla presunta discriminazione ai danni delle donne, alle loro minori opportunità di lavoro e di affermazione sociale, sulle violenze che alcune di esse subiscono, e così via; a queste lamentele si aggiungono inoltre quelle sui presunti svantaggi che la natura stessa avrebbe assegnato al sesso femminile, come ad esempio la maternità, che comporta i fastidi della gravidanza, i dolori del parto e l’inevitabile sfiorire della bellezza fisica in seguito a questo evento. Un danno gravissimo, a detta di qualche agguerrita blogger della rete, al punto che in questi siti vengono giustificate ed addirittura ammirate le cosiddette donne “childfree” (altro orribile termine inglese), ossia quelle che deliberatamente scelgono di non avere figli a vantaggio della carriera o della libertà personale.
Tenendo l’occhio rivolto a quel che accade in società, a me sembra che la questione, così come viene presentata in questi siti, sia del tutto inesatta o per lo meno esagerata rispetto alla realtà. E’ vero che la violenza di uomini rozzi e possessivi colpisce spesso le donne, ma questa non è certo una ragione per accusare e criminalizzare tutto il genere maschile, come qualcuna ha fatto e continua a fare: la violenza va condannata e basta, da qualunque parte provenga e contro chiunque sia rivolta, sia esso uomo, donna o bambino. Per parte mia io vedrei con favore un inasprimento delle pene per i cosiddetti “femminicidi” e per qualunque altra forma di violenza e di prevaricazione, associato alla certezza della pena, nel senso che se una persona viene condannata a 10 anni di carcere dovrebbe scontarli tutti, 3650 giorni, senza mai uscire. Ma il fatto che sia una donna a ricevere la violenza non costituisce un’aggravante, perché il danno subito da una persona è lo stesso, qualunque sia il suo sesso. Non si vede perché chi uccide un uomo dovrebbe avere una pena minore di chi uccide una donna. Questo, scusate, non riesco a comprenderlo.
L’altra e più diffusa lamentela delle neo-femministe sarebbe quella secondo cui le donne sarebbero svantaggiate in tutti i settori della vita sociale. Io che vivo nella scuola dico che francamente non vedo questa discriminazione: i magri stipendi che ci danno sono esattamente uguali tra i due sessi, le donne possono compiere esattamente la stessa (misera) carriera che percorrono gli uomini, tanto che esistono moltissime dirigenti donne e persino la nostra ineffabile ministra dell’istruzione appartiene al gentil sesso. Dobbiamo anzi dire che nella scuola le donne sono in grande maggioranza, anche alle superiori, e non sono certo che questo sia un bene; la maternità, inoltre, è ampiamente tutelata in tutto il settore pubblico, forse anche troppo, visto che ci sono donne che si mettono in congedo appena si accorgono di essere incinte e rientrano sul posto di lavoro dopo due anni, causando un esborso ingente all’Amministrazione. Può darsi che vi siano discriminazioni nel settore privato, ma anche qui i singoli casi non possono costituire motivo di generalizzazione . In cambio, ci sono però indubbi vantaggi che le donne ottengono in quanto tali: me ne viene in mente uno che qui non voglio esporre, per la riservatezza che da sempre mi distingue, ma voglio accennarne un altro, che possiamo constatare nella pratica quotidiana. Quando avviene una separazione tra coniugi e la cosa va a finire davanti al giudice, i magistrati tendono a favorire nella gran parte dei casi (per non dire sempre) la moglie ai danni del marito, tanto che lo sventurato è quasi sempre privato della casa coniugale (che magari ha comperato con i propri risparmi), è costretto a pagare gli alimenti alla moglie anche se costei ha un altro compagno, gli vengono tolti i figli per l’assurdo pregiudizio secondo cui una madre sarebbe sempre e comunque miglior genitore di un padre. Ci sono uomini disperati e costretti a dormire in macchina a causa della voracità delle mogli e della partigianeria dei giudici. Su questo le neo-femministe cos’hanno da obiettare?
C’è infine un’altra cosa da dire. Gli antichi romani, che sciocchi non erano, avevano un proverbio che diceva ubi commoda, ibi et incommoda, cioè che dove sono i vantaggi ci sono anche gli svantaggi. E’ quel che è successo con l’emancipazione femminile dagli anni ’70 ad oggi: se giustamente si è riconosciuto che la donna non deve essere più soltanto moglie e madre e che anche lei ha diritto alla realizzazione personale ed all’affermazione sociale, è però altrettanto vero che ciò ha comportato forti cambiamenti del costume ed uno stravolgimento di quella che una volta era la famiglia tradizionale. Oggigiorno i matrimoni finiscono in gran numero (si parla del 40%) ed ancor più ciò avviene nelle cosiddette “unioni di fatto”, ed è questo un fenomeno che è stato indubbiamente incrementato dall’indipendenza economica (pur giusta che sia) delle donne; i figli sono spesso abbandonati a se stessi e lasciati ore davanti alla tv ed al computer, perché sia papà che mamma sono occupati e non possono stare con loro; le nascite sono fortemente diminuite per motivi economici ma anche per egoismo personale, nel senso che talvolta si preferisce restare senza figli perché essi comportano sacrifici e dedizione, ciò che molte persone non vogliono più accettare perché inebriate dal miraggio della carriera e del guadagno. Il più naturale desiderio della donna, quello della maternità, è oggi molto meno sentito e talora persino rifiutato (le donne “childfree” di cui parlavo prima) in nome non solo degli impegni di lavoro, ma anche della libertà personale e persino del desiderio di divertirsi e di farsi magari le vacanze ai Caraibi, per le quali un bimbo piccolo sarebbe un impaccio intollerabile. In questi fenomeni sociali io vedo più gli incommoda che i commoda, perché gli effetti di questa evoluzione hanno provocato molti problemi (ad esempio l’attuale disagio giovanile), oltre ad un grande senso di solitudine e di insoddisfazione diffuso ovunque. Le donne che meritano il plauso e l’ammirazione, a mio parere, sono invece quelle che, pur non rinunciando al loro lavoro, cercano di conciliare gli impegni esterni con il senso della famiglia e della maternità. E’ un compito difficile e faticoso, ma nobile e altruista, in netto contrasto con l’egoismo ottuso di coloro che rifiutano il ruolo che la natura ha loro assegnato. Se le loro madri avessero ragionato come loro, adesso esse non esisterebbero. Forse a questo non hanno mai pensato.

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3 commenti

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3 risposte a “Residui di vecchie ideologie: il femminismo

  1. Francesco Di Giovanni

    Carissimo, nonché Egregio Prof. come sempre mi complimento per l’analisi tanto brillante quanto coraggiosa. Il femminismo è stata una rivoluzione. Io essendo da sempre post.illuminista e dunque rivoluzionario, in quanto maschio, ero dalle femministe mie coetanee ironicamente chiamato “femminista di complemento”. Una certa retorica femminista ha intenti provocatori e si pone come “testa d’ariete” non cerca condivisioni, ma luoghi di conflitto, per affermare la propria supremazia intellettuale.
    Dopo trent’anni di vita randagia da qualche anno sono (mio malgrado, ma sempre con la passione che mi contraddistingue) insegnante ed ho conosciuto anche delle Dirigenti donne di assai modesto valore) Tuttavia di fronte allo strapotere di certi “cosiddetti” maschi, onestamente ti debbo dire che se fossi nato donna, sarei stato/a femminista. Grazie per aver trattato un argomento così delicato, bisogna avere il coraggio di parlarne, per mettere a posto le contraddizioni e trovarci uniti di fronte ad una prospettiva di cambiamento. Un grande saluto da Francesco (Di Giovanni)

    • In parte mi ritrovo in quel che hai scritto, soprattutto quando affermi che “una certa retorica femminista ha intenti provocatori” e “vuole affermare la sua supremazia intellettuale”. In effetti anch’io ho avuto l’impressione che certe posizioni veterofemministe siano viste come eccessive anche da chi le avanza, dato che oggi non ci sono più quegli ostacoli dovuti al genere che c’erano prima del ’68. Quanto alla supremazia intellettuale, si tratta di un atteggiamento tipico della sinistra, che mi ha sempre dato grande fastidio: nulla di strano quindi che ne risentano anche le femministe, che da quella parte politica in gran parte provengono.

  2. diegod56

    Credo che una delle questioni cruciali, nel vivere la vita come donna (e si nasce donna per caso, non lo si sceglie) sia il rapporto con la maternità. Donna e madre sono due esperienze di vita assai correlate ma non sovrapponibili. Non sono un amante della psicoanalisi, però devo dire che il Recalcati nel saggio divulgativo «le mani della madre», ediz, feltrinelli, riesce a centrare la questione con molto equilibrio, sulla base delle esperienze di cura delle nevrosi. In passato spesso era un eccessp del ruolo di madre, troppo possessiva, troppo votata alla missione, che creava disagio sia alla donna stessa che al bambino. Oggi emerge un problema opposto, cioè il ruolo di donna, la femminilità troppo narcisisticamente perseguita, schiaccia il ruolo di madre, si innesta un conflitto. E difatti una nevrosi relativamente nuova consta delle donne sane che, seppur a livello cosciente vogliono essere madri, non riescono a concepire, per un blocco tutto inconscio, una nevrosi. Ora, la soluzione è di semplice buon senso: un equilibrio fra l’esser donna e l’esser madre, per essere una madre sana e non nevrotica ed una donna pienamente se stessa. Comunque nell’uomo la madre è da sempre una realtà complessa e contraddittoria, basta vedere le figure del mito, dalle erinni a Medea. Sono convinto che una serena alleanza fra una donna e il suo compagno di vita, in sincera e onesta collaborazione, sia, alla fine, il vero modo di evitare i problemi.

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