I giovani e lo “sballo”, segno di una società malata

Fa veramente male sentire alla TV certe notizie di giovani che muoiono il sabato notte in incidenti dopo lo “sballo” in discoteca o per alcool e droghe assunte negli stessi locali. La morte di un giovane è sempre un evento triste, anzi orribile perché innaturale; ma lo diventa ancor più se pensiamo a quanto sia assurdo morire in queste circostanze, e per questi motivi. Perché questi luoghi che dovrebbero costituire un divertimento, uno svago per i nostri giovani diventano invece la loro tomba, o provocano comunque, nel migliore dei casi, danni permanenti alla loro salute?
Per rispondere a questa domanda occorrerebbe conoscere le ragioni per le quali i ragazzi di oggi si danno a questo tipo di attività e frequentano locali dove tutto è permesso e nessun controllo viene messo in atto per la tutela dell’integrità fisica e morale delle persone. Confesso che questo è un compito superiore alle mie possibilità, perché non sono uno psicologo né un sociologo; ma qualche idea in proposito ce l’ho soprattutto su chi si approfitta di queste situazioni per arricchirsi e su chi invece non fa abbastanza (anzi, non fa quasi nulla) per impedire che il peggio accada.
Bisogna dire che la generazione dei giovani attuali (dai 15 ai 30 anni, per avere uno spettro quanto più possibile ampio) ha avuto un singolare destino: quello cioè di vivere nel passato e nel presente con tutti i possibili agi e comodità, ma di avere di converso un futuro incerto e imprevedibile. Abituati fin dalla nascita a possedere tutto e a non dover desiderare nulla perché ogni loro richiesta è subito soddisfatta da genitori che male interpretano il loro ruolo, disabituati ad ogni forma di responsabilità e di dovere, i ragazzi si sentono smarriti in un mondo che non offre loro alcuna certezza per la loro vita da adulti; e questo può costituire uno dei motivi per cui essi tendono a vivere nell’ hic et nunc, cioè in un eterno presente, in un paese dei balocchi dove esiste solo il divertimento e lo “sballo”, come lo chiamano loro, in un’adolescenza dorata che on finisce mai, rimandando sempre più il momento in cui dovranno finalmente diventare adulti. Altrimenti come si spiegherebbe il fatto che nei tempi passati, quando i ragazzi dovevano lavorare duramente fin da bambini, quando l’indigenza e l’opprimente autorità dei familiari li costringeva ad una vita durissima, questi fenomeni non c’erano, e né alcool né droga avevano alcuna cittadinanza?
Ma questo smarrimento dei giovani di oggi, che spesso si annoiano e non trovano altro cui dedicarsi se non lo “sballo”, deriva anche dalla mancanza di punti di riferimento morale e di valori di cui soffre moltissimo la nostra società. Figli di famiglie spesso disgregate e di genitori separati, i quali, per accattivarsi la benevolenza dei figli altro non sanno fare se non offrire loro quanto più possono di oggetti materiali per nascondere il vuoto spirituale di cui li circondano, i nostri ragazzi non hanno più ideali né progetti da perseguire e realizzare nella vita, e ciò che resta loro sono solo lo smartphone, la macchina, i vestiti firmati e altri oggetti del genere, i quali non possono certo costituire un obiettivo a lungo termine ma solo uno “status symbol” temporaneo ed insignificante. I valori che un tempo sorreggevano l’ossatura morale della società sono adesso del tutto tramontati: non solo la famiglia, minata ormai dall’abbandono dei ruoli tradizionali dell’uomo e della donna e privata della sua funzione educatrice, ma anche la politica è ormai al di fuori dell’interesse dei giovani. Se negli anni ’70 e ’80 il dibattito ideologico era molto sviluppato e poteva costituire un ideale di vita per molte persone, oggi tutto si è dissolto nell’antipolitica alla Grillo o nell’abbandono di qualunque forma di interesse per la cosa pubblica, sostituito da un esasperato individualismo che porta a valorizzare solo il denaro e i beni materiali. Un vuoto non solo ideologico ma anche morale e spirituale, che induce spesso i ragazzi a tuffarsi nello “sballo” e a rovinarsi la vita con l’alcool e le droghe, perché non c’è altro che possa per loro costituire un’ancora di salvezza o un barlume di speranza o uno scopo di vita.
Tutto questo è poi reso possibile da un concetto di libertà profondamente errato, quello cioè che ognuno possa fare quello che vuole senza alcun controllo; di questa mentalità io sono certo di conoscere l’origine, e anche di sapere quale sia stata l’ideologia che l’ha diffusa e fatta prevalere, ma non voglio dirlo per non farmi tacciare di partigianeria politica. Dico soltanto che questo libertarismo cui assistiamo da decenni è ciò che rende possibile non solo la rovina dei giovani nelle discoteche, ma anche l’azione di chi si approfitta di questa situazione per vantaggio personale, e non parlo con ciò solo degli spacciatori, ma anche dei proprietari di certi locali, che non mettono in atto alcun freno alla vendita di alcool ai minori o allo spaccio di droghe, pur sapendo bene quel che avviene nei loro locali. Se le leggi esistono vanno rispettate, e se non esistono ne vanno promulgate delle nuove: si potrebbe, ad esempio, istituire un servizio permanente di polizia o carabinieri in tutti i locali a rischio ed anche, nel caso di trasgressione delle norme, far chiudere definitivamente le discoteche, dove soprattutto avvengono gli episodi drammatici di cui abbiamo avuto notizia negli ultimi tempi. La legge va fatta rispettare, anche con la forza, e nessun sistema politico o educativo può avere efficacia se non prevede adeguate sanzioni per chi trasgredisce; perciò dovrebbe essere prevista la carcerazione senza sconti e senza riduzioni di pena non solo per chi spaccia sostanze proibite, ma anche per chi vende alcool ai minorenni o approfitta della debolezza altrui per arricchirsi. Quando le buone maniere non hanno effetto è inevitabile il ricorso alla repressione, senza tema di essere tacciati di violenza o di “stato di polizia”. Se lo Stato avesse agito con decisione in tante circostanze forse di problemi sociali ne avremmo oggi di meno, e forse molte vite, sacrificate in nome di un falso concetto di libertà, sarebbero state risparmiate.

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1 Commento

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Una risposta a “I giovani e lo “sballo”, segno di una società malata

  1. Licia

    Io sono della generazione dei babyboomers, e noto che, da troppo tempo, ai giovani sia stato tolto tutto, non solo (grave) la speranza per il futuro. I giovani non hanno più elementi per divertirsi in modo sano, sono state loro tolte le stupende canzoni napoletane piene di passione (il festival di Napoli sarebbe da riproporre) e le altre belle canzoni italiane, a cui sono state sostituite soprattutto canzoni fracassone in lingua inglese, le cui parole non sono facili da comprendere, e che non possono parlare al cuore come quelle cantate nella propria lingua. E’ stata tolta loro la possibilità di ballare insieme a qualcuno, cioè in coppia, uomo donna, anche il romantico ballo del mattone (scusa un pò vigliacca per abbracciarsi): da tempo ballano soli, anzi si “dimenano” soli. Ed è stato tolto loro il romanticismo, il corteggiamento, l’attesa, a volte lunga, ma palpitante, di un sì anche solo per un bacio. Adesso non si dice più fare all’amore, ma si dice fare sesso, come gli animali. Con il solito provincialismo si seguono le mode che vengono dal nord, da quei Paesi che si vuole consideranre più evoluti, e che invece a volte propongono più che altro comportamenti degenerati. I giovani non sanno più che farsene di tutta questa libertà, che non sanno gestire, perchè non ancora maturi. Hanno bisogno soprattutto di coltivare e ricevere amore. E che vengano a loro indicati degli ideali da perseguire, dei personaggi che hanno lottato in tutti i campi per un mondo migliore.
    Altrimenti il rischio è che, in questo deserto spirituale, poi, molti diventino cattivi (che in latino vuol dire “prigionieri”).

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