I difetti della classe docente

In questi ultimi tempi mi pare che il comportamento di molti colleghi, che hanno boicottato (inutilmente) l’approvazione della riforma della scuola, abbia messo a nudo le magagne, i difetti e le frustrazioni che da molto tempo caratterizzano la mia categoria, quella degli insegnanti di ogni ordine e grado. Dal computo vanno però esclusi i docenti universitari, i quali pure, nonostante gli evidenti privilegi di cui godono, si lamentano abbastanza e non sono mai contenti di nulla; ma sulla casta degli accademici preferisco sorvolare, anche per non attirarmi addosso varie proteste e forse anche qualche querela.

Torniamo quindi ai docenti di scuola primaria e secondaria, che hanno scatenato un putiferio contro la riforma Renzi-Giannini senza neanche conoscerla bene, dando ancora una volta dimostrazione del loro più cupo pessimismo, una caratteristica questa che è un po’ comune a tutto il popolo italiano, ma che nella categoria degli insegnanti alberga ancor più che nelle altre. Sulla riforma sono state dette cose assurde, che non sono scritte da nessuna parte e che nessuno ha mai neppure lontanamente pensato: che cioè questa legge distruggerebbe la scuola pubblica a vantaggio di quella privata (lo si dice da 20 anni e anche più, con tutti i governi), che non esisterà più la libertà d’insegnamento, che noi docenti diventeremo schiavi dei presidi, che la scuola stessa è morta per sempre ed altre amenità di questo tipo. Ci manca solo l’invasione delle cavallette e poi siamo al completo, se stiamo a sentire queste Cassandre e questi Calcanti che sanno profetizzare soltanto sciagure.

Il pessimismo cosmico, la pretesa di conoscere il futuro (cosa di cui già gli antichi dubitavano) ed il vederlo tutto nero e senza speranza è quindi il primo dei difetti caratteristici della nostra classe docente. A questo ne è legato a doppio filo un altro, anch’esso molto diffuso: il lamentarsi continuamente, il piangersi addosso, il non essere mai contenti di nulla. Si comincia con le lamentele riguardanti lo stipendio, e qui siamo tutti d’accordo sul fatto che gli insegnanti italiani sono pagati poco rispetto ai colleghi europei, che non lavorano certo più di noi; è però anche vero che quando abbiamo scelto questo mestiere sapevamo già che non saremmo mai diventati ricchi, e quindi evidentemente, se abbiamo preso la decisione di insegnare, ci avrà spinto qualche altro motivo anche più nobile del semplice accumulo di denaro, altrimenti avremmo seguito altre strade. Io personalmente non mi sono mai lamentato dello stipendio perché ritengo che il denaro nella vita non sia tutto e che quando si ha a sufficienza ciò che serve per condurre una vita dignitosa, si può anche rinunciare al sovrappiù in cambio di un po’ più di tempo libero e della possibilità di leggersi in pace un libro o farsi una passeggiata quando lo riteniamo opportuno. Il lavoro non deve impegnare tutta la vita, ed è inutile secondo me guadagnare molto quando non si ha la libertà di vivere la propria vita come si vuole. E comunque le lamentele dei docenti non riguardano solo lo stipendio, ma anche il lavoro stesso: certi colleghi, ad esempio, si dicono stanchi morti dopo aver fatto tre ore di lezione o dopo aver corretto un pacco di compiti. Quando li sento lamentare io penso tra me e me: cosa direbbero se dovessero stare in una fabbrica per otto ore al giorno, con solo trenta giorni di ferie all’anno?

Ma il difetto più grande e inguaribile di molti docenti (non dico tutti) è la presunzione, il credere cioè di essere perfetti e di non dover essere non dico giudicati, ma neanche valutati da nessuno. Nonostante le manifestazioni di una modestia spesso finta, noi docenti siamo tra le persone più orgogliose e supponenti che si possano immaginare. Lo vediamo chiaramente anche in occasione delle nostre riunioni di dipartimento, dove nessuno di noi è disposto ad accettare critiche né suggerimenti da parte dei colleghi, perché ciascuno è fermamente convinto di essere bravissimo e di non aver bisogno di consigli da nessuno. Se un docente del triennio, ricevuta una classe dal collega del biennio, si azzarda a esprimere un dubbio sulla preparazione dei ragazzi o sul metodo di lavoro del collega stesso, apriti cielo e spalancati terra! Costoro sono insindacabili, fanno sempre tutto bene e nel modo migliore, guai a mettere in dubbio anche un solo minimo aspetto del programma svolto negli anni precedenti. Ed è proprio questa presunzione che ha provocato un’alzata di scudi ogni volta che un ministro qualsiasi (che sia Berlinguer, la Moratti, la Gelmini o la Giannini) abbia appena affacciato l’ipotesi di una valutazione del nostro lavoro; ed io penso che sia proprio questa la ragione principale delle proteste contro la recente riforma, il fatto cioè che i docenti si considerano intoccabili, insindacabili, e spesso sono proprio i più scadenti quelli più accesi nella protesta. Io personalmente non temo nulla da un’eventuale valutazione del mio lavoro; e se dovessero scoprire in me e nel mio modo di essere e di insegnare dei difetti o delle mancanze, io cercherei di emendarmi e di superare le difficoltà, non m’indignerei certamente solo perché qualcuno si permette di esprimere un giudizio sul mio operato.

Va anche detto che molti di noi docenti – e credo più gli uomini che le donne – si sentono ingabbiati in questo lavoro, non sufficientemente considerati a livello umano e sociale, e cercano così un riscatto tentando di emergere in ogni modo; e anche questo è un fattore che può spiegare la presunzione di cui parlavo sopra. Faccio un esempio che riguarda anche me personalmente. Io e molti altri docenti di liceo avevamo in realtà, negli anni della nostra giovinezza, l’aspirazione a fare i ricercatori, a percorrere la carriera universitaria; ora, essendo stati esclusi da questa prospettiva per varie cause che non sto qui a dire, abbiamo ripiegato sulla scuola considerandola però non abbastanza gratificante per quella che è la nostra personalità di studiosi. Così alcuni di noi, come il sottoscritto, hanno continuato a fare attività di ricerca e a pubblicare saggi e libri, spesso anche con più zelo dei colleghi universitari, trovandovi un’adeguata gratificazione; altri invece, che si sono ritrovati a fare gli insegnanti dopo aver dovuto rinunciare a più alte aspirazioni, esprimono questa loro insoddisfazione tentando di raggiungere posizioni di preminenza o di rilievo all’interno dell’istituzione scolastica, autocelebrandosi o comunque mettendosi in evidenza con atteggiamenti non sempre giustificabili, come la tendenza a prevaricare i colleghi o a mettersi in conflitto con il Dirigente o altre componenti dell’organizzazione scolastica. Le frustrazioni private e personali, purtroppo, sono spesso causa di comportamenti scorretti sia verso i colleghi che verso gli alunni, i quali perciò diventano vittime della megalomania altrui. Non che i ragazzi ed i genitori non abbiano le loro colpe, per carità! Ne hanno molte di certo, ma anche noi docenti ne abbiamo, ed io credo che una buona dose di modestia, di equilibrio e di autocritica non farebbe male neppure a noi, dato che – come è noto – non ha fatto mai male a nessuno.

Annunci

8 commenti

Archiviato in Uncategorized

8 risposte a “I difetti della classe docente

  1. Giorgio M

    L’unica cosa che invidio agli universitari è lo stipendio. Sono ricercatore anche io, pur insegnando nella scuola, dove godo di una libertà di parola che all’università mi sarebbe negata, dato che sarei stato assoggettato al barone di turno per fare carriera. Per me la scuola non è stata un ripiego ma una scelta; ha ragione di quei colleghi di cui parla, ma questi sarebbero tali anche in altri ambienti, sia in azienda che in università….

    • Grazie per il commento. Neppure io invidio i colleghi universitari, anche perché con il mio carattere, alquanto fiero ed orgoglioso, non credo che riuscirei a resistere in un ambiente dove ti devi abbassare a fare il portaborse ai baroni e dove devi convivere con comportamenti clientelari e mafiosi che da sempre mi ripugnano. Per le ragioni che ho esposto nel post, inoltre, non invidio loro nemmeno lo stipendio.

  2. Caro Massimo, nemmeno io mi scandalizzo all’idea di essere valutato (purché a farlo sia qualcuno con le necessarie competenze); penso infatti che il desiderio di individuare e correggere i propri errori sia fondamentale nella nostra professione. Mi accontento senza problemi del mio stipendio ma quello che proprio non sopporto e non accetto è che lo stipendio sia considerato eccessivo rispetto a quello che facciamo. Non chiedo di aumentarlo, soprattutto in un momento come questo, però mi offende il fatto che l’insegnante sia spesso presentato come un parassita che fa poco e guadagna troppo. Questo no.

    • Sono d’accordo con te su entrambe le questioni. La valutazione dei docenti va fatta da persone competenti della materia e di didattica, non certo dagli studenti, i quali favorirebbero i professori amiconi e quelli che largheggiano con i voti. Sullo stipendio hai detto una cosa sacrosanta; infatti anch’io, in un vecchio post, mi ero lamentato non tanto dell’entità dello stipendio quanto della scarsa considerazione sociale di cui godiamo, dato che nell’immaginario comune noi lavoriamo poco e guadagniamo più di quanto ci meritiamo. Questo pregiudizio è inaccettabile e dettato da una totale ignoranza di quello che veramente accade nella scuola.

  3. Premesso che condivido le tue considerazioni sul corpo docenti, aggiungendo poi che certe volte la scuola mi sembra il tempio dell’ottusità mentale, mi riservo di parlare con maggiore cognizione di causa quando constaterò il modo in cui verrà attuata la riforma. Ad esempio, credo che i docenti di ruolo non debbano essere considerati intoccabili, perchè tra questi ce ne sono alcuni che meriterebbero sì di andare in miniera! A tal proposito, personalmente non temo valutazioni sul mio operato e, anzi, credo sia corretto, mi lascia perplessa l’idea di un comitato di valutazione composto da studenti, genitori e presumibilmente colleghi…
    E, a titolo strettamente personale, digerisco poco e male le continue sovvenzioni alle scuole private.

    • Sul fatto che esistono docenti di ruolo che valgono poco o nulla siamo del tutto d’accordo, la cosa è pacifica. Sulla valutazione io spero che, se veramente vorranno farla in modo credibile, sia affidata a persone esperte ed estranee alla scuola; se infatti io fossi chiamato a valutare i miei colleghi avrei grosse difficoltà nella scelta, e sarebbe difficile dopo la valutazione mantenere i rapporti precedenti. Sulle scuole private non mi sembra che si possa accusare questo governo più di altri, visto che lo strapotere della Chiesa in Italia ha fatto sì che sia stato sempre aggirato il dettato costituzionale che parla di istruzione privata “senza oneri per lo Stato”.

  4. Maria Usai

    Egregio collega, ho trovato il suo intervento condivisibile sotto molti punti di vista, compresa la tanto dibattuta questione del tempo libero: troppo, a detta di certa opinione pubblica che continua a rimproverarci le famose 18 ore, ignorando a bella posta che, specialmente in determinati contesti, chiederci di più sarebbe folle. Il mio stipendio non è granchè ma mi basta, tant’è vero che, anche a fronte di congrui aumenti in cambio delle 36 ore, sceglierei senza pensarci il part time: non vivo in funzione della scuola, ho sempre considerato l’insegnamento una professione da svolgersi con onestà, competenza e scrupolo, ma non una “missione”. […] Però diversi aspetti di questa benedetta “buona scuola” mi lasciano parecchio perplessa. Vediamoli punto per punto:
    1) la valutazione: sinceramente, l’idea di essere valutata da un preside con un passato di docenza, sia per materia d’insegnamento, sia per ordine di scuola, che non c’entra nulla con la mia classe di concorso, la trovo una stramberia senza senso. Non parliamo poi di genitori e alunni nel comitato di valutazione! Ma non vorrei neppure stare dall’altra parte della barricata: che utilità avrebbe, da parte mia, valutare se è o meno un buon insegnante che so, un docente di francese (lingua che non conosco) o di matematica (disciplina di cui ho sempre capito poco)? Nulla avrei in contrario se a valutarci fossero ispettori esterni esperti nelle singole discipline, come accade all’estero, ma questo del comitato di valutazione interno alla scuola mi sembra un pateracchio inutile, se non dannoso, e umiliante per tutti.
    2) Il docente “meritevole”: chi sarebbe, questa perla rara? Non voglio autoincensarmi accollandomi supposti “meriti”, ma sono la classica docente “tonta” che va a scuola anche se non sta bene […] Lo sono invece quelli della collega che, per seguire un corso di formazione velleitario, inutile e che non c’entrava un piffero con la sua materia d’insegnamento, si assentava obbligando me e i colleghi a sostituirla? Lo sono gli ideatori di “progetti” accattivanti ma sulla cui utilità è lecito avere qualche dubbio? I collaboratori a vario titolo? […] O forse dicansi meritevoli i docenti votati al martirio che, a titolo totalmente gratuito e a rischio del sistema nervoso e perfino della fedina penale, accompagnano gli alunni in gita? Purtroppo un farmaco che devo assumere mi preclude le notti in bianco e un padre novantatreenne in sedia a rotelle non mi permette di stare diversi giorni lontano da casa. Insomma, misurati secondo questo metodo, i miei meriti d’insegnante fanno acqua da tutte le parti! Anche la “riuscita” degli alunni non so quanto possa contare: ho avuto classi ottime e classi pessime, come spesso succede alle medie. […]
    Secondo il mio modesto parere, meritano i docenti che lavorano in situazioni problematiche, in quartieri o scuole da cui difficilmente potrebbe uscire il genietto da 10 o da 100 e lode, ma ho proprio l’impressione che in merito al merito (mi si perdoni il bisticcio) la buona scuola vada in tutt’altra direzione.
    3)La “scelta” della squadra da parte del preside. Siamo nel paese dei furbetti e i dubbi in proposito li hanno espressi e pensati in molti, quindi lasciamo stare e passiamo ad altro. Toccando ferro, non rischio di finire nel calderone dei cosidetti ambiti territoriali, ma le sembra giusto che un docente che chiede il trasferimento dopo anni di pendolarismo o che perde il posto rischi di finire a insegnare chissà dove?
    4) Gli alunni e le famiglie intesi come “utenti” con tanto di garanzia soddisfatti o rimborsati. La scuola non è un supermarket: in questo modo, si foraggiano bullismo e arroganza e si dà un’ulteriore picconata alla nostra dignità umana e professionale.

    • Mi scuso anzitutto per avere tagliato in parte il commento, ma era ed è ancora troppo lungo per essere ospitato in questo spazio del blog. Nel merito, dico che sono in genere d’accordo con quanto lei scrive. Sulla valutazione dei docenti ho già espresso il mio pensiero, e anch’io sarei per un intervento esterno alla scuola; però sarebbe bene che una forma di distinzione tra di noi esistesse, perché è arcinoto che non tutti gli insegnanti hanno lo stesso carico di lavoro e lo stesso impegno. Il docente meritevole, secondo me, è quello che conosce bene la sua materia, la sa comunicare chiaramente ai suoi alunni e valuta i ragazzi con severità ma anche con giustizia, senza penalizzare né privilegiare nessuno. Sui presidi ho già detto che non credo che ci sarà uno smaccato clientelismo nella scelta dei docenti, perché è interesse primario di un dirigente assumere persone preparate e responsabili, non i parenti o gli amici nullafacenti. Ed infine, quanto al considerare “utenti” gli studenti e le famiglie, sono d’accordo con lei, ma affermo anche che la cosa non è nata adesso ma molti anni fa: si ricorda un certo Lombardi, ministro dell’istruzione ma anche esponente di punta della Confindustria? Da allora nasce l’aziendalizzazione della scuola, sotto le mentite spoglie di un’autonomia mai veramente realizzata.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...