Ce lo chiede l’Europa? No, grazie!

Le recenti vicende della Grecia toccano e preoccupano tutti noi, anche in vista di una possibile bancarotta di quel Paese che potrebbe comportare un grave peggioramento delle condizioni di vita e un danno per tutti, soprattutto per i Paesi creditori che potrebbero non vedersi restituire quanto dovuto. Certamente la politica dei vari governi greci, tra cui quello attuale di Tsipras, ha gravi colpe, dalla falsificazione del bilancio pubblico attuata per poter entrare nell’area euro alla mancata realizzazione di importanti riforme come quella della pensioni, che invece in Italia è stata fatta. Però, nonostante tutto ciò, quello che personalmente mi colpisce è la perdita di autodeterminazione e di indipendenza dei popoli e degli Stati che compongono la cosiddetta “unione europea”, i quali non sono più liberi di sganciarsi da una moneta unica che si è rivelata un fallimento o di liberarsi dai lacci economici e politici imposti dall’Unione per ritrovare la propria identità nazionale.
Si dirà che la Grecia ha un pesante debito pubblico e che non può andarsene senza ottemperare ai propri doveri verso gli altri partners europei; ma in realtà la dittatura delle banche e della finanza internazionale non tiene avvinto alla sua catena soltanto il Paese ellenico, ma anche l’Italia, che pure è in una situazione economica un po’ migliore. Anche noi in un certo senso abbiamo perduto la nostra identità e la nostra autodeterminazione, e per diversi rispetti. Anzitutto non abbiamo più una moneta nostra, e non possiamo quindi intervenire sul suo valore e sul cambio con le altre monete, il che ci lascia in balìa dei capricci dei finanzieri europei, i quali modulano il valore dell’euro nei confronti del dollaro in funzione degli interessi dei Paesi economicamente più forti (la Germania in primis) e non certo in favore delle nostre industrie e della nostra agricoltura. In secondo luogo, siamo soggetti ai diktat europei per quanto riguarda la produzione agricola e industriale, che non possiamo più controllare, tanto da ricevere persino ordini grotteschi e malsani come quello di dover produrre il formaggio con il latte in polvere o di dover limitare la produzione di vino per non intralciare gli interessi dei francesi; e l’elenco potrebbe continuare a lungo. La mentalità comunitaria, inoltre, dovrebbe essere intesa nel senso che i problemi di uno Stato dovrebbero essere fatti propri da tutta l’unione europea. E invece cosa succede? Che sono state abolite le frontiere (altro grave errore, secondo me), ma esse vengono prontamente ricostituite da Francia, Austria, Germania ecc. quando si tratta di accogliere le migliaia di immigrati che arrivano sulle nostre coste. L’Europa è senza frontiere quando conviene a lor signori tedeschi e francesi, ma quando c’è da accollarsi dei problemi allora la patata bollente viene lasciata alla sola Italia, il Paese più debole e meno velleitario di tutti, abituato fin dai tempi delle lotte tra Francia e Spagna a prendere le botte dagli stranieri senza reagire. E guai a parlare di orgoglio nazionale! Se va bene ti ridono dietro, altrimenti ti accusano anche di essere un nostalgico del famoso ventennio!
Io credo che sarebbe l’ora per il nostro Paese di far sentire fortemente la propria voce e di riprendersi la propria identità nazionale, finendola una buona volta di sottostare passivamente ai diktat della finanza franco-tedesca che fa i suoi interessi, non i nostri. E’ inconcepibile che un Paese come il nostro, con il più grande patrimonio artistico e culturale del mondo intero, la cui unità è stata raggiunta con tante lotte e tante vittime, debba ora inchinarsi servilmente agli stranieri e rinunciare alla propria autonomia decisionale. L’Europa unita sarebbe un’ottima cosa se fosse l’Europa dei popoli liberi e dell’autodeterminazione di ciascuno di essi, non quella dei banchieri e degli speculatori francesi e tedeschi, che giocano con l’economia degli stati più deboli imponendo a tutti le loro volontà. E se per essere liberi fosse necessario uscire dall’euro, perché non farlo? Per qual motivo la moneta unica deve essere una gabbia chiusa a doppia mandata nella quale, una volta entrati, non si possa più uscire? Anche questo fa parte della libertà dei singoli stati, poter contare su una moneta nazionale che costituisce parte della propria identità; e da questo punto di vista io ritengo che entrare nell’euro sia stato un errore e che abbiano fatto benissimo altri paesi, come l’Inghilterra e la Svizzera ad esempio, che ne sono rimasti fuori ed hanno conservato la propria moneta. Non mi sembra che le loro economie o il loro tenore di vita siano tanto inferiori ai nostri; e ciò dimostra che questa nostra entrata nell’euro, che ci ha impoveriti tutti almeno nei primi anni, non era poi una necessità assoluta come Prodi e compagnia bella ci hanno voluto far credere.

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4 commenti

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4 risposte a “Ce lo chiede l’Europa? No, grazie!

  1. Monia

    Caro Professore condivido tutto quello che Lei ha scritto. Cari saluti da Monia

  2. Mi spiace, questa volta non condivido assolutamente nulla. Non perché l’UE attuale sia un organismo che funziona in maniera perfetta (anzi), bensì perché quello che ha fatto il governo greco in questi anni è un qualcosa di completamente indifendibile. Come ha scritto correttamente Boldrin, La Grecia attuale è un paese parassitario che per più di un decennio ha vissuto su una spesa pubblica impazzita ed in continua crescita, prendendo a prestito da chiunque, per consumare e non per investire, mentre alterava i propri conti per ingannare i creditori. […]
    Questa roba della Grecia vittima dei malvagi squali della finanza internazionali è solo un falso mito. E dovrebbero ringraziare la Merkel per non averli fatti uscire dall’euro, sennò ci sarebbe veramente stato da ridere (o da piangere, a seconda di come la si voglia vedere).
    Syriza ha giocato sporco sin dal primo momento ,lui e la sua cricca han pensato sin dall’inizio, e lo pensano ancora, di poter ricattare e, ricattando, portarsi a casa tutti i soldi sul piatto, e magari qualcuno in più. […]
    Sarebbe come se Lei imprestasse soldi a un suo amico pesantemente in difficoltà (per sue colpe ovviamente) e che questo suo amico, invece di adoperarsi per restituire il denaro, andasse già il giorno dopo in ristoranti di lusso offrendo il pranzo ad amici e famiglia.

    • Caro Azzolini, mi sa che stavolta non hai letto con attenzione quanto ho scritto. Io non intendevo affatto difendere i governi della Grecia e la loro politica socio-economica, né tanto meno quello di Tsipras che si richiama ad un modello ideologico (il marxismo) completamente fallito e sconfitto dalla storia. La Grecia era solo un esempio per dire che la grande finanza europea con a capo la Germania ha tolto agli altri paesi, compreso il nostro, ogni autonomia decisionale, al punto che ci mandano continui diktat e che non siamo più neanche padroni in casa nostra. A me questa Europa dei banchieri e dello strapotere della signora Merkel che, sulla base del suo maggior peso economico, pretende di tenere assoggettati altri Stati sovrani, non piace affatto. Sarebbe stato meglio non entrare nell’euro, come hanno fatto Inghilterra, Svizzera e altri paesi, che sono riusciti molto più di noi a mantenere la loro identità nazionale. Io mi sento europeo, ma prima di tutto mi sento italiano.

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