Ancora la solita versione!

Nonostante gli sforzi di autorevoli intellettuali e classicisti come Maurizio Bettini e molti altri, nonostante la battaglia per cambiare la seconda prova scritta all’esame di Stato del Liceo Classico, alla quale modestamente anch’io ho partecipato in questo blog, quest’anno i nostri alunni hanno dovuto di nuovo affrontare la classica “versione” di latino immutata da 90 anni, alla faccia del modernismo e del tecnologismo che impera nella società moderna. Tutto è cambiato nella scuola da dieci anni a questa parte, sono stati introdotti i mezzi informatici e multimediali, sono stati rinnovati i programmi ed i corsi di studio, sono state promulgate molte norme nuove per adeguarsi ai tempi. Una sola cosa è rimasta ferma ed immutabili e statuaria dai tempi di Gentile (1923): la versione di latino o di greco alla maturità del Liceo Classico, un esercizio sì importante – quello della traduzione – ma che ormai i giovani di oggi non sanno più svolgere per una serie di motivi che vanno dalla diffusione della tecnologia al cambiamento dei programmi della scuola primaria e media, e per altri fattori. Sta di fatto che gli studenti del Classico sono ancora penalizzati rispetto a quelli di altri licei (scientifico, linguistico ecc.) le cui prove hanno subito adeguamenti ai tempi attuali, o comunque sono state facilitate concedendo agli studenti la possibilità di scegliere tra vari esercizi; al Classico, invece, nessuna scelta, ma sempre la vecchia versione da tradurre, senza alcun supporto e spesso anche senza contestualizzazione. Come dicevo, sono pervenute al Ministero molte richieste da ogni parte per adeguare questa prova alla realtà attuale, che ben conosce chi insegna in un triennio di un Liceo Classico, come il sottoscritto; e se proprio non si vuole rinunciare alla traduzione, sarebbe però quanto meno opportuno che, accanto a questa, fosse richiesto anche un commento di tipo filologico o storico-letterario sul brano proposto, o magari alcune domande di storia letteraria sempre inerenti all’autore del brano stesso. Si darebbe così ai nostri studenti la possibilità di scegliere o comunque di dimostrare le proprie conoscenze anche al di fuori del piano semplicemente linguistico, che non è l’unica competenza che il corso di studi deve fornire, perché conoscere il mondo classico non può significare soltanto sapere l’aoristo terzo o l’ablativo assoluto, ma anche conoscere la civiltà greca e romana, la letteratura, l’arte, la filosofia. E’ anche (se non soltanto) su questo piano che gli studenti del Classico andrebbero valutati, anche perché è molto più probabile che tra cinque o dieci anni essi ricordino il contenuto ed il valore delle opere letterarie ed artistiche piuttosto che la sintassi greca e latina. In base alla mia esperienza ho constatato che la traduzione dalle lingue classiche è ormai un esercizio da esperti filologi e risulta molto difficile, in certi casi proibitiva, per i ragazzi del 2015, ed è quindi assurdo e vessatorio volerli valutare solo su questa competenza. Ma al Ministero non hanno ascoltato le nostre richieste, ed io credo che sia vero il proverbio secondo cui non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire; non credo infatti che questa sordità derivi da semplice ignoranza come qualcuno ritiene, penso invece che ci sia da parte di qualcuno la volontà di penalizzare il Liceo Classico e di affossarlo più di quanto già non sia a vantaggio di altri corsi di studi ritenuti più “moderni” o più “utili”. Si continua a imporre la vecchia versione, come 90 anni fa, proprio per far passare il Classico come scuola “vecchia” e “inadeguata” e contribuire così alla sua rovina. Il Liceo Classico abitua a ragionare e forma esseri pensanti, e forse è proprio questo che chi sta al potere teme di più e cerca quindi di impedirlo. Vorrei poi far notare una cosa che riguarda la versione assegnata quest’anno, un brano di Tacito dagli “Annales” riferito alla morte dell’imperatore Tiberio. Forse pochissimi dei miei lettori lo sapranno, ma si tratta dello stesso brano che moltissimi anni fa (nel 1983) fu assegnato al concorso ordinario per la classe di concorso 52 (Materie letterarie, latino e greco) con cui io vinsi la mia cattedra. Ora io mi chiedo se si possa accettare che un certo passo di Tacito, pur non tra i più difficili di questo scrittore, venga assegnato a degli specialisti laureati che sostengono un pubblico concorso e, oltre 30 anni dopo, a dei ragazzi di liceo, che notoriamente hanno meno competenze linguistiche non solo rispetto ai laureati in discipline classiche, ma anche ai loro colleghi del passato. A me tutto questo sembra follia, una follia lucida però, animata dalla volontà di danneggiare la formazione umanistica, che pure illustri scienziati oggi difendono e vorrebbero rilanciare. Con ciò non voglio dire che questo passo di Tacito fosse di una difficoltà eccezionale: qualche studente più preparato ed incline a questo tipo di esercizio l’avrà certamente tradotto bene, ma si tratta comunque di casi di eccellenza e quindi minoritari, come dimostra il fatto che da molti licei, sia di grandi città che di provincia, sono pervenute anche quest’anno lamentele sulla difficoltà della versione. Si sa che la sintassi tacitiana non è semplice: la sua “brevitas”, infatti, è causa di molti termini sottintesi, di costruzioni brachilogiche, di parallelismi non sempre facili ad intendere e del ricorso a costrutti particolari come l’infinito storico o l’aggettivo neutro che regge l’interrogativa indiretta (incertum an…), tutti fenomeni che non sono certo di immediata comprensione per gli studenti di oggi, non più abituati a tradurre continuativamente come facevamo noi ai tempi nostri. A mio giudizio siamo di fronte ad una situazione talmente chiara e lampante che solo chi vuol essere cieco e sordo (o fa finta di esserlo) può ignorare. A tal proposito penso anche un’altra cosa: che in questa disparità di trattamento fra studenti di scuole diverse possa ravvisarsi persino una violazione dell’art. 3 della Costituzione, quello che garantisce l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Se qualcuno si assumerà l’incarico di proporre un ricorso alla Corte Costituzionale contro questa ingiustizia, io sono pronto a firmare, anche subito. E comunque continuerò a scrivere sul blog e a mandare messaggi ai dirigenti del Ministero perché venga al più presto sanata questa contraddizione che ancora esiste all’esame di Stato e perché il Liceo Classico venga finalmente rinnovato anche sul piano delle competenze richieste agli studenti, che non sono esseri strani o alieni solo perché hanno scelto questo tipo di scuola, ma sono ragazzi e ragazze come tutti gli altri.

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10 commenti

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10 risposte a “Ancora la solita versione!

  1. Concordo su tutto. Limitarsi SOLO alla traduzione per la seconda prova credo sia un controsenso e, a dirla tutta, anche un qualcosa che addirittura faccia peggiorare la già grossa crisi del Liceo Classico. Anche perché il fulcro di questo corso di studi sarebbe, oltre che sperimentare uno spirito critico, anche quello di apprendere il pensiero dei grandi autori antichi. Mi pare un ossimoro fare soltanto una traduzione da un brano, come se lo scopo del Liceo Classico fosse quello di forgiare degli interpreti.

  2. Guido La Vespa

    Professore, voci come la sua evitano che uno perda proprio tutta la fiducia nella scuola italiana. Siamo in disaccordo su molte cose extra-scolastiche, credo principalmente per ragioni generazionali (sono ’93!), ma quando si parla d’istruzione non si può non darle ragione su tutta la linea e rammaricarsi che non siano persone con la sua testa a “comandare”. Ma che ci possiamo fare. Fortunati i suoi studenti, sono sicuro che consciamente o no le sono grati di molte cose. Saluti da Guido (La Vespa è un soprannome ironico, ma Guido è il mio vero nome)

    • Cari Jacopo e Guido, vi ringrazio per la stima che mi dimostrate e per le parole che avete usato. Io qui ho espresso una miam opinione che viene dall’esperienza, ma so bene che molti miei colleghi non saranno d’accordo con me. I miei studenti mi hanno sempre dimostrato la loro riconoscenza, anche se ovviamente nessuno è perfetto e quindi non si può pretendere di essere graditi a tutti. Che La Vespa fosse uno pseudonimo mi era chiaro: è un modo di dire che, per gioco, era in uso anche quando ero ragazzino, perché lo scooter Vespa esisteva anche allora.

  3. simona

    Gentile Collega,
    insegno anch’io Latino e Greco e la penso esattamente come Lei. Anzi, penso proprio che stamperò il suo intervento sulla versione e lo affiggerò nella sala professori del mio Liceo, sperando che qualche commissario esterno lo legga. Sto purtroppo vivendo l’infausta esperienza di essere commissario interno di italiano e ho dovuto assistere all’ennesima carneficina degli studenti che, misuratisi col testo di Tacito, ne sono usciti malconci. Il problema non è tanto quello dei voti -anche se, ahimè, essere bastonato anche il giorno dell’ultima traduzione non è certo un’esperienza ludica-, quanto il fatto che nessuno in commissione ha problematizzato la correzione della seconda prova. Ci si è limitati a dire che -sic!- era facile “perché le frasi erano brevi” e ci si è disposti alla correzione con la calcolatrice. Il voto è stato il risultato del solito mero computo matematico degli errori e, al solito, ha penalizzato quegli studenti che, nel tentativo di penetrare un contesto ignoto o quasi, hanno osato “tradire” la lettera del testo per azzardare uno loro lettura di certi passaggi. Non che questa lettura sia sempre stata ortodossa, ma certo non è da leggere come lo svarione di chi ha “cannato” la sintassi e l’ha buttata lì. Idee come traduzione/tradimento, approccio al testo che non sia passivo, che preveda una competizione col testo stesso nel tentativo di dare voce ai suoi silenzi (come afferma l’ormai vecchio Canfora) non hanno neanche lambito il cervello del commissario esterno, che ha “cassato” una serie di traduzioni troppo “libere” (ma che cavolo vuol dire????) e ha così privato i candidati migliori della possibilità di ottenere il 100 o il 100 e lode, pur meritati in cinque anni “laboris causa”. Quello che mi fa rabbirividire è la superficialità e la tranquillità con cui tutto questo viene perpetrato nelle aule scolastiche senza che ci sia la minima reazione, senza che ci si chieda dopo cinque anni di studio matto e disperatissimo che cosa significhi approcciare un testo, tradurlo, sapergli dare voce. Mi perdoni lo sfogo personalissimo, ma sono davvero avvilita e non riesco neanche a trovare le parole per restituire a chi è stato penalizzato il senso di un percorso il cui obiettivo primario avrebbe dovuto essere lo sviluppo di un pensiero critico e a cui poi, di fatto, viene negata la possibilità di esercitarlo. Forse è giusto che il Liceo Classico muoia finchè dietro la cattedra esistono ancora docenti così ottusi.

    • Gentile collega, comprendo il suo sfogo perché anche a me è successa la stessa cosa più volte, ma lei dice comunque una cosa diversa da quella che ho sostenuto io nel mio scritto, cioè che la traduzione non deve più essere l’unica forma di accertamento delle competenze degli alunni; è chiaro infatti che gli studenti di oggi non sono più in grado di approcciare in modo soddisfacente un testo classico, per una serie di motivi che più volte abbiamo ricordato. Nel suo caso il problema principale è stata l’ottusità di un commissario esterno, che forse sarebbe stata tale anche se invece della traduzione ci fosse stato un altro tipo di esercizio. Il guaio è che l’esame conta troppo (il 75 per cento) per la valutazione finale, rispetto al peso del curriculum scolastico (solo il 25 per cento); ma questa è un’altra questione, di cui parlerò in un prossimo post anche avvalendomi della sua testimonianza.

    • Non sono d’accordo, mi spiace: sono quelli scelgono le versioni al ministero che vanno cambiati, non la seconda prova. Togliere la traduzione da una lingua antica al classico non ha senso: meglio chiudere allora questo tipo di scuola, non fingere di riformarlo snaturandolo completamente. Sono le versioni che vanno tarate sulle attuali competenze medie degli allievi (perciò Tacito – quello dei concorsi dell’83 – è una follia: non mi allontanerei da Cicerone e Seneca e rimetterei in gioco anche Cesare o altri minori). La civiltà e la letteratura la valutiamo per altro nella terza prova e nell’orale. Se gli studenti del classico faticano sempre di più a tradurre è perché, diciamolo, da un po’ di tempo in qua i migliori si iscrivono allo scientifico…

  4. Caro Paolo, ti do del tu perché ci conosciamo da molto tempo. Prendo atto del fatto che non sei d’accordo con me e la cosa mi stupisce un po’ perché so che tu, per diversi motivi, sei sempre stato un progressista ed ora invece, perdonami, mi appari come un conservatore pervicace che vuol mantenere a tutti i costi la traduzione come se questa fosse la sola specificità del Liceo Classico o la sola forma di approccio al mondo antico. Io non ho detto di eliminare del tutto lo studio della lingua, che deve continuare al Ginnasio ed al Liceo per la lettura dei classici; ma mi pare ingiusto e vessatorio fondare ben 15 punti su 45 delle prove scritte d’esame solo ed unicamente su questa abilità. Come ho già detto, si potrebbe anche non togliere del tutto la traduzione, ma affiancarla con esercizi di altro tipo, in modo da dare allo studente la possibilità di non presentare una prova disastrosa, come succede quasi sempre quando non riesce a copiare o quando il commissario compiacente non gli traduce la versione. Siamo sinceri: oggi i ragazzi non sanno più tradurre e non si esercitano nemmeno più, perché è arcinoto che in quasi tutti i licei gli studenti scaricano le traduzioni da internet durante l’anno scolastico e perdono così anche quel poco di competenza linguistica che avevano imparato al ginnasio. Tu insegni da tanto tempo e questi problemi li avrai conosciuti certamente. E non è neanche vero che i migliori si iscrivono allo scientifico, come dici tu generalizzando; la realtà è che la traduzione è ormai diventata un esercizio da esperti filologi, non da ragazzi di liceo che vivono immersi negli smartphones e in Facebook. Trovo inutile fare le battaglie contro i mulini a vento, e mi sembra che proporre autori facili solo per migliorare il rendimento all’esame sia un gesto di resa ancor più vistoso che non il voler cambiare la struttura della seconda prova, residuo di un passato quasi secolare ormai non più recuperabile.

  5. Caro Massimo, tu hai certo delle ragioni – soprattutto quando parli del flagello delle versioni scaricate da internet – ma mi chiedo: può uno studente dopo 5 anni di latino pretendere all’esame (mi è successo!) di non saper tradurre “servi sunt, immo homines” perché dice di aver avuto troppe materie da studiare? Si perdonerebbe a un suo compagno del linguistico di non saper tradurre o produrre una semplice frase di inglese? Non so poi che cosa cambierebbe se a un testo da tradurre affiancassimo quesiti di commento filologico o storico-culturale: come può – in effetti – uno studente commentare bene un brano di cui ha compreso linguisticamente poco o nulla? Certo tutto si può fare nella scuola liceale, anche eliminare lo studio delle lingue antiche (o, meglio, renderlo opzionale), ma allora non parlerei più di liceo classico, ma – magari – di liceo umanistico. Ma mi chiedo se veramente sarebbe – sul piano formativo e culturale – la stessa cosa.

    • Confermo anche qui che non ho mai proposto l’abolizione totale dello studio della lingua e della traduzione: per comprendere i testi classici la conoscenza linguistica è insostituibile. Ma se vogliamo restituire dignità all’esercizio di traduzione dovremmo allora trovare il modo di impedire agli alunni di scaricare le versioni da internet (cosa che fanno tutto l’anno con i compiti per casa) e soprattutto di copiare con il cellulare durante i compiti in classe, un’usanza ormai talmente diffusa da rendere vano ed insignificante l’esercizio stesso del tradurre e la valutazione dei compiti stessi, dove le poche persone oneste che non copiano si trovano voti più bassi dei furbi e dei disonesti. L’unico rimedio sarebbe dotare tutte le scuole dei disturbatori di frequenze, che impediscono ai cellulari di collegarsi ad internet; ma il loro uso è illegale, e inoltre costano molto. Occorrerebbe quindi una presa di posizione da parte del Ministero, che temo non avverrà mai.

  6. simona

    Ritorno sul blog per aggiungere un ulteriore commento. Quando ho postato il mio intervento a proposito della correzione della versione della maturità, intendevo esprimere una vibrata protesta rispetto a certi metodi di correzione che non condivido in generale e, a maggior ragione, in sede d’esame dove ci si ritrova a crocettare di rosso/blu le versioni di studenti che sono stati avviati da altri insegnanti alla pratica traduttiva e che, pertanto, sono il prodotto di una “storia” che possiamo condividere o meno, ma che comunque non possiamo mettere in discussione l’ultimo giorno del Liceo. Inoltre, non mi riferivo a studenti che non sono in grado di tradurre frasi come quella citata dal collega (servi sunt…), ma a studenti eccellenti che hanno equivocato il senso di certi passaggi o che li hanno resi ‘troppo liberamente”. Chi poteva immaginare che il medico non era un medico e che Tiberio era più accorto di quanto si pensasse senza aver già letto prima il passo? Al di là di questo, anch’io rientro tra quelli che sostengono la necessità di modificare la prova di maturità e di affiancare alla traduzione un commento testuale. Certo, la prova dovrebbe essere il punto d’arrivo di un lavoro in classe che “rovescia” i canoni tradizionali. Diciamocela tutta, nella maggior parte dei casi gli studenti liceali prima della verifica e/o dell’interrogazione “mandano a memoria” versi e versi di poesia e/o paragrafi e paragrafi di prosa, li restutuiscono meccanicamente senza essere minimamente o quasi consapevoli della profondità dei testi che hanno tra le mani e li dimenticano il giorno dopo. A che serve tutto questo? E a che cosa noi mettiamo un voto? Se, invece, il lavoro in classe fosse impostato diversamente, se allo studente fosse richiesto -ovviamente dopo le opportune linee-guida- di misurarsi col testo in prima persona facendone un commento, sicuramente le possibilità di copiare ogni cosa a piè sospinto sarebbero ridotte e, soprattutto, potrebbero anche scoprire un modo più soddisfacente di misurarsi con il testo. Certo ci sarebbe sempre qualcuno pronto a tentare la strada più semplice, ma in tanti troverebbero nuovi stimoli. Io ho provato una strada del genere e in alcuni casi i risultati sono stati davvero ottimi. In ogni caso, a mio avviso, “che tutto continui così è la catastrofe”, come direbbe Benjamin.

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