Scrutini fuori dalla grazia di Dio

Ormai qui sul blog c’è un appuntamento fisso: alla metà di giugno (più o meno), dopo aver partecipato agli scrutini finali delle mie classi, sento l’impulso di scrivere un post sulle modalità in cui si svolge questo rito annuale tanto temuto da studenti e famiglie. E quando parlo di ciò che avviene in queste occasioni, non mi riferisco soltanto alla mia scuola, ma a tante altre, a quasi tutte direi; e per aver conferma di ciò basta ascoltare o leggere le testimonianze di colleghi provenienti da ogni parte d’Italia.

Cominciamo con il dire che la non ammissione alla classe successiva di uno studente (o bocciatura che dir si voglia) è diventata cosa rara quanto le mosche bianche, e per di più andrebbe conferita un’onorificenza a chi riesce a farsi bocciare, visto che è un’impresa veramente ardua, per la quale è necessario o che l’alunno abbia fatto una cinquantina o più di assenze, oppure che abbia tutte le materie insufficienti; perché altrimenti, pur in presenza di lacune gravissime, i consigli di classe riescono quasi sempre a “salvare” il malcapitato, abbonandogli una o più materie in cui non aveva la sufficienza e sospendendogli il giudizio per altre due o tre al massimo. Tra i docenti, da decenni a questa parte, si è affermata e radicata l’idea che far ripetere un anno ad un alunno significa rovinarlo, ucciderlo, distruggere lui e tutta la sua famiglia; non ci vogliamo render conto invece che ripetere un anno, per chi ha grosse lacune in molte discipline, è l’unico modo per rimettersi sulla retta via, per poter affrontare con serenità e consapevolezza un percorso di studi che, fino a quel momento, è stato irto di difficoltà. Se mancano conoscenze di base e competenze fondamentali in un alunno di una seconda classe, come si può pensare che con una promozione forzata e immeritata quello studente possa affrontare l’anno successivo la classe terza? E’ come se un musicista non sapesse neanche leggere il pentagramma e lo si costringesse a suonare nell’orchestra della Scala. Si finisce per fare del male a quello studente promuovendolo, non del bene; e oltretutto si creano grandi ingiustizie nei confronti di coloro che si sono impegnati nello studio ed hanno raggiunto la promozione con le loro forze, i quali spesso non vengono gratificati perché già promossi, e vengono messi sullo stesso piano degli asini e dei fannulloni. Queste verità a me sembrano elementari, ma i colleghi continuano a non sentire da quell’orecchio, e spesso agiscono così per egoismo, non certo per umanità, perché le bocciature possono provocare malumori delle famiglie, proteste e perfino ricorsi; perciò diventa molto più comodo ed agevole promuovere tutti, così non si hanno fastidi, alla faccia della serietà della didattica. A questi colleghi opportunisti si aggiungono poi i sentimentaloni, quelli che provano un autentico dolore a dare insufficienze agli alunni, come se questi fossero tutti figli loro; queste persone, affette da inguaribile buonismo, non si rendono conto che agendo così fanno passare un messaggio sbagliato, quello cioè secondo cui non serve impegnarsi e faticare per ottenere un risultato, perché tanto qualche Santo che aiuta lo si trova sempre. Peccato che nella vita non sarà così e i ragazzi promossi senza merito si troveranno ben presto di fronte ad amare sorprese, quando capiranno – tardi e a loro spese – che la società ed il mondo del lavoro non funzionano come la scuola, e che se vorranno ottenere un qualche risultato dovranno tirarsi su le maniche, perché nessuno regalerà loro nulla.

Comunque, a parte il problema della bocciatura o meno di qualche alunno, l’assurdità del modo in cui vengono condotti gli scrutini finali risulta anche da altro, come ad esempio l’assegnazione del credito scolastico, il punteggio cioè che ogni scuola conferisce ai propri alunni e che sarà parte integrante del voto finale perché andrà a sommarsi ai punteggi ottenuti nelle prove d’esame. Anche qui trionfa il buonismo ed il pressappochismo, fonte anch’esso di ingiustizie a non finire: poiché infatti il credito da assegnare è legato alla media dei voti ottenuti da ciascun studente (alla media del 6, ad esempio, corrisponde un punteggio, a quella del 7 un altro punteggio più alto e così via), molti docenti fanno a gara ad aumentare i propri voti in sede di scrutinio per poter far raggiungere all’alunno una media più alta e quindi un credito più elevato. Ed ecco che comincia il mercato delle vacche, come lo chiamo io: lo studente Tizio, che è stato portato con la media del 7,6, ad esempio, si vede aumentare a casaccio cinque voti per poter raggiungere la media dell’8,1 che consente di passare alla fascia superiore ed avere un credito più alto, sempre con l’errata convinzione di aiutarlo e di presentarlo in una luce migliore alla commissione d’esame. Ma il bello è che ciò avviene non per effettivi meriti di Tizio, ma solo perché gli si vuole far raggiungere una media più alta, e così comincia il balletto dei docenti tendente a stabilire chi è disposto ad aumentare il proprio voto; ma chi lo fa molto spesso non tiene conto del fatto che magari, nella stessa classe, ci sono Caio e Sempronio che durante l’anno avevano avuto un rendimento scolastico migliore di quello di Tizio, e che invece si vedono assegnare un voto più basso perché, avendo una media poniamo del 7,1, non possono aspirare alla fascia più alta. In questa maniera i voti lievitano come la moltiplicazione dei pani e dei pesci, e persone che meriterebbero al massimo un 7 si trovano, senza neanche sperarlo, con degli 8, dei 9 e talvolta persino con il 10, salvo poi non confermare affatto, in sede di esame, queste valutazioni stratosferiche. Per non parlare poi del voto di condotta, o di comportamento come si chiama oggi: alunni poco presenti, indisciplinati e persino gravati da note di demerito si ritrovano nello scrutinio finale con voti che vanno dall’8 al 10, assolutamente immeritati e conferiti impropriamente, dal momento che oggi, dopo la riforma Gelmini, il 6 ed il 7 in condotta non sono più insufficienze e quindi potrebbero essere attribuiti normalmente come si fa con i voti delle altre discipline; ma poiché il voto di condotta adesso fa media, lo si utilizza quasi sempre per elevare la media stessa e far raggiungere all’alunno fasce superiori di credito, spesso immeritate. E chi si oppone a questo insensato buonismo, a questo spirito da crocerossine, si vede affibbiare i peggiori epiteti oppure, nel migliore dei casi, si vede guardare con sorrisetti di sufficienza e giudicare come un passatista, un giustizialista, un forcaiolo o qualcosa di simile. Nella mia lunga carriera quasi ogni anno mi sono trovato in questa situazione, sono stato il solo a sostenere che non è promuovendo chi non lo merita e facendo lievitare i voti che si aiuta la formazione degli alunni, sono anzi convinto che li si danneggia e non li si prepara ad affrontare gli impegni della vita. Ma si sa che in “democrazia” (con le virgolette) vince sempre la maggioranza, anche quando è formata da incoscienti e da opportunisti; perciò non resta altro che rassegnarsi ed attendere la pensione, che per me non è più molto lontana.

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13 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica, Scuola e didattica

13 risposte a “Scrutini fuori dalla grazia di Dio

  1. Maria Usai

    Verità sacrosanta, gentile collega! Provi a immaginare, visto il buonismo imperante in una scuola, almeno di nome rigorosa e selettiva, come in quella in cui insegna, cosa succede alla scuola media (vabbè, adesso si chiama scuola secondaria di primo grado, a conferma del malvezzo tutto italiano di cambiare il nome alle cose lasciando inalterata la sostanza) dove insegno io: ragazzi pressochè analfabeti, che se spendono 8,40 € e pagano con un biglietto da 10 non sanno quanto riceveranno di resto, che in inglese non riescono neppure a rispondere a una domandina del tipo “What’s your name?”, ammessi alla classe successiva con una buona media solo perchè sono intonati, riescono a percorrere senza cadere l’asse di equilibrio per intero, a smanettare su un tablet e ad accostare due colori complementari restando nell’ambito dei bordi di un disegnino…Senza contare l’apporto determinante di un bel 7 in condotta, che ai miei tempi significava bocciatura certa e che anche oggidì viene attribuito a irresponsabili e zuzzurelloni, quindi, almeno in teoria, non dovrebbe costituire titolo di merito, anzi.
    Come lei, non vedo perchè si debba demonizzare la bocciatura. In prima superiore, è un campanello d’allarme che, ascoltato, toglierebbe le castagne dal fuoco ai tanti ragazzini che, per qualsivoglia motivo, hanno sbagliato corso di studi. Ricordo un mio ex alunno, un ragazzo creativo, estroso, bravissimo nel disegno. Consiglio orientativo: liceo artistico. Iscrizione: tecnico commerciale. Risultato: abbandono degli studi dopo tre bocciature. Si parla tanto di dispersione scolastica e s’invocano le misure più strampalate per tamponarla, in primis i famosi corsi di recupero. Ma servono a qualcosa, secondo lei, se l’alunno s’è cacciato, o più probabilmente è stato cacciato dai genitori nel tunnel di un percorso scolastico che non fa per lui? A questo proposito, mi mette i brividi quanto ha detto una persona che conosco, docente di fisica all’Università, vale a dire che le facoltà scientifiche si vedono costrette a organizzare corsi di recupero di matematica per le matricole! Anch’io,ai miei bei tempi della scuola, di matematica ho sempre capito poco, ma perlomeno ho avuto la decenza di iscrivermi a Lettere moderne!

    • In effetti quel che Lei dice è vero: la preparazione degli alunni attuali è sempre più misera, ogni anno che passa; sebbene si debba dire che la colpa non è tutta loro e dei loro genitori, ma anche di questo dilagare della tecnologia che ha atrofizzato i cervelli e fa sì che anche per fare 2 + 2 si ricorra alla calcolatrice. Sono d’accordo anche sulla necessità di un giusto orientamento alla scuola media, utile per fare una scelta della scuola superiore adeguata alle capacità e agli interessi di ciascuno. A volte occorrerebbe un ri-orientamento alle superiori, per poter indirizzare altrove coloro che, pur in buona fede, hanno operato una scelta sbagliata.

  2. Mario

    Mi conforta sapere che queste cose non accadono solo nella mia scuola. Ad ogni modo ha omesso una categoria di docenti: quelli che promuovono perché hanno la coscienza sporca per non aver lavorato a sufficienza.
    La scuola non cambierà perché sono i docenti stessi a non credere più nel loro lavoro. Se vi fosse più unità d’intenti, professionalità e più serietà nelle valutazioni le famiglie ci stimerebbero di più, altro che ricorsi!
    Mario

    • Quella categoria a cui lei allude l’ho ben presente, ma non l’ho citata appositamente, per non rendere ancor più polemico questo mio scritto. Il guaio è proprio questo: che nella nostra categoria c’è molta superbia (come dimostra il fatto che non appena si profila l’idea di una valutazione del nostro lavoro si alza subito una levata di scudi) e a volte poca sostanza, purtroppo.

  3. Comprendo, e condivido, la sua amarezza. Purtroppo molti hanno dimenticato che: “medico pietoso fa piaga incurabile”.

    • Guido La Vespa

      Caro Shevathas, sono un inesauribile lettore del suo blog e dei suoi commenti sul Fatto Quotidiano quindi ne approfitto per farle i complimenti. È degno di attenzione che (lo dico anche al prof. Rossi se non lo sa) un blogger “scientifico”, con competenze di informatica e di scienze, come Shevathas (Cavolate in libertà) segua un umanista come il nostro Massimo Rossi. Segno che l’intelligenza e la lucidità sono trasversali ai saperi, ovviamente.

      • Grazie. In realtà la contrapposizione fra cultura umanistica e cultura scientifica è più apparente che altro. Le basi: logica, capacità di ragionamento, capacità di astrazione, sono le stesse.

  4. Guido La Vespa

    Gentile prof. Rossi, credo che molti suoi lettori gradirebbero un commento della seconda prova di maturità al classico! La sua valutazione è molto interessante perché lei unisce sempre la competenza del filologo con l’esperienza del professore liceale a contatto con gli studenti.
    Quindi siamo ansiosi di sapere il suo parere (quando avrà tempo, magari proprio dopo aver corretto le versioni). Gentili saluti, Guido.

    • Quest’anno non correggo le versioni di latino perché sono presidente di commissione in un liceo scientifico. Comunque farò sapere ben presto, entro pochi giorni, il mio parere sul brano di Tacito assegnato al liceo classico, in un apposito post.

    • Guido La Vespa

      Aspetto volentieri il suo parere e le auguro buon “divertimento” per gli esami di Stato, almeno riesce a guadagnare qualcosina in più e quest’estate si fa una bella vacanza all’estero per dimenticare le amarezze di questa Italia. Cordialissimi saluti, Guido.

  5. Rispondo a entrambi i commenti del sig. Guido e anche a Shevatlas. Sono molto lusingato dal fatto che illustri studiosi dell’ambito scientifico e tecnico seguano il mio blog; e’ segno che la cultura, quella vera, e’ una sola e che gli steccati tra discipline umanistiche e scientifiche sono costruzioni artificiose, che non hanno alcuna ragione di essere.

  6. milly

    Sono una neolaureata in Lingue e Letterature Straniere e impartisco lezioni private a studenti della scuola secondaria di primo e secondo grado.
    Sono ragazzi che non coniugano nel modo corretto i verbi, non sanno esprimersi, non conoscono il significato di semplici parole come “manovale” o “ambizione”, usano la punteggiatura a caso, non sanno svolgere un tema o scrivere un riassunto. Uno di loro frequenta il quinto anno della scuola superiore…non mette l’accento dove occorre e lo mette dove non vi è bisogno, scrive i nomi propri in minuscolo e quelli comuni (alcuni) in maiuscolo, non conosce molti termini semplici, per cui sotto dettatura commette errori del tipo “della scesa” invece di “dell’ascesa”, possiede un vocabolario molto molto povero.
    Ho detto loro più e più volte di leggere dei libri per arricchire il loro vocabolario e migliorare il loro eloquio, dando loro un elenco con scritto i titoli di libri per ragazzi scritti da autori di tutto rispetto (Verne, Salgari, London e altri), di certo non di autori moderni che tutto possono dirsi tranne che di essere degli scrittori.
    Ebbene, qual è stata la loro risposta?
    Un bel due di picche.
    Non gli importa nulla di migliorare, di studiare, di acculturarsi ed elevarsi, perché sanno che verranno promossi, che qualcuno risolverà loro ogni problema.
    Se dipendesse da me li boccerei senza pensarci due volte.

    • Il problema che lei affaccia è grave, come dimostra anche la recente lettera di 600 docenti universitari, i quali si lamentano del fatto che i nostri giovani non sanno più leggere e scrivere correttamente. Secondo me le cause principali sono tre: 1) la perdita di autorità della scuola ed i cambiamenti dei programmi: alle elementari ed alle medie, dopo le sciagurate riforme calate dall’alto, si studia poco la lingua e non si fanno più esercizi fondamentali come il dettato e il riassunto; 2) la diffusione di internet e dei social ha allontanato i giovani dalla lettura dei libri. Stare su facebook o chattare, senza curarsi degli errori ortografici e del lessico, è molto più comodo e divertente per loro rispetto a leggere Manzoni o Dostoevskij; 3) le promozioni facili, come dice lei. Quindi, delle tre ragioni, due risalgono alla scuola ed una alla società. Il risultato, come ognuno può constatare, è disastroso, né si vede come tale situazione possa mutare, a meno che non si voglia rinunciare a un po’ di “modernità” e restaurare ciò che c’era prima. Ma la vedo difficile.

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