Sciopero o pagliacciata?

Lo scorso 5 maggio la televisione ha ampiamente parlato dello sciopero degli insegnanti, con tanto di servizi e riprese filmate dell’evento. In queste immagini quel che mi ha colpito di più è stato il comportamento dei colleghi che formavano il corteo che ha sfilato a Roma: dai rappresentanti della classe intellettuale, quella che deve formare i cittadini di domani, io mi sarei aspettato un atteggiamento serio e composto, un corteo di persone che esponessero i loro problemi e le loro richieste in maniera sobria e compassata, come si converrebbe a persone che stanno, o vorrebbero stare, sulla cattedra. E invece cosa vedo? Urla scomposte, slogan di lontana origine sessantottina, docenti con ridicoli cappellini in testa ed altri che rumoreggiavano con fischietti e suonavano trombette da carnevale. E’ questa la serietà del corpo docente? C’è forse bisogno, per farsi sentire, di urla, fischi e strombazzamenti da stadio? Io sono rimasto allibito, perché le immagini che ho visto sembravano la rappresentazione di qualche farsa carnevalesca o di qualche festa goliardica, non certo quelle di una ordinata manifestazione della classe docente. Io non credo che fare pagliacciate di questo tipo giovino alla nostra causa, né che sortano qualche effetto da parte del governo, il quale farebbe bene a non prendere sul serio l’atteggiamento di chi sa solo urlare e fischiare, docenti che fanno la figura dei Pulcinella e non di professionisti quali sono, investiti di un compito che ha un’importanza capitale nella vita di un Paese civile. La serietà ed il dialogo pacato sono i mezzi migliori per indurre la controparte a trattare ed a prendere in considerazione le legittime richieste di una categoria; ma oggi purtroppo molti colleghi hanno abdicato alla dignitosa autorevolezza che dovrebbe caratterizzare la nostra professione, come si vede anche dall’atteggiamento da “amiconi” che molti hanno con i loro studenti, un comportamento deleterio che non è apprezzato nemmeno dai ragazzi stessi.
A proposito di studenti, ce n’erano molti anche di loro, tutti contenti di partecipare alla manifestazione per fare un giorno di vacanza in più. Prova ne è il fatto che alcuni di essi, intervistati dai giornalisti, non conoscevano affatto i motivi dello sciopero dei loro insegnanti: alcuni hanno tirato fuori il solito ritornello trito e ritrito secondo cui il governo vorrebbe distruggere la scuola pubblica per favorire quella privata (ma dove sta scritta una cosa del genere?); uno infine, ignorante ma almeno sincero, se ne uscito con una bella battuta in romanesco: “Famo sciopero pure noi, così saltamo un giorno de scola” (senza la u).
A questo punto io mi chiedo, vista la pagliacciata in cui si è risolta la manifestazione romana, che senso abbia oggi lo sciopero della nostra categoria, e se valga mai la pena di parteciparvi. Per parte mia, sono sempre più convinto nel dare a questa domanda una risposta negativa, e sono ancor più convinto, viste le immagini della tv, di aver fatto bene ad essere andato a scuola regolarmente il 5 maggio ed essermi sobbarcato le classiche quattro ore di lezione.

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2 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica, Scuola e didattica

2 risposte a “Sciopero o pagliacciata?

  1. Maria Celea

    La società in cui viviamo propone,ormai,solo modelli che offrono ,al pubblico guardante, un linguaggio volgare,abbigliamento inappropriato e gestualità eccessiva. Sembra quasi (o forse è così) che in alcune circostanze non si riesca,più, ad orchestrare le proprie tonalità comportamentali, assecondando schemi abnormi nella convinzioneche siano incisivi e maggiormente comprensibili. Un professionsta, a qualunque categoria appartenga, è tenuto a mantenere uno stile comportamentale dettato da codici etici, a maggior ragioni gli insegnanti che,nella loro funzione di docente, aderiscono ad uno specifico progetto educativo. Lo sciopero è un diritto,ma esigenze e convinzioni possono essere espresse in modo chiaro e tecnicamente efficace, anche senza dover ricorrere a cadute di stile. Concordo pienamente con lei! Cordialmente. Maria Celea

  2. E’ lo strapotere mediatico che ci ha abituati così: oggi sembra avere consistenza soltanto ciò che appare in televisione, e tanto meglio se appare in forma abnorme e folkloristica. I docenti, a mio parere, dovrebbero stare al di fuori di questa logica, ma a quanto pare non è così.

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