25 aprile, la festa della Retorica

Oggi ricorre il 70° anniversario della fine della guerra civile in Italia, quella che comunemente viene chiamata “liberazione”. Sarà perché la cifra è tonda, ma bisogna dire che mai come quest’anno le varie televisioni, comprese quelle Mediaset, hanno bombardato i cittadini con la solita retorica della Resistenza, dei partigiani eroi senza macchia e senza paura, quelli che hanno sempre ragione, quelli che stavano dalla parte giusta. E così, con un copione che si ripete da 70 anni, la realtà viene ancora piegata agli interessi di una parte, svilita e mistificata, perché la storia, si sa, la scrivono i vincitori, e quindi dicono soltanto ciò che loro conviene, nascondendo tutto quel che provocherebbe loro vergogna e disagio. Così, dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi, si è creato un vero ed autentico mito: quello della gloriosa Resistenza, degli eroi del Bene che combattevano contro il Male, quelli dell’altra parte, che non hanno neppure diritto ad essere ricordati e a vedere riconosciuta, se non altro, la loro buona fede, perché coloro che si arruolarono nella Repubblica di Salò, in quei tragici momenti, erano convinti di fare la scelta giusta, di servire la Patria e gli ideali che per tanto tempo li avevano animati, e non potevano sapere che la loro sarebbe stata la parte “sbagliata”. Ormai, dopo 70 anni, sarebbe l’ora di riconoscere che quella che ci fu in Italia dal 1943 al 1945 fu una vera e propria guerra civile, durante la quale furono commessi infiniti delitti, infinite atrocità da entrambe le parti: se i nazisti ed i fascisti loro fiancheggiatori si resero colpevoli di rastrellamenti, rappresaglie, stragi orrende (e questo nessuno lo vuole negare), altrettanto avvenne dall’altra parte, quella dei vincitori. Il criminale bombardamento di Dresda con le bombe al fosforo, che fece morire bruciati vivi oltre 150.000 civili tedeschi, è un’atrocità di cui pochi parlano ma che la storia non può cancellare; i massacri ordinati da Stalin e compiuti dalla gloriosa “Armata rossa” sono stati scoperti solo di recente e di essi poco si parla; le bombe atomiche sganciate su un Giappone già stremato solo perché gli americani dovevano mostrare ai russi la loro potenza nucleare, è un altro crimine orrendo che mai potrà essere perdonato dalla storia; la vergogna delle foibe, in cui i partigiani comunisti jugoslavi (aiutati da quelli italiani) uccisero migliaia di persone per il solo fatto di essere italiani, è ancora lì, grida vendetta ma ben pochi ne parlano. E che dire del comportamento dei partigiani italiani, la Resistenza tanto celebrata in questo 25 aprile? Basta leggere i libri di Giampaolo Pansa, un giornalista e scrittore che non può certo essere sospettato di simpatie di destra, per sapere che cosa fu il “triangolo della morte”, quel periodo cioè dal 1945 al 1947, quando, a guerra già finita, i partigiani delle brigate comuniste torturarono e uccisero migliaia di persone inermi ed innocenti con la scusa di ripulire il paese dai fascisti, ma in realtà per biechi interessi privati o semplicemente per sfogare il proprio istinto criminale, la rabbia di non aver potuto realizzare la rivoluzione bolscevica che avevano in progetto da tempo. Di questo genocidio furono vittime persino donne e bambini, persone che nulla avevano a che vedere col fascismo, oppure che avevano preso la tessera del PNF solo perché era d’obbligo per poter trovare un lavoro, ma che non avevano mai fatto politica.
Di queste cose non si parla, o se ne parla poco, ed i libri di storia, a cui si aggiunge la grancassa mediatica, trasformano in un mito quello che in realtà fu un triste periodo di lutti e di guerra civile, per la quale c’è ben poco da festeggiare. Se poi si guarda la realtà storica e si leggono i documenti dell’epoca, il mito si ridimensiona alquanto; basti pensare che l’azione dei partigiani, celebrata come eroica e indispensabile, fu in realtà marginale, perché le insurrezioni avvennero quando ormai l’esercito tedesco era già in ritirata, e quindi i veri liberatori del nostro Paese furono casomai gli eserciti alleati, non gruppi di combattenti sparuti e male armati che mai da soli avrebbero potuto sconfiggere la potente organizzazione nazista. E c’è anche un’altra cosa da aggiungere: possiamo salvare e riconoscere la buona fede dei partiti antifascisti, tutti tranne uno, quello comunista, e ciò per una semplice ragione, cioè che costoro combatterono il fascismo ma non per dare all’Italia la libertà e la democrazia, ma per sostituire una dittatura con un’altra ben più disumana e feroce, quella sovietica. Chi non ricorda le frasi orrende come “addavenì Baffone”, cioè Stalin, che noi ancora sentivamo pronunciare quando eravamo ragazzi? Basterebbe questo a smontare un falso mito che va avanti da 70 anni; basterebbe cioè la volontà di esaminare la storia con i documenti e le testimonianze, non con ideologie obsolete o con la santificazione di una parte e la demonizzazione dell’altra. E allora, una volta ristabilita la verità storica, si potrebbe anche – ed è da augurarselo – superare definitivamente gli steccati ideologici e gli odi di parte e chiudere finalmente con queste brutte pagine del passato, così come hanno fatto altri paesi ben più equilibrati e ragionevoli di noi. Per questo io sono convinto, e lo ribadisco senza timore, che il 25 aprile non c’è nulla da festeggiare.

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13 commenti

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13 risposte a “25 aprile, la festa della Retorica

  1. Emilio

    all’epoca della repubblica sociale i crimini del regime fascista oramai erano ben noti a tutti: gli oppositori venivano incarcerati, a volte torturati, gli ebrei erano perseguitati e avevano perso ogni diritto. I partigiani contribuirono in modo determinante alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo e, grazie a loro l’Italia ebbe condizioni favorevoli nelle trattative dell’immediato dopoguerra. Nel dopoguerra ci sono stati certamente episodi di violenza anche da parte degli antifascisti ma questo non ha nulla a che vedere con la resistenza.Purtroppo il regime fascista era stato cosi’ ingiusto e crudele che alcuni hanno voluto punire, sbagliando, gli autori di efferati crimini e certamente ci sono stati errori e innocenti che hanno pagato: come pero’ sia possibile trovare attenuanti ai repubblichini e’ per me incomprensibile. Il regime fascista oltre ad essere ingiusto, iniquo , crudele aveva la responsabilità dello scellerato patto con Hitler che aveva trascinato il mondo intero in una situazione tragica..
    I”bravi”ragazzi repubblichini poi pare ignorassero non solo le violenze nei confronti di chi la pensava diversamente e le aberranti leggi razziali ma i crimini commessi dai fascisti in Slovenia, Croazia, Albania, Grecia, Abissinia etc..
    A questo punto mi chiedo che tipo di insegnamento lei possa fornire ai suoi studenti e, francamente, non sono tranquillo.

    • A proposito del mio insegnamento, caro signore, le consiglio di stare tranquillo: io non faccio politica in classe, come fanno invece quelli della sua parte, che per decenni hanno indottrinato gli studenti ad un’ideologia sconfitta dalla storia e sepolta dietro le macerie del muro di Berlino. Quanto a quello che scrive, le consiglio di ripassare la storia e di leggere bene quanto ho scritto: io non ho affatto difeso il regime fascista, i cui crimini sono ben noti; ho detto soltanto che gli stessi crimini, ed altri ancor peggiori, sono stati commessi anche dai partigiani, quegli “eroi” che oggi vengono ancora incensati da una retorica fatta di menzogne e di stupido ideologismo. E non comprendo come lei possa dire che i delitti commessi dagli antifascisti non c’entrano nulla con la resistenza: c’entrano eccome, sono stati i partigiani comunisti a compiere nefandezze di ogni tipo e a maturare il terrificante progetto di consegnare l’Italia a Stalin. E ha detto anche un’altra stupidaggine: che cioè i partigiani sarebbero stati determinanti, quando tutti sanno che non lo furono affatto e che l’Italia fu liberata in realtà dagli eserciti alleati. Quanto ai giovani di Salò, sono da comprendere perché al momento della scelta agirono in buona fede, credendo di essere dalla parte giusta; poi la storia andò diversamente, ma questo non poteva prevederlo chi credeva in certi valori che fino a poco prima erano condivisi anche da quelli che poi innalzarono le bandiere rosse. Purtroppo è grazie a gente come lei che l’Italia non riesce a fare i conti col passato ed a ricostruire la storia vera, non quella falsa e distorta che i marxisti nostrani ci hanno sempre imposto, anche nei libri di storia.

  2. Rodolfo Funari

    Perfettamente d’accordo.
    Rodolfo

    • Grazie, Rodolfo. So che con questo articolo mi procurerò proteste, insulti e volgarità da parte di chi non sa neanche dove sta di casa la giustizia e la democrazia. Ma non dubitare, saprò rispondere per le rime.

  3. Giovanna

    http://www.santiebeati.it/dettaglio/92787
    Gentile professore, mi perdoni, ma lei sembra appartenere ad una specie in via di estinzione: 1) crede che la Scuola abbia, o possa ancora avere, una funzione educativa;2) crede che l’insegnante sia un professionista ( e non, come attualmente è, un semplice impiegato, un esecutore di test e prove oggettive (sic!), che, grazie ad una sudditanza ideologica e culturale, la nostra scuola sta progressivamente sostituendo alle interrogazioni e alle prove tradizionali); 3) crede che sia possibile discutere pacatamente di Resistenza e, portando delle prove, mettere in discussione il ruolo giocato dalla stessa nei trattati di pace; 4) infine crede, udite udite, che forse i vincitori, che avevano compiuto quell’abominio di Dresda e quell’incauto lancio di un’atomica su un Giappone stremato, non avevano tutte le carte in regola per giudicare i crimini dei vinti! Me lo lasci dire, e non se ne abbia a male, Vae victis! è un’espressione che dovrebbe conoscere bene. Da sempre i vincitori scrivono la storia e noi continueremo a festeggiare la nostra sconfitta, il 25 aprile!

  4. Gentile signora, purtroppo si sa che la storia la scrivono i vincitori e la impongono a tutti, alterando la realtà dei fatti; lo faceva anche Giulio Cesare, che in Gallia sterminò intere popolazioni ma poi disse che aveva portato la pace e celebrò il trionfo. E questo vale anche oggi. Sul 25 aprile io non parlo né di vittoria né di sconfitta, perché non credo che se Mussolini ed Hitler avessero vinto la guerra le cose sarebbero andate meglio di come sono andate; vorrei soltanto che si ristabilisse la verità e si evitassero miti ed epopee che non corrispondono alla realtà dei fatti, perché in quella guerra i crimini e le atrocità furono commessi da tutti, dai tedeschi come dai russi e dagli americani, dai fascisti italiani come dai partigiani. Lei nell’altro commento accenna alla vicenda di Rolando Rivi, che io conosco bene; ma essa è solo un esempio, sono migliaia quelli che si potrebbero portare. Io vorrei che si ristabilisse la verità perché ho da sempre avuto il senso della giustizia, che applico quotidianamente nel mio lavoro a scuola, nel quale credo fermamente anche se forse sono un po’ demodé. Dire che sono una specie in via d’estinzione mi sembra un po’ eccessivo, perché siamo in tanti a credere ancora nella scuola e nei suoi valori; anzi, è proprio grazie a queste persone se il carrozzone dell’istruzione non s’è ancora ribaltato del tutto.

  5. Lorenzo

    Non sono d’accordo e non vedo un motivo per onorare la memoria di chi ha contribuito, nonostante la palese sconfitta, a mantenere in piedi una dittatura come quella fascista. Mi ritengo profondamente antifascista e non ho nessun rispetto per la memoria di Mussolini o della RSI. L’azione dei partigiani non merita di essere ridotta e svilita in questi termini, perché è grazie a loro se possiamo esprimere liberamente il nostro pensiero. I massacri e le rappresaglie non sono assenti nei libri di storia e nelle pubblicazioni degli studiosi, ossia l’unico mezzo per raggiungere la conoscenza di quei fatti. Non ha una valenza pedagogica e anche le trasmissioni dedicate alla storia adottano un linguaggio e una selezione ovvia. Sulle tentate rivoluzioni comuniste in Italia non ho trovato mai riga, salvo ricordare che il pci ha goduto dei finanziamenti dell’urss (così come la Dc da parte degli americani) fino agli anni ’70, quando poi il partito ha iniziato ad allontanarsi da quella realtà.

    • Signor Lorenzo, se è nato nel ’93 lei è molto giovane, e prima di lasciarsi prendere da infatuazioni di parte, dovrebbe riflettere un po’ di più e magari studiare la storia leggendo varie fonti, non solo quelle di ispirazione marxista che hanno da sempre mistificato la realtà a vantaggio di un’ideologia disumana come quella comunista. Lei dice di essere antifascista, ma forse non si rende conto che i termini “fascista” e “antifascista” oggi nel 2015 non hanno più alcun senso, perché il fascismo è finito nel 1945 ed è stato – ed è – tenuto in vita solo da coloro che hanno bisogno di avere sempre un nemico per poter giustificare un’ideologia criminale sconfitta dalla storia. E confermo un’altra cosa: che non è affatto vero che la nostra libertà di espressione odierna dipende dai partigiani. L’Italia fu liberata dagli eserciti alleati e le bande partigiane si resero responsabili di atrocità almeno quanto la parte avversa. Ormai, a distanza di 70 anni, sarebbe l’ora di ristabilire la verità e chiudere finalmente i conti con il passato, come hanno fatto altri paesi più accorti ed equilibrati del nostro.

      • Lorenzo

        Se lei sostiene che termini come”fascista” e “antifascista” non hanno senso, a rigor di logica non è sensato nemmeno parlare di “comunista” e di “disumana ideologia comunista”. Entrambi sono ruderi del passato, giusto? Se stiamo parlando di fatti vecchi e derelitti, allora che senso hanno le commemorazioni della RSI e dei suoi caduti?
        Lei ha mai letto per caso di paesi come la Germania o la Spagna, realtà che hanno vissuto la dittatura, dello svolgersi di eventi e commemorazioni rispettivamente di Hitler e F.Franco? Io no, anzi quando all’estero, “nei paesi civili”come lei osservava in chiusura, vengono scoperti questi gruppi , vengono immediatamente condannati .
        Le faccio un’ultima domanda e le chiedo quali sono i momenti storici in cui l’Italia ha rischiato di essere sottomessa dall’Urss. O quali sono state le rivolte bolsceviche tentate nel nostro paese.

        RISPOSTA. Mi pare che lei faccia un po’ di confusione: il comunismo non è purtroppo solo un residuo del passato, ancor oggi c’è chi crede in quel sistema e mostra totale intolleranza nei confronti di chi non condivide quelle idee. Comunque, a scanso di equivoci, io ribadisco che non ho MAI inteso commemorare la RSI o il fascismo; ho voluto soltanto far onore alla verità storica, asserendo che in guerra le atrocità le commettono tutti, e quindi anche i partigiani. Se vuole informarsi su questo, non ha che da leggere il libro di Giampaolo Pansa, “Il sangue dei vinti”, che si trova in ogni libreria. E quanto alla volontà dei partigiani comunisti e dei dirigenti di partito (v. Togliatti, un autentico criminale di guerra) di consegnare l’Italia a Stalin, la cosa è talmente nota da non aver bisogno di alcuna dimostrazione.

  6. Ottimo post. Condivido in toto.
    E’ palese il fatto che alla Resistenza sia stato dato un valore più che altro ideologico, visto che il contributo militare fu quasi totalmente irrilevante. La verità è che da una parte e dall’altra c’era gente che combatteva in buona fede, come in entrambi gli schieramenti c’erano criminali che sfruttavano la propria fazione per commettere le peggio nefandezze.
    Molti dei crimini post guerra compiuti dai partigiani sono state rappresaglie di una crudeltà estrema.
    A mio avviso, il 25 aprile dovrebbe essere un evento di riflessione, non certo una festa.

    • Il suo commento è giusto ed equilibrato, e lo condivido in pieno. Purtroppo prese di posizione come la mia, che non vuole affatto celebrare il fascismo o la RSI ma vuole soltanto onorare la verità storica, sono oggetto di critiche e insulti da parte di persone faziose e intolleranti che vivono nei miti del passato e continuano a vedere il “nemico” solo perché così fa comodo a loro. Ma per fortuna nel nostro Paese c’è libertà di espressione e quindi io continuerò sempre a sostenere le mie idee, alla faccia di coloro che vorrebbero chiudere la bocca a tutti quelli che non sono allineati con la loro superficialità.

  7. Come darle torto? Io spesso (forse sbagliando) non parlo di argomenti come questo per il forte rischio di essere frainteso. Con il fanatismo ideologico che c’è in giro, si corre poi il rischio per passare come nazifascisti o sostenitori della RSI, ed una volta che ti viene assegnata un’etichetta spesso non va più via.
    Vogliamo poi parlare di eccidi come quello di Porzus? Diciassette partigiani bianchi massacrati dalle forze comuniste? Dire che la Resistenza abbia molti aspetti controversi non è revisionismo (come se poi questo termine fosse un insulto) : è la pura è semplice verità. Un saluto.

    • Ha ragione. Infatti anch’io generalmente evito questi argomenti, perché nel nostro Paese, nonostante la tanto sbandierata libertà d’opinione, non puoi esprimere un’idea in controtendenza con la vulgata comune che subito ti attiri le solite stupide accuse di fascismo o altri simili titoli. Guardi quel che è successo a Giampaolo Pansa, un giornalista onesto e non certo di destra, che si è preso del fascista solo perché ha detto la verità sugli eccidi e le atrocità commesse dai partigiani. Purtroppo l’odio ideologico non si è spento da noi neanche in 70 anni, per cui ci resta poca speranza per il futuro.

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