Viaggio a Londra

In questi pochi giorni di vacanze pasquali, ormai da vari anni ho l’abitudine di fare un viaggio di turismo culturale, di solito per visitare luoghi celebri o capitali europee. L’anno scorso toccò a Monaco di Baviera, su cui pochi giorni dopo scrissi un post intitolato “Viaggio in Germania” ed espressi le mie impressioni su quel paese, o almeno sulla zona che avevo visitato. Quest’anno è toccato a Londra, una delle città più famose del mondo ma da me sconosciuta, perché non c’ero mai stato prima di adesso; e siccome alcuni aspetti di essa mi hanno colpito, vorrei brevemente parlarne in questo post.
La prima cosa che impressiona il visitatore a Londra è la perfetta organizzazione dei trasporti. La metropolitana è molto efficiente, passano treni ogni due minuti circa e collegano, con una fitta rete di linee e di coincidenze, tutte le zone centrali e periferiche della città; l’utilizzo di questo mezzo è certamente il modo più veloce per spostarsi, benché esistano anche i mezzi di superficie, come i famosi bus rossi a due piani, che sono anch’essi molto efficienti. Il traffico veicolare è abbastanza disciplinato, tutti rispettano i semafori e le norme della circolazione.
A questo aspetto positivo se ne affianca però uno negativo, almeno per noi italiani: i prezzi molto alti dei trasporti, visto che per tre giorni io e mia moglie abbiamo speso, per utilizzare la metro, l’equivalente di oltre 100 euro. Il problema dei costi, comunque, riguarda ogni aspetto della vita e non solo i trasporti: altissimo è il prezzo degli affitti, tanto per fare un esempio, e altrettanto può dirsi per gli acquisti più comuni e per gli alberghi, carissimi anche se spesso di bassa qualità. E’ vero però che gli stipendi, pagati in sterline (pounds) sono mediamente molto più alti dei nostri, e la mancanza dell’euro non costringe la Gran Bretagna, cosa che avviene invece a noi, a dover seguire altri paesi per la politica monetaria, nel senso che gli inglesi possono battere moneta e interferire con il valore della sterlina in modo da regolare il bilancio tra importazioni ed esportazioni.
Nonostante i prezzi elevati e la necessità di pagare praticamente ogni cosa, c’è però a Londra una lodevole eccezione: i luoghi d’interesse culturale, ed in particolare i musei, sono gratis. Questo avviene in pochi paesi ed è certamente motivo di plauso che va riconosciuto: la visita al British Museum che abbiamo compiuto, infatti, e che ci ha impegnati per quasi un giorno intero, è avvenuta senza dover spendere un centesimo. Beati gli inglesi, che si possono permettere di coprire i costi ingenti del mantenimento e cura dei propri monumenti senza chiedere contributi ai visitatori! Per il resto, oltre ai musei, Londra offre tutta una serie di monumenti, di chiese, di parchi naturali di notevole interesse.
Un’altra cosa che mi ha colpito è l’estrema varietà della popolazione, nella quale sono comprese praticamente tutte le etnie conosciute al mondo: europei, asiatici, afro e sud americani, persone di colore si muovono liberamente, e con ritmo frenetico, per la città, facendo comprendere a tutti come ormai l’Europa veda prosperare una società multiculturale e multietnica, senza che vi siano – almeno apparentemente – discriminazioni. E se pensiamo che la presenza degli stranieri sia elevata in Italia significa che non abbiamo visto cosa avviene altrove: a Londra, almeno a quanto ho potuto constatare, gli europei e gli inglesi in particolare sono in minoranza rispetto alle altre etnie, specie quelle asiatiche: nel quartiere dove abbiamo alloggiato, infatti, la gran maggioranza delle persone erano indiani, pakistani e cinesi, molto rare invece quelle con la pelle bianca.
In questa società multietnica londinese molti ed anzi moltissimi sono gli italiani, che abbiamo incontrato in gran quantità. Escludendo i turisti come noi, che pure nel periodo di Pasqua sono tanti, un gran numero di nostri connazionali vive stabilmente a Londra esercitando tutta una serie di occupazioni che vanno dal garzone di bottega al cameriere, dal gestore di ristorante al fattorino, fino al manager o all’uomo d’affari che vive e lavora nella City, uno dei centri della finanza mondiale. Però di italiani con mansioni di prestigio e con alti guadagni ce ne sono pochi; la maggioranza dei nostri connazionali sono purtroppo dei giovani che, per trovare quel lavoro e quel benessere che non potevano avere in Italia, sono emigrati a Londra e ci vivono da anni, riuscendo a sopravvivere dignitosamente a causa delle molte opportunità lavorative che questa metropoli riesce ad offrire. Parlando con dei giovani italiani che lavorano nei ristoranti e nei bar, mi sono molto rattristato, perché giudico ingiusto e vergognoso che un Paese come il nostro, uno dei più belli al mondo, non sia in grado di offrire lavoro ai propri cittadini, costringendoli a cercare scampo all’estero. Poiché io non mi sono mai vergognato di essere italiano, ed anzi ne sono orgoglioso, vorrei però che gli italiani non fossero costretti ad una nuova emigrazione che ricorda quella degli ultimi decenni dell’800 e dei primi del ‘900, quando i nostri connazionali partivano con la valigia di cartone in cerca di fortuna e spesso venivano male accolti e mal trattati dagli stranieri. Oggi questo problema è molto attenuato, visto che viviamo in una società multirazziale e non c’è più il rischio di vedere scritto in un locale “proibito l’ingresso ai cani ed agli italiani”, come purtroppo è accaduto in altri tempi; ma il giovane italiano che si reca all’estero ha comunque difficoltà ad inserirsi, ad imparare la lingua, ad essere considerato alla pari dei cittadini del paese ospitante. E poi è umanamente ingiusto che un ragazzo o una ragazza debbano staccarsi dalla propria terra, dalla propria famiglia, dai propri affetti, per trovare lavoro all’estero; a me piacerebbe invece che ciascuno potesse vivere e restare nel proprio paese e che andasse all’estero solo per turismo o perché lo desidera, non perché vi è costretto da una situazione economica difficile e soprattutto mal gestita. Mi auguro che le cose cambino in fretta e che l’economia possa ripartire, di modo che i nostri giovani possano mettere le proprie idee, la propria cultura e le proprie forze al servizio della loro patria, senza arricchire paesi stranieri che non hanno contribuito affatto alla loro formazione.

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2 commenti

Archiviato in Attualità

2 risposte a “Viaggio a Londra

  1. Silvio

    Buongiorno Professore, non avendo trovato una sua e-mail, avrei una domanda da farle.
    In latino come si traduce la frase”Beatitudine Eterna”?

    Grazie mille per la sua cortesia

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