Ancora sulle traduzioni e la seconda prova del Classico

Fino a poco tempo fa credevo di essere il solo a pormi il problema dell’impellente necessità di modificare radicalmente la seconda prova scritta dell’esame di Stato del Liceo Classico, una scuola che continua a perdere iscritti anche perché non c’è mai stata, da parte del Ministero dell’istruzione, la volontà di adeguarla alla realtà attuale e soprattutto alle reali capacità ed attitudini degli studenti di oggi; è infatti assurdo, controproducente e persino crudele, a mio avviso, non volersi rendere conto del fatto che l’esercizio di traduzione dal greco e dal latino, raffinatissima prova d’ingegno, non è più alla portata dei nostri studenti del 2015 (tranne poche e lodevoli eccezioni), e continuare pervicacemente a pretendere che questi sventurati, all’esame di Stato, traducano in italiano corretto e magari elegante lunghi brani di Aristotele, Platone, Seneca, Tacito ecc., che creano problemi anche a esperti filologi, è pura follia, per non dire stupidità. Anzi, io ho pensato più volte che i signori ispettori ministeriali che scelgono questi brani siano in malafede, vogliano cioè a tutti i costi danneggiare il Liceo Classico e spingere i giovani a fare altre scelte scolastiche, perché non è credibile che persone esperte e con ruoli dirigenziali non si rendano conto che stanno pretendendo l’impossibile. Perché gli altri Licei, in particolare lo Scientifico, hanno visto cambiare più volte la tipologia della loro seconda prova d’esame, mentre al Classico siamo rimasti al 1923, alla riforma Gentile, senza cambiare una virgola? Eppure la società, in questo periodo, mi sembra che un po’ sia cambiata, specie dal punto di vista dell’istruzione, della formazione dei giovani, delle fonti di cultura ecc. ecc. Che non se ne siano accorti mi pare poco credibile, per cui alla fine il sospetto ti viene, cioè che la cosa sia fatta apposta per affossare il Liceo Classico e favorire altri ordini di scuole.
Quando ho scritto il precedente post sull’argomento non ero a conoscenza dell’articolo dell’illustre latinista Maurizio Bettini (direttore del Centro “Antropologia del mondo antico” dell’Università di Siena) apparso su “Repubblica” il 5 marzo scorso. Non è neanche lontanamente ipotizzabile che uno studioso di questo livello non conosca il mondo classico o non si renda conto dell’importanza delle lingue antiche; ed infatti egli non nega questo, ma aggiunge che vi sono altri aspetti nello studio dell’Antichità che hanno un’importanza almeno pari: c’è la storia della letteratura, la filosofia, la civilizzazione, l’antropologia e via dicendo, conoscenze che oltretutto resteranno nella memoria dei ragazzi molto più di verbi, aggettivi ed ablativi assoluti, che col tempo sono destinati ad essere comunque dimenticati. Perché allora non richiedere agli studenti, in occasione dell’esame, QUESTE conoscenze, anziché limitarsi al solo aspetto linguistico? Ci sono alunni bravissimi in storia letteraria, storia dell’arte, filosofia ecc., ma che non riescono a tradurre in modo accettabile. Perché dunque penalizzarli e costringerli ad un esercizio unico e insindacabile qual è la traduzione imposta dal Ministero? Perché non sostituire la seconda prova scritta con un’analisi del testo ad esempio, o con un questionario di tipo letterario e storico-artistico, o altro che dir si voglia? E se proprio non si vuole rinunciare alla traduzione, la si potrebbe proporre in alternativa ad altri esercizi, in modo che possa essere scelta da quei pochi o pochissimi che ancora intendono votarsi a questo tipo di sacerdozio. Questo propone Bettini, ed io sono totalmente in sintonia con lui, anche se ho cominciato molto prima di lui a sostenere questo punto di vista, ed ho cercato anche, al proposito, di trovare contatti con i funzionari ministeriali preposti all’organizzazione delle prove d’esame.
Perché trovo assurdo e disumano costringere migliaia di giovani a questo esercizio, che si fonda solo ed unicamente sulle conoscenze linguistiche? Perché, insegnando da oltre trent’anni latino e greco in un triennio di un Liceo Classico, ho potuto seguire per tutto questo tempo l’evoluzione degli studenti e del loro rendimento. Quando andavamo a scuola noi si studiava latino alle medie, si imparavano alla scuola primaria tutte le strutture dell’italiano: analisi grammaticale, logica e del periodo erano un “trio” che tutti ben conoscevamo. Oggi, per vari motivi che sono ormai noti, questo non avviene più. Allora l’unico strumento di cultura erano i libri, mentre adesso i giovani apprendono da internet, con i tablets, gli smartphones ecc., strumenti che non richiedono più capacità di ragionamento autonomo, ma forniscono le informazioni già bell’e pronte, così come le calcolatrici risolvono ogni tipo di operazione matematica, senza che ai ragazzi venga più richiesto di usare il cervello. Cosi, come non sanno più le tabelline, non sanno più neanche le strutture dell’italiano e sono quindi lontani anni luce dal saper tradurre decentemente dal latino e dal greco; e ciò avviene non perché i ragazzi di oggi siano meno intelligenti di come eravamo noi, ma perché esercitano e sviluppano altre qualità mentali, non più quelle su cui si fondava la nostra formazione di persone di mezzo secolo fa. E’ quindi necessario che la scuola cambi e che si dica finalmente che il re è nudo, anziché continuare all’infinito con i compromessi e le ipocrisie: la realtà, checché se ne voglia dire, è che la traduzione dal latino e dal greco è oggi divenuta un lavoro da esperti filologi, non più da semplici studenti. Sarebbe ora che tutti – docenti e Ministero dell’istruzione – riconoscessimo questa realtà, e ciò permetterebbe di evitare fenomeni sconcertanti e vergognosi come quelli che si verificano agli esami, dove certi professori fanno la versione al posto degli studenti, gliela passano e così risolvono il problema. Io mi sono sempre rifiutato di prostituire in questo modo la mia dignità professionale, ho dato solo indicazioni generali sul testo ed ho corretto gli elaborati con gli stessi criteri con cui correggo quelli svolti durante l’anno. Il risultato, però, è stato che i miei alunni hanno avuto all’esame i voti più bassi di tutta la provincia; il che mi dispiace, ma non sono disposto a scendere a squallidi compromessi come quello sopramenzionato. Purtroppo certi colleghi non la pensano così, e non solo fanno la versione all’esame al posto degli alunni, ma accettano anche che durante i normali compiti in classe essi scarichino la versione da internet con il cellulare, un fatto gravissimo e intollerabile che ormai si verifica dappertutto. Ora io dico: anziché scendere a questi sconci compromessi, non è meglio smettere di sottoporre gli alunni all’esercizio di traduzione, ormai del tutto estraneo alle loro capacità? Esistono altre competenze e conoscenze, altrettanto importanti, che è possibile verificare in modo altrettanto oggettivo ed eliminando anche il triste fenomeno delle copiature, giacché su internet non può trovarsi la risposta ad ogni quesito che un docente esperto può richiedere ai propri studenti.
Anticipando la più scontata obiezione al mio ragionamento voglio chiarire che, proponendo la modifica della seconda prova d’esame, io non intendo affatto auspicare la fine dello studio delle lingue greca e latina, che deve proseguire, specie nei primi due anni di corso (il Ginnasio), perché è indispensabile per l’analisi dei testi d’autore normalmente presenti nei programmi didattici del triennio liceale. Questa analisi deve comunque avvenire sotto la guida del docente, che affronterà la lettura dei classici (Catullo, Lucrezio, Virgilio, Omero, Platone ecc.) anche, ma non esclusivamente, basandosi sugli elementi formali (lingua, stile, metrica, retorica ecc.), che per gli antichi non erano certo ornamenti, ma elementi costitutivi e fondanti dell’opera letteraria e della sua valutazione estetica; ma non è un’attività, questa, che i ragazzi possano affrontare da soli, come dimostra il fatto che ormai nessuno o quasi traduce più autonomamente brani di greco o latino assegnati dal docente, perché tutti (o quasi) vanno su internet e scaricano la traduzione. Perché dunque volersi coprire ancora gli occhi alla realtà? Vorrei che qualcuno me lo spiegasse con argomenti decisivi, non come fanno certi romantici sostenitori della torre d’avorio degli studi linguistici come la scrittrice Paola Mastrocola, che su “Il Sole 24 ore” ha replicato a Bettini sostenendo la necessità di mantenere l’esercizio di traduzione a tutti i costi. La signora sarà anche una brava scrittrice (preferisco, al proposito, non esprimere il mio parere) ma nella scuola deve avere poca esperienza, benché si definisca “un’insegnante”; perché se fosse ancora a contatto con i ragazzi di oggi, tutti persi su Facebook, Twitter, Ask e capaci non più di tradurre ma solo di scaricare le versione già fatte e copiare i compiti con il cellulare, forse cambierebbe idea. Il Liceo che la Mastrocola ha in mente è ormai un sogno, una pura illusione; la realtà è ben diversa e ad essa, volenti o nolenti, ci dobbiamo adeguare.

Annunci

10 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica, Scuola e didattica

10 risposte a “Ancora sulle traduzioni e la seconda prova del Classico

  1. Caro collega Massimo, io non sono un nativo digitale (sono nato ben prima del 1992), tuttavia la passione per la matematica mi è venuta giocando con le calcolatrici, e di internet, che uso da ormai 16 anni, posso dire che è tutt’altro che qualcosa che ti dà le risposte bell’e pronte. Anzi, la pluralità di informazioni che su internet si possono trovare impone quanto mai la necessità di saper distinguere le fonti “buone” da quelle meno buone. Adesso, spesso e volentieri, gli allievi prendono per oro colato non solo ciò che leggono in internet, ma anche ciò che leggono sul libro di testo, anche se quest’ultimo è pieno di errori (e spesso accade). La colpa non è di internet: è di chi ha preteso che degli allievi, specialmente alle elementari e alle medie, prendessero la sufficienza imparando tutto a memoria senza capire un’acca.

    • Intendevo dire che i messaggi che arrivano da internet e che sono i più frequenti tra i ragazzi (filmati, immagini, social network) non stimolano le facoltà mentali come l’analisi, la sintesi, la deduzione e l’argomentazione, ma si limitano a fornire contenuti già pronti e non suscettibili di ulteriore sviluppo. Certo, anche internet se bene usato può avere i suoi lati positivi; il guaio è che i giovani di oggi lo usano male, utilizzandone soprattutto gli aspetti più deleteri.

  2. Elisabetta

    Vorrei far leggere a Paola Mastrocola i post dei compagni di scuola di mio figlio su Facebook e soprattutto su WhatsApp, sul gruppo chiuso, a cui accedono solo gli alunni di quella classe. Un dato emerge con chiarezza: l’attività di copiatura tramite smartphone è sistematica,soprattutto durante le prove di latino e greco -addirittura in occasione dei “certamina”- e durante i compiti definiti “scritti per l’orale”, un po’ a tutte le materie, quindi. Durante il compito di italiano i ragazzi hanno il permesso di ascoltare la musica con gli auricolari -si rilassano e “scrivono meglio”- usando lo smartphone; posso fermarmi qui, vero? Penso che internet e i cellulari ci abbiano cambiato in meglio la vita, che siano strumenti meravigliosi, ma non se usati in questo modo.

    • Cara signora, con me lei sfonda una porta aperta, come si suol dire, perché quello che lei dice io lo sostengo da tempo: ormai le copiature non sono più sporadiche ma quotidiane, e ciò vanifica completamente il valore non solo culturale, ma soprattutto educativo, della scuola. Qualcosa bisogna fare, ma bisogna che lo faccia chi sta sopra di noi, cioè il MIUR ed il Governo nel suo insieme; noi possiamo – ammesso che lo vogliamo – solo cercare di limitarlo in qualche modo nei nostri istituti. Una cosa però mi risulta nuova e curiosa: quella dello smartphone concesso durante il compito di italiano perché i ragazzi scriverebbero meglio. Mi piacerebbe conoscere il nome del genio che ha escogitato questa bella pensata.

  3. Gentile professor Rossi,
    ho letto quasi per caso ieri la sua risposta a Chiara Di Serio (Se la traduzione è esercizio di ingegno, su connessionescuola.it) e mi si è allargato il cuore: ho finalmente trovato qualcuno che ha capito qual è il problema e vuole risolverlo, cosa che non sembra del tutto scontata fra quanti si occupano dell’insegnamento del latino e del greco nella scuola.
    Tanto per inquadrare chi sono senza tante lungaggini, le premetto che una mia lettera in risposta (e in contrapposizione) alla Mastrocola è stata pubblicata su Il Sole 24Ore dello scorso 12 aprile: ho ricevuto qualche lettera di approvazione, ma molte più obiezioni, fatto naturalmente normale in democrazia. Quello però che mi ha abbattuto e depresso di più è la quasi totale opposizione dei miei (ex)colleghi: praticamente nessuno, ovviamente con diverse sfumature, sembra avere a cuore la sorte del Liceo classico, già quest’anno in forte calo; tutti però si mostrano profondamente afflitti all’idea di basare la prova non sull’ “esercizio di ingegno” raffinatissimo della traduzione, ma sulle conoscenze della ‘cultura’ materiale, letteraria, artistica, ecc. delle due civiltà che fanno capo alle materie scolastiche denominate ‘Latino’ e ‘Greco’. Quella che sta emergendo in questi giorni nella mia mente (dopo l’articolo di Bettini, la petizione di change.org, il suo blog e quello che ho citato sopra) è una riflessione che ho maturato da lunghi anni, quasi in solitudine (o così credevo), perché non sono mai riuscita a trovare una corrispondenza in ogni proposta da me avanzata in tal senso negli anni. Speravo quindi che potesse farsi largo adesso in seguito al nuovo stimolo di un possibile nuovo ordinamento, ma se le persone che dovrebbero sentirsi più motivate sono sorde e chiuse a ogni cambiamento non vedo proprio come si possa portare avanti la battaglia…Comunque io sto facendo tutto il possibile per diffondere le idee che lei stesso condivide. Spero che potremo tenerci in contatto e operare nella stessa direzione.

    • Mi fa piacere che lei abbia letto il mio blog e sia d’accordo con me sul problema della seconda prova scritta d’esame del Liceo Classico. Io parto da una semplice constatazione, che deriva dalla mia più che trentennale esperienza di lavoro: gli studenti di oggi, per le ragioni esposte sopra, non riescono più a tradurre, e questa è un’attività ormai riservata ai filologi e non a ragazzi di liceo. Infatti costoro, come è noto a tutti, non traducono più, scaricano le versioni da internet ed in classe cercano di usare lo smartphone per copiare. I professori sanno benissimo questo, ma preferiscono mettere la testa sotto la sabbia e far finta di nulla; anzi, in certi casi, sono loro a fare la versione d’esame al posto degli studenti. E allora perché proseguire con questi compromessi ipocriti? Non è meglio verificare i ragazzi su altre competenze, quelle letterarie, storiche, artistiche ecc., che sono importanti quanto e più della traduzione ed anche meno facilmente adulterabili? Io ragiono partendo dalla realtà, da quello che la scuola è, non da quella che dovrebbe essere.

  4. Gentile Professore Rossi,
    chi le scrive è un preside in pensione, più vecchio di lei e che, peraltro, ha avuto la ventura di dirigere anche il “Bellarmino” della sua città, ormai molti anni addietro. Come molti anni addietro sono stato professore di greco e di latino, un suo collega, dunque. Ho letto solo oggi il suo commento sul sito “connessione scuola” e mi trovo “toto corde” d’accordo con lei sulla “fictio” che la traduzione dal greco e dal latino rappresenta oggi nei licei classici. Tant’è che ne ho scritto anch’io sul mio blog https://claudiosalone39.wordpress.com/ con il titolo “Un approccio olistico all’eredità culturale anche per la scuola”. Tutto ciò mi conforta, perché c’è speranza che, finalmente, la coscienza del reale stato delle cose e la necessità di abbandonare ataviche pigrizie e fossilizzati luoghi comuni trovi udienza anche presso i decisori politici, aprendo così a un autentico rinnovamento degli studi classici in Italia.

    • Ho sentito molto spesso parlare di lei, e sempre in termini lusinghieri, qui a Montepulciano, anche se non ho avuto modo di conoscerla personalmente. Mi fa molto piacere che lei abbia letto il mio blog e sia d’accordo con me sulla questione fondamentale dell’approccio agli studi classici da parte dei giovani di oggi, profondamente diversi da quelli di ieri. La conoscenza delle lingue classiche è importante, ma lo sono anche altri aspetti come la storia letteraria, la civiltà, la filosofia, la storia dell’arte ecc.; e c’è da augurarsi che chi tiene in mano le leve del potere si renda conto della reale situazione dei nostri licei, senza insistere in una valutazione unilaterale degli studenti (quella linguistica) oggi diventata la meno agevole e la più anacronistica.

  5. Anonimo

    Sentire quello che sta succedendo alla scuola italiana mi rammarica oltre misura. Da molti anni ormai vivo in Spagna dove lavoro come professoressa di lingua catalana e latino. Qui la situazione è assolutamente disastrosa: il livello culturale medio è infimo. Credevo che la scuola italiana conservava l’antico prestigio che per me sempre aveva avuto. Fino a poco tempo fa ponevo ai miei alunni l’esempio del liceo classico e dello scientifico comparandoli con la nefasta scuola catalana. Ora non potrò più farlo. Starei mentendo spudoratamente. Che peccato e che vergogna. Non ho parole.

    • Gentile Prof.ssa, le ho fornito la risposta a questo commento in una mail che ho spedito oggi. Forse c’è stato un malinteso e non mi sono espresso bene: io non volevo dare un giudizio negativo sulla scuola italiana (e tanto meno sul Liceo Classico, la MIA scuola), ho solo detto che certi risultati degli alunni – specie nelle traduzioni dal latino e dal greco – non sono più gli stessi di prima, per cui il Ministero farebbe bene a cambiare la seconda prova scritta d’esame al Classico. Ma la scuola in sé rimane valida, è ancora il fiore all’occhiello del sistema scolastico italiano.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...