Gli studenti e la traduzione dalle lingue classiche

Questa mattina, mentre i miei studenti si stavano cimentando con il compito di greco, io li osservavo affannarsi tra il dizionario ed il foglio protocollo, e mi chiedevo se ancora oggi, nel 2015, valga la pena di sottoporre gli alunni a questo tipo di esercizio, che per loro diventa sempre più difficile e gravoso. Lo provano i risultati deludenti di ogni prova di traduzione dal latino e dal greco, in cui, tranne tre o quattro alunni per classe, tutti gli altri falliscono più o meno miseramente; e se alcuni, pur compiendo diversi errori, mostrano comunque di aver compreso il significato generale del brano che è stato loro assegnato, altri non riescono neppure a rendersi conto di che cosa stavano leggendo e tentando di tradurre. Intendiamoci, la traduzione dalle lingue classiche non è mai stata facile, neanche cinquant’anni fa; ma allora si iniziava a studiare latino alla scuola media, veniva effettuato in quella scuola (ma anche alle elementari) uno studio approfondito e sistematico della lingua italiana, gli strumenti di diffusione della cultura erano soltanto i libri e quindi la lettura era il mezzo essenziale con cui ci si approcciava ai testi. Oggi tutto questo non esiste più: alla scuola primaria lo studio linguistico si è fortemente ridotto fin quasi a scomparire soppiantato da una serie di progetti e attività che nulla hanno a che vedere con le strutture della lingua italiana, e soprattutto si è diffusa la cosiddetta “civiltà dell’immagine” che, mediante la tv, i computers, i cellulari ecc. presenta al bambino ed al ragazzo una serie di informazioni già pronte e immutabili. Ne deriva che il ragionamento autonomo, l’intuito, la capacità di operare scelte concettuali, cioè proprio le qualità che occorrono per tradurre bene dal latino e dal greco, si sono talmente ridotte da atrofizzarsi, proprio come avverrebbe se una persona, ad esempio, si legasse un braccio al collo per vent’anni: una volta sciolto, quel braccio non potrebbe più essere utilizzato. Si è creata perciò nelle scuole dove ancora le lingue classiche vengono studiate (licei classico e scientifico soprattutto) una situazione di grave imbarazzo per docenti e studenti, i quali, se svolgono onestamente il loro lavoro, sono costretti a rimediare con l’orale (specie con lo studio della storia letteraria) un risultato degli scritti che non soddisfa mai. Ma molti alunni, a nord come a sud, si sono attrezzati per risolvere il problema copiando i compiti da internet con il cellulare, mentre i docenti sempre più “tirano a campare” fingendo che il problema non esista e persino, in qualche caso, lasciando copiare i propri studenti o aiutandoli sconciamente all’esame di Stato. Il problema è macroscopico e diffuso ovunque: proprio oggi, tanto per fare un esempio, ho ricevuto un commento al mio blog di una signora, madre di un alunno di un liceo classico, la quale denuncia che nella scuola del proprio figlio tutti copiano i compiti da internet, ed i prof. fanno finta di non accorgersene. Questa, a casa mia, si chiama ipocrisia e squallido opportunismo. E i politici non sono da meno: qualche anno fa il sig. Profumo, ministro dell’istruzione dello sciagurato governo Monti, fu interpellato proprio su come risolvere la questione dei cellulari usati durante i compiti e gli esami. Rispose di non avere la mentalità dei servizi segreti, il che equivale a dire che lui si chiamava fuori da ogni possibile intervento.

Ma allora come si può uscire da questo ginepraio, da questa ipocrisia che inficia le nostre scuole ed il rapporto stesso tra alunni e docenti? Anzitutto occorre partire dalla constatazione – dolorosa ma veritiera – che i ragazzi di oggi, per i motivi detti prima, non sono più in grado di tradurre decentemente dal latino e dal greco, e che questa nobile attività è ormai diventata un lavoro da esperti filologi, non da comuni studenti. Se i nostri politici, che pur danno mostra di voler riformare la scuola ad ogni piè sospinto, si rendessero conto di questo, potrebbero risolvere loro il problema, e a costo zero. In che modo? Cambiando finalmente la seconda prova scritta d’esame del liceo classico, la quale, nonostante tutte le promesse e i discorsi avveniristici dei vari ministri che si sono succeduti, è rimasta ancora come 90 anni fa, ai tempi di Gentile: una versione unica e insindacabile dal latino o dal greco, che oltretutto a volte è molto difficile, come ad esempio quella di tre anni fa, un brano di Aristotele praticamente incomprensibile per i ragazzi, che mise in difficoltà perfino i docenti liceali e universitari. Assegnare brani del genere agli studenti di oggi è pura follia, che può spiegarsi solo in due modi: o con l’incompetenza assoluta di chi sceglie questi brani da tradurre o con la malcelata volontà di distruggere il Liceo Classico a vantaggio di altre scuole. Con questo sospetto io mi pongo una questione: perché la seconda prova di altri licei (vedi lo scientifico) è stata più volte modificata mentre quella del classico resta sempre la classica traduzione che la maggior parte dei nostri alunni non è in grado di svolgere se non copiando con il cellulare o con l’aiuto di professori compiacenti? Si dice da ogni parte che la scuola deve adeguarsi alla realtà attuale. Benissimo. Allora cominciamo a sostituire la vecchia “versione” con qualcosa di diverso, tipo un’analisi linguistica e storico-letteraria di un testo già tradotto, una serie di quesiti di letteratura o altro che dir si voglia. Da parte mia, consapevole del problema, ho già scritto più volte al Ministero per attirarvi l’attenzione di chi di dovere, ma non ho mai ricevuto risposte adeguate. Se da parte ministeriale si aprissero finalmente gli occhi alla realtà e si modificasse la seconda prova scritta d’esame del Liceo Classico, noi docenti continueremmo certamente lo studio delle lingue classiche, ma per applicarlo sostanzialmente all’analisi dei testi degli autori ed alla conoscenza di questo importante aspetto del mondo antico, ma non saremmo più costretti a imporre sistematicamente queste traduzioni dall’esito spesso disastroso fingendo di non vedere la realtà, cioè che gli alunni non sono in grado di svolgerle e che, di conseguenza, tentano di trovare il modo di aggirare l’ostacolo. Del resto io ho sempre sostenuto, molto prima che si diffondesse la moda delle copiature con i cellulari, che la traduzione dal latino e dal greco, pur essendo un esercizio utile, non può essere considerata l’unica forma di accertamento delle conoscenze degli studenti nei riguardi di queste discipline: esistono in esse altri aspetti, come gli argomenti di storia letteraria ed i valori umani espressi dagli scrittori antichi, che resteranno certamente più a lungo nel bagaglio culturale degli studenti una volta usciti dal liceo rispetto alle competenze linguistiche. Ma di ciò i più fingono di non avvedersi e continuano a nascondere la testa sotto la sabbia e ad avallare comportamenti che sono invece da censurare e che limitano fortemente la valenza educativa e formativa della nostra scuola.

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6 commenti

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6 risposte a “Gli studenti e la traduzione dalle lingue classiche

  1. EP

    Salve Prof, mi congratulo con lei per questo fantastico blog. Non lo seguo da molto tempo ma sto cercando pian piano di leggere tutti gli articoli, almeno quelli che reputo più interessanti (in particolare quelli inseriti in “Politica scolastica”). Quest’ultimo articolo lo reputo davvero interessante e vorrei raccontarle una mia esperienza scolastica avuta con una prof di Latino… non troppo preparata! La professoressa in questione, oltre a non spiegare in modo chiaro ed esaustivo gli argomenti delle lezioni, interrogava noi alunni mentre giocava con il smartphone, senza correggere gli eventuali (e frequentissimi!) errori di coniugazione o declinazione di noi alunni. Durante i compiti in classe, momento in cui si presuppone massima attenzione e concentrazione da parte di noi studenti ma anche da parte del docente, lei (oltre ad arrivare con 15 min di ritardo) si incollava alla sedia per tutte e due le ore e “perdeva tempo” (per non usare un altro termine più scurrile) sui vari social tra cui Facebook (e sto parlando di una cinquantenne!) mentre noi studenti collaboravamo senza troppi problemi, magari anche con il cellulare facilmente visibile sopra il banco. Risultato di tutto ciò? Siamo arrivati in terza (Liceo Scientifico) e di Latino, oltre il nome del libro, non sappiamo nulla. È vero, il problema delle versioni e dei compiti copiati é un problema molto grave che affligge la scuola italiana da molti anni, ma ciò non é sempre dovuto alle cattive intenzioni di noi studenti ma anche per colpa di quei “professori” che possono essere definiti tali solamente grazie ad un pezzo di carta che non dice nulla sulle loro effettive capacità di compiere tale mestiere.

    • Che le copiature col cellulare o con altri metodi siano colpa anche dei professori, è cosa fin troppo evidente; e l’esempio che lei ha riportato e che riguarda direttamente la sua esperienza mi sembra molto eloquente. Il bello è che questi ciarlatani, che non meritano neppure il titolo di docenti, credono comportandosi così di ottenere la stima e la simpatia dei loro alunni. Si verifica invece l’esatto contrario, perché i ragazzi, al di là dell’interesse del momento, sanno giudicare e comprendono bene che gli insegnanti di questa risma non valgono nulla.

  2. Claudio

    Conosco il problema delle versioni (di latino) come ex studente di liceo scientifico: ero tra i pochi ad ottenere ottimi risultati in una classe dove la maggioranza non arrivava alla sufficienza, e spesso ho “collaborato” fornendo le traduzioni (se assegnate per casa) ai compagni o correggendo quelle che si procuravano su internet. Tuttavia al docente basta modificare leggermente il testo per smascherare le copiature (l’ho visto succedere, talvolta con esiti divertenti).

    • Lei faceva bene a correggere le traduzioni che i suoi compagni si procuravano su internet, anche perché spesso queste sono fatte da incompetenti e non sono molto migliori di quelle che i ragazzi potrebbero elaborare da soli. Quanto ai metodi per ostacolare questo triste fenomeno, efficaci però fino ad un certo punto, la invito a leggere il mio post intitolato “Vademecum anticopiature per docenti di latino e greco”, pubblicato qui sul blog il 18 gennaio 2014.

  3. Leggo sempre con estremo interesse gli articoli del suo blog, anche se insegno non latino e greco, bensì filosofia e storia presso il liceo classico “Dante Alighieri” di Roma (ma ho un interesse amatoriale per le lingue classiche, anche, ma non solo, per la necessità di conoscerle al fine di approfondire meglio la filosofia antica). Finora non avevo mai avuto occasione di intervenire, più che altro per mancanza di tempo, ma questa volta vorrei permettermi di segnalare una singolare affinità e convergenza tra il suo intervento e un articolo di Maurizio Bettini, di cui fornisco qui il collegamento: devo anzi dire che il suo articolo risulta più equilibrato di quello di Bettini, il quale propone forse una fuga in avanti troppo “estrema”.

    http://www.latinorum.tk/quelle-inutili-anzi-dannose-traduzioni-greche-e-latine/

    • La ringrazio di cuore, non solo perché segue il mio blog e lo trova interessante, ma anche per avermi segnalato questo articolo di Bettini, il quale, benché docente universitario e più autorevole del sottoscritto, giunge più o meno alle medesime conclusioni. Dello scritto di Bettini (che oltretutto ho conosciuto personalmente all’università di Siena) ho apprezzato soprattutto il rilievo da lui conferito alla conoscenza dei vari aspetti delle civiltà classiche, che non s’identificano ovviamente con lo studio della lingue latina e greca, ma riguardano anche la letteratura, la storia, la filosofia, l’arte figurativa e via dicendo. Valutare gli studenti soltanto sulla base delle competenze linguistiche, imponendo loro unicamente una brano da tradurre (e per giunta non contestualizzato) è, a mio parere, riduttivo e fuorviante.

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