Guai a chi tocca la scuola!

Dopo la generica presentazione di domenica scorsa, siamo in attesa di conoscere le decisioni del Governo sulla scuola, che dovrebbero essere presentate al Consiglio dei Ministri di venerdì prossimo. Nel frattempo la discussione si è accesa sui giornali e sui siti web, ed i giudizi che si sentono esprimere sono per lo più negativi, espressi però prima di conoscere nel dettaglio il progetto governativo della riforma. Così su due piedi, in base a quanto circolato finora, anch’io ho forti perplessità a riguardo, concernenti soprattutto due punti: l’assunzione dei precari e l’esasperata, pervicace infatuazione che anche questo Governo mostra per l’informatica e l’inglese, i due nuovi idoli ai cui altari dovremmo tutti inginocchiarci con il capo cosparso di cenere. Sul primo punto la mia opinione è che mi sembra una follia assumere così in blocco, e senza un preventivo accertamento delle conoscenze e competenze, un numero spaventevole di persone (si parla di cifre fra i 120 ed i 150 mila) per il solo fatto che hanno prestato servizio nella scuola negli anni precedenti. Nelle file dei cosiddetti “precari” ci sono certamente molte persone preparate e volenterose, ma ve ne sono certamente anche altre del tutto inidonee ad una professione così delicata come l’insegnamento. Su di essi mi pongo alcune domande. Perché non sottoporli ad un preventivo accertamento delle attitudini professionali? E’ vero, questo costerebbe e ritarderebbe di almeno un anno la loro assunzione, ma garantirebbe la formazione di una classe docente di adeguato prestigio. E poi, altra domanda, dove troveranno i fondi per pagare tutte queste persone? Forse, come dice qualcuno, togliendo gli scatti di anzianità al personale di ruolo? O imponendo nuove tasse? E ancora: come li utilizzeranno, visto che il loro numero è molto superiore ai posti liberi disponibili? Qualcuno dice che li invieranno nelle scuole per fare le supplenze, ma questa a me pare un’assurdità, primo perché si troveranno a supplire docenti di materie diverse dalle loro e quindi il loro impiego avrà poca utilità, secondo perché mi sembra paradossale che insegnanti giovani, appena assunti, se ne stiano a braccia conserte aspettando un’ora di supplenza e ricevendo regolarmente uno stipendio mentre tutti gli altri compiti (dalle lezioni alla correzione degli elaborati) continuino ad essere affibbiati ai docenti di ruolo. Inoltre l’assunzione massiccia di tutte queste persone chiuderà per una decina d’anni l’accesso a tutti i nuovi laureati, spesso giovani bravissimi che meriterebbero di avere un posto più di coloro che sono stati chiamati in servizio sulla base di una posizione in graduatoria; ed è quindi falsa ed ipocrita l’affermazione del Governo secondo cui, dal 2016, si accederà ai ruoli solo per concorso. Ma quali concorsi potranno essere banditi se i posti non ci saranno perché tutti occupati dai “precari”?
Sull’inglese e l’informatica non mi dilungo perché ho già trattato più volte l’argomento. Dico solo che alcuni strumenti informatici (come ad esempio le LIM) si sono rivelati solo apparecchi costosi ed inutili, e che non è usando tablet o smartphones che si migliora la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento, perché se uno studente è svogliato o incapace non sarà certo la tecnologia a farlo diventare un genio. E lo stesso vale per l’inglese, lingua utile ma che non può e non deve surrogare altre discipline di base. Prima impariamo l’italiano, dico io, e poi apriamoci alle lingue straniere.
Però, al di fuori di questi due punti, ci sono altri aspetti della riforma che mi sembrano sacrosanti, come la differenziazione delle carriere dei docenti in base al merito individuale, perché è l’ora di finirla con questa egualitarismo sovietico che tratta tutti allo stesso modo e non premia chi lavora più e meglio di altri, e con questo garantismo sindacale che impedisce qualunque provvedimento contro gli assenteisti e i fannulloni, vera e propria rovina di classi e di alunni. Ma è proprio questo, come sto notando visitando i vari siti web che parlano di scuola, il provvedimento contro cui più forte si è accesa la levata di scudi dei conservatori, i quali, curiosamente, non appartengono alla parte politica da sempre accusata di conservatorismo e oscurantismo, ma a quella che da secoli si fregia del titolo di “progressista”, cioè la sinistra. E’ proprio da sinistra che viene la più forte opposizione alla riforma di Renzi e della Giannini, perché è appunto il vecchiume ideologico di quella parte che vuole a tutti i costi l’egualitarismo e la massificazione, che non riconosce il merito individuale, che considera il cittadino lavoratore come una semplice pedina al servizio del dio-Stato; ed è stata quella parte politica che ha distrutto la disciplina ed il rispetto gerarchico nella scuola e che, con il garantismo sindacale, non ha mai permesso che venissero sanzionati o licenziati coloro che non svolgono o svolgono male il loro lavoro. Per questo adesso si oppongono alla valutazione, perché questa metterebbe in luce le differenze profonde che esistono tra gli individui e quindi anche tra i docenti, che non sono, né sono mai stati, tutti uguali. Così, ad ogni tentativo di cambiare lo “status quo” nella scuola, c’è sempre un’opposizione irriducibile, perché si vuole che tutto resti com’è: stipendi bassi e eguali per tutti, scarsa considerazione sociale dei docenti, scarso potere dei Dirigenti che non possono neanche sanzionare comportamenti scorretti ed illegali senza incorrere in ricorsi e vertenze sindacali, una palude melmosa insomma dove nuotano tutti senza che nessuno possa emergere dal fango e far valere le proprie qualità. In questo modo la scuola non progredirà mai, non diverrà mai moderna ed a misura degli studenti attuali, anche perché il vero propellente con cui la baracca continua, seppur zoppicando, a camminare, sono i docenti preparati ed entusiasti del proprio lavoro; ma si tratta ormai di una specie in via d’estinzione, con o senza le riforme e le pseudoriforme che continuano a pioverci addosso.

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2 commenti

Archiviato in Politica scolastica, Scuola e didattica

2 risposte a “Guai a chi tocca la scuola!

  1. “Su di essi (i precari) mi pongo alcune domande. Perché non sottoporli ad un preventivo accertamento delle attitudini professionali?”
    Qui: http://www.repubblica.it/scuola/2013/01/12/news/concorsone_prof_i_vincitori-50362658/?rss , pubblicata da “Repubblica”, c'è una analisi dei risultati della preselezione del concorso magistrale del 2012.
    Visto che la capacità di lettura e comprensione del testo, il possesso di competenze di base in logica (saper discernere fra un ragionamento corretto e uno sgangherato), linguistica (saper distinguere un sinonimo da un contrario), matematica, informatica e lingua straniera (la conoscenza di almeno lingua straniera è obbligatorio per l'assunzione nel pubblico impiego in posti da laureati) sono dei prerequisiti importanti mancando i quali è inutile indagare ulteriormente sulle attitudini professionali, la risposta alla sua domanda, per il sottoscritto, sarebbe:
    ***se fosse avvenuto sarebbe stata una Caporetto di dimensioni colossali***

    • Lo so, purtroppo. E poi, anche senza parlare di concorsi, basta guardare alla sera trasmissioni come “L’eredità” per rendersi conto del fatto che esistono molte persone, anche giovani appena usciti dalla scuola o dall’università, che non sanno le tabelline e non riconoscono i tempi dei verbi. Questa, purtroppo, è la realtà: perciò ritengo giusto che, prima di assumere un numero così elevato di insegnanti precari, ci si accertasse almeno della loro conoscenza della lingua italiana.

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