Ancora bastonate sul Liceo Classico

In questi giorni abbiamo appreso dalla Tv e da articoli di quotidiani i dati sulle iscrizioni degli studenti alle scuole superiori, appena diffusi dal Ministero dell’istruzione. Ne risulta un sostanziale proseguimento delle tendenze già manifestatesi negli ultimi anni: un rafforzamento del Liceo Scientifico (giunto quasi al 25 per cento degli iscritti) e del Linguistico, un aumento di alcuni istituti tecnici unito però ad un calo dei professionali, e soprattutto – ciò che mi riguarda personalmente – un ulteriore calo del Liceo Classico, passato a livello nazionale dal 6,1 al 5,5%. Questo significa che solo 11 ragazzi su 200 si iscrivono a questa scuola, un tempo considerata d’eccellenza e quasi sempre prescelta da chi aspirava a far parte della classe dirigente o a raggiungere un’alta professionalità. Oggi a questo siamo ridotti: al 5,5 per cento! Ed io, apprendendo la notizia, ho fatto una specie di sogno ad occhi aperti: mi sono immaginato di trovarmi di fronte ad una vasta platea di ben 200 adolescenti festanti, pronti ad intraprendere il loro nuovo percorso formativo; compiaciuto di ciò, ho chiesto a tutti questi giovani di dirmi quanti di loro si siano iscritti al Classico, aspettandomi di udire tante voci. Invece, fattosi un silenzio generale, soltanto undici manine tremolanti si sono alzate, di ragazzini spauriti in mezzo a tanta folla, dalla quale poi si è levato sempre più forte un brusio di improperi e di derisioni. Così è nella realtà, oltre che nel sogno: chi oggi sceglie il Classico è guardato con ironia e sospetto dai coetanei, additato come un “secchione” o come uno “sfigato”, un reietto quindi costretto a vivere sui libri e a non fare più parte della società che lo circonda.
Purtroppo, nonostante l’impegno di tante persone ed anche – modestamente – del sottoscritto (almeno nel suo territorio e con l’ausilio di questo misero blog) i dati non cambiano, anzi ogni anno il Liceo Classico perde iscritti, tanto che in alcune città è sparito del tutto: faccio l’esempio di una provincia toscana a noi vicina, quella di Grosseto, che io conosco se non altro per esserci nato ed averci dei parenti: di tre Licei Classici che c’erano fino a pochi anni fa, ne è rimasto soltanto uno, nel capoluogo, con due sezioni. In una provincia così vasta, con oltre 210.000 abitanti, soltanto 40 ragazzi circa si iscrivono ogni anno a questo corso di studi; e la proporzione non è molto diversa nelle altre province e regioni, se consideriamo che in Emilia Romagna, ad esempio, soltanto il 3,5% degli alunni delle medie si iscrive al Classico, ossia 35 ragazzi su 1000, una cifra che definire irrisoria è pure troppo esaltante.
Più volte, in questo blog, ho preso posizione sull’argomento e cercato di individuare le cause di questo triste fenomeno, che configura nel nostro Paese una crescita esponenziale dell’ignoranza e dell’approssimazione, di una concezione cioè della vita nella quale la cultura non ha più diritto di cittadinanza (“la cultura non si mangia”, disse un noto politico). Quello che conta attualmente è il successo ed i facili guadagni, mentre l’impegno e la fatica sono ormai diventati appannaggio di pochi ingenui che ancora credono a queste amenità, mentre le mode del momento impongono a tutti una vita comoda e facile, tutta spesa ad inseguire i miti di internet e della televisione. In questo clima edonistico ed utilitaristico, l’istruzione è concepita soltanto come un mezzo per inserirsi nel mondo del lavoro e poter guadagnare prima possibile, senza perdere tempo studiando cose ritenute inutili. Questo spiega il boom degli istituti tecnici e degli pseudolicei (cioè le scuole che si fregiano del titolo di “liceo” senza esserlo affatto), scuole che – almeno teoricamente – dovrebbero rilasciare diplomi atti ad inserirsi subito nelle attività lavorative; e poco importa che questa sia una pia illusione, perché oggi chi vuole avere una professionalità da spendere sul mercato deve comunque conseguire una laurea: ci si getta alla caccia del “diploma” pensando di ottenere chissà cosa, e la crisi economica attuale ha ovviamente incentivato questa mentalità.
E tuttavia, restando nell’ambito dei Licei, colpisce anche la grande sproporzione tra gli iscritti al Liceo Classico e quelli al Liceo Scientifico, quattro o cinque volte più numerosi, a seconda dei luoghi. In questo confronto non possiamo parlare di mentalità utilitaristica o superficiale, perché anche il Liceo Scientifico presuppone il proseguimento universitario degli studi, ed ha fin dal primo anno una serie di discipline di tutto rispetto: cinque ore settimanali di matematica, due di fisica, due di scienze, quattro di italiano, tre di latino, tre di inglese ecc. Non può quindi definirsi una scuola agevole, né poco impegnativa; oserei anzi dire, almeno dal mio punto di vista, che l’impegno richiesto ad uno studente che viene dalla scuola media attuale è gravoso almeno quanto quello richiesto dal Classico, se non di più. Come si spiega dunque questa vistosa sproporzione? Forse per il fatto che allo Scientifico non si studia il greco? Ma io non posso credere che, su sei studenti, cinque siano particolarmente inclini alle materie scientifiche e soltanto uno sia più portato alle materie umanistiche, tanto da poter affrontare serenamente una dose massiccia di matematica e di fisica come quella del Liceo Scientifico e di ottenere in quelle materie risultati più brillanti di quelli che otterrebbero in greco. Evidentemente c’è qualcosa che non va in queste scelte, una serie di pregiudizi e di idee distorte che continuano a circolare in società e non perdono col tempo, anzi acquistano efficacia. Il primo di essi è che le discipline umanistiche, in particolare il latino ed il greco, non servirebbero a nulla, mentre la matematica e la fisica sarebbero utili in società. A parte il fatto che è il concetto stesso di “servire” che a mio parere è sbagliato, perché la scuola deve formare la personalità del giovane, non “servire”; ma poi va anche detto che, se ragioniamo da un punto di vista generale, non mi risulta che questo sia vero: come gli studenti non avranno occasione nella loro vita di parlare in greco, non avranno nemmeno modo, nell’esperienza reale, di applicare la trigonometria o l’analisi matematica, a meno che no svolgano professioni specifiche a cui arriverà un numero bassissimo di persone. Se poi la matematica, la fisica e le scienze (che, sia detto per inciso, si studiano anche al Classico, e più di prima!) saranno più utili a chi sceglierà facoltà scientifiche, non si può negare che anche le lingue classiche hanno un’importanza decisiva per gli studi universitari, non solo perché abituano al corretto metodo di studio ed al pensiero critico, ma anche perché, proprio nell’ambito scientifico, tutta la terminologia impiegata deriva dal latino ed ancor più dal greco. Va anche tenuto presente che la padronanza della lingua italiana scritta e orale, cui il Liceo Classico abitua più delle altre scuole, è tuttora uno strumento indispensabile per superare qualunque prova in ambito lavorativo e per affermarsi in società. Ma queste competenze, nella società attuale, non sono più apprezzate da nessuno: oggi il “mantra” trito e ritrito che si sente sempre ripetere da politici, giornalisti e pseudo-intellettuali che pretendono di occuparsi di scuola senza saperne nulla, è quello dell’informatica e dell’inglese, quasi fossero le uniche e sole competenze che uno studente deve possedere, magari ignorando l’italiano e facendo continuamente errori ed orrori di ortografia.
A seguito di questa serie di fattori, che vanno dalla crisi economica alla superficialità dilagante, dalla mania anglicistica ed informatica all’idolatria dello scientificismo, il Liceo Classico continua a perdere iscritti, ad apparire come un residuo di una civiltà ormai tramontata, una scuola dove bisogna impegnarsi molto per studiare cose che non servono; e quei pochi coraggiosi che vi si iscrivono vengono emarginati e giudicati quasi alla stregua di alieni, persone strane e indegne di essere accolte nel consorzio sociale. Ma da parte mia la profezia è facile: di questo sfacelo, di cui sono responsabili in primis i governi ed i ministri “progressisti” che vogliono aumentare l’ignoranza perché i cittadini non si accorgano di esser diventati dei sudditi imbelli ed imbambolati, si vedranno le conseguenze in futuro, quando ci si renderà conto che la cultura meriterebbe di mantenere un ruolo attivo in ogni Paese civile, un ruolo che non può ridursi a parlare l’inglese o a strisciare le dita su un tablet. E allora diventerà attuale una frase che è stata detta – guarda caso – proprio da un illustre matematico, il prof. Giorgio Israel: “Chi si rallegra del declino del Liceo Classico sta segando il ramo sul quale è seduto.”

Annunci

20 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica, Scuola e didattica

20 risposte a “Ancora bastonate sul Liceo Classico

  1. Lorenzo

    […] A 14 anni non avevo capito la differenza tra il Classico e lo Scientifico : guardando i volantini avevo visto che le ore dedicate alle lettere e al latino erano quasi le stesse. Oltretutto già nel 2007 era attiva quella propaganda sulle facoltà scientifiche e l’inglese a cui fa riferimento, quindi lo scientifico mi sembrava (dopo tutto ciò che avevo sentito) la scuola migliore in quel momento.
    Per carità, un ottimo liceo, ma ripensandoci mi rendo conto che quella scuola si spese tantissimo per l’orientamento pur di non perdere un iscritto (addirittura ci iscrivemmo in 9 della mia classe!). tornando indietro frequenterei il classico, soprattutto per l’inclinazione verso le materie umanistiche ,ma al momento della scelta non avevo molte persone a cui far riferimento per una questione simile.

    Personalmente continuo a ritenere che il calo degli iscritti al classico sia dovuto anche all’estrema frammentarietà della scuola italiana dopo la Riforma Brocca. Un liceo scientifico (o un classico) con due lingue straniere potrebbero assorbire benissimo un liceo linguistico ( frequentato, penso, da ragazzi portati per le discipline umanistiche che potrebbero benissimo andare al classico!). purtroppo ci sono state troppe riforme che hanno contribuito alla situazione che lei descrive.

    • Caro Lorenzo, il tuo commento rinforza un’opinione che ho sempre avuto, cioè che a 14 anni un ragazzino di terza media non ha quasi mai la maturità necessaria per scegliere consapevolmente un percorso di studi; perciò la scelta è spesso condizionata, se non determinata proprio, dai genitori, dagli amici, dagli insegnanti delle medie, i quali non sempre indirizzano i loro studenti in modo obiettivo, ma secondo le loro personali convinzioni. Quanto alle due lingue straniere al Classico, io personalmente sono contrario, ma è vero che molte persone che scelgono il linguistico o lo scientifico potrebbero venire da noi. Purtroppo torniamo sempre allo stesso punto: l’informazione è incompleta e la scelta degli studi è spesso effettuata al di fuori di quelle che sono le inclinazioni specifiche dello studente.

  2. Un articolo lungo con molta carne al fuoco, articolo che condivido. Solo un piccolo appunto sulla moda dell’informatica. Son stato docente di tale materia e posso dire viene spesso usata per imbrogliare i ragazzi facendo loro credere che è una materia facile e immediata dove basta saper accendere un PC per avere 8.
    Purtroppo la materia “informatica” ovvero scienza dell’elaborazione automatica dell’informazione, è una materia rognosa tanto quanto la materia “matematica” e ha poco a che fare con l’insegnamento dell’uso del computer. Ogni anno mi è capitato di incontrare ragazzi che si iscrivevano a scuola per fare informatica convinti di dover imparare ad usare il computer e si arrabbiavano quando si trovavano invece “una specie di matematica”: gli algoritmi, le basi della programmazione e tutta la logica ad essa collegata. Infatti sarei favorevole a levare l’informatica da tutte le scuole, al più sostituirla con due ore di uso del computer, tranne quelle a specifico indirizzo informatico.

    • Sono d’accordo: l’informazione data ai ragazzi è spesso parziale e tendenziosa, atta a farli iscrivere ad una determinata scuola promettendo mari e monti ma realizzando poi poco o nulla. Quanto all’informatica, purtroppo, io credo che l’ignoranza su cosa essa effettivamente sia coinvolga anche i nostri politici: quando ministri e sottosegretari (v. il celebre Faraone) parlano di informatica, infatti, intendono probabilmente saper usare il computer per scrivere, fare presentazioni Powerpoint o stare sui social network, forse le uniche “competenze” che anche loro sono stati capaci di acquisire.

  3. Francesco

    Quali sarebbero questi “pseudo-licei”?Lei che cosa ne pensa del Liceo delle Scienze Umane?Grazie in anticipo!

    • Quando parlo di “pseudolicei” intendo quelle scuole che, in base alla riforma Gelmini (ma anche da prima) hanno avuto l’autorizzazione a fregiarsi del titolo di “licei”, ma che di fatto non lo sono. Le faccio un esempio: il cosiddetto “Liceo scientifico delle scienze applicate”. Quando questa scuola è aggregata ad un vero Liceo Scientifico, può anche conservare quel titolo perché i docenti provengono appunto da lì e forniscono una formazione comunque liceale (anche se ridotta in quanto manca il latino, materia altamente formativa); ma quando questa scuola è aggregata ad un ITIS o simili, i docenti sono quelli dell’istituto tecnico e quindi tale rimane anche la sezione “Scienze applicate”, anche se si fregia del nome di “scientifico” ponendosi (a mio avviso falsamente) sul piano del vero liceo scientifico, scuola molto più completa.Sono stato chiaro? Quanto alle “Scienze Umane”, si tratta di un pedagogico che ha solo cambiato nome ma che nella sostanza è rimasto lo stesso di prima. Ho fatto il presidente di commissione, nel 2013, in questa scuola ed ho potuto constatare che la preparazione media degli alunni, anche di quelli bravi, è molto inferiore e meno approfondita di quella dei licei Classico e Scientifico. Chi si accontenta gode. Un viaggio si può effettuare sia con una Panda che con una Mercedes: si arriva lo stesso, ma in condizioni del tutto diverse.

  4. Concordo con Lorenzo, io sono sicuro che con un potenziamento delle lingue straniere al Classico ci sarebbero molti più iscritti. Non dimentichiamoci che l’Italia è una delle nazioni più ignoranti in matematica: chi pensa che i ragazzi non vadano al Classico perché la materie scientifiche siano più apprezzate è totalmente fuoristrada. E devo dire che, se avessi un figlio, probabilmente lo indirizzerei verso il linguistico (informandomi bene sulla qualità della scuola, non sempre elevata).
    Concordo sul liceo delle scienze umane: in pochi lo fanno per un sentimento di amore verso materie come psicologia e pedagogia (che io ho comunque fatto ed apprezzato). Diciamo che è visto come una scuola umanistica un po’ più “soft” rispetto ad altri indirizzi.

    • Non concordo sull’aumento delle lingue straniere al Classico, sia perché oggi la lingua che più conta conoscere nel mondo è l’inglese (e quella al Classico c’è non meno delle altre scuole), sia perché non è opportuno stravolgere l’impostazione didattica di questa scuola, che deve mantenere i propri caratteri originari. Quanto alla matematica, al Classico se ne fa abbastanza, con la riforma Gelmini, per poter accedere con successo a tutte le facoltà scientifiche.

  5. Marco

    I licei di scienze applicate aggregati all’ITIS sono migliori di quelli aggregati allo scientifico, principalmente perchè i docenti usano i laboratori dell’ITIS, e sappiamo che il laboratori sono essenziali per la comprensione delle scienze, ma spesso i licei tradizionali ne sono sprovvisti. Inoltre, il fatto che i docenti sono quelli dellìITIS non vuol dire nulla: sono docenti come gli altri, spesso più preparati dal punto di vista tecnico rispetto ai docenti liceali. E poi. a meno di considerare materie specifiche che esistono solo all’ITIS, non esistono i docenti dei licei e quelli dell’ITIS, semplicemente perchè esiste la mobilità professionale. Io ho insegnato sia negli ITIS che nei licei; in questi ultimi non ho notato la presenza di colleghi più preparati. I docenti vanno e vengono da una scuola all’altra, anche perchè spesso sono in possesso di più abilitazioni. Potrebbe semmai dire che l’utenza dell’ITIS è mediamente di livello più basso (ma non sempre) e i docenti si adeguano; di conseguenza anche i ragazzi dello scientifico indirizzo “scienze applicate” associato all’ITIS tendono a essere meno preparati. Questa secondo me è una delle ragioni del livello in molti casi più basso di questo tipo di scuole, e comunque non costituisce una regola generale. Grazie.

    • Questo è il Suo punto di vista, rispettabile ma molto diverso dal mio, sulla base delle esperienze che ho conosciuto nella mia realtà scolastica. Che i docenti dell’ITIS siano preparati nelle discipline tecniche come l’informatica è possibile, ma poiché questa scuola si fregia del titolo di “Liceo” delle scienze applicate, occorre che anche le materie di base umanistiche (italiano, storia, filosofia) abbiano un loro ruolo importante; altrimenti si abbia il coraggio di mantenere la dizione “ITIS”, anziché vantarsi di una denominazione liceale. E su queste materie, con tutto il rispetto, penso che dei docenti provenienti dal Liceo Scientifico siano più esperti di quelli del tecnico. Su una cosa concordo con lei: che l’utenza dei tecnici è in media qualitativamente inferiorie a quella dei licei, per cui i docenti sono costretti ad adeguarsi.

  6. adal

    Professore, complimenti per il suo blog. Io sono (ero) uno scrittore di libri di geografia per le scuole medie inferiori, ho letto un suo articolo in cui descrive le sue disavventure in campo editoriale. Vorrei mandarle un’email ma il suo indirizzo di posta elettronica risulta non disponibile. Ha un’altra email in cui posso contattarla?

  7. Veramente la mia mail e’ perfettamente funzionante, e tutti i giorni mi arrivano messaggi senza problemi. Puo’ darsi che sia il suo pc o tablet ad avere qualcosa che non va. Il mio indirizzo e’ sempre lo stesso: menander@alice.it

  8. Caro Massimo, mi limiterò a correggere alcune tue considerazioni a mio avviso errate sulla riforma Gelmini, che avrebbe aumentato considerevolmente le ore dedicate alle materie scientifiche al Classico.
    – Matematica: rispetto all’ordinamento vigente fino al 2010, vi è un’ora settimanale in più sia al primo che al secondo anno, ma ve n’è una in meno al terzo. Il guadagno netto è di un’ora settimanale.
    – Fisica: si comincia dal terzo anno anziché dal quarto, ma sempre con due ore settimanali, mentre in precedenza al quinto anno le ore erano tre. Anche qui, quindi, il guadagno netto è di un’ora settimanale.
    – Scienze: si comincia dal primo anno anziché dal terzo, ma sempre con due ore settimanali, mentre in precedenza le ore erano 4 al terzo anno e 3 al quarto. Di nuovo, il guadagno netto è di un’ora settimanale.
    Mi pare un po’ poco per parlare di “iniezione di materie scientifiche”, onestamente. Oltretutto, visto che con la riforma Gelmini sono stati aboliti i veri tentativi di potenziamento della parte scientifica, ovvero le (pur criticabilissime) sperimentazioni PNI e Brocca.

    • Invece a me le ore del Classico dedicate alle materie scientifiche sembrano abbastanza, e per due motivi: primo perché un Liceo Classico, nonostante le modifiche, rimane e deve rimanere una scuola di taglio umanistico, quindi non dobbiamo fare concorrenza allo Scientifico; secondo perché con la riforma Gelmini – e informati se non lo sai – non sono state soltanto aumentate (se pur modestamente) le ore delle materie scientifiche, ma sono cambiati anche i programmi: adesso in quinta si studia anche l’analisi matematica, che un tempo era appannaggio del solo Scientifico. In più è stato inserito l’inglese come materia curriculare, mentre prima era sperimentale. A mio parere queste modifiche sono più che sufficienti per adeguare una scuola ai tempi moderni senza snaturarla nella sua impostazione fondamentale.

      • Kairòs

        Vorrei fare un appunto: al Liceo Classico, per quanto riguarda la matematica, essendo costretti a trattare un programma così ampio in due sole ore settimanali (parlo del triennio), molti docenti sono costretti ad operare tagli consistenti sul programma, oltre a riassunti rapidi e mal fatti di alcuni argomenti molto importanti, proprio per la mancanza di tempo. Non è materialmente possibile terminare questo programma, per loro, e dunque mi chiedo: la riforma Gelmini, per quanto riguarda questo aspetto, è stata un beneficio? Noi del Liceo Classico abbiamo davvero una preparazione anche lontanamente paragonabile a quella fornita allo Scientifico, in modo da poter accedere a facoltà scientifiche all’Università?

        R. La preparazione fornita dal liceo Classico, ovviamente, sarà quantitativamente un po’ inferiore a quella degli studenti dello Scientifico; nonostante ciò ritengo che la riforma abbia fatto bene ad aumentare il peso delle materie scientifiche anche al Classico, proprio per adeguarlo alle richieste della società di oggi. Poi va aggiunto che gli studenti del Classico sono i più ferrati dal punto di vista del metodo di studio, dell’abitudine all’impegno e del pensiero autonomo; ragion per cui, dopo un iniziale svantaggio, essi si porranno perfettamente in linea con quelli di tutte le altre scuole. Ricordiamoci che i migliori ingegneri ed i migliori matematici provengono dal Classico!

  9. Elisabetta

    Gentilissimo professor Rossi, complimenti davvero per il suo blog, che seguo sempre con vivo interesse. A proposito del liceo classico, devo dire che questa scuola mi sembra ormai aver perso la sua ragion d’essere. La sta frequentando mio figlio e gli episodi raccontati sia da lui che dai suoi compagni di classe mi lasciano a volte davvero perplessa. Riguardano soprattutto i compiti in classe di latino e greco, che vengono sistematicamente copiati,scaricando le traduzioni direttamente da internet.Non so se i docenti se ne rendano conto. Credo di sì.. temo di sì. A questo punto discutere di “utilità dell’inutile” non serve più, bisognerebbe dimostrare l’utilità del nulla.

    • Signora Elisabetta, lei ha certamente ragione, anche se il tono del suo messaggio mi sembra un po’… catastrofico. Sul problema delle copiature da internet ho discusso abbastanza su questo blog, cercando anche di dare ai colleghi docenti qualche consiglio per evitarle: se vuole, legga i miei post di qualche tempo fa dedicati all’argomento, tra cui uno che si intitola “Vademecum anticopiature per prof di latino e greco”. Il fatto grave è che ci sono alcuni professori (non dico che siano quelli di suo figlio, per carità!) che, pur sapendo come vanno le cose, non fanno nulla e tirano a campare per evitare proteste da parte dei genitori e magari anche richiami da parte del Dirigente scolastico. Ma la questione è più ampia. e deriva anche dal fatto che è difficile, al giorno d’oggi, pretendere che i ragazzi, che hanno sempre meno dimestichezza con la lingua italiana, possano tradurre da soli dal latino e dal greco. Al proposito la invito a leggere il post che invio proprio oggi su questo argomento.

  10. renato dragonetti

    Salve prof Rossi ho già lasciato il mio commento ma era troppo lungo per cui ne lascio una versione piu sintetica. La riforma della scuola era una cosa necessaria e purtroppo non è stata fatta già 20 anni fa quando ho fatto io le superiori.Ritengo che i tempi sono profondamente cambiati in meglio come impostazione dell’istruzione, non come qualità di insegnamento.La questione fondamentale sta nel fatto che dagli anni 60 è stato liberalizzato l’accesso alle università per cui non è stato piu necessario frequentare i licei per proseguire ecco un motivo per cui il classico perde iscritti anche se continuerà ad essere una scuola che prepara molto bene e ad alto livello e sono sicuro che non scomparirà.Io ho fatto l’istituto tecnico industriale e per mia esperienza posso dire che almeno il 50% di chi lo frequenta, è frustrato dalla scelta che ha fatto.Difatti la maggior parte dei ragazzi a 14 o 16 anni non sanno cosa vogliono fare(io compreso ai tempi), paradossalmente chi va alle scuole professionali artigianali è piu consapevole di quel che vuol fare, le materie sono piu manuali e ben mirate.

    • Sig. Dragonetti, forse è vero che della riforma c’era bisogno, ma non di una quantità di riforme e riformine che vengono messe in piedi ad ogni cambio di governo. Quanto alla diminuzione degli iscritti al Liceo Classico, non credo dipenda dalla liberalizzazione degli accessi universitari degli anni ’60-’70, perché fino a sette-otto anni fa avevamo comunque un numero di studenti sufficienti; poi la diffusione della pseudoscienza, della tecnologia a tutti i costi, della mentalità aziendalistica, dell’inglese imposto a tutti hanno determinato un gradimento molto maggiore per le scuole scientifiche e tecniche. Non si comprende più il valore della cultura umanistica, oggi si pensa che usare il computer e dire qualche parola di inglese sia sufficiente a formare una persona di cultura. E poi c’è un altro fattore: che al Classico c’è da studiare, ed i ragazzi di oggi, abituati ad avere tutto senza fatica, non vogliono più impegnarsi.

  11. Salve,
    sono una docente “figlia” del liceo classico. Se potessi tornare indietro lo rifarei ad occhi chiusi. Mi ha dato un metodo di studio, che ho avuto modo di applicare sia alle materie scientifiche che umanistiche (ho una laurea umanistica ed una scientifica prese in tempi molto diversi). Mi ha dato l’indipendenza del pensiero ed il senso critico.
    Certo, erano altri tempi. Non esistevano i social e i “copia e incolla” indiscriminati… ma ricordo benissimo i miei amici che frequentavano lo scientifico o i tecnici. La maggior parte di loro faceva finta di considerare gli studenti del classico degli sfigati. Faceva finta, perchè in realtà era invidia! Cosa che si è vista all’università, quando proprio gli pseudosfigati del classico venivano chiamati in soccorso (non importa che si studiasse medicina, chimica o filologia classica). Della mia classe su 25 persone ci siamo laureati in 22. Delle classi dei miei amici dello scientifico si è laureata più o meno la metà degli studenti, percentuale che si abbassa sotto il 10% per chi all’epoca frequentava gli istituti tecnici.
    Per quanto mi riguarda (e sebbene non sia affatto felice per questa disaffezione per il classico), da un certo punto di vista e con una punta di orgoglio, penso che le cose di moda siano le cose di massa, il che quasi sempre coindice con quantità e non con qualità.
    In termini “consumistici”, il classico ha lo stesso ruolo dei cd prodotti di nicchia: per molti, ma non per tutti, ottima qualità e un alto costo (un costo sociale, intendo… il prezzo da pagare per chi va controcorrente). Tant’è che chi lo frequenta ne va orgoglioso, cosa che non sempre succede agli studenti di altri istituti.
    Per quanto riguarda la definizione di liceo, credo che non debba proprio essere attribuita agli istituti in cui non si studia neanche una lingua classica. Ovviamente il legislatore neanche sa chi abbia fondato il Liceo e cosa intendesse… a buon intenditor poche parole.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...