Bilancio di tre anni di blog

Oggi 12 febbraio il mio blog compie tre anni, essendo stato inaugurato alla medesima data del 2012. Da allora il numero delle visite è andato sempre crescendo fino a superare quasi sempre le 100 quotidiane, sia perché le tematiche relative alla scuola interessano molte persone, sia anche per il fatto che su internet le notizie rimbalzano e si trasmettono con sempre maggiore velocità, per cui, da un link all’altro, la notorietà di un certo sito tende ad espandersi. Quello che purtroppo ancora è limitato è il numero degli interventi attivi dei lettori, cioè i commenti: la grande maggioranza dei visitatori, infatti, preferisce limitarsi alla lettura, evitando di farmi sapere il suo parere sugli argomenti che tratto. Quei pochi commenti che mi arrivano, inoltre, sono quasi tutti di una ristretta cerchia di persone, con le quali ho ormai instaurato un dialogo telematico che dura da tempo. Eppure io accolgo e pubblico tutto ciò che mi arriva (tranne ovviamente i commenti insultanti o inutili), e scrivo sempre una risposta, ciò che non tutti i “bloggers” si degnano di fare. Eppure gli interventi dei lettori continuano ad essere molto sporadici, mentre vedo che in altri blog il numero dei commenti è molto maggiore. Mi sono spesso chiesto il motivo di ciò, e ne ho pensate tante. Forse il mio modo di esprimermi è troppo dogmatico, apodittico, per invogliare il lettore ad una precisazione? O forse le mie idee sono troppo bizzarre o provocatorie perché valga la pena di rispondere? O forse i lettori non hanno abbastanza fiducia nell’utilità del confronto dialettico? Può essere che le cause siano queste che ho indicato, o altre che non conosco; sta di fatto che i commenti sono meno dell’1% delle visite al blog, e ciò non è molto incoraggiante per chi, avvalendosi di queste nuove opportunità di discussione che la tecnologia ci mette oggi a disposizione, sperava di suscitare in rete un utile scambio di idee.
Nonostante la delusione per la scarsa partecipazione dei lettori, io continuo per adesso ad alimentare il blog, inserendovi – più o meno – un post alla settimana, trattando in massima parte argomenti scolastici ma toccando talvolta altre tematiche che riguardano la politica, i mezzi di informazione, la vita sociale del nostro paese. Qualcuno potrebbe chiedersi il motivo per cui un docente ormai anziano, con quasi 35 anni di insegnamento, sente la necessità di tenere un blog; ed in effetti questa domanda mi è stata fatta più volte da chi giudica inutile e persino dannoso mettersi in gioco sulla rete ed esternare così le proprie convinzioni, le proprie certezze ed anche i propri punti deboli. Io rispondo che i motivi per cui mi sono preso questo impegno (a volte gravoso) riguardano anzitutto la mia volontà di mettere a disposizione di altri la mia esperienza di docente, al fine di dare qualche consiglio che magari possa essere utile ai colleghi più giovani; ma non nascondo che da parte mia c’è anche il desiderio di suscitare una discussione dalla quale io stesso possa trarre giovamento, ed è proprio per questo che mi rammarico dello scarso numero dei commenti. Non vedo infatti cosa ci sia di male a tenere un blog ed a far conoscere le proprie idee, che io non ho mai nascosto, anzi ho sempre dichiarato apertamente alla presenza di alunni, colleghi ed altre persone che conosco. Fino a pochi anni fa il confronto e la discussione potevano svolgersi solo in forma reale, cioè alla presenza fisica di altre persone con le quali esercitare la propria dialettica; adesso il mondo del web ci offre la possibilità di relazionarci non soltanto con chi ci sta fisicamente vicino, ma anche con chi vive a centinaia o migliaia di chilometri di distanza, in forma virtuale. A me questo appare come uno dei lati migliori delle nuove tecnologie, che purtroppo presentano anche tanti aspetti negativi; è giusto quindi, a mio parere, approfittare di queste nuove opportunità, senza offendere nessuno e senza pretendere di aver ragione ad ogni costo. Dico anzi che sono ben lieto di accogliere e discutere opinioni diverse dalle mie, perché dal confronto civile tutti si arricchiscono. Spero quindi che, se pure avrò la forza di proseguire in questa attività, i lettori diventino più attivi e mi facciano pervenire il loro punto di vista sugli argomenti che tratto. Anche questo è un piccolissimo ma utile passo verso la democrazia.

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8 commenti

Archiviato in Attualità, Scuola e didattica

8 risposte a “Bilancio di tre anni di blog

  1. Giovanna Franchi

    http://agrariansciences.blogspot.it/2015/02/tutte-le-idee-di-expo.html

    Gentile professore, mi permetto di segnalarle un articolo che, secondo me, la dice lunga sull’inganno di cui siamo prigionieri. Naturalmente sappiamo che, se la Scuola ha qualche ragion d’essere in una società democratica, il suo primario interesse dovrebbe essere quello di sollecitare una riflessione critica: ora, le sembra che la classe dirigente che ci siamo dati possa avviarla in questa direzione? Mi dica, se crede, cosa pensa di questa deriva.

    • Ho letto l’articolo. Benché non sia attinente alla scuola, si comprende bene come l’affidabilità dei nostri politici è un concetto piuttosto instabile. Se la scuola, in qualche modo, riesce a sollecitare una riflessione critica, il merito non va dato certamente ai vari ministri e sottosegretari che si sono succeduti negli ultimi anni.

  2. Maria Celea

    Caro Massimo,mi permetto di darti del tu, sono entrata casualmente nel tuo blog e ho letto piacevolmente i tuoi articoli, che ho trovato interessanti,istruttivi e riflessivi. Ti chiedi perché le persone,pur leggendo ,siano poco inclini a commentare le tue considerazioni così attente ed approfondite. Forse è la fretta del tempo in cui viviamo. “Tempus fugit”! Esprimere,rendere noti i propri pensieri,sentimenti,attraverso la scrittura,richiede un impegno diverso rispetto a quello che può essere dato dalla lettura veloce di uno scritto, scritto su cui ci si può soffermare ,brevemente, per averne una sommaria conoscenza. Viviamo in un’epoca in cui non si conosce più il sapore,l’odore,il fruscio,la piacevolezza della carta. Non si legge,ma ancora di più non si scrive. Gli sms hanno sostituito il piacere di un linguaggio articolato vis a vis. Non ci si guarda più negli occhi con la voglia di capire le sensazioni,emozioni sia dell’uno sia dell’altro. I suoni della lingua italiana hanno perso la loro originaria musicalità, perchè sostituiti da incomprensibili parole. Caro Massimo,continua con i tuoi articoli,non privarti del piacere di esprimere le tue idee,ma,soprattutto, non privare gli altri di far proprie le tue conoscenze culturali! Cordialmente. Maria

    • Cara Maria, ti ringrazio per le tue parole gentili. Certo che continuo ad esprimermi attraverso il blog, è un’esigenza alla quale, almeno per ora, non riesco a rinunciare. Per il resto, sono d’accordo con te: oggi viviamo un’epoca nella quale si legge poco e si scrive ancor meno, ed a ciò ci hanno condotto i nuovi mezzi tecnologici, che pure presentano anche lati positivi di non poca importanza. Se penso che ai tempi della mia giovinezza si scrivevano ancora lettere di carta, piene di sentimento e di belle parole, mi sento prendere da un senso di nostalgia, con il rischio però – di fronte alla prepotenza della modernità – di risultare patetico

  3. Gentile professore, navigando in rete , mi sono imbattuto per caso in questo blog seguendo l’articolo scritto circa la delusione dell’esperienza editoriale, sono solidale e la ritengo un ingiustizia. Poi ho curiosato un pò il blog dando un occhiata veloce, e la mia impressioone per rispondere alla domanda è la seguente. La mia prima considerazione è che sono daccordo con Maria Celea riguardoa a ” Tempus fugit “, e il fattore tempo di permanenza in un blog, almeno per me che non sono interessato ai temi della didattica e vitale, perchè la curiosità mi spinge a zapping sui vari blog. L’articolo ” panem et circenses ” è stato il primo che ho letto, perchè il titolo ha stimolato la mia curiosità, sono stato attratto e.mi è piaciuta molto la parte iniziale culturale storica, mi sono distaccato e mi è piaciuta meno la parte attualità-critica, per il resto altri titoli non hanno stimolato la mia curiosità, perchè non sono del settore, ma da semplice osservatore, la cosa che mi ha impressionato, è il suo curriculum la passione, gli studi e le opere che scritto, che mi ha trasmesso l’idea che lei ha un potenziale di cultura,conoscenza e informazione storica di enorme valore, e arrichire il blog con pillole di saggezza, articoli brevi e interessanti, fatti confrontando il passato e il presente, come in ” panem et circenses ” in chiave più costruttiva che critica sarebbe molto interessante, soprattutto per un semplice curioso di blog come me.Concludo dicendo che il motivo per cui ho commentato, e non sono semplicemente entrato e uscito dal blog, senza lasciare un commento, è perchè ho seguito lo stimolo di rispondere alla domanda, le domande credo che stimolano i commenti e la partecipazione attiva a un blog. La saggezza derivata dalla conoscenza, è l’unica vera ricchezza dell’essere umano, a dispetto della spiacevole avventura editoriale accaduta, lei è un uomo ricco. Saluti e auguri Rob.

    • La ringrazio per le sue parole, perché ha dimostrato, pur non conoscendomi personalmente, di aver capito qual è lo spirito che mi ha indotto a scrivere su questo blog. Mi è piaciuta soprattutto la sua osservazione conclusiva, quella secondo cui io sarei un uomo ricco; in effetti ritengo di esserlo, sia perché ritengo che la cultura sia la vera ricchezza umana, sia perché ho sempre anteposto l’essere all’avere e mi sono sempre accontentato di quel che ho. Anche la delusione editoriale cui lei fa riferimento mi ha danneggiato molto più dal punto di vista morale, perché vedo vanificata la mia fatica di anni di studio, che non da quello economico, di cui in verità mi interessa molto poco.

  4. anna

    Anna,
    navigando sono naufragata nel suo blog! Certo che “tempus fugit” e l’ora è tarda, ma come non rispondere al suo appello visto che i commenti sono fermi a maggio ed ora siamo in agosto? Lei merita una risposta perché I suoi articoli dimostrano oltre che la sua preparazione culturale, un’approfondita e disincantata conoscenza del mondo della scuola e di chi vi opera. Come lei stesso scrive i docenti non amano essere valutati, ma valutano in maniera talvolta molto soggettiva, non plaudono all’applicazione del merito come giudizio sulla validità della loro azione pedagogica, preferiscono l’appiattimento delle carriere; ignorando i fondamenti del delicato compito cui sono chiamati agiscono dimentichi del fatto che fungono costantemente da ” modello” ; minimizzano o ignorano completamente l’assolvimento dei doveri perché presi totalmente dalla rivendicazione dei “diritti”, come se gli uni potessero esistere senza gli altri. Lei è un docente preparato che sa parlare di scuola come chi ne conosce vizi e virtù, è letto dai suoi colleghi che non le risponderanno mai, perché lei ha un solo difetto: essere un docente che parla come un dirigente! Nell’immaginario di una categoria che continua a rivendicare l’autogoverno sessantottino lei è ” il padrone” da contestare. Lei non “merita” risposta soprattutto perché su quello che dice il docente non ha strumenti per obiettare; lei distribuisce pillole di cultura e i docenti che pure non amano confrontarsi e si sentono intoccabili, comunque la leggono e, si conforti, continueranno a farlo. Nella parte più recondita, sanno che lei ha ragione. Continui a parlare sul blog così come fa; anche questa è una forma di aggiornamento per i suoi colleghi. Bravo Rossi! Se lo faccia dire da un dirigente scolastico che ne ha sognati tanti di docenti come lei!

    • La ringrazio di cuore per gli elogi che mi rivolge, e che forse non sono del tutto meritati. L’idea di istituire un blog che parli di scuola (ma non solo) mi è venuta perché ritengo di avere un’esperienza tale da poter esprimere un’opinione circostanziata sugli argomenti di mia competenza. Di quello che mi scrive mi ha colpito soprattutto la frase secondo cui io parlerei come un dirigente, pur essendo un docente. Lei ha colto veramente, con questa affermazione, dei tratti fondamentali del mio carattere, come il senso di giustizia (evitare ogni favoritismo ed ogni privilegio) e la sincerità, che mi porta a dire schiettamente ciò che penso, anche andando incontro a conseguenze spiacevoli. Le posso dire che nella mia carriera mi è capitato più volte di avere colleghi che non mi hanno rivolto la parola per anni interi perché avevo espresso liberamente, alla loro presenza, la mia opinione sul loro operato. Proprio per questo mio vizio di dire sinceramente ciò che penso non ho mai partecipato a concorsi per diventare dirigente, perché so che se lo fossi avrei continui contenziosi, vertenze e denunce da parte di pubblici funzionari, genitori ed anche di quei docenti che sanzionerei perché non rispettano i propri compiti. Meglio quindi continuare a fare il docente, che oltretutto mi piace anche di più.

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