“L’ora di lezione” di Massimo Recalcati

Vorrei qui parlare di un libro uscito da pochi mesi ma già diventato famoso, dal titolo L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento. L’autore è lo psicanalista Massimo Recalcati e l’editore è Einaudi, una delle nostre case editrici più prestigiose e ricche di storia. L’ho letto di recente, un po’ frettolosamente, ma credo di averne compreso nella sostanza la tesi centrale, quella cioè secondo cui l’insegnante, un vero e proprio eroe del nostro tempo che lotta disperatamente contro una società ostile, deve riuscire a creare un rapporto “erotico” con i suoi alunni, che per suo tramite dovranno riappropriarsi di quell’interesse per la vera cultura oggi quasi del tutto spento. Si tratta, in altri termini, di quel fenomeno che Freud chiamava “proiezione” o “transfert” e che consiste nel trasferimento nella persona dell’analista (e nel nostro caso del docente) di tutti quei sentimenti affettuosi e positivi inconsciamente provati per un genitore, che presumo sia quello dell’altro sesso sulla base della nota teoria freudiana dei complessi di Edipo e di Elettra. Cercando di spiegare tutto ciò in parole semplici, credo che la tesi di Recalcati si identifichi con la capacità dell’insegnante di suscitare nell’allievo una sorta di trasporto affettivo nei suoi confronti, che si materializzi poi nell’accettazione e nel gradimento dei contenuti formativi e culturali che il docente cerca di trasmettere.
Non essendo uno psicanalista né uno psicologo, ho però sempre creduto a mio modo a questa concezione dell’insegnamento. Il docente deve avere entusiasmo ed amore per ciò che insegna, non intendere mai il proprio lavoro come un dovere, bensì come uno scopo di vita, né mai dare l’impressione di essere stanco o annoiato ai suoi allievi, che deve coinvolgere non soltanto invitandoli a partecipare alla lezione, ma suscitando in loro il desiderio di conoscere e di porsi delle domande. In questo senso il rapporto educativo diventa “erotico”, perché senza amore nessuna relazione umana può essere gratificante; altrimenti – afferma Recalcati – con i mezzi di trasmissione di nozioni che esistono oggi, l’insegnante potrebbe facilmente essere sostituito da un computer ed il risultato sarebbe lo stesso. Quindi il vero insegnamento non dipende da una retorica o da una qualsivoglia tecnica comunicativa, ma dal carisma di chi parla, di chi cioè riesce a rendere vivi e far vibrare gli enunciati che trasmette. E la prova di questa teoria la si trova nell’esperienza comune: tutti noi ricordiamo, pur avendone dimenticato l’aspetto fisico e talvolta persino il nome, uno o più professori che hanno fatto vibrare le corde del nostro cuore e ci hanno avvicinato al sapere in modo affettivo, “erotico” appunto. Lo stesso autore del libro ci parla della sua infanzia travagliata in cui non trovava interesse nella scuola,  tanto da essere persino bocciato in seconda elementare; ma poi, al secondo anno delle superiori (un istituto agrario vicino a Milano) conobbe una professoressa di grande bravura ed entusiasmo didattico di nome Giulia, la quale cambiò completamente le sua vita ed il modo stesso di intendere la cultura e l’apprendimento, a tal punto che da alunno svogliato divenne in breve tempo il primo della classe e iniziò quel percorso di studio che l’avrebbe portato a diventare un celebre psicanalista. Ed a questo proposito io aggiungo una frase di Seneca, che mi pare ben attagliarsi al nostro caso: Saepe bona materia cessat sine artifice, il che vale a dire che un blocco di marmo, senza Michelangelo, sarebbe restato sempre un blocco di marmo senza mai diventare il Mosè, così come un giovane potenzialmente capace e creativo non svilupperà mai queste sue qualità se non avrà la fortuna di incontrare docenti in grado di suscitarne l’entusiasmo e l’amore per il sapere.
Recalcati, da buon osservatore della realtà che ci circonda, riconosce che l'”erotica dell’insegnamento” è oggi molto difficile a causa della concezione economicistica e utilitaristica della cultura che domina ormai in società, unita oltretutto ad un edonismo fatuo che rifiuta ogni impegno e ogni responsabilità. Benché non ami molto le citazioni, voglio qui riportare in parte le sue parole. Egli definisce così la scuola attuale: “Non respira, non conta più nulla, arranca, è povera, marginalizzata, i suoi edifici crollano, i suoi insegnanti sono umiliati, frustrati, scherniti, i suoi alunni non studiano, sono distratti o violenti, difesi dalle loro famiglie, capricciosi e scurrili, la sua nobile tradizione è decaduta senza scampo. E’ violentata dai nostri governanti, che hanno cinicamente tagliato le sue risorse e non credono più nell’importanza della cultura e della formazione che essa deve difendere e trasmettere.” Parole dure, taglienti come lame seppur non sempre da intendere alla lettera, perché fortunatamente esistono ancora scuole, come la mia, dove i docenti in genere sono rispettati e dove gli alunni – chi più chi meno – si impegnano ed hanno un comportamento civile. Però, al di là delle generalizzazioni, quel che afferma Recalcati è vero, nel senso che è un’ardua impresa, al giorno d’oggi, mettere in pratica questa “erotica dell’insegnamento” che permette al processo educativo di raggiungere i migliori risultati. Uno degli ostacoli maggiori (e qui sono d’accordo con l’autore) è l’atteggiamento assunto dai vari governi che si sono succeduti in questi ultimi venti anni, che a parole mettono sempre la scuola al primo posto nel loro programma per farla poi passare all’ultimo nei fatti subito dopo il loro insediamento. L’evidente frustrazione economica e sociale della nostra categoria rende sempre meno attuabile quell’entusiasmo e quella carica di amore per le proprie discipline ed i propri alunni che Recalcati indica come indispensabile nel modo di essere del docente; e tuttavia ve ne sono ancora molti che, per disposizione individuale o forse per incoscienza, sentono ancora questo lavoro come una ragione di vita e che quando sono con i propri alunni, una volta chiusa la porta dell’aula, si dimenticano di tutto il resto. Sono questi gli insegnanti che segnano profondamente la vita degli studenti e che da loro, anche dopo tanti anni, vengono ricordati con gioia e riconoscenza; ed è grazie a questi docenti che il nostro sistema scolastico continua ad andare avanti pur in mezzo a tanti ostacoli, provocati spesso da chi dovrebbe fare tutto il contrario, restituire cioè alla scuola quel ruolo centrale che le compete in ogni Paese che voglia dirsi moderno e civile.

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5 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica, Scuola e didattica

5 risposte a ““L’ora di lezione” di Massimo Recalcati

  1. Simona Leoni

    Buongiorno, anch’io ho letto il libro e mi è piaciuto molto.. L’ho trovato ricco di spunti e verità.

  2. AG

    Leggendo questo suo post ho ricordato con molto piacere e affetto due professori che hanno davvero significato molto per me. Non solo erano ottimi insegnanti ma anche a livello umano hanno saputo darmi tanto.
    Purtroppo, però, solo due docenti spiccano positivamente dalla luga lista di nomi di insegnanti che ho conosciuto in tutti questi anni; tanti sono stati infatti i docenti annoiati, seccati o scocciati che mi sono ritrovata dietro la cattedra; docenti che parlavano senza però dire nulla come se stessero insegnando per inerzia. Peccato, un vero peccato. La scuola necessita di docenti amanti del proprio lavoro, di docenti che sanno trasmettere la voglia di conoscere, di scoprire; insomma, che sanno far nascere negli studenti una certa forma di curiosità.
    Dai post che scrive capisco che lei è per molti studenti quello che i due docenti sopracitati sono stati per me. Resto dunque positiva, perché fino a che ci saranno docenti così (anche se pochi), l’amore per la conoscenza continuerà ad esistere.

    • Grazie per il suo commento, con il quale mi trovo completamente d’accordo. E’ importante ciò che il docente sa, ma lo è altrettanto il modo con cui lo comunica ai suoi alunni e accende in loro la volontà di sapere e di conoscere, di porsi delle domande. Devo però dirle che non sempre questo compito riesce bene, non solo perché ci sono professori che insegnano senza entusiasmo e annoiati, come dice lei, ma anche perché le condizioni in cui oggi siamo costretti ad operare (con la scuola-azienda e la mentalità utilitaristica e facilona che impera ovunque) non sono certo le migliori che si possano immaginare.

  3. AG

    Caro professore, preciso che non sto assolutamente addossando la colpa di tutto ai docenti, ci mancherebbe. Ha ragione, oltre alle cause citate nello scorso post, diversi professori non riescono a trasmettere quello che realmente vorrebbero per cause esterne, quali il governo e rispettive decisioni.
    Nel mio post ho semplicemente pensato più come studente, facendo capo alle mie esperienze, che come docente. Mi sono dunque riferita all’ultimo anello di una lunga catena: gli studenti, che per ultimi subiscono le ripercussioni di governi che promettono e non mantengono.

    Buona giornata

    • E’ certamente vero quello che dice: spesso i docenti vengono scoraggiati in ogni modo da leggi e decisioni ingiuste, sono costretti a ricoprire anche ruoli che non competono loro, come quello dello piscologo o dell’assistente sociale, e a fronte di uno stipendio bloccato da cinque anni hanno sempre più mansioni da svolgere. Mi pae che basti per spiegare il fenomeno.

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