Libertà di espressione o cattivo gusto?

I recenti avvenimenti di Parigi hanno riempito tutti noi di sgomento e di esecrazione, oltre che di pietà per le vittime innocenti del terrorismo. Ma dal mio punto di vista non mi sembra giusto dire che sia stata colpita la Francia o l’Europa in senso lato; ciò che è stato attaccato è piuttosto un giornale che pubblicava vignette satiriche, del cui contenuto specifico non sono informato ma che non si limitavano certo ad una bonaria ironia, sconfinando spesso nel dileggio e nella ridicolizzazione di determinate ideologie e religioni. Ora, il nostro mondo occidentale ci ha abituato a credere, fin da quando siamo nati, che esistono la libertà di espressione e di stampa, e che esse sono intoccabili perché rientrano nella sfera più ampia della democrazia, altro concetto talmente diffuso nei Paesi occidentali da non essere più messo in discussione da alcuno. Quel che ci dimentichiamo troppo spesso è che esistono altre culture ed altre mentalità diverse dalla nostra, per le quali una vignetta satirica può rappresentare un intollerabile sacrilegio e la democrazia stessa non è l’unica forma di governo possibile. Questa profonda differenza antropologica tra popoli e culture diverse può spiegare, anche se certo non giustificare, quello che è successo: ciò che per noi comporta un bonario sorriso, o al massimo un impotente moto di indignazione, per altre culture può determinare la reazione che tutto il mondo ha potuto vedere.
Senza entrare nel merito dei fatti, che non intendo commentare perché altri più autorevoli di me l’hanno fatto e lo stanno ancora facendo nei talk-show televisivi, vorrei spostare leggermente il problema e parlare della cosiddetta libertà di espressione, cercando di intenderla nel modo più appropriato. Io sono convinto che debba esistere un ben preciso limite alla satira e al dileggio dei politici, delle persone di spettacolo o di altri personaggi pubblici; fare satira, in altri termini, non può e non deve significare libertà di insulto e di diffamazione, come purtroppo da tanto avviene nel nostro Paese, dove si tende a confondere questi due concetti ben distinti. I nostri giornali cosiddetti “satirici”, i siti web, le tramissioni televisive hanno ormai superato ogni limite, tanto da ricorrere all’insulto pesante contro l’avversario, rivelando così l’inciviltà e la faziosità che ancora alberga in molti giornalisti, opinionisti, politici o altro che sia. Con la scusa della satira oggi si può dire di tutto, usare le espressioni più volgari e offensive, invadere perfino la vita privata delle persone fino a scendere nei particolari più sconvenienti; e tutto ciò in nome di una presunta “libertà”, che per questi soggetti s’identifica nella licenza più completa di dire di tutto, senza il minimo rispetto per l’essere altrui. E se qualcuno si azzarda, come adesso faccio io, a invocare un limite al malcostume attuale, viene subito accusato di voler reintrodurre la “censura”, la quale non c’entra nulla, perché se è giusto che esista la libertà di espressione, lo stesso diritto all’esistenza ce l’ha anche la dignità umana e l’onorabilità di tutti noi. Anche i parlamentari non fanno eccezione a questo comportamento indegno quando inscenano vergognose gazzarre e si rivolgono agli avversari come non farebbero neppure i popolani più volgari e analfabeti: ne è fulgido esempio l’atteggiamento dei deputati del cosiddetto Movimento “Cinque Stelle”, i quali, come il buffone genovese che è loro capo e padrone, utilizzano un linguaggio da osteria, senza peraltro riuscire con ciò a mascherare la loro totale inconsistenza culturale ed umana.
La mia convinzione è che la satira ed il linguaggio televisivo dovrebbero avere un ben preciso limite, il cui rispetto dovrebbe essere garantito da un organismo di controllo dotato del potere di sanzionare, arrivando anche al licenziamento e alla denuncia penale, coloro che impiegano l’insulto e la volgarità come normale linguaggio quotidiano. Certe vignette dei giornali non sono affatto “satiriche”, ma veri e propri vilipendi delle persone e delle istituzioni (compreso il Presidente della Repubblica, insultato pesantemente dagli scherani di Grillo), che in un paese civile non vanno tollerati. Io stesso mi sono chiesto, e spesso, perché coloro che sono colpiti da questo modo spregevole di fare critica politica non abbiano reagito con querele contro i loro denigratori; ma forse ciò è accaduto perché se certe persone, come l’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi, avessero dovuto querelare tutti coloro che li hanno volgarmente offesi e infamati, di azioni giudiziarie ne avrebbero accumulate a migliaia.
Non è accettabile che la libertà di parola e di espressione vengano continuamente confuse con la licenza di insulto e di diffamazione: questa è una pessima interpretazione della democrazia, di cui sono responsabili in primo luogo il movimento del ’68 (con i suoi slogan demenziali come il “vietato vietare”a) e poi la politica libertarista dei radicali ed in genere della sinistra nostrana, per la quale il rispetto delle regole di vita civile e delle idee altrui è sempre stato un concetto piuttosto difficile da digerire. Ciò che invece tutti dovrebbero imparare è che rispettare gli avversari, senza insulti e pesante sarcasmo camuffato da satira, è il miglior emblema della democrazia e del pluralismo. Gli antichi Romani, che sciocchi non erano affatto, avevano un controllo ben preciso della libertà di espressione e distinguevano nettamente tra “libertas”, la condizione cioè del cittadino libero e non soggetto ad altri, e “licentia”, l’anarchia cioè di chi ritiene di poter dire e fare tutto ciò che vuole calpestando i diritti altrui. Se riusciremo a ristabilire questa distinzione, anche ricorrendo a mezzi coercitivi quando necessari, avremo recuperato veramente una condizione di persone veramente libere.

Annunci

2 commenti

Archiviato in Attualità

2 risposte a “Libertà di espressione o cattivo gusto?

  1. Condivido.
    Mi permetto di postarle una intelligente osservazione di Enrico Mentana: “Dunque in Francia il comico Dieudonné è stato fermato per quel post satirico su Facebook, “Je suis Charlie Culibaly”, che metteva insieme in un solo nome vittime e terrorista. A me Dieudonné fa orrore. Ma non eravamo tutti per la libertà di satira, senza divieti e confini? Oppure siamo tutti Charlie, ma fino a un certo punto?”

    • Io sono ovviamente solidale con il giornale e condanno senza mezze misure l’attentato e gli assassini; però ribadisco che la satira deve avere precise limitazioni, sia quando è rivolta alle religioni sia quando si esercita contro politici o altre persone. La dignità umana prima di tutto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...