Atmosfera natalizia e tristezze private

Anche quest’anno il Natale, se Dio vuole (come si dice dalle mie parti) è passato, ed è stata per me una liberazione; ora ci resta Capodanno e l’Epifania, altre festività tradizionali che impongono a tutti noi un comportamento particolare e diverso dal solito: occorre fare acquisti, uscire di casa, “fare” qualcosa per la notte di San Silvestro (altrimenti si fa la figura di vecchi da ospizio) e soprattutto è necessario essere allegri e gioiosi perché “è Natale”. Questo ci impone la società con la sua dittatura mediatica e consumistica: basta infatti accendere la televisione in questo periodo, a qualsiasi ora del giorno e della notte, per essere sommersi da pubblicità natalizia, musichette altrettanto festaiole e scontate come “jingle bell”, “tu scendi dalle stelle”, “bianco Natale” (che bianco non è più da tanti anni perché in questo periodo non nevica mai) e via dicendo. L’aziendalismo e lo sfrenato consumismo moderno hanno trasformato quella che era una ricorrenza religiosa in una festa commerciale, dove si fa a gara a chi spende di più, a chi fa i regali più costosi o a chi si concede la vacanza più esotica. Questo dovrebbe indignare chi è veramente credente, ma così non è, perché tutti si conformano a questo clima artificioso e fittizio che si viene a formare in questi giorni.
A parte comunque l’aspetto consumistico, che già di per sé è squallido e persino insipiente, perché un regalo andrebbe fatto quando se ne sente il bisogno, quando ce n’è necessità, e non perché siamo in un determinato periodo dell’anno, quello che a me dà più fastidio è questo clima di allegria, di gioia forzata e innaturale che viene diffuso dai mass-media durante le feste natalizie. La persona umana non è una macchinetta o un computer, la cui immagine di sfondo può essere cambiata a piacimento: se abbiamo uno stato d’animo condizionato da malinconia, depressione o altri problemi di vario tipo, non saranno di certo le luci natalizie delle città o le musichette della TV a farceli superare; se poi vi sono difficoltà di ordine economico, come molte persone oggi purtroppo hanno, non sarà certo l’atmosfera natalizia a risollevare chi ne è afflitto. Anzi, è vero l’esatto contrario: l’allegria artificiale prodotta in questi giorni rischia di deprimere ancor di più chi, per vari motivi, non è felice. Ricordo, a tal proposito, la bella poesia intitolata “La Befana” di Giovanni Pascoli, uno dei poeti italiani da me preferiti; in essa la vecchietta tradizionale, vestita di neve e di gelo, si avvicina alla villa del ricco ed al casolare del povero, dove una madre piange perché non ha nulla da donare ai suoi figli, benché ne abbia il medesimo desiderio della madre ricca, che può invece pienamente soddisfarlo. Quella madre povera sarà stata triste abitualmente, ma lo è ancor più durante le festività, poiché proprio allora l’angoscia del suo animo la tormenta assai più che nelle altre stagioni dell’anno. La stessa cosa accade oggi, quando questo clima festaiolo e gaudente rischia di ferire profondamente chi non si trova nelle migliori condizioni psicologiche o materiali.
Anche questo, benché non sia il peggiore, è un aspetto della dittatura mediatica e ideologica che ci viene imposta dall’alto, da questa società consumistica e materialistica, per cui chi non fa quello che fanno gli altri è “out”, è un essere strano e riprovevole, da emarginare o per lo meno da guardare con sufficienza e con un sorrisetto ironico. Se non vuoi comprare regali per Natale o l’Epifania sei considerato un eccentrico complessato, se non vai a sciare sei ritenuto un pezzente o uno spilorcio, se non organizzi cene come quella di Trimalchione o non vai a ballare l’ultimo dell’anno passi per un vecchio barbogio, e così via. L’omologazione imposta dalla società è totale, come è dimostrato anche dai servizi televisivi relativi alle ferie natalizie ed estive: dicono sempre che la maggioranza degli italiani non va in ferie perché non ha i soldi, senza considerare il fatto che esistono molte persone che i soldi li avrebbero, ma non vanno a sciare o alle Bermude perché non ne sentono la necessità e stanno meglio a casa loro. No, questo è inconcepibile per una mentalità comune, suffragata e sostenuta dalla televisione, che ci vuole tutti uguali, tante marionette governate da chi dall’alto ne manovra i fili. No, mi dispiace, io non ci sto, anche a costo di essere considerato strano e particolare; dico anzi, con grande orgoglio, che l’essere diverso dal gregge belante per me è un vanto, non certo un problema.

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9 commenti

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9 risposte a “Atmosfera natalizia e tristezze private

  1. Caro Professore, condivido in pieno le Sue considerazioni sul Natale e le feste obbligate, obbligate a ridere e fare sballo. Questa società dei consumi sta anche seppellendo la lingua latina e tutta la cultura umanistica . Prima che sia troppo tardi, si unisca a chi, come me, lotta per salvare almeno le BASI della lingua latina nella scuola dell’obbligo.

    • Egr. sig. Nicolini, sono al corrente del suo impegno per la salvaguardia della cultura classica, e non posso che farle i miei complimenti per questo; del resto, se legge il mio blog, troverà che anch’io, come docente di latino e greco, sono fortemente impegnato in questa battaglia. Non condivido però la sua idea di reintrodurre il latino nella scuola dell’obbligo, a meno che in essa non venga fatta una differenziazione tra chi progetta di proseguire i suoi studi ai Licei e chi invece intende iscriversi ai tecnici o professionali; non mi sembra opportuno, infatti, costringere questi ultimi a studiare il latino. Quel che si dovrebbe fare alla scuola dell’obbligo, invece, è potenziare le conoscenze di lingua e di grammatica italiana: se un alunno arriva al Liceo con una buona base di italiano, mi creda, riuscirà comunque a studiare con profitto il latino ed il greco.

      • Anche io penso come Lei che lo studio della grammatica italiana dovrebbe essere potenziato. Ci mancherebbe altro! Non condivido invece l’idea che lo studio delle BASI della lingua latina (declinazioni, coniugazioni, qualche complemento…) sia da destinare solo a chi va ai licei. Ogni italiano passa almeno una volta al giorno davanti ad una scritta latina: se non ne conosce i fondamentali è costretto per tutta la vita a non saperne nulla. E’ come se spiegassi chi è Garibaldi solo a chi andrà a laurearsi in storia.

  2. Vedo che sull’idea fondamentale della difesa della cultura classica siamo in piena sintonia; quanto al ripristino del latino alle medie, invece, abbiamo punti di vista diversi. Comunque il suo intervento ha spostato un po’ il fulcro tematico del mio post, l’unico di questo periodo che non intendeva parlare di scuola, ma del Natale come è concepito oggi.

  3. Ludovica

    Prof. Rossi, mi permetto di venirla a trovare nel suo blog e spero di non darle fastidio più di tanto vista la sua continua e fervida antipatia nei miei confronti per niente ricambiata, così se mi vorrà buttare fuori (o non pubblicare il mio intervento), criticare a spron battuto quello che scrivo, lo potrà fare finalmente con sua grande soddisfazione. 🙂
    Abbiamo tanti punti di vista in comune, non di certo tutti, ma diversi sì.
    Ho letto il suo post e penso che il Natale (o qualsiasi festa o ricorrenza) è bello se si sta bene dentro. Il resto che è fuori è solo un riflesso. Il fatto che il consumismo e il conformismo lo abbiano deturpato ha fatto sì da costringerci tutti ad assumere degli atteggiamenti o di pecorelle o di bastiancontrari senza quasi altre vie di uscita. Niente è più spontaneo e viene del tutto impedito di avere un rapporto sereno con esso a partire dai propri punti di vista di come trascorrerlo o di cosa pensare. […]
    A riguardo il latino a differenza sua io (e altri miei colleghi) sono convinta dell’importanza del suo studio anche nelle scuole medie, insieme alla grammatica, per poter non soltanto parlar bene, ma anche per costruire un pensiero logico. Se fosse per me vorrei che si apprendesse anche un po’ di greco. Il leggere e anche il poter pensare nelle lingue originarie dell’Iliade e dell’Eneide ha un che di magico che le traduzioni non possono dare. Idem per la nostra sacra Divina commedia: quanta musicalità e anche pensiero e modi di dire si perdono per strada nel momento in cui si è costretti a tradurla in una lingua che non sia il fiorentino trecentesco antesignano della lingua italiana?
    Questo è il mio pensiero.

  4. Signora Ludovica, mi fa piacere il suo commento al mio blog, dopo le polemiche che abbiamo avuto sul “Gruppo di Firenze”. Noto anch’io che abbiamo molti punti di vista in comune (anche lei, per esempio, ama la cultura umanistica), e perciò non intendo affatto “buttarla fuori” o simili; chiarisco anche che la mia antipatia non è contro la sua persona (ci mancherebbe altro!) ma contro le idee politiche fondamentaliste ed acritiche che ha manifestato in quel forum. Vede, io penso, come Socrate, che il sistema politico di un Paese vada rispettato: le leggi si possono cambiare, ma non distruggere tutto e “mandare a casa tutti” come vorrebbero fare i suoi beniamini a 5 stelle. Io sono un conservatore, lo ammetto, ed ho sempre odiato i rivoluzionari, coloro che vogliono “abbattere il sistema”, com’erano gli extraparlamentari di sinistra degli anni ’70, di cui ho visto e subito le violenze. Perciò, come ho sempre avversato le idee marxiste, così oggi avverso i grillini, la cui violenza e la cui chiusura alla collaborazione con chiunque altro li rende inutili, così come ritengo inutile il voto dato a loro.
    Chiarito questo, le rispondo nel merito del suo commento. Mi fa piacere che lei ami il Natale, ma per me la faccenda è del tutto diversa: le feste natalizie mi risultano antipatiche proprio per questo clima di allegria forzata che la TV ci propina; non amo fare regali, non amo andare in vacanza perché non ne sento il bisogno, mi rendo conto di essere diverso dalla massa ma ciò non mi sconvolge, anzi. E poi credo, con Seneca, che lo stato d’animo di una persona possa solo peggiorare se dall’esterno arrivano forzature o condizionamenti come quello delle feste natalizie.
    Sul secondo argomento, quello del latino e del greco, mi fa piacere che lei ami queste lingue e sono d’accordo sul fatto che i grandi scrittori antichi vadano letti nella lingua originale; ma giudico utopistico far studiare lingue così complesse a ragazzini che sono nativi digitali ed hanno una mentalità completamente aliena da questo tipo di apprendimento. Io ritengo che la scuola media debba dare le basi essenziali di tre discipline fondamentali: italiano, matematica e inglese. Le altre materie, più complesse, vanno affrontate dopo, quando si dispone dei prerequisiti atti ad impararle nel modo dovuto.
    La ringrazio per il suo intervento. Spero che non me ne vorrà per averlo un po’ accorciato, per motivi di spazio.

  5. Caro Massimo, confesso che io invece sono particolarmente allegro e gioioso nel periodo natalizio; questo però non è dovuto a condizionamenti televisivi (peraltro in casa nostra la TV resta quasi sempre spenta) ma a motivi di ordine diverso. Per me le feste sono un momento per passare del tempo con i miei famigliari, soprattutto da quando mio figlio si è trasferito per l’università, per passare del tempo con i fratelli che vivono lontano e tornano solo per trascorrere il Natale in famiglia, per fare il Presepe insieme procurandosi anche il muschio e la paglia. Non è una questione di regali, che faccio con parsimonia, o di cene di Capodanno e settimane bianche, che non amo; per me è semplicemente un momento per rigenerarsi. Inoltre ho sempre trovato che il periodo di Natale, così come tutta la stagione invernale, abbia una certa dolcezza, malinconica ed un po’ nascosta, che se cadesse in estate non avrebbe.

  6. Ti risento volentieri, Enrico, dopo un periodo di silenzio, e ti faccio gli auguri di buon anno. Mi fa piacere che tu viva gioiosamente queste festività, come molte persone; per me invece, purtroppo, è uno dei periodi più deprimenti dell’anno, anche per motivi personali che qui non posso dire. Penso comunque che la diversità sia un valore, e che ciascuno possa e debba vivere secondo il suo carattere e le sue inclinazioni.

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