I nipotini degeneri del ’68

A leggere gli articoli e i commenti sulla scuola che compaiono sui siti internet e sui vari blog, si ha l’impressione di essere di fronte ad un riacutizzarsi delle contrapposizioni ideologiche da parte di alcuni che ancor oggi si scagliano contro quelli che un tempo erano i classici “nemici”, ossia il governo, le istituzioni e gli avversari politici. Tanto per fare un esempio, ho letto oggi un articolo pubblicato sul sito di “Orizzonte Scuola” il cui autore, di cui non faccio il nome, sosteneva che la scuola attuale è ancora autoritaria e “fascista” (sì, è inaudito, ma proprio questo è il termine impiegato) solo perché persiste una forma di rispetto verso i docenti che, in alcuni casi, si può esprimere anche con un gesto formale, il fatto cioè che gli alunni si alzano in piedi al momento dell’ingresso dell’insegnante in aula. Secondo l’autore dell’articolo, questo gesto rappresenterebbe un residuo del fascismo e della scuola coercitiva e autoritaria.
Non intendo esporre qui con le parole che mi verrebbero alla mente la mia opinione sull’articolo e su chi l’ha scritto perché rischierei una denuncia penale, quindi mi limito a esprimere pacatamente il mio pensiero. La scuola attuale è tutto fuorché autoritaria e coercitiva, non solo perché gli studenti vengono blanditi in ogni modo e molto spesso promossi senza merito, e non solo perché i docenti hanno da tempo rinunciato ad alcune forme di ossequio che prima esistevano e che sarebbe stato meglio conservare, ma anche perché ormai il rapporto insegnante-alunni, anche quando non arriva all’amicizia su facebook, è improntato a cordialità e rispetto reciproco, non esiste più il docente che terrorizza gli alunni con il solo sguardo, come succedeva quando andavamo a scuola noi. Va anche aggiunto che i genitori, un tempo ossequiosi collaboratori del lavoro dei professori, oggi fanno i sindacalisti dei figli, vengono persino a contestare i nostri metodi di insegnamento, sono anche ascoltati dai dirigenti scolastici e spesso soddisfatti nelle loro richieste: non è raro infatti il caso che un docente venga spostato di sezione o di classe perché non gradito a certi genitori. Mi pare quindi che la realtà scolastica di oggi sia l’esatto contrario di quel che afferma l’articolo in questione; caso mai siamo noi docenti a subire condizionamenti e talvolta anche prevaricazioni da parte di studenti e genitori, specie dopo il famigerato “Statuto delle studentesse e degli studenti” del ministro Berlinguer. Per quanto mi riguarda, io non ho mai preteso che gli alunni si alzassero in piedi al mio ingresso; pretendo soltanto il rispetto dovuto all’età e alla funzione che ricopro, e che comunque ho sempre contraccambiato, convinto come sono del fatto che ciascuno abbia la sua dignità e che chiunque vada trattato con cortesia e affabilità.
Articoli come quello che ho citato rivelano la persistenza, ancor oggi nel 2014, degli steccati ideologici che speravamo di avere ormai superato; mi accorgo invece che esistono ancora i nipotini degeneri del ’68 che continuano a sostenere il “sei politico” (visto che molti affermano tuttora che le bocciature non dovrebbero esistere), che continuano a stare sulle barricate contro la classe politica, il governo Renzi, il ministero dell’istruzione nel nostro caso, ed evocano fantasmi come l’autoritarismo, la scuola classista, il professore oppressivo ecc. ecc. Forse qualcuno dovrebbe dire a questi nostalgici che gli ideali del ’68 non soltanto sono vecchi come il cucco, ma hanno rivelato chiaramente, in 40 anni di applicazione, la loro totale inefficacia, considerati i disastri che hanno provocato nella scuola e nella società, primo tra tutti l’aumento dell’ignoranza e della massificazione intellettuale causata dall’abbandono della disciplina, dal pullulare di progetti e attività che hanno sottratto tempo prezioso ai programmi curriculari, dalle lauree facili e concesse anche ad autentici ignoranti. Dovrebbe essere chiaro a tutti, inoltre, che nel mondo attuale certe realtà come la suddivisione tra la scuola dei ricchi e quella dei poveri, cavallo di battaglia di quel famoso don Milani che molti continuano a infilare dappertutto come il prezzemolo, non esistono più. Oggi la scuola è giustamente aperta a tutti, gli studenti vedono rispettati i loro diritti, ma questo non li esime dal dovere di mostrare cortesia e rispetto per i docenti; alzarsi in piedi al loro ingresso in aula, pertanto, è un piccolo segno di questo atteggiamento mentale, che io non pretendo ma in cui, d’altro canto, non vedo nulla di reazionario o di autoritario.
E poi c’è un altro tratto tipico dell’eloquio di questi nostalgici di ideologie sconfitte dalla storia, il fatto cioè che costoro, proprio come facevano negli anni ’70, continuino a riesumare il fascismo e ad applicare l’infamante titolo di “fascista” a tutte le persone o le cose che non corrispondono alla loro visione del mondo. Perciò, secondo l’autore dell’articolo suddetto, l’alzarsi in piedi da parte degli alunni quanto entra in classe un professore sarebbe un residuo del fascismo, senza tener conto del fatto che tale gesto esisteva anche prima che Mussolini prendesse il potere in Italia, ed è continuato ad esistere anche dopo, e senza considerare, per giunta, che anche docenti di dichiarata fede marxista non hanno impedito ai loro alunni di salutarli in quel modo. Ora, nessuno può contestare che storicamente il fascismo è finito circa 70 anni fa, ed è patetico quindi rievocarlo adesso; sarebbe come se qualcuno desse del “ghibellino” o del “carbonaro” al suo avversario politico, facendo cioè riferimento a movimenti e ideali che fanno parte della storia del passato e che oggi non esistono più. Ma in realtà il rievocare il fascismo morto e sepolto ha una precisa funzione: quella di trovare un “nemico”, qualcuno da insultare e da additare al pubblico disprezzo, allo scopo di tenere in vita ideologie anch’esse morte e sepolte, la cui spaventosa realizzazione, portatrice di milioni di vittime, si è finalmente infranta con la caduta del muro di Berlino. Chi continua ancor oggi a credere a quei fantasmi, a illudersi che un tale disumano sistema politico possa realizzarsi, ha bisogno della contrapposizione, degli steccati ideologici, del “nemico”, perché altrimenti la sua parrebbe – ed è effettivamente – una lotta contro i mulini a vento. Il lupo perde il pelo ma non il vizio, ed ecco perchè nel 2014 qualcuno continua a ragionare come fossimo ancora negli anni ’70 e a sentirsi sulle barricate. Sono i brutti scherzi che gioca la nostalgia, o meglio – almeno per le persone della mia età – il rimpianto della giovinezza perduta.

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6 commenti

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6 risposte a “I nipotini degeneri del ’68

  1. Che la scuola non sia autoritaria lo dimostra il fatto che il signore in questione abbia potuto esprimere così liberamente questa sua considerazione tanto priva di fondamento! E sinceramente sono proprio stanca delle sciocchezze e dei luoghi comuni che si sentono sulla scuola, sono stanca dell’ingerenza ben poco collaborativa dei genitori, sono stanca che chiunque possa permettersi di trattare la scuola e i docenti senza nessun rispetto, umano e professionale!! E quanto al ’68, credo che dopo l’aids sia stato la cosa più virulenta che ancora ci tocca subire!!

    • Quello che ancor oggi non si riesce a comprendere è il motivo per cui, da parte di alcuni, ci sia ancora questa volontà smaniosa di blandire gli studenti, di difenderli e proteggerli ad ogni costo contro fantomatici autoritarismi e atteggiamenti punitivi che non esistono più. Nella scuola attuale c’è caso mai il problema contrario: come arginare l’invadenza di genitori prepotenti e la maleducazione di certi studenti, che quasi sempre, in una logica di buonismo e di comprensione, restano impuniti.

  2. Rodolfo Funari

    Caro Massimo, approvo il tuo articolo. Almeno tu hai il coraggio civile di parlare chiaro e dire cose che molti pensano, ma di cui non osano parlare. Plaudo al tuo impegno di opinionista fuori del coro gracchiante dei conformismi (e degli opportunismi …) dominanti: le tue opinioni, espresse sempre con garbo e pacatezza, portano una parola di buon senso e di realismo, oltre che di onestà intellettuale, in un quadro socio-culturale ancora ammorbato (hai perfettamente ragione!) da ipocrisie e ubriacature ideologiche. Quando questi tardivi nipotini si decideranno a scomparire dalla scena, con il loro carico di veleni e calunnie? Con amicizia e stima. Rodolfo

    • Sei sempre gentile, Rodolfo, e ti ringrazio. In effetti hai colto nel segno, nel senso che le mie opinioni, come quelle di ogni altro, possono essere non condivise, ma almeno io ho il coraggio di esprimerle, mentre altri preferiscono tacere per paura di andare incontro al pubblico disprezzo. Io ho sempre detto ciò che pensavo, anche in maniera brusca, ed ho ottenuto in cambio, molto spesso, antipatie e risentimenti; ma continuo a pensare che la verità, anche quando non è gradita, è sempre preferibile all’ipocrisia e alla menzogna.

  3. GIULIA

    Mi sorprende che l’ alzarsi in piedi all’entrata dell’insegnante venga letto ancora come mortificante per gli alunni. E’ semplicemente un gesto che comunica rispetto formale, come la stretta di mano in uso tra gli adulti evoca franchezza e lealtà. Fa parte del linguaggio corporeo. Mio figlio frequenta un liceo in cui si pretende che tutti gli alunni si alzino all’ingresso di ogni insegnante, proibisce i pantaloni corti o a vita bassa e gli abiti succinti per le ragazze, e mi sembra che da tutto ciò i ragazzi abbiano imparato a rapportarsi con i loro sovraordinati – nella vita studentesca e lavorativa li incontreranno sempre – in modo corretto.
    Bravo professore.

    • Molti anni fa ho avuto un’alunna che si chiamava Giulia Ravazzi; nel caso fosse Lei, le sarei grato se me lo segnalasse, visto che proprio con questo blog ho avuto occasione di dialogare con alcuni miei ex studenti. Sull’argomento ho poco da aggiungere: alzarsi in piedi quando entra l’insegnante e non portare vestiti sconvenienti sono regole di buon senso e di decoro, non c’entra nulla il fascismo o le altre sciocchezze che ha detto l’autore di quell’articolo. Con tutto ciò confermo che io personalmente non pretendo che gli alunni si alzino in piedi al mio ingresso, preferisco che mi manifestino in altro modo il loro rispetto, che comunque deve essere reciproco.

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