La lingua italiana umiliata e offesa I: gli eufemismi

Con questo post, a cui seguiranno altri due del medesimo argomento, intendo porre l’attenzione sullo scempio che da tempo giornalisti, politici e scribacchini vari stanno compiendo contro la nostra lingua, senza dubbio la più bella del mondo. Le mie osservazioni saranno suddivise in tre parti: 1) gli eufemismi; 2) le espressioni idiomatiche oggi in uso; 3) le parole usate impropriamente o in modo del tutto arbitrario, alle quali aggiungerò anche quelle a me personalmente antipatiche, sebbene siano di uso comune. Questo post quindi è il primo di tre, perché si occupa solo degli eufemismi, cioè le parole e le espressioni più tenui impiegate per evitarne altre più pesanti o volgari.
Intendiamoci bene: l’eufemismo è sempre esistito, anche nelle lingue classiche, e si è confermato in quelle moderne; si può anzi dire ch’esso ha seguito da vicino il mutarsi dei costumi e della mentalità comune. Faccio un esempio. Nei secoli passati (diciamo fino alla metà circa del secolo XX) tutto ciò che riguardava la sessualità era considerato “tabù”, e la relativa terminologia veniva sostituita da eufemismi proprio perché quelli erano argomenti di cui non si doveva parlare a nessun costo. Le famiglie si guardavano bene dall’impartire un’educazione sessuale ai figli ed alle figlie, e se pure a certi argomenti talvolta si accennava, si doveva farlo tramite allusioni ed espressioni caste che non offendessero le orecchie dei possibili ascoltatori. Ciò che invece, nei secoli passati, non era affatto tabù ma argomento comune era la morte, della quale si poteva parlare liberamente, senza eufemismi; essa era considerata un fatto del tutto naturale e trattabile senza remore, tanto che in certi paesi d’Europa si andava ad assistere alle esecuzioni pubbliche come fossero veri spettacoli, e si abituavano persino i bambini ad osservare tranquillamente il nonno sdraiato sul letto di morte, mentre riceveva l’estrema unzione. Oggi invece questa antitesi tra sessualità e morte (gli eventi più naturali per tutti gli esseri viventi) si è totalmente rovesciata: la prima non è più un tabù per nessuno, tanto che si sono diffusi spettacoli osceni ovunque, adulti e bambini vengono continuamente bersagliati da allusioni sessuali, immagini di nudo sono presenti nella pubblicità e nei programmi televisivi, sono state ammesse e persino incensate dai mass media deviazioni come l’omosessualità ecc. La morte invece, evento connaturato inevitabilmente alla nostra condizione di esseri viventi, è stata come esorcizzata, dimenticata, rimossa dai pensieri e dalla vita di ciascuno, tanto che le persone oggi vivono come se non dovessero morire mai; eppure Seneca diceva (e aveva ragione) che “vivrà male chi non saprà morire bene.” E insieme alla morte sono state rimosse dalla mentalità odierna anche le malattie e le disabilità, nell’affannoso e talvolta patetico tentativo di far accettare come normale e usuale quello che non lo è affatto.
A questo ribaltamento ideologico è funzionale anche un diverso uso degli eufemismi. Se prima essi riguardavano soprattutto la sfera sessuale, oggi riguardano invece la morte e la disabilità, che la mentalità moderna, tutta tesa all’apparire e non all’essere, non riesce ad accettare nel loro aspetto più crudo e realistico. Così si fa molta fatica a dire che una persona è morta, ma si preferisce dire “è venuto a mancare”, “è mancato”, “non è più con noi” o espressioni simili, perché non si ha il coraggio di nominare direttamente un evento (la morte) che fa orrore al solo pensiero. Se ci pensiamo, questo uso degli eufemismi è una sorta di viltà, il non aver coraggio di rapportarsi alla realtà, alla quale comunque non si può sfuggire. Un altro eufemismo originato dalla medesima esigenza è quello di definire “diversamente abili” i portatori di handicap, i disabili, perché la società attuale non riesce più a concepire ciò che è brutto o spiacevole alla vista, colui cioè che ha delle minorazioni fisiche o mentali, e crede ingenuamente di liberarlo dal suo problema solo cambiandogli nome. Questo uso dell’avverbio “diversamente” in questo senso è persino ridicolo, oltre che ipocrita, perché a ben vedere lo si potrebbe attribuire a chiunque: così il sottoscritto, che ha ormai 60 anni (purtroppo) potrebbe essere definito “diversamente giovane”, oppure una donna brutta o bruttissima (come purtroppo ce ne sono in quantità nonostante l’attuale culto dell’estetica) potrebbe essere definita “diversamente bella” e via dicendo. Si tratta di una vera e propria ipocrisia ideologica, che ravviso anche in termini come “non vedente” per dire cieco o “non udente” per dire sordo; anche perché, nonostante abbiano loro cambiato nome, queste persone continuano nondimeno a non vedere e a non sentire.
Un’ultima osservazione sugli eufemismi riguarda certe categorie di persone le quali, non si sa perché, non possono più essere designate coi termini usati fino a pochi anni fa. E’ il caso della parola “negro”, oggi concepita come un insulto, ma che in realtà non lo è affatto: deriva dal latino “niger” e indica la persona dalla pelle scura, così come “black” in inglese significa “nero” ed è il termine in uso in America per indicare gli afroamericani e le persone di colore. Se “black” si può dire, perché non si può dire “negro”? Io continuo a non comprendere queste stravaganze linguistiche, magari inventate da qualche giornalista e poi accettate – a torto – da tutta la società. La stessa cosa vale per alcuni mestieri e professioni che, a motivo dell’egualitarismo diffuso ai nostri giorni, apparivano troppo umili e svalutati se indicati coi termini precedenti: così il netturbino è diventato “operatore ecologico”, il bidello “operatore scolastico”, il fabbro “artigiano del ferro”, e gli esempi potrebbero continuare. Questi sono casi di vera e propria violenza perpetrata ai danni della lingua italiana, alla quale non sono mai mancate parole per indicare oggettivamente persone, cose e idee, e che è stata invece artificialmente modificata per adattarla alla mentalità superficiale ed ipocrita dei tempi moderni. Anche questo, come mi pare di aver dimostrato, è uno svilimento culturale del nostro paese, ed ancor più questo concetto si evidenzierà nei prossimi due post dedicati alla stessa tematica.

Annunci

8 commenti

Archiviato in Uncategorized

8 risposte a “La lingua italiana umiliata e offesa I: gli eufemismi

  1. In america il termine “niger”, mutuato dallo spagnolo, ha un senso spregiativo e offensivo. E questo senso ha contagiato, per assonanza di pronuncia, anche l’italiano “negro”.

    • Grazie della precisazione. Ma a me pare che in America si continui ad usare il termine “black” per indicare le persone di colore, un termine che significa “nero” esattamente come “negro” in italiano. Non riesco dunque a comprendere perché oggi questa parola sia considerata un insulto.

  2. Lorenzo

    Professore vorrei chiederle un chiarimento nel punto in cui sostiene che <>. Lei ritiene che oggi le tv abbiano fatto un oggetto di venerazione gli omosessuali ? E che l’omosessualità sia una deviazione ? Non sono polemico, voglio solo cercare di capire se ho inteso bene quello che ho letto.

    Buona serata

    Lorenzo

    • Puoi essere anche polemico, Lorenzo, non c’è problema. Ti rispondo che secondo me in Italia manca da sempre il senso della misura, per cui si oscilla sempre da un estremo all’altro senza mai trovare un punto di equilibrio; così gli omosessuali (o gay come li vuoi chiamare), mentre prima erano discriminati, derisi e insultati, adesso sono presentati da alcuni programmi tv come vittime, come eroi e persino come persone superiori alle altre, tanto che si è persino tentato di impedire a forza di legge a chi non approva le unioni gay di esprimere la propria opinione, attentando a una delle libertà fondamentali garantite dalla Costituzione. Per parte mia, senza odiare né discriminare nessuno, perché ognuno è libero di fare le scelte che vuole se non commette reati, continuo a pensare che l’omosessualità sia una deviazione nel senso che è un allontanamento sia dalla legge naturale (che non a caso ha distinto il maschio e la femmina) sia dalle istituzioni umane come il matrimonio e la famiglia, che per me è e rimane quella tradizionale composta da un uomo e una donna. Spero di essermi spiegato; poi, ognuno è padrone di dissentire dalla mia opinione, ma non mi può impedire di esprimerla.

      • Lorenzo

        Si , in Italia manca il senso della misura e alcuni programmi della tv di certo non hanno rispettato l’omosessualità, né con gli insulti, né con la venerazione. Io mi auguro di poter vivere in un paese in cui l’orientamento sessuale non sia un fattore discriminante o di biasimo, ma semplicemente sia considerato come parte della riservatezza di un individuo. Purtroppo questo non avviene in Italia e anche all’estero ci sono episodi molto negativi.
        Penso anche che l’omosessualità sia la semplice disposizione di un individuo ad amare una persona dello stesso sesso. Una forma di amore sempre attestata nella storia dell’uomo […] La mia sensibilità non è urtata da una coppia gay con figli, dato che un’educazione può essere impartita male anche da famiglie ordinarie e comunissime. Perché lo Stato non dovrebbe garantire queste persone ? Non pagano pure loro le tasse come tutti gli altri ?
        Questo è il mio punto di vista. La precisazione dell’essere polemico l’ho fatta perché ci tengo a esprimere il mio parere in maniera pacata, e siccome nello scritto è più facile che sorgano delle incomprensioni, ho aggiunto quella nota.

        Buona serata

        Lorenzo

  3. Caro Lorenzo, apprezzo il tuo garbo e la tua pacatezza nell’esprimere opinioni, qualità che non sempre i giovani (e meno giovani) hanno; ciò è segno di tolleranza e di civiltà, per le quali meriti piena stima. Però, come tutte le opinioni, anche la tua può non essere condivisa; io la penso diversamente sull’argomento e trovo antidemocratico e vessatorio voler impedire per legge, a chi non è d’accordo con le unioni gay o considera l’omosessualità contro natura, di esprimere il proprio punto di vista. La libertà di orientamento sessuale va riconosciuta, ma altrettanto va detto anche della libertà di pensarla in modo diverso.

  4. Diana

    Sull’argomento omosessuali io non avrei nulla da ridire (detesto sentire che spesso vengono aggrediti e picchiati) , però mi sembra vero che oggi, passando sempre da un eccesso all’altro, li si sta a volte troppo “incensando”, e ci si preoccupa che si possano unire in matrimonio, anche se, nel loro caso, questa parola è una contraddizione in termini, e si troverebbe giusto che crescessero figli avuti con vari metodi, ma qui più che altro, secondo me, il problema è come si troverà poi il mambino con due padri o due madri.
    Per quanto riguarda invece la parola “negro”, la trovo assolutamente sbagliata da usare: prima di tutto riporta al ricordo orrendo della schiavitù sofferta dal loro predeccesori (e questa deve rimanere un’ eterna vergogna per i “bianchi”), in secondo luogo, dato che le persone in generale sono denominate sulla base della loro nazionalità, non si capisce perchè gli africani dovrebbero essere identificati in primis dal colore della loro pelle, cosa che non capita alle altre razze: infatti quando si parla dei cinesi e giapponesi, si dice appuntoi cinesi o giapponesi e non si dice “i gialli”.

  5. Sul primo argomento ho già detto quel che penso nei precedenti commenti, e non è il caso di ripetersi. Sulla parola “negro” invece, che a lei non piace, io ho fatto una riflessione etimologica, cioè di origine del termine: poiché in realtà significa semplicemente “nero”, come l’inglese “black”, non mi pare che il suo impiego debba essere inteso come offensivo. Il gradimento individuale delle singole parole, poi, è un altro argomento, su cui mi esprimerò nei due prossimi post dedicati alla lingua.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...