Esame di Stato 2014: tracce banali e penalizzazione del Liceo Classico

E’ un vizio tipico di noi italiani lamentarci sempre di tutto, e noi docenti non facciamo certo eccezione, anzi, siamo peggiori degli altri. Consapevole di questo, io cerco spesso di giustificare o almeno di comprendere l’operato dei nostri parlamentari e dei nostri governanti; ma purtroppo, nonostante la mia buona volontà, spesso non posso fare a meno di protestare contro decisioni che mi sembrano irrazionali e contraddittorie.
L’ultima occasione è appunto quella che riguarda le tracce ministeriali dell’esame di Stato in corso di svolgimento, per quanto attiene alle prime due prove scritte, le quali, notoriamente, sono uguali in tutta Italia. Cominciamo dalla prima, cioè le tracce proposte per la prova di italiano. Per l’analisi del testo è stata scelta una poesia di Quasimodo, bella sì ma difficile da interpretare in alcuni passi, certamente ermetici e poco comprensibili per ragazzi diciannovenni dei licei e degli istituti tecnici; va anche detto che, nella stragrande maggioranza dei casi, il vastissimo programma di letteratura italiana dell’ultimo anno di corso non arriva a trattare questo poeta, e ciò ovviamente aumenta le difficoltà interpretative per i malcapitati che dovevano svolgere la prova. Una scelta inopportuna, quindi, così come quella che riguarda il cosiddetto “saggio breve” o “articolo di giornale”, novità di berlingueriana memoria che altro risultato non ha ottenuto se non quello di complicare ulteriormente questa prova già di per sé tutt’altro che facile. Senza discutere degli argomenti, non certo esaltanti e piuttosto scontati (la tecnologia pervasiva ad esempio), c’è da dire che il nostro Ministero ha corredato i titoli con testi a mio avviso malposti e incompleti: tutti i contributi su cui gli alunni dovevano riflettere per elaborare poi una propria interpretazione erano recentissimi (dal 2009 al 2014) e appartenevano a saggisti o giornalisti, con esclusione di tutti gli scrittori classici e moderni che pure avevano scritto pagine importanti al riguardo. Un esempio: il saggio sul “dono”, corredato oltretutto con fotografie di quadri come la “donazione di Costantino” che non c’entravano nulla, non teneva conto affatto di chi, come Seneca nel trattato “De beneficiis”, si era occupato dell’argomento con grande saggezza; e quello sulla tecnologia, per fare un altro esempio, riportava solo scritti recentissimi, senza tener conto che sul problema dell’invadenza tecnologica che limita o distrugge l’essenza dell’uomo si erano già espressi illustri scrittori come Pirandello, nel romanzo “Quaderni di Serafino Gubbio operatore” o nei “Giganti della montagna”. Perché questa sbornia per l’attualità, che porta a trascurare tutto ciò che c’è stato prima degli anni 2000? Non vorrei che si trattasse di pura ignoranza. So di essere malevolo in questa affermazione, ma è proverbio ben noto quello che dice che a pensar male ci si azzecca sempre (o quasi).
E veniamo adesso alla seconda prova, quella di oggi 19 giugno. Al Liceo Classico è stato assegnato da tradurre un brano di greco di Luciano, dal titolo “L’ignoranza acceca gli uomini”. Forse i dotti del Ministero, nell’apporre questo titolo, alludevano a se stessi? Mah, sta di fatto che il brano, pur non essendo micidiale come quello di Aristotele di due anni fa, aveva pur sempre le sue brave difficoltà, specie per gli studenti attuali che, com’è noto, sono sempre più disarmati di fronte alle traduzioni dal greco e dal latino, per le ragioni che ho esposto in altri post e che qui non posso ripetere per ragioni di spazio. Io da tempo vado sostenendo, anche con lettere ed e-mail agli ispettori e ai direttori generali del Ministero, che sarebbe il caso di provvedere ormai a rivedere questa seconda prova del Liceo Classico, che continua ancor oggi, dopo 80 anni dall’istituzione dell’esame di Stato, ad essere costituita solo ed unicamente dalla traduzione, come se questa fosse l’unica competenza che i nostri studenti debbono raggiungere nel loro corso di studi. Io mi chiedo allora perché la prova del Liceo Scientifico è stata modificata anni fa, così che gli studenti possono scegliere uno tra due problemi e cinque tra dieci quesiti, privilegiando ovviamente quelli che sanno di poter svolgere meglio. Perché al Classico questa opportunità non viene concessa e si continua ancora, nel 2014, con questa versione unica e imposta dall’alto, senza che gli studenti possano scegliere alcunché? Il bello è che i nostri ministri (più di tutti Profumo, ma anche gli altri) ci bombardano continuamente con la necessità di adottare le nuove tecnologie, ci impongono l’uso di computers, tablets e LIM che non servono a nulla se non ad arricchire le ditte produttrici, e poi all’esame ci rifilano la stessa versione di greco o latino come si faceva ai tempi di Gentile. Non è una contraddizione questa? Al Ministero sono moderni solo quando loro conviene, mentre si continua a penalizzare il Liceo Classico, del quale a quanto pare si vuole l’estinzione, proprio perché gli studenti che escono da questa scuola sanno ragionare con la propria testa, interpretare in modo autonomo e consapevole la realtà che li circonda, e questo evidentemente dà fastidio a chi vuole che la scuola formi non cittadini responsabili, ma automi capaci solo di schiacciare tasti di un computer e di obbedire proni alle leggi del mercato. Tutto il resto non conta. Ed io credo che sia proprio questo il motivo per cui il Liceo Classico deve sostenere le stesse prove di 80 anni fa (in qualche caso, persino più difficili di quelle di allora!), perché lo si vuole penalizzare, far passare come una scuola anacronistica e non consona ai tempi moderni. E’ vero l’esatto contrario, ma sembra proprio che per qualcuno questa verità sia molto scomoda.

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14 commenti

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14 risposte a “Esame di Stato 2014: tracce banali e penalizzazione del Liceo Classico

  1. Caro Massimo, quando furono introdotti il saggio breve e l’articolo di giornale, io accolsi bene la novità, in contrapposizione alla sostanziale asetticità del classico tema. Sulla scelta dei documenti, io trovo giusto che siano proposti brani recenti: è più difficile che gli studenti li conoscano (quanti diciannovenni leggono abitualmente giornali o riviste?), a differenza dei testi letterari, che possono aver studiato a scuola o letto per conto proprio. Oltretutto, non è scritto da nessuna parte che le fonti di ispirazione debbano essere per forza i documenti proposti, e troverei giusto dare agli studenti la possibilità di consultare testi che, magari, ricordano solo vagamente.
    Quanto alla penalizzazione del liceo classico, io ho fatto sorveglianza in un liceo scientifico tecnologico, e la commissaria di italiano ha detto che quei ragazzi avrebbero trovato difficoltà ad analizzare la poesia di Quasimodo proprio per non aver studiato letteratura classica…

    • Io invece, al momento e ancor oggi, non accolgo volentieri questa tipologia di prova d’esame; intendo dire il saggio breve, perché spesso gli alunni si limitano a fare una parafrasi dei testi che vengono loro proposti a corredo del saggio e dicono ben poco di personale. Era molto meglio, a mio parere, il vecchio tema, perché da lì si vedeva chiaramente la capacità compositiva ed argomentativa dei candidati. Quanto a Quasimodo, quella commissaria di italiano che hai ricordato aveva ragione senz’altro. E pensa un po’: se con quel testo si sono trovati in difficoltà gli alunni del liceo classico, figuriamoci quelli dei tecnici e dei tecnologici.

  2. ciccio

    Non condivido una semplice lettera di quanto scritto…mi piacerebbe sapere che “professione” svolge il signore che ha curato l’intervento. Io faccio il Professore di lettere al superiore. Saluti!

    • Se Lei non è cieco, dovrebbe aver visto che il “signore” che ha scritto il post è un Professore di latino e greco di un Liceo Classico piuttosto prestigioso. Se non è d’accordo con quel che ho scritto mi dica il perché, altrimenti si astenga da commenti del tutto insulsi.

  3. Jacopo Azzolini

    Caro Massimo, io ho sostenuto l’esame di stato l’anno scorso.
    Le tracce che vengono proposte nella prima prova, devo dire che un po’ mi “spaventano”. E quelle di quest’anno non sono state da meno.
    Nella mia classe, eravamo a stento arrivati a parlare della Guerra Fredda. Quando vidi la traccia di tipo storico, la perplessità prese il sopravvento su di me. Mi piacerebbe sapere quante scuola italiana abbiano – durante l’anno scolastico – trattato in maniera approfondita la storia di nazioni come Brasile, India o Sudafrica.
    Il tema di quest’anno prosegue su quest’andazzo. Come ha detto giustamente lei, Quasimodo è un poeta che viene trattato molto superficialmente, a causa della lunghezza del programma di letteratura.
    Questo vuole dire una sola cosa: c’è un abisso tra cittadino e istituzione. Nello specifico, chi lavora nel ministero dell’istruzione temo non abbia la minima idea della realtà effettiva della scuola italiana. Sia di quello che si fa, sia di quello che non si fa. E’ proprio per cose di questo tipo, che fatico molto a credere nella politica.

    • Il bello è che gli ispettori e i funzionari ministeriali da un lato ci tormentano con le nuove tecnologie come fossero la panacea di tutti i mali, e poi continuano a propinarci brani di greco e latino identici (o anche più difficili) a quelli di 50 anni fa. Anche le tracce di italiano spesso non tengono conto della realtà della scuola, e riguardano argomenti che non vengono trattati o che sono comunque al di fuori del bagaglio culturale dei giovani di oggi. Sarebbe bene che costoro, prima di scrivere le tracce, facessero un giretto per le scuole reali, parlassero con i docenti e con gli studenti stessi; ma questa, in Italia, è pura fantascienza, e tutto continua a calare dall’alto senza il minimo contatto tra amministrazione e cittadini.

      • Sigfridus86

        Professore salve,seguo ormai da nove anni il suo sito e più recentemente il blog.Trovo molto interessante questo post,in particolare la questione relativa al liceo classico e all’inadeguatezza della “versione” come unico mezzo per verificare il profitto dello studente.Secondo me per ipotizzare un qualcosa alternativo alla “Versione” si dovrebbe rivedere il metodo d’insegnamento liceale delle lingue classiche,cercando,per quanto possibile di abbandonare (o aggiornare) il vetusto metodo grammaticale traduttivo tedesco,che spesso e volentieri appesantisce e non poco di minuzie evitabili l’apprendimento delle medesime.Abbiamo avuto uno scambio epistolare una volta e lei mi ha confessato la sua contrarietà al metodo natura di Orberg;mi permetto tuttavia di segnalarle questo documento http://www.calcata.info/ISDT/SCUOLA/Miraglia.pdf che personalmente ho trovato ricco di spunti e di riflessioni.Spero gradisca.Buona giornata.P.S potrebbe ridarmi la sua mail.Grazie.

  4. Cominciamo dal fondo. La mia mail più usata è la seguente: menander@alice.it Riguardo al contenuto del suo commento, le dico che quando io auspico un rinnovamento della seconda prova d’esame del Liceo Classico non intendo dire che la traduzione vada abolita; vorrei soltanto che ad un passo da tradurre fosse affiancato un commento, ad esempio, di tipo linguistico e storico-letterario. Questo perché fondare una prova che vale ben 15 punti su 100 sulle sole capacità di traduzione è oggi anacronistico, visto che gli studenti attuali non hanno più le strutture mentali adatte a questo tipo di esercizio, tranne ovviamente alcune lodevoli eccezioni. Ciò non significa rinunciare allo studio delle lingue classiche, che è ancora indispensabile per comprendere i testi classici (almeno alcuni, mentre per altri ci si può basare anche su traduzioni). E a tal riguardo, nonostante le osservazioni del prof. Miraglia (che ho conosciuto personalmente e col quale ho discusso dell’argomento) io continuo a pensare che il cosiddetto “metodo naturale” per l’apprendimento del latino e del greco sia un colossale bluff e che queste lingue non siano apprendibili con le stesse modalità delle lingue moderne, in quanto diverse per struttura grammaticale e non destinate ad essere parlate, ma conosciute per la lettura diretta dei testi classici.

    • Condivido pienamente l’idea di riformare la seconda prova scritta del classico; tuttavia, credo che debbano essere i docenti a fare uno sforzo di aggiornamento, svincolarsi dalla logica del “programma”, liberarsi da schemi di insegnamento che ripropongono spesso pedissequamente gli argomenti e le metodologie che i docenti stessi appresero dai loro professori, e dare spazio alla “contemporanietà”: meno Parini più Alda Merini! E non il contrario: cioè proporre le tracce di una scuola che fu. Fermo restando che il contatto tra amministrazione e cittadini sia indispensabile.

      • D’accordo, ma il Liceo Classico non è arretrato come pensa lei: da tempo i programmi sono stati rinnovati, né io né i miei colleghi riproduciamo pedissequamente quanto hanno insegnato a noi. Si figuri che io avevo un professore di greco che ci faceva imparare a memoria centinaia di versi di Omero, la lirica, greca, la tragedia ecc.; tutto a memoria, senza magari capire il contenuto di quello che leggevamo. Se lo facessi io i miei alunni mi avrebbero già defenestrato da tempo! E’ certo comunque che le materie sono quelle e in qualche modo vanno studiate: cambiare metodo sì, agevolare sì, ma non annullare l’insegnamento tradizionale. Quanto alla scuola che fu, mi sembra che sia il Ministero a volerla, assegnandoci gli stessi esercizi, spesso pedanti e difficili, di ben 80 anni fa.

  5. Astolfo sulla Luna

    Mi dispiace dover essere in disaccordo sul “metodo natura” con lei, professore, perché usualmente ragione da vendere ne ha parecchia.
    Sono uno studente di medicina, quindi non un classicista per vocazione, e posso confermare che – evidenza scientifica alla mano – quella dello studio astratto del latino (o dell’inglese; o della matematica; o della musica; o degli scacchi) come “palestra mentale” volta alla formazione di un individuo completo è una bubbola nata nella Germania idealista di fine ‘700, inquinata di platonismo (si basa sulla tripartizione della mente in emozioni, volontà e intelletto) e influenzata dalla frenologia, tenuta filosoficamente a battesimo da Hegel il quale è passato ai posteri per l’aforisma “tanto peggio per i fatti”. Oggi completamente sbugiardata e superata dalla pedagogia e dalla linguistica.
    Le chiedo: com’è possibile che sino all’Ottocento in ambito laico e fino al Concilio Vaticano II in ambito ecclesiastico, il latino sia stato tranquillamente adoperato come lingua corrente, anche orale visto che in latino relazionavano e litigavano Kant, Leibniz, Harvey, Newton (il quale stese in latino la teoria della matematica infinitesimale… un bell’accomplishment considerando che i latini non avevano nemmeno il concetto di zero), mentre oggi questo non è più possibile e bisogna ricorrere ad un metodo macchinoso e assai poco fruttifero?

    • Il problema del “metodo naturale” è che i ragazzi di oggi non hanno una preparazione culturale di base ed una struttura mentale atta ad apprendere una lingua antica leggendo dei testi o addirittura ascoltando il parlato, come si fa per le lingue moderne (e anche lì le difficoltà non sono poche). Il confronto con l’epoca dell’umanesimo e quella di personaggi come Galileo e Newton è del tutto fuori luogo; allora c’erano capacità apprenditive e logiche che oggi sono del tutto inesistenti, non tanto perché le persone del nostro tempo siano sciocche, ma perché è cambiato tutto dal punto di vista della lettura, della scrittura e della trasmissione culturale in genere. Mi si dice che il Poliziano non aveva le grammatiche quando insegnava il latino: ma il suo alunno si chiamava Lorenzo De’ Medici, non Pierino o Manuel o Samantha (col th). Nonostante le teorie modernistiche di Oerberg e dei suoi seguaci (v. Miraglia in Italia) io non credo che con questo metodo si possa imparare alcunché; occorre iniziare dalla grammatica, dare le basi della morfologia e della sintassi e contemporaneamente cominciare a leggere i testi. L’errore dei nostri insegnanti del biennio, al Liceo Classico e Scientifico, è spesso quello di insistere troppo sulle “regole” grammaticali e poco sui testi d’autore, che spesso non vengono letti affatto i primi due anni di corso. La conseguenza è che quando gli alunni arrivano al triennio, sono dolori nelle traduzioni, e spesso i genitori reagiscono dando la colpa al docente attuale, che “pretende troppo”, senza pensare invece a come sono stati condotti i due anni precedenti ed anche la scuola dell’obbligo, visto che i ragazzi spesso arrivano ai licei senza sapere nemmeno cosa significa verbo attivo o passivo, e senza distinguere tra il soggetto e il complemento.

      • Astolfo sulla Luna

        Sollevo subito l’obiezione che mi sorge naturale: il precettore di Lorenzo de’ Medici aveva soltanto pochi e selezionatissimi alunni, provenienti da classi sociali elevate, di non comune intelligenza e con una predisposizione allo studio. Fino ad epoche estremamente recenti, l’istruzione – specie quella classica – è stata monopolio di chi già partiva avvantaggiato, o congenitamente o socialmente; o, più spesso, entrambe.
        Ancora oggi, lo stereotipo è che i figli di avvocati, notai, medici, industriali eccetera vengano mandati al classico anche se le loro inclinazioni siano altre o – Dio non voglia – siano dei burini e dei fighetti a cui dei dolci versi di Catullo, della straordinaria storia di Roma (che, da sola, redime ogni sforzo d’apprendimento) o del problema delle leggi in Socrate non può importare di meno. Duolmi constatare che questo stereotipo, almeno nella mia realtà provinciale del Sud, è spesso veritiero e in una classe di 20 persone forse solo 3-4 sono davvero amanti della letteratura. Gli altri vanno avanti a botte di copiature e soprattutto di ripetizioni in tutto. […] Sono d’accordissimo con lei che è tutta la “filiera” precedente al liceo che non funziona, a partire dall’orientamento. Forse perfino l’età di smistamento è troppo precoce: in Francia questa decisione è rimandata ai 16-17 anni. Quello che lei dice del latino e della grammatica si può ripetere paro paro della matematica e dell’aritmetica. Ma perché, ad esempio, non parla con i suoi colleghi insegnanti del ginnasio per concordare un programma più adatto?
        Cordiali saluti.

  6. E’ evidente che non può essere istituito un paragone tra il modo di imparare il latino nell’epoca degli umanisti ed in quella attuale; allora poteva applicarsi il metodo “naturale” che partiva dai testi senza utilizzare una grammatica normativa, oggi tutto ciò è pura fantasia. La grammatica, con la classica suddivisione in fonologia, morfologia e sintassi è inevitabile; occorrerebbe però affiancare allo studio teorico delle “regole” la lettura diretta dei testi, appena possibile. Invece i docenti del biennio, in molti casi, non avvicinano gli alunni alle opere degli autori, ma continuano per due anni con le frasi e le versioncine elementari, per cui quando i ragazzi arrivano al triennio e si trovano davanti testi d’autore non sanno neppure da dove cominciare a tradurre. E mi creda, più volte ho affrontato questo argomento con i colleghi del biennio, ma senza risultato, perché ciascuno di loro ritiene di essere perfetto e di non aver bisogno di confrontarsi con i colleghi del triennio, per evitare le loro “ingerenze”.
    Quanto ai ragazzi che si iscrivono al Classico e non sono portati a questi studi, è un altro argomento che magari affronteremo in altra sede; va detto però che in tutte le scuole ci sono persone non adatte, che hanno scelto la scuola superiore magari per sentito dire o per seguire gli amici, senza sapere veramente cosa avrebbero trovato.

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