Scrutini ed esami: ulteriori umiliazioni per i docenti

Se si ha la pazienza di leggere, sui siti specifici e sui forum dedicati alla scuola, i contributi dei docenti in questo periodo dell’anno che segue immediatamente gli scrutini, troviamo in essi una serie di lamentele e di proteste contro il modo in cui, in molti Istituti, questi adempimenti vengono condotti. Quasi sempre la protesta dei professori che scrivono è rivolta contro i colleghi o i Dirigenti che li hanno costretti a promuovere anche gli asini, trasformando in sufficienze valutazioni nettamente insufficienti per voto di consiglio, e mettendo quindi sullo stesso piano chi si è meritato con le sole proprie forze la promozione e chi l’ha ottenuta in modo truffaldino. Il problema si ripresenta puntualmente tutti gli anni, e anche a me è più volte successo di vedere promosse persone che a mio giudizio non lo meritavano affatto, sia perché dei cinque e dei quattro sono passati miracolosamente a sei poco prima dello scrutinio oppure, come sempre più spesso avviene, perché alcuni colleghi non ricorrono proprio ai voti bassi, assicurando a tutti la sufficienza e quindi la promozione.
Non voglio entrare nel merito di questo triste fenomeno, di cui ho già parlato in altri post indicando le ragioni del buonismo imperante nelle nostre scuole: residui di vecchie ideologie di matrice sessantottina, il falso senso di “umanità” che porta alcuni colleghi ad alzare i voti credendo erroneamente di aiutare gli studenti, considerazioni di tipo utilitaristico e opportunistico come la volontà di non avere fastidi dalle famiglie degli studenti, paura di eventuali ricorsi al TAR e altro ancora. Sta di fatto che la bocciatura, almeno nei Licei, sta diventando un fenomeno sempre più raro e scandaloso, perché concepita non come un riconoscimento della necessità di una maggior durata del corso di studi per il raggiungimento degli obiettivi formativi prestabiliti, bensì come una catastrofe, una rovina totale dello studente e della sua famiglia.
Ma lo scopo di questo post vorrebbe essere un altro, quello cioè di rilevare e di condannare la perenne perdita di prestigio e di credibilità degli insegnanti e delle loro decisioni. Mi riferisco all’inaccettabile invadenza dei tribunali amministrativi (i TAR) nelle deliberazioni dei consigli di classe e delle commissioni d’esame, che spesso ribaltano con le loro assurde sentenze. E’ di questi giorni la notizia che riguarda uno studente di un liceo classico di Roma Eur: bocciato agli scrutini con tre materie gravemente insufficienti (due tre e un quattro), ha presentato ricorso al TAR del Lazio, il quale ha annullato la decisione del consiglio di classe perché – così suona la motivazione della sentenza – non era stata valutata adeguatamente la personalità complessiva del ragazzo, visto che in pagella aveva un otto in italiano. Con ciò si è voluto dire implicitamente che quei docenti che hanno deciso la bocciatura sono degli incompetenti e degli incapaci, in quanto la loro deliberazione (del tutto legittima, perché con tre gravi insufficienze si può benissimo bocciare) è destituita di valore e di fondamento. Quale stima e considerazione sociale potranno avere d’ora in poi quei professori, visto che, oltre a tutte le altre frustrazioni che subiscono durante l’anno da parte di colleghi, alunni, genitori, organi di stampa e opinione pubblica, non hanno più nemmeno la libertà di svolgere liberamente il proprio lavoro, in cui rientra anche il decidere la promozione o meno di un alunno? In questo procedimento il TAR è andato al di là delle proprie competenze, perché l’annullamento di una deliberazione di un organo collegiale della scuola statale può avvenire solo per vizi di forma, mentre qui i giudici sono entrati pesantemente nel merito della decisione, violando altresì quanto scritto nell’art. 33 della nostra Costituzione, il quale recita che “l’arte e la scienza sono libere, e libero ne è l’insegnamento”. Dove va a finire questa libertà se dei giudici qualsiasi, del tutto ignoranti delle problematiche scolastiche, si permettono di mortificare in questo modo la dignità di persone che hanno tutte le competenze per prendere liberamente le proprie decisioni, s’intende senza infrangere alcuna legge? Nella libertà di insegnamento rientra anche la formulazione di criteri per la promozione o non promozione degli alunni, e non esiste un numero minimo di materie insufficienti per arrivare alla bocciatura. Se il Consiglio di classe ritiene che un alunno abbia delle lacune incolmabili e determinanti per il suo percorso formativo, può bocciare anche per le insufficienze di una sola materia. Così s’intende leggendo le circolari ministeriali al riguardo.
Un’altra sentenza di un TAR della stessa risma è stata quella che ha riammesso all’esame di Stato una studentessa esclusa perché sorpresa ad usare il cellulare durante una prova, con la motivazione che la ragazza non avrebbe tratto dal cellulare alcun giovamento per la prova perché sequestratole subito dopo che aveva squillato. Ma i giudici si sono dimenticati che esiste una ben precisa e chiara norma contenuta nell’Ordinanza ministeriale sugli esami di Stato, che io conosco benissimo in quanto spesso Presidente di commissione, norma che prescrive la totale esclusione dagli esami dello studente sorpreso con il cellulare durante le prove, anche se questo ha solo squillato e persino se è spento. Quindi un organismo statale (il TAR) ha di fatto sbugiardato un altro organismo statale (il Ministero dell’Istruzione e della ricerca), cosa che in un Paese civile non dovrebbe mai avvenire. Ecco quindi che il famigerato buonismo nostrano non appartiene solo a certi docenti, ma anche a certi magistrati che farebbero meglio a cambiare mestiere.
Intervenire sulle decisioni di un organo collegiale sovrano e annullarle è un’ingerenza inconcepibile e gravissima: sarebbe come se il TAR intervenisse nelle decisioni di un Comune che ha stabilito una certa aliquota dell’IMU o della TASI abbassandola per le proteste dei cittadini costretti a pagare troppo. Ma questo non avviene, si può stare certi, e le tasse le dobbiamo pagare senza se e senza ma. Soltanto l’operato dei docenti è criticabile, censurabile, modificabile da qualsiasi incompetente di turno, perché evidentemente noi insegnanti siamo reputati incapaci di intendere e di volere.

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6 commenti

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6 risposte a “Scrutini ed esami: ulteriori umiliazioni per i docenti

  1. Condivido pienamente l’articolo, gli ingressi a gamba tesa del tar sono, a voler esser buoni, demenziali. Purtroppo questo buonismo è come il medico pietoso: rende la piaga incurabile.
    Perché prima o poi un vero esame lo incontri, e se non sei stato abituato dalla scuola ad affrontare gli esami sono mazzate. Basti vedere, ad esempio, le polemiche sulle prove di accesso per i corsi a numero chiuso o quelle per la difficoltà delle prove preselettive dell’ultimo concorso per la scuola. A 15 anni hai tempo per correggere e riparare, a 19 o a 25 anni invece hai già perso molto, forse troppo, tempo.

    • Condivido il suo pensiero: la scuola, ovviamente nei limiti del buon senso, deve essere selettiva, perché dare a tutti indistintamente il diploma (e magari con voti uguali o simili) finisce per favorire chi possiede mezzi economici e aderenze in società, penalizzando come sempre il merito, che dovrebbe essere l’unico parametro di distinzione sociale. Inoltre, se la scuola non insegna ai giovani ad affrontare e superare le difficoltà, lo farà la vita, ma in modo molto più doloroso e traumatico.

  2. Poppa

    Concordo pienamente con il suo post, in questo caso però bisognerebbe anche parlare di alunni che vengono presi di mira e poi successivamente bocciati da professori che sfogano tutte le frustrazioni della loro vita privata sugli studenti, Penso che un genitore abbia tutto il diritto di presentare ricorso al TAR perché sa con certezza che il proprio figlio è antipatico ad una professoressa, inoltre aggiungo che se un docente ha problemi nella sua vita privata credo che non debba neanche venire a scuola ad insegnare. Un altra grande motivazione per presentare ricorso è il fatto che i professori riportando l’ultimo giorno di scuola i compiti in classe svolti un mese prima non danno la possibilità allo studente di recuperare in caso il compito sia andato male. Infine un genitore presenta ricorso anche perché è consapevole che il proprio figlio ha svolto ripetizioni private per tutta la durata dell’anno scolastico e pertanto è improbabile che abbia 4 in quella materia. Per tutte queste motivazioni un genitore è liberissimo di presentare ricorso e far annullare la decisione secondo lui ingiusta sulla bocciatura del proprio figlio.

    • Cercherò di rispondere al suo commento brevemente ma punto per punto. Va premesso che i genitori conoscono quel che avviene a scuola soprattutto per bocca dei loro figli, i quali ovviamente raccontano le cose come fa comodo a loro; quindi i casi di studenti “presi di mira” da professori brutti e cattivi sono molti meno di quelli denunciati, anche perché un docente non ha alcun motivo per odiare un ragazzo, a meno che questi non si sia comportato in modo fortemente scorretto. Il fatto che alcuni professori possano portare sul lavoro i loro problemi personali può essere vero, ma non credo che questo si traduca in un’avversione verso singoli studenti, perché – ripeto – non ne vedo il motivo. Quanto alle ripetizioni private, il suo ragionamento non funziona affatto: ci sono molti casi in cui certi alunni seguono lezioni private ma non ne traggono alcun giovamento (o per loro scarso impegno o per inefficacia del docente che dà loro lezione) e quindi il 4 in quella materia può rimanere e persino diventare un 3. In conclusione, io sono convinto che il TAR non dovrebbe entrare nelle decisioni di un organo sovrano qual è il consiglio di classe dei professori di una scuola. Deve credermi in una cosa che le dico: nessun consiglio di classe si diverte a bocciare gli alunni, anzi di solito cerca di aiutarli in tutti i modi; ed il ricorso, più che i genitori, lo dovrebbero fare quei professori che vengono costretti da dirigenti e colleghi a promuovere autentici asini, cosa che succede purtroppo molto spesso.

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