La mia malinconia è tanta e tale

Hayez_Malinconia
Mi piace iniziare questo primo post di giugno con due citazioni dotte: il titolo, che altro non è se non l’incipit di un celebre sonetto di Cecco Angiolieri, e l’immagine di corredo, una foto dello stupendo quadro “Malinconia” di Francesco Hayez, famoso pittore romantico italiano. La pittura di Hayez mi affascina in modo particolare, come tutta l’arte dell’800, un secolo straordinario per la nostra cultura. E pensare che fino a qualche anno fa non conoscevo se non il nome di questo artista, fino a quando non presi parte ad un’uscita didattica a Padova, dove era stata allestita una mostra delle sue opere; e mi appassionai a lui ascoltando l’esposizione che ne fece, in quell’occasione, il mio amico e collega di storia dell’arte, il prof. Furio Durando, archeologo e storico dell’arte di fama internazionale. Tale fu, in quell’occasione, il fascino delle sue parole, che anche i custodi del museo lasciarono le loro occupazioni per ascoltarlo, e questo sta a indicare ai lettori che livello di docenti siamo ed abbiamo nel mio Liceo.
Ma perché voglio parlare della malinconia? E’ un argomento alquanto sfruttato nell’arte e nella letteratura di tutti i tempi, e di recente (2009) è uscito un libro che si occupa proprio di questo: l’ha curato un ricercatore della “Sapienza” di Roma, Roberto Gigliucci, ed è stato pubblicato da Rizzoli nella popolare collana “Bur” con il semplice titolo “La melanconia”. Si tratta di un’antologia di passi letterari dal Medioevo ad oggi, dove la malinconia (o melanconia, termine più appropriato perché deriva dal greco “melan” = nero e “cholé” = bile, in quanto la bile nera, uno dei quattro umori teorizzati da Ippocrate, si riteneva alla base dei comportamenti malinconici) è al centro dell’attenzione. Essa si è espressa in vari modalità secondo Gigliucci, dalla più cupa disperazione (che confina con la depressione) fino ad una sorta di autocompiacimento, di sberleffo irridente; in pratica essa rappresenta “i diversi modi in cui l’uomo da sempre reagisce al male e al disastro.”
Il mio interesse per l’argomento è grande, perché anch’io molto spesso soffro di tristezza e di malinconia; ma di recente si è accresciuto perché, essendo io uno studioso del mondo classico, mi sono chiesto se una tale tematica potesse ritrovarsi anche negli scrittori greci e romani, i quali molto spesso trattavano motivi ed argomenti che a torto si sono creduti moderni e posteriori. Anche il concetto moderno di “depressione”, vera e grave patologia dei nostri tempi che può purtroppo sfociare anche nel suicidio, non era sconosciuto nell’antichità. Già in Omero troviamo un personaggio, Bellerofonte, che a detta del poeta sfuggiva la compagnia degli altri per ritirarsi da solo nel proprio dolore, perché consunto da tristezza e “venuto in odio agli dèi”. Anche i lirici greci affrontano l’argomento: Mimnermo (VII-VI secolo a.C.), nel descrivere i mali della vecchiaia dovuti all’assenza dei piaceri amorosi, insiste non sulla malferma salute fisica dell’anziano, ma sul disagio psicologico, sulla malattia della psiche che “gli rode l’animo”. Ed Euripide, il terzo dei tre grandi poeti tragici greci, ci presenta Oreste, nell’omonima tragedia rappresentata nel 408 a.C., con i tratti tipici del depresso moderno: giaceva nel letto senza potersi alzare, sporco e trasandato, senza cibo, incapace di parlare con anima viva, senza più alcuna fiducia nell’avvenire ed in se stesso, tanto da attendere ormai soltanto la sentenza di morte che i cittadini di Argo stavano per proferire su di lui.
Ma anche nel mondo romano la tematica della malinconia, della tristezza e della depressione trovano largo spazio. Per non appesantire troppo il post cito solo tre esempi: Lucrezio, che nella sua opera presenta i tratti inconfondibili di quella che oggi viene chiamata “depressione bipolare”, perché passa dall’esaltazione delle certezze filosofiche alla più cupa disperazione nell’osservare la misera condizione umana; Orazio, che in un’epistola ad un amico dice di sentirsi triste e sfiduciato pur senza averne alcun motivo apparente; e infine Seneca, che nel “De tranquillitate animi” cerca di spiegare a sé ed agli altri le cause della profonda tristezza che spesso colpisce gli uomini senza dare alcun indizio di sé.
Questa esemplificazione è volutamente breve, ma il campo di indagine è molto più vasto, e dimostra soprattutto un dato di fatto, che cioè molto di ciò che si crede scoperto e inventato nei tempi moderni era ben conosciuto anche prima, sebbene non se ne avesse una consapevolezza scientifica: anche la psicanalisi di Freud ha precedenti nell’Antichità, anche la fisica, la matematica, la medicina moderne hanno detto meno di nuovo di quanto si potesse pensare, per non parlare della filosofia, che con Platone ed Aristotele ha già praticamente detto tutto. E per restare nel mio campo di interesse, che sono le letterature classiche, intendo occuparmi proprio dell’argomento della malinconia e della depressione nel mondo antico, con un percorso di studio che sto preparando e che spero di pubblicare in avvenire.

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9 commenti

Archiviato in Arte e letteratura, Attualità

9 risposte a “La mia malinconia è tanta e tale

  1. Ciao Massimo, anche a me piace molto lo stile di Hayez, il suo famoso “bacio” mi ha affascinato sin dai tempi del liceo. Sarebbe proprio un delitto togliere la storia dell’arte dalla scuola… Interessante il tuo percorso sulla malinconia, ne renderai partecipi anche i tuoi studenti? Io in realtà non conosco questo sentimento, non ne sono mai preda, comunque penso che tra malinconia e depressione ci sia una differenza, la malinconia potrebbe avere anche connotazioni di dolcezza, mentre la depressione è patologica. Sul fatto che gli antichi sapessero già tutto hai ragione.

    • Certo che ne renderò partecipi i miei studenti, ma anche molte altre persone, visto che ho in animo di farne una pubblicazione; ci vorrà del tempo, però, perché tutti gli studi scientifici approfonditi richiedono una lunga elaborazione. E’ vero che c’è differenza tra malinconia e depressione,almeno per la scienza moderna, mentre nell’antichità le cose stavano diversamente. Piuttosto mi meraviglio del fatto che tu non sia mai malinconica, perché più o meno tutti lo sono, almeno in alcune fasi della vita.

      • Mi sono sempre guardata dalla tentazione di voltarmi al passato e un’indole razionale ha fatto il resto convincendomi che il meglio sta davanti e comunque nulla si può fare per ciò che è passato.

  2. ELENA

    Buonasera Professore.
    Un altro blog piacevole e interessante, come al solito (e come vede la seguo sempre!) Ci tenga aggiornati sulle sue ricerche: sulla letteratura e il mondo classico ci sono sempre infinite cose da scoprire.. e non solo malinconiche!!
    Le lascio finalmente il mio indirizzo email così da tenerci in contatto.
    Buona festa della Repubblica

    • Cara Elena, mi fa piacere risentirti, dopo che ci siamo visti a scuola. Tu sei stata mia alunna per tre anni e sai quanto io sia interessato alle mie discipline, non solo dal punto di vista scolastico ma anche per gli approfondimenti e gli studi scientifici. Scrivimi quando vuoi, per avere consigli sul tuo percorso di studi o per altro che sia. Un cordiale saluto.

  3. Simona Leoni

    Buonasera! Certo, dopo il mondo classico non c’è (quasi) nulla di nuovo, lo ripeto incessantemente ai miei alunni, che paiono prenderne consapevolezza e convincersene con una certa spontaneità. Meno male che dicono che il classico sia una scuola morta, che non ha più nulla da insegnare… Mi prende una certa malinconia al solo pensiero…

    • Eh già, prende anche a me la malinconia a quel pensiero… tanto per restare in argomento. La tentazione che ho spesso è quella di lasciar perdere tutto, non interessarmi del problema, dato che ho ormai raggiunto i 60 anni e tra non molto dovrò andare in pensione. Ma poi non ci riesco, e continuo a discutere con chi conosco e a scrivere sul blog difendendo la cultura umanistica, che non è certo l’unica valida ma che ha il sacrosanto diritto di esistere, se non si vuole che il cervello umano si atrofizzi del tutto e risponda solo ai comandi come le macchine e i computers.

  4. Anonimo

    La melanconia è un sentimento che conosco molto bene… Mi assale con certa frequenza se penso a tutto quello che lasciato indietro e che ora non posso più recuperare. Il tema della melanconia è senza dubbio interessante per realizzarci un bel lavoro di ricerca. Buona idea!
    Un caro saluto
    Alessandra

    • Il rimpianto del passato è solo una delle cause della melanconia, ma ve ne sono molte altre. Anch’io sono molto spesso vittima di questo sentimento, e mi consolo pensando che Aristotele diceva che tutte le persone geniali sono malinconiche. Consoliamoci così!

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