Ancora su cellulari e copiature

Sto notando da un po’ di tempo che tra i termini più ricercati dagli utenti del mio blog ci sono “come copiare con il cellulare”, “copiare la versione”, “come non farsi sgamare dai prof mentre si copia”, e altre perle di questo tipo. Ciò significa che gli alunni continuano a cercare le scorciatorie e nell’ultima parte dell’anno scolastico, anziché studiare con più impegno, tentano come sempre di fare i furbi e di copiare, per raggiungere in modo disonesto e truffaldino una valutazione che non meritano. Parlando poi con colleghi di altre scuole (e anche della mia) mi accorgo che il fenomeno delle copiature con il cellulare durante gli esami ed i compiti in classe ha raggiunto dimensioni macroscopiche: ci sono classi dove, in barba al professore che non fa sufficiente attenzione (forse in buona fede, perché si fida dei suoi alunni), copiano praticamente tutti, falsando i risultati delle prove scritte e rendendo quindi queste ultime praticamente inutili. Il problema è già stato fatto presente ai vari ministri dell’istruzione che si sono succeduti, ma nessuno ha mai preso in considerazione l’idea di prendere provvedimenti atti ad impedire questa sconcezza che disonora tutta la scuola italiana. Non ci sono norme che tutelino gli insegnanti: i dirigenti scolastici infatti, interrogati in proposito, sostengono che se un alunno non viene sorpreso nel momento in cui copia, nessun provvedimento può essere adottato, neanche se il docente trova su internet la traduzione del brano latino (o greco) uguale a quella fatta dall’alunno e gliela mette sotto gli occhi. Niente da fare. Dinanzi a questa situazione, molti docenti fanno finta di non accorgersi di nulla (tanto lo stipendio arriva lo stesso!) e si rendono così complici dei disonesti e sono quindi cialtroni pure loro; altri tentano di reagire in qualche modo, ma è veramente difficile. Far consegnare i cellulari prima del compito è indispensabile ma non risolve il problema, perché i furbetti ne consegnano uno e ne occultano un altro tra i vestiti, nell’astuccio, facendo un incavo nel vocabolario e in altro modo ancora; perquisire gli alunni non si può assolutamente; impiegare i disturbatori di frequenze, che sarebbero l’unico strumento in grado di risolvere il problema, è illegale. Cosa ci resta da fare? Io ho cercato di dare qualche suggerimento in un post dello scorso 18 gennaio intitolato “Vademecum anticopiature per docenti di latino (e greco)”, basato essenzialmente sulla modifica sostanziale del brano da tradurre proposto, in modo da rendere difficile il suo reperimento su internet; aggiungo ora che può essere utile anche ricorrere ad autori semisconosciuti, magari di epoca medievale e umanistica, i cui testi non sono stati ancora collocati nei siti canaglia che si rendono complici di questo reato, perché di questo si tratta, specie se compiuto agli esami di Stato. Ritengo però che le scuole dovrebbero anzitutto elaborare un proprio regolamento in proposito, autorizzando i docenti ad assegnare il voto minimo (1 su 10) quando riescano a trovare una traduzione uguale o simile a quella effettuata dall’alunno, oppure – quanto meno – costringere quest’ultimo a svolgere un compito supplementare dove sia da solo e sottoposto a stretta sorveglianza.
C’è pure qualche ebete che, di fronte a queste mie parole, mi manda commenti accusandomi di metodi polizieschi o peggio ancora. Sarebbe meglio non arrivare a tanto, ma a mali estremi estremi rimedi. E poi, concludo, del problema dovrebbe occuparsi chi di dovere, cioè il nostro Ministero, perché è del tutto inutile fare proclami sui problemi della scuola e sul valore dei titoli di studio quando si permette che questi titoli vengano conseguiti in modo truffaldino e del tutto illegale. Ho già scritto in proposito ai funzionari che dovrebbero occuparsi del caso, ma per adesso nessuna risposta.

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4 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica, Scuola e didattica

4 risposte a “Ancora su cellulari e copiature

  1. Caro Massimo, penso che per arginare almeno in parte il problema basterebbe appunto non fare “finta di non accorgersi di nulla tanto lo stipendio arriva lo stesso”. Certo, gli studenti aguzzano l’ingegno (che potrebbero applicare allo studio) e tra quelli che copiano qualcuno sfuggirà sempre ma tante volte è facile individuare lo studente che copia e sorprenderlo. Solo che poi bisogna ritirare il compito, mettere 2, rimproverare lo studente, aspettarsi la crisi di nervi o l’arrivo di genitori scandalizzati… e così più di qualcuno lascia perdere e non fa neanche più finta di sorvegliare. Ho colleghi che lo ammettono candidamente come se fosse normale!
    Anche questo è un grosso problema…
    Enrico

    • Hai centrato esattamente il problema. Io forse ho esagerato attribuendo l’atteggiamento di chi lascia correre le copiature all’indifferenza verso il proprio dovere di chi lavora unicamente per lo stipendio. Ci sono anche altre ragioni, quelle appunto che hai detto tu: è infatti molto più comodo far finta di nulla piuttosto che dover affrontare i pianti degli alunni, le lamentele dei genitori ormai diventati sindacalisti dei figli, e spesso anche le reprimende del Dirigente. Io ti posso dire però che personalmente ho sempre preso provvedimenti, quando mi sono accorto che il compito era copiato, e ne ho affrontato le conseguenze. E continuo a pensare che sia meglio agire così piuttosto che adeguarsi a un malcostume che è sempre più diffuso.

      • Anche io prendo sempre provvedimenti in questi casi e sinceramente non me ne sono mai pentito. Oltretutto spesso gli alunni, se sanno di poter copiare “liberamente”, tenderanno a copiare di più mentre se vedono che chi copia prende un 2 e una sgridata colossale provano a fare il compito (che, per quanto lacunoso possa essere, non riceverà certo un voto inferiore al 4).

  2. Il punto è che per dare un 2 o una sgridata colossale devi sorprendere l’alunno nel momento in cui copia, perché se te ne accorgi successivamente non puoi fare praticamente nulla. Occorre anzitutto che le scuole inseriscano nel loro regolamento di Istituto apposite norme su questo problema, sempre più preoccupante.

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