Come attribuire i voti agli studenti

In questo periodo dell’anno scolastico tutti i docenti e gli studenti sono impegnati, a ritmo battente, nelle ultime verifiche orali e compiti in classe, per arrivare poi allo scrutinio finale con un “congruo numero” di valutazioni, come prevede la norma ministeriale. E’ quindi lecito chiedersi, ora più che mai, quale sia il criterio giusto per attribuire i voti alle prove degli alunni. Da quando è stato istituito il nuovo esame di Stato (1999) e di conseguenza il credito scolastico (ossia il punteggio che la scuola attribuisce ad ogni studente in base alle medie dei voti riportati negli ultimi tre anni di corso, punteggio he concorre poi a determinare il voto finale dell’esame), anche l’uso della scala valutativa è cambiato, pur restando sempre in decimi. I voti assegnati, in altri termini, vanno sempre da 1 a 10, ma mentre in precedenza i docenti tendevano ad attribuire soprattutto i voti intermedi della scala (cioè, più o meno, da 4 a 8), adesso è necessario invece adoperare l’intera successione numerica: se vogliamo infatti porre un alunno/a particolarmente meritevole in condizioni di ottenere all’esame il massimo dei voti (cioè 100/100) è indispensabile ch’egli/ella consegua allo scrutinio finale una media superiore a 9/10, altrimenti non ha il credito necessario per raggiungere l’obiettivo finale. E’ vero che le commissioni dispongono di un “bonus” aggiuntivo che va fino a cinque punti, ma non sempre sono disposte ad utilizzarlo e comunque basta che lo studente abbia qualche imperfezione nelle prove d’esame per mancare il risultato.
Ciò nonostante, molti colleghi sembrano non aver compreso questa necessità di una revisione della scala valutativa, che va impiegata tutta, in entrambe le direzioni; se è vero infatti che nulla impedisce l’attribuzione dei voti massimi (9 e 10) quando le prove dell’alunno sono del tutto rispondenti alle richieste del docente, è altrettanto vero che a prove scadenti o addirittura nulla si debbono attribuire valutazioni basse (2 e 3), e non partire dal 4 che, almeno a mio parere, denota sì una prova negativa, ma nella quale vi sono comunque alcuni elementi apprezzabili. Voglio dire che se un alunno mi fa 10 errori in una versione di latino, ma ha comunque cercato di tradurla e ne ha compreso almeno il senso generale, io posso attribuire un 4; ma se ha lasciato il compito in bianco o ha tradotto (e male) solo due o tre righe io non posso trattarlo allo stesso modo, perché non sarebbe giusto nei confronti dell’altro, e quindi debbo attribuirgli un 3 o un 2. Per quanto mi riguarda, dunque, io mi conformo all’invito ministeriale e utilizzo l’intera scala dei voti, escludendo soltanto, quasi sempre, i due voti estremi, cioè l’1 e il 10, perché oggettivamente mi sembrano esagerati. A dire la verità non ho mai, nella mia lunghissima carriera, attribuito l’1, mentre il 10 qualche volta l’ho dato, sia pure in casi eccezionali.
L’uso dell’intera scala valutativa mi sembra giusto non solo perché ce lo richiede il Ministero, ma perché lo esige la norma morale della giusta differenziazione tra prestazioni molto diverse: chi appiattisce le valutazioni, in effetti, adoperando solo i voti dal 4 all’8 (e talvolta persino dal 5 al 7!), compie un’iniquità, perché non distingue abbastanza tra gli esiti didattici dei propri alunni. Poiché la natura umana è molto diversa da individuo a individuo, poiché non siamo tutti uguali ed in particolare gli studenti sono molto differenziati tra loro per capacità e impegno allo studio, non è opportuno omologare e massificare le valutazioni, dato che in tal modo si mortifica l’alunno capace e meritevole che si vede quasi parificato a chi è molto meno capace e diligente di lui. Invece purtroppo il fenomeno c’è ancora, e certi colleghi, forse per non esporsi a critiche o proteste delle famiglie, non scendono mai sotto il 4 o il 5; poi però, forse per non dare l’impressione di essere troppo permissivi, mortificano gli studenti bravi fermandosi al 7 o all’8, quando non c’è nessun motivo per negare, a chi veramente lo merita, la soddisfazione di vedere premiate le proprie fatiche con il massimo della valutazione. Anche questo atteggiamento, a mio parere, deriva da una certa visione idelogica della società che poco sopporta le differenze economico-sociali, e che in base a questo preconcetto tende a ridurle anche nella scuola, attribuendo più o meno a tutti gli stessi voti. Forse sembrerà loro di contribuire con ciò all’uguaglianza tanto invocata ai tempi della “lotta di classe”, ma in realtà ciò che essi ottengono è solo un’ingiusta omologazione tra personalità umane che sono tra loro diverse e come tali debbono essere valutate. Esistono poi ancora, a distanza di oltre 40 anni dal “mitico” ’68, professori che ricorrono al “sei politico”, che cioè non danno per principio insufficienze a nessuno, nemmeno ai vagabondi che non si sognano mai di aprire un libro; ciò si verifica più spesso in alcune materie (v. storia e filosofia) che non casualmente sono state le più contagiate da quell’atmosfera “rivoluzionaria” degli anni ’70 nella quale tanti docenti di oggi sono stati formati; ma il danno che questo modo di agire provoca agli studenti stessi è evidente, perché chi sa che comunque otterrà la sufficienza in una materia si guarda bene da studiarla, salvo poi pentirsene in anni più maturi, quando le sue lacune gli faranno apprezzare e rivalutare proprio quei professori che abbondavano di valutazioni basse, dato che un alunno di 16-17 anni ha bisogno di questo “timore” del voto per impegnarsi veramente.
Molti di noi continuano a rammentare il fatto (piuttosto ovvio del resto) che il voto dato alle prove scolastiche non è un giudizio irrevocabile sulla persona, ma solo il corrispettivo di una precisa e momentanea prestazione culturale; non ne dubito, ma non possiamo fare a meno di accorgerci che per gli studenti e le loro famiglie il voto è importante, ed occorre quindi attribuirlo con criteri improntati a giustizia ed onestà, altrimenti la nostra immagine sociale, già compromessa, ne viene ulteriormente svalutata.

Su questo ed altri spunti di riflessione presenti nel post gradirei di conoscere l’opinione dei lettori, che sono quindi invitati a lasciare un commento nello spazio sottostante.

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21 commenti

Archiviato in Politica scolastica, Scuola e didattica

21 risposte a “Come attribuire i voti agli studenti

  1. jacopo94

    Concordo. Non ho mai avuto voti straordinari a scuola, tuttavia in Storia sono sempre eccelso. In seconda superiore, ho avuto un’insegnante che dava voti solo da 4 a 8. Nonostante ottenessi sempre il massimo in ogni prova, sia nelle verifiche scritte che nelle interrogazioni orali, non mi venne mai assegnato mai un voto superiore a 8. Un po’ mi dispiaceva.

    • Lo credo bene. Ma prima della riforma dell’esame di Stato era ben difficile, alle superiori, trovare professori che assegnassero voti superiori all’8. Mi ricordo che un mio docente diceva: “Il 10 è la perfezione divina e spetta solo a Dio; il 9 è la perfezione umana e spetta solo al professore; quindi l’alunno più di 8 non può avere.”

  2. Io, nella mia (finora) brevissima carriera, ho dato sia 1 che 10: pure un 10 e lode una volta, con somma soddisfazione mia e (ovviamente) della mia allieva.
    Ho l’impressione che, rispetto alle materie umanistiche, nelle materie scientifiche sia piu’ facile andare sia molto in alto sia molto in basso con i voti.
    Sui colleghi che non scendono sotto il 4 ne’ salgono sopra l’8, penso che la questione sia piu’ che altro psicologica: ancora oggi, nell’immaginario collettivo, il 4 e’ il votaccio per antonomasia; e quante volte, noi, portando a casa un bel voto, ci siamo sentiti rispondere “niente piu’ del tuo dovere” ? Ecco il perche’ del limite superiore.
    D’altronde, se sotto il 4 non vuoi andare, non puoi andare nemmeno sopra l’8, per una questione matematica: se la sufficienza deve essere “la meta’ piu’ uno”, il 6 deve stare appena sopra la media aritmetica tra il voto minimo e il voto massimo.

    • Penso anch’io che nelle materie scientifiche sia più agevole utilizzare tutta la scala dei voti: se tu assegni una serie di esercizi matematici, ad esempio, e un alunno te li svolge tutti alla perfezione, è ovvio che sia da assegnare il 10; in un tema di italiano, invece, qualche imperfezione o qualche idea non condivisibile si trova sempre, ed è difficile salire ai massimi voti. Però questo vale anche per i voti bassi: nei compiti di latino, ad esempio, si può arrivare al 3 e anche al 2 (se consegnato in bianco), ma in un tema di italiano è difficile scendere sotto il 5, perché qualche elemento positivo lo si trova sempre.

  3. Quello che dici è condivisibile, alle medie, però, mi impongono di non scendere sotto il 4 e ti assicuro che anche qui ci sarebbe sì bisogno di differenziare anche in negativo. 10 mi rifiuto di darlo perchè, almeno qui, mi sembra davvero ridicolo!!
    Quanto al ’68…maledetto quel giorno in cui tutto ha avuto inizio, perchè molti di questi “geni” del 6 politico me li ritrovo sempre tra i colleghi e non riesco proprio a condividere il loro modo di fare e pensare!

    • Hai ragione, non ho considerato abbastanza questo aspetto, cioè la differenza, nell’attribuzione dei voti, tra i diversi ordini di scuole. Alla scuola media, visto il suo carattere di scuola dell’obbligo e dell’età dei ragazzi, giudico anch’io inopportuno scendere sotto il 4. Quanto ai voti alti non vedo ostacoli particolari ad assegnarli anche alla scuola media, quando ci si trova di fronte ad alunni particolarmente bravi e volenterosi.

  4. Le sue parole mi fanno rivalutare i tanti 5 presi nelle versioni di greco!

    Francesco Marinucci

    • Per chi non lo sapesse, l’autore di questo brevissimo commento, Francesco Marinucci, è stato un mio alunno, e quindi i 5 nelle versioni di greco, almeno quelli che ha rimediato al triennio liceale, gliel’ho dati io. Sono contento di risentirti dopo tanto tempo, caro Francesco; però scrivimi qualcosa di più esteso, magari con una mail al mio indirizzo, e se vuoi parliamo di questo e di altri argomenti.

  5. Simona Leoni

    Buonasera, sono d’accordo! E’ indispensabile utilizzare l’intera scala delle valutazioni, non solo in vista degli Esami di Stato, ma perchè è eticamente corretto che una prova eccellente vada considerata tale, e così un elaborato del tutto carente. Penso che sia una forma di educazione insostituibile per i nostri alunni vedere premiati i loro sforzi, ma, nello stesso tempo, sottolineate le loro mancanze, specialmente in una società che fa di tutto per nascondere l’eventuale errore o difetto, dimenticando, drammaticamente, che è proprio dalle difficoltà riconosciute e condivise che ci si rafforza e si impara a vivere.

    • Nulla da obiettare, ha interpretato perfettamente il mio pensiero. Aggiungo però che occorre una certa cautela nell’attribuire voti molto bassi, che comunque vanno giustificati agli alunni e va sempre lasciata loro la concreta speranza di migliorare la loro situazione: altrimenti c’è il rischio che, di fronte ai 2 o ai 3, l’alunno perda l’autostima e si lasci del tutto andare. I ragazzi di oggi sono fragili emotivamente, purtroppo, e di questo bisogna tener conto.

      • Simona Leoni

        Molto fragili, ogni anno più fragili, ha ragione. Per questo parlavo di difficoltà condivise: solo in questo modo si riescono a superare. Dalla mia esperienza, i ragazzi comprendono molto bene le motivazioni che ci spingono ad attribuire certi voti, se spiegate in modo chiaro e con serenità, ed in questo modo riescono a reagire, spesso con successo, comunque con consapevolezza.

  6. Caro Massimo, la questione dei voti in effetti è molto complessa e all’interno della scuola andrebbe discussa di più. Per me, ad esempio, ha poco senso che il metodo di valutazione numerico attualmente in uso sia lo stesso in tutti gli ordini di scuola; penso che, almeno fino alla fine delle medie, sarebbe meglio usare una scala di valutazione basata sul raggiungimento di obiettivi specifici, che indicano meglio del voto i punti di forza e i punti deboli del singolo studente e che permettono, soprattutto alle elementari, di essere più sinceri senza ferire l’alunno attribuendo un voto basso. A me capita di dare qualche 2 (raramente, perché gli studenti sanno che se consegnano un compito in bianco diventerò anche più pignolo e insistente del solito) e qualche 3 e ovviamente anche dei 9 e dei 10 ma penso che nell’ordine di scuola in cui insegno una valutazione di questo tipo serva a poco dal punto di vista educativo.
    Sul fatto che i ragazzi abbiano bisogno del timore del voto per impegnarsi ho qualche dubbio. Io non sono certo di manica larga però noto che paradossalmente gli studenti si impegnano molto -e sono meno ansiosi- nelle attività in cui non vengono valutati, come le esercitazioni in classe. Magari occasionalmente possono imporsi di studiare anche se non hanno voglia per paura di essere interrogati il giorno dopo ma non penso che in genere la spinta sia quella; i ragazzi che studiano per il voto, peraltro, rischiano di non avere alcuna curiosità intellettuale…

    • Sulla tua prima osservazione posso essere d’accordo, ma ritengo comunque indispensabile che in ogni ordine di scuola ci sia un sistema valutativo; perché senza quello viene meno ogni possibilità di stabilire se l’alunno ha raggiunto o meno gli obiettivi prefissati, ed in che misura li ha raggiunti. Le famiglie poi, attraverso il voto, hanno la misura esatta del rendimento scolastico dei loro figli, che altrimenti resterebbe indeterminato. Lo dico perché più volte, sull’onda del ’68, è stata proposta l’abolizione dei voti in vari ordini di scuole, ma ogni tentativo in tal senso è andato a vuoto. Poi, che il voto sia in decimi o che vada da 1 a 5 o che sia espresso in lettere (da A ed E) ha poca importanza.
      Sull’ultima parte del tuo commento invece non concordo e confermo la mia idea, perché ho un’esperienza tale da non temere smentite. Tutti, anche noi, siamo stati studenti, e a quei tempi se sapevamo che in una materia la sufficienza era garantita, in pratica abbandonavamo lo studio di quella materia. Purtroppo talvolta il timore del voto negativo, per certi soggetti, è l’unico stimolo per studiare, e non è detto che queste persone non abbiano curiosità intellettuale. Ti posso assicurare, inoltre, che ancora oggi ricevo attestazioni di stima da ex studenti che ricordano ancora ciò che ho loro insegnato proprio perché li costringevo a studiare, mentre delle materie dove avevano il 6 politico non ricordano più nulla.

      • Il sistema valutativo ci deve essere appunto per poter fornire un dato “oggettivo” però penso che la sua importanza all’interno del quadro d’insieme andrebbe riconsiderata. Uno studente delle elementari o delle medie capisce molto più un giudizio come “sai fare questo / non sai fare quest’altro” piuttosto che un 5 o un 7.
        Nella seconda parte del commento io non intendo assolutamente difendere il sei politico o la sufficienza garantita che dir si voglia, anche perché mi ritengo un insegnante molto esigente e direi anche severo – anche nelle attività come compiti pe casa ed esercitazioni in cui in effetti non assegno voti. Però credo che a molti studenti importi poco di prendere un votaccio con un professore che disprezzano e che il loro impegno dipenda molto dalla considerazione che hanno di noi più che dalla valutazione in sé.
        Enrico

  7. Sul sistema valutativo adatto alla scuola media non mi esprimo, perché non ho mai insegnato in quell’ordine scolastico, di cui tu t’intendi certamente più di me. Riguardo al voto come deterrente, ti dico che sarebbe molto meglio non vi fosse bisogno della minaccia del votaccio per ottenere l’impegno di certi studenti, ma purtroppo spesso quello è l’unico sistema possibile. Se poi v’è disprezzo verso il docente, allora la cosa cambia; ma qui occorrerebbe un discorso molto più ampio, che forse faremo in altra occasione.

  8. Marco

    Come sempre, leggere i suoi post è molto interessante, anche per chi -come me- ha ormai messo un po’ da parte gli studi classici compiuti al liceo per intraprendere un diverso percorso all’università (Economia).
    Sinceramente trovo la sua posizione -ed io l’ho vissuta e la vivo ancora come studente- inattaccabile; purtroppo molti docenti (e devo darLe ragione anche su un altro aspetto: molti insegnano Storia e Filosofia!) non differenziano adeguatamente gli studenti e questo finisce per incidere sui singoli rendimenti: perché impegnarmi per raggiungere un determinato voto se so che quel voto non lo raggiungerò mai perché la “filosofia” del professore è non dare più di 8?
    Un altro aspetto del quale non si è parlato nel post, ma che personalmente trovo molto attuale è l’incapacità di alcuni professori nel valutare “criticamente” una prova (scritta o orale che sia): quanti professori, sulla base di una precostituita “idea” sull’alunno, danno valutazioni sommarie? Ci sono alcuni insegnanti che si creano delle “sotto-classi” ad ognuna delle quali corrisponde una fascia di voti; ad esempio, la mia insegnante di lettere del ginnasio, vedeva la classe come divisa in tre gruppi, quelli che arrivavano all’8 (non oltre perché “10 non si dà e 9 si dà solo al triennio”), quelli che potevano arrivare massimo al 7 e quelli che non potevano prendere più del 6; personalmente lo trovo un approccio iniquo che denota un’incapacità dell’insegnante di valutare correttamente gli allievi. [..]Il voto che un professore assegna non è (o meglio: non dovrebbe essere) un giudizio sulla persona e come tale non va vissuto; è un giudizio su una prova. E richiede una doppia attenzione: da parte dell’insegnante, che deve cercare di assegnare una valutazione che -lungi dall’essere una mera mortificazione dell’alunno- risponda all’effettivo grado di conoscenza che questi ha dimostrato nella prova e da parte dell’alunno, che deve lasciare da parte la commiserazione e prendere atto delle proprie colpe (se vuole migliorare, si impegni per prendere un voto più alto -ed il professore gliene dia modo!- o, se non gli interessa, lo prenda e…non si lamenti!).

    • In effetti – hai fatto bene a ricordarlo – nel mio post avevo omesso di parlare di quei docenti che, facendosi un’idea preconcetta di ciascun studente, tendono ad attribuirgli sempre più o meno gli stessi voti: c’è la ragazza da 8 (che anche se fa male prende come minimo 7 e mezzo) e il ragazzo da 4, che se anche fa bene prende al massimo 5. E’ chiaro che questo atteggiamento è deleterio e produce negli studenti odio per lo studio e per i docenti, perché sanno che, pur impegnandosi, non potranno superare un certo livello. Io personalmente ho sempre cercato di evitare ogni idea preconcetta, così come ogni “simpatia” o “antipatia” per qualcuno dei miei studenti; ho sempre valutato oggettivamente le singole prove, e ad una prova da 4 è spesso seguito, per lo stesso alunno, un’altra prova da 7 o da 8. Dal lato umano, poi, può anche esistere uno studente particolarmente gradevole e simpatico, ma se fa una prova da 3 prende comunque 3, a prescindere dalle sue qualità umane.

  9. Sara

    Salve, approfitto del parere di un docente riguardo una questione che mi preoccupa non poco… Premetto che in pagella avrò tutti 8 e 9… In storia però ho solo un voto, tutti gli altri sono stati interrogati in questi ultimi giorni e dunque ne hanno 2… Io avrò avuto tra il 7 e 8… Io sono a casa malata, e non so se riuscirò ad andare a scuola per sostenere l’interrogazione… Lei crede che la mia prof, per mancanza di voti, possa darmi il debito? La ringrazio anticipatamente per il suo parere.

  10. Io penso proprio di no, che non potrà né vorrà rimandarti, visto che il primo voto era tra il 7 e l’8; certamente però, se non sostieni l’interrogazione, ti verrà assegnato il voto minore tra i due che hai detto, cioè 7. Io ti consiglio comunque di sforzarti e sostenere l’interrogazione, per non dare alla prof. un’impressione negativa che potrebbe avere conseguenze spiacevoli.

  11. Buonasera, professore,
    Spero fermamente che lai riesca a vedere il mio commento, nonostante arrivi con più di un anno di ritardo rispetto al suo post. Devo dirle che mi è stato molto utile e ringraziarla, perché i miei compagni e io stiamo cercando di risolvere il problema del “non ti do più di otto” con un certo professore. Volevo chiederle la cortesia di indicarmi, se possibile, quale decreto ministeriale invita a utilizzare la scala completamente, dall’uno al dieci. Inoltre avrei piacere di sapere la sua opinione riguardo alla valutazione che, nelle discipline scientifiche come in quelle umanistiche, deve attenersi il più possibile a una scala oggettiva, espressa in maniera chiara e trasparente. Ciò che intendo è: abbiamo diritto, noi studenti, di chiedere l’espressione di un punteggio per ogni singola domanda di una verifica, la cui somma dà il voto finale? Personalmente credo che ciò sia necessario per l’autocorrezione del “tiro” di studio, perché un sistema del genere darebbe una panoramica chiara delle nostre prestazioni e inoltre diminuirebbe l’impressione che un voto appiccicato su una verifica senza punteggio relativo sia “campato per aria”.
    Possiamo noi domandare di avere scritto dall’insegnante, oltre che il voto finale, anche una valutazione per ciascuno dei singoli obbiettivi? Le faccio un esempio: in una versione di latino, possiamo decidere che i punti principali siano una buona traduzione dal punto di vista grammaticale, un’appropriata scelta di lessico e la “sensatezza” del lavoro complessivo, ossia la sua buona resa di italiano. E’ legittimo chiedere ai nostri professori di darci una valutazione singola per la grammatica, un’altra sul lessico e l’ultima sulla resa, la media delle quali danno il voto finale?
    La ringrazio della sua risposta. Questo è il primo post che vedo del suo blog, ma ora ho intenzione di leggerne molti altri.

    • Cara Clara, il tuo commento arriva a proposito, anche se mi stupisco che tu e i tuoi compagni non conosciate alcune norme che da tempo regolano la scuola italiana. Fin dal 1999 infatti, da quando cioè fu istituita l’attuale forma dell’esame di Stato, le ordinanze ministeriali che escono ogni anno non solo invitano, ma obbligano i docenti ad usare l’intera scala valutativa (da 1 a 10), perché altrimenti nessuno studente arriverebbe al punteggio di credito necessario per raggiungere il massimo all’esame (100/100) visto che per avere quel punteggio è oggi necessaria una media dei voti superiore a 9/10. Quindi – inutile ribadirlo – quel professore che afferma di non dare più di otto ha torto e mostra di non conoscere né la legge né il proprio mestiere; è giusto quindi che voi vi rivolgiate al dirigente scolastico pretendendo il rispetto dei vostri diritti. Quanto alla seconda questione, quella cioè di una valutazione analitica di ogni aspetto delle vostre prestazioni scolastiche (la grammatica, il lessico, la resa italiana ecc.) anche questo è previsto dalla legge vigente: si richiede infatti alle scuole (anche se ciò non è obbligatorio) l’utilizzo di apposite griglie di valutazione, le quali contengano tutti gli indicatori atti a chiarire allo studente le singole componenti in base alle quali è stato deciso il voto conclusivo. Spero di essere stato chiaro e di esserti utile; ti invito quindi a seguire il mio blog ancora e magari farlo seguire anche dai tuoi compagni e dalle altre persone che conosci, perché l’essere informati è un presupposto essenziale per una vita scolastica proficua e serena.

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