La difficile scelta dei libri di testo

In questi giorni noi docenti di tutte le scuole siamo impegnati nella scelta dei libri di testo per il prossimo anno scolastico, operazione che può sembrare semplice a chi non vive all’interno della scuola, ma che in realtà è piena di difficoltà e di problemi. Uno di questi, che esiste ormai da vari anni, è il famigerato “tetto” di spesa, in base al quale il costo totale dei libri adottati per una determinata classe non può superare una cifra prestabilita – non si sa con quale criterio – dal Ministero. A prima vista sembra una cosa giusta, visto che ogni anno i mass-media ci riempiono la testa di lamentele circa il grande disagio economico delle famiglie provocato dal prezzo dei libri, come se quelle stesse famiglie non si attivassero velocemente e con tanto zelo per procurare ai propri figli il cellulare di ultima generazione o i pantaloni firmati da 200 euro. Ma nella fattispecie questa limitazione crea notevoli problemi ai docenti, perché quando il “tetto” viene sforato (e succede spesso perché le materie sono molte ed i libri sono necessari) si creano diatribe e accuse reciproce tra i colleghi per il prezzo di determinati testi, ed alcuni sono costretti a togliere dalla lista libri che sarebbero necessari (v. i classici latini e greci) per rientrare nel limite stabilito. Già questa è una limitazione alla libertà di insegnamento, ancora difesa a parole dalle circolari ministeriali.
Sulla scelta dei testi, inoltre, è spesso necessario mettersi d’accordo tra colleghi, perché non sempre il docente che adotta un libro lo utilizzerà effettivamente nel successivo anno scolastico: al momento attuale, infatti, la maggioranza dei professori non sa come sarà costituita la sua cattedra futura, quali classi gli assegnerà il Dirigente scolastico, e quindi si trova a scegliere al buio strumenti didattici che forse utilizzerà un collega. Di qui la necessità di trovare libri che vadano bene a tutti, in modo da ridurre al minimo il rischio di vedersi imposto un testo non gradito; ma mettere d’accordo vari docenti delle stesse discipline su questo argomento è spesso difficile, perché ognuno ha il suo metodo e le sue preferenze, e quindi ciò che sembra ottimo ad uno può sembrare pessimo ad un altro.
Un altro problema è quello di doversi adeguare alla stupida prescrizione ministeriale di scegliere testi che abbiano anche una part on-line, o che siano addirittura del tutto digitali. Le case editrici hanno raccolto l’appello ma in modo disuguale: alcune hanno semplicemente trasformato in e-books i propri testi, altre hanno invece riproposto il libro di carta con una semplice aggiunta telematica; tra questi, per fare un esempio attinente al mio insegnamento, ci sono i versionari di latino e di greco, che se prima contenevano, a titolo esemplificativo, 500 brani da tradurre, adesso ne contengono 400 più 100 online, ma la sostanza è rimasta esattamente la stessa di prima. Si è trattato quindi di un colossale bluff che non serve a nulla, neanche a far diminuire il prezzo di copertina dei libri cartacei, né tanto meno ad agevolare gli studenti, perché una traduzione di greco, come un esercizio di matematica, non può farsi con un tablet, e se pur fosse possibile non cambierebbe nulla e sarebbe quindi del tutto inutile. Però noi docenti siamo costretti a scegliere libri con espansioni on-line, pur sapendo che i vantaggi apportati da questa innovazione sono pari a zero.
Io poi personalmente, nel mio insegnamento di Latino e Greco al triennio del Liceo Classico, ho anche un’altra difficoltà: cioè che non riesco a trovare testi di qualità e che siano veramente esaustivi. Le storie letterarie, ad esempio, sono sempre più banali e minimaliste e spesso trascurano concetti e contenuti importanti, anche quando sulla copertina c’è il nome di famosi professoroni universitari. Forse costoro partono dal presupposto che nei licei ormai si studi poco, o che i docenti dei licei siano degli ignoranti per i quali basta il minimo indispensabile; invece è spesso vero il contrario, nelle scuole si ha una visione più completa e approfondita di quella che viene data nelle aule universitarie, dove si insiste per lo più su minuzie filologiche senza dare agli studenti quella preparazione che veramente servirebbe per una futura didattica. La mia difficoltà è questa, che cioè molti libri non sono all’altezza del livello culturale che io intendo far raggiungere ai miei studenti, e sono pieni di banalità e di inutili disquisizioni. Il problema mi si è posto, ad esempio, per la storia della letteratura greca, dove nessuno dei testi in circolazione è per me soddisfacente. Pare però che nell’ultima circolare ministeriale sia contemplata la possibilità per le scuole di dotarsi di proprie dispense e di utilizzarle nei prossimi anni, dopo approvazione ministeriale, al posto dei libri di testo. In alcuni settori, come quelli citati, ciò diventerà indispensabile per ovviare alle profonde carenze dell’editoria scolastica attuale.

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10 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica, Scuola e didattica

10 risposte a “La difficile scelta dei libri di testo

  1. Io custodisco ancora gelosamente i libri di morfologia e sintassi latina di Alfonso Traina e guai a chi me li tocca…
    Enrico

    • Direi che fai molto bene. Gli hard disk si possono rompere e tutto viene cancellato, i libri di carta sono invece un tesoro di cultura che non finisce mai.

      • Collega, ma, pur non insegnando ancora ahimé malgrado il TFA, sto riscontrando, parlando con i colleghi e facendo lezioni private, la scomparsa del Tantucci. La cosa mi lascia sconcertato, se pensiamo che non è sostituito dal Traina-Bertotti e nemmeno dal Calamaro-Cardinale (e il Cardinale anche per greco sta pian piano sparendo dalla circolazione). Vedo libri con varie inesattezze per non dire errori marchiani (da cui non era immune nemmeno Tantucci, però: vis-roboris ancora grida vendetta).
        E la situazione relativa all’analisi logica e del periodo, e in certi casi anche grammaticale, è TRAGICA. Alle medie non fanno un tubo. Al biennio delle superiori si studia qualunque cosa tranne la grammatica (noi negli anni ’90 siamo stati forse gli ultimi a farci le dannate frasi da analizzare). Che diamine, anche noi alle medie studiavamo i brani dall’antologia (spesso e volentieri senza criterio), studiavamo l’epica anche se ora mi sfugge a cosa serva (perché l’epica e non la lirica? perché l’epica e non la narrativa?), ma ci tartassavano con la grammatica, anche alle medie avevamo il Tantucci, il libro celeste e blu di analisi logica che persi e volli, a 24 anni, assolutamente procurarmi di nuovo.
        E no, non penso che ci sia una riflessione dietro la scomparsa della grammatica, e se c’è una riflessione, è solo questa: “eh ma è difficile, poi i ragazzi non ci seguono”.
        Collega, che tristezza. E che fatica spiegare tutti i complementi daccapo a gente di 15 anni.

        R. Giovane collega, hai perfettamente ragione sull’analisi logica e sulla sua scomparsa (o quasi) dalla scuola media, complici le leggi d’ispirazione sessantottina, la politica della cosiddetta “progettualità” e i nuovi strumenti multimediali che hanno distolto l’attenzione dei ragazzi dai contenuti culturali tradizionali. Quanto al Tantucci, ti dico che l’ho usato anch’io e ancora lo conservo, ma è un testo vecchio e troppo schematico, che prima o poi doveva cedere il passo. Il dramma, secondo me, non è la scomparsa del Tantucci, ma l’approssimazione e l’incompletezza dei manuali attualmente in uso.

  2. Rodolfo Funari

    Caro Massimo, bene hai fatto a affrontare il tema dei libri di testo e, più in generale, quello dell’editoria scolastica. Concordo con le tue valutazioni critiche; anzi, mi sembrano fin troppo indulgenti. In realtà, mi sembra che il tema sia (o dovrebbe essere considerato) di quelli scottanti, ma,come spesso avviene da noi, si fa finta di niente oppure, quel che è peggio, neanche si comprende l’entità del problema. Converrebbe tornare sull’argomento, anche perché proprio questa è una delle strettoie da cui passa (o dovrebbe passare) il rinnovamento qualitativo della scuola italiana.

    • Sull’insegnamento delle discipline umanistiche nei Licei e nelle Università ci sarebbe molto da dire. Io, dopo tanti anni di lontananza dall’ambiente accademico, sono stato invitato lo scorso settembre a fare il relatore ad un convegno internazionale su Menandro tenutosi a Firenze, e ho notato che, nonostante le annunciate riforma, ben poco è cambiato rispetto a quando frequentavo l’Università come studente. Sul problema ti invito a leggere, se non l’hai già fatto, un mio post di qualche mese fa, intitolato “Umanesimo costruttivo o umanesimo pedante?”

  3. Perla fresca fresca, da Cotidie discere, di G. De Micheli, ed. Hoepli: il complemento di stato in luogo in latino per i nomi singolari di prima e seconda declinazione va in GENITIVO. Cioè, nemmeno più l’erronea dizione “genitivo locativo”: ora è diventato genitivo e basta. Non ti dico la pressione a quanto mi è salita quando ho letto sta roba.

    • Mi auguro almeno che in quel libro sia stato scritto che il genitivo (derivato dall’antico locativo ma non identificabile con esso) si usa nello stato in luogo con i nomi di città e piccola isola, oltre che con “domus” e “rus”. Probabilmente l’avranno fatto per facilitare ulteriormente il lavoro agli studenti, senza farli confrontare con la grammatica storica, che ai nostri tempi noi studiavamo ma che oggi è divenuta materia per specialisti.

      • Chiaramente si riferiva ai nomi di città villaggio e piccola isola, non avevo specificato. Domus e rus non sono menzionate anche perché sarebbe difficile sostenere che ruri sia genitivo. Comunque sì, è chiaramente per la mania di semplificare, a tutto scapito dell’esattezza e dell’insegnamento “a carte scoperte” di cui ci si riempie da più parti la bocca e che, parlo di me e mi scuserai, io stesso utilizzo quando faccio formare il congiuntivo imperfetto e piuccheperfetto dagli infiniti presente e perfetto, chiarendo che si tratta di un trucco mnemonico, o quando spiegando le classi verbali, chiarisco che non hanno nessuna base concreta nella lingua greca antica (come d’altra parte precisa Cardinale).

  4. Ho letto il suo articolo e concordo con esso su molti punti. Dato che sono una giovane insegnante di latino e greco e non ho una vasta conoscenza dei manuali usati nelle scuole, vorrei chiederle se c’è qualche libro di grammatica ed esercizi che trova meglio strutturato e che vorrebbe consigliare. Grazie

    • Purtroppo su questo argomento specifico mi trova poco preparato, perché io da sempre insegno al triennio del Classico e non uso quindi i manuali di grammatica e gli eserciziari. Per il latino, comunque, mi pare che una delle migliori sia quella del Flocchini (un tempo edita da Bruno Mondadori, adesso non so) e per il greco vedo che è di largo uso quella del Bottin-Quaglia. Di più non so dirle; se invece lei si trovasse ad insegnare al triennio, potremmo instaurare un dialogo fattivo circa le storie letterarie ed i testi dei classici.

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