La rovina dei libri di testo

La bella trovata dell’ex ministro Profumo, di rendere obbligatoria da parte delle case editrici la produzione di testi totalmente o parzialmente on line, ha già prodotto un effetto nefasto che si sarebbe potuto prevedere: che cioè i libri cartacei, pur assottigliandosi ben poco dal punto di vista del volume e del peso, si sono banalizzati e semplificati in modo notevole, impoverendo i contenuti e gli argomenti ad un livello inaccettabile. Con la scusa che parte del libro è on line, gli editori propongono adesso per le scuole superiori testi contenenti compendi e riassunti di quelli che dovrebbero essere argomenti fondanti dei programmi scolastici, senza più quel livello di approfondimento che si richiederebbe ai Licei ed in particolare a quelli Classico e Scientifico. Si procede così a grandi passi verso l’edulcoramento della cultura, che diviene sempre più ridotta in pillole, in schemini riassuntivi, senza più andare alla vera radice dei problemi.
La mia storia della letteratura latina dal titolo “Scientia Litterarum”, pubblicata a Napoli da Loffredo nel 2009, è stata da molti criticata, oltre che per la disposizione della materia secondo i generi letterari e non secondo il mero criterio cronologico, anche per il forte approfondimento delle tematiche, che qualche volta ha sfiorato (lo ammetto) la prolissità: a Cicerone, in effetti, ho dedicato circa 60 pagine di sola teoria, le quali, a giudizio di alcuni colleghi, sono troppe per essere lette e studiate dagli alunni di oggi. Sarà anche vero, ma io ho sempre creduto che sia meglio abundare quam deficere, nel senso che dal molto si può ricavare il poco (basta tagliare ciò che si giudica eccessivo), mentre non è possibile il contrario. Recentemente mi sono capitate tra le mani due storie della letteratura latina, che un agente di alcune case editrici mi ha dato in saggio: ebbene, al loro interno erano costellate soltanto di figure a colori (adatte forse agli alunni della scuola primaria, non a dei liceali, ai quali ne bastano poche), di schemini riassuntivi, di rubriche varie, mentre mancava la sostanza: autori come Catullo, Virgilio e Orazio ridotti a 3-4 pagine appena di teoria, pagine piene oltretutto di luoghi comuni e di notiziole a tutti note fin dalla notte dei tempi. Questo non dipende certamente da mancanza di competenza degli autori (una delle due portava il nome di un illustre latinista e traduttore di classici), bensì da due pregiudizi molto pericolosi per la serietà degli studi: il primo è quello secondo cui nelle scuole oggi si lavorerebbe sempre meno, i ragazzi e i docenti sarebbero ignoranti e demotivati, per cui meno si offre loro e meglio è; il secondo è la falsa convinzione che mettendo su internet alcuni contenuti – spesso però superficiali anch’essi – si possa sostituire il libro di carta ed arrivare ad un apprendimento più veloce ed efficace.
Nulla di più sbagliato. L’errata convinzione che gli e-books possano sostituire il libro tradizionale, che i tablet possano sostituire gli strumenti comuni del lavoro scolastico sta arrecando gravi danni alle nostre istituzioni educative, ed il primo di essi, evidente a chi s’intende delle varie materie, è proprio l’impoverimento dei contenuti. Imitando la scuola straniera, specie quella americana, i nostri ministri si sono formati l’idea secondo cui il sapere va ridotto in briciole, in pillole, e che gli strumenti multimediali siano il tramite ideale per realizzare questo obiettivo. Io continuo invece a pensare che il libro ed i quaderni cartacei siano tuttora insostituibili, anche perché è assurdo e ridicolo pensare di poter svolgere un esercizio di matematica o una versione di latino sul tablet o sulla LIM; e poi, anche ammesso che sia possibile, questi nuovi strumenti non possono certo fare il miracolo di trasformare gli ignoranti e i vagabondi in intellettuali, a meno che per cultura non s’indendano i riassuntini che i testi semi-online di oggi sembrano offrire. La vera cultura è ben altra cosa. E poi faccio anche un’ultima osservazione: che cioè questi strumenti multimediali, che tutti si ostinano a chiamare “nuove tecnologie”, tanto nuove non sono, visto che internet esiste ormai da vent’anni. Se gli e-books o i computers avessero potuto rimpiazzare in toto gli strumenti tradizionali lo avrebbero già fatto, visto che ne hanno avuto tutto il tempo. Per adesso, di questa presunta rivoluzione tecnologica della nostra scuola si vedono soprattutto gli effetti negativi, come è appunto il pesante scadimento qualitativo dei libri di testo.

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16 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica, Scuola e didattica

16 risposte a “La rovina dei libri di testo

  1. Caro collega Massimo, io, quando posso, faccio ancora svolgere gli esercizi di matematica del mio manuale del liceo, che al tempo era IL testo di matematica e da almeno 10 anni non e’ piu’ ristampato. Ci sono dei testi validi tuttora sul mercato, ma onestamente non ne ho trovato ancora uno che sia veramente all’altezza, perlomeno per quello che riguarda gli esercizi. L’ipersemplificazione dilaga anche nella matematica, con un florilegio di casi particolari, trattati a compartimenti stagni, e il panico totale non appena si mette un piede fuori dagli schemi – ma vi pare che, nella realta’, tutti i triangoli rettangoli abbiano gli angoli di 30 e 60 gradi?
    Non parliamo poi di un’altra mia materia: informatica. Forse perche’ e’ una materia relativamente nuova, sui manuali puoi trovare la logica della programmazione orientata agli oggetti (uno dei concetti piu’ astratti che esistano, e che meriterebbe ampio approfondimento) messa immediatamente a fianco dell’elenco dei social network o delle applicazioni da ufficio.
    In ogni caso, se non sbaglio uno degli ultimi provvedimenti del ministro Carrozza e’ stato rendere facoltativa l’adozione dei libri di testo. Il mio insegnante di storia e filosofia ci forniva ottime dispense: potrebbe essere una soluzione?

    • E’ chiaro che in nessuna materia esiste il manuale perfetto, quello che possa soddisfare tutti i docenti. Quello che ho voluto ribadire io è che negli ultimi anni – almeno nelle mie discipline ma, a quel che sento, anche in altre – si sta procedendo verso un’eccessiva semplificazione dei contenuti, spinta fino alla loro banalizzazione. Forse gli editori pensano che nei nostri licei non ci siano più docenti validi, per cui basta mettere quattro notiziole e un buon numero di figure e sono tutti contenti. Ma la realtà non è questa. Quanto al rendere facoltativa l’adozione dei libri di testo, non mi risulta che nessun ministro l’abbia prevista con un provvedimento legislativo, che sarebbe assurdo a mio parere, perché i libri a scuola devono esserci e sono strumenti di lavoro insostituibili.

  2. Eh, come la capisco, professore… lei sa che sto insegnando in un paese straniero, confinante con l’Italia. Ebbene, i libri di testo qui sono già disastrosi. Pensi che al Romanticismo, così come ad altri movimenti intellettuali, è dedicata… una (1!) smilza paginetta, il cui testo è tra l’altro redatto in forma schematica! Vero è che qui i programmi non prevedono lo studio della storia letteraria, però trovo davvero avvilenti questi libri e mi dispiace che le cose stiano prendendo una brutta piega anche in Italia.

    • Quanto lei dice è per me un’ulteriore conferma di ciò di cui da sempre io sono convinto: che cioè la nostra scuola, in particolare i Licei, non è inferiore a nessun sistema scolastico straniero, sia europeo che americano. Forse i nostri studenti saranno meno abili negli aridi test a crocette, ma in quello che è il vero studio dei contenuti, serio e aprrofondito, siamo probabilmente i primi del mondo. Purtroppo c’è chi anche da noi cerca di distruggere quello che c’è di buono, e lo scadimento qualitativo dei libri di testo non è certo cosa che ci fa onore.

  3. Condivido sostanzialmente le sue considerazioni, tranne quando afferma che il dilagare consumistico delle risorse tecnologiche costituisce un’imitazione di pratiche didattiche di altri paesi. Direi invece che, in questo come in tanti altri settori della vita sociale, si manifesti in Italia un provincialismo profondo, che porta a imitare comportamenti che il più delle volte hanno già mostrato abbondanti segni di logoramento sotto altri cieli. Avviene dunque che in America abbiano introdotto, per designare le risorse digitali di tipo consumista (per esempio, i tablet), l’espressione “weapon of mass distraction”), che in California sia stato interrotto il programma di distribuzione delle tavolette agli studenti delle scuole secondarie, che in Svizzera dalle 8 alle 16 sia stato introdotto una sorta di coprifuoco che inibisce l’uso di telefonini e altri ammennicoli tecnologici, che i computer da 150 dollari che secondo Negroponte avrebbero dovuto segnare il punto di partenza per lo sviluppo culturale nei paesi in via di sviluppo siano respinti al mittente eccetera. Le segnalo, se non lo conosce, il volume di Manfred Spitzer, Demenza digitale (la traduzione italiana è pubblicata nelle edizioni Corbaccio).

    • Sono molto onorato del fatto che un insigne docente e pedagogista come Lei, prof. Vertecchi, abbia scritto al blog di un semplice professore di liceo. Sono del tutto d’accordo con quanto Lei afferma: un vizio tipicamente italiano è quello di imitare gli altri paesi (specie gli USA), magari in ritardo, senza accorgersi cioè che quando un comportamento da noi va per la maggiore, nei paesi di origine è già inveterato. Mi fa piacere, in effetti, che negli USA (e altrove) si stiano accorgendo dei pericoli connessi alle nuove tecnologie, le quali, se pur presentano indubbi vantaggi anche per la didattica (in misura variabile a seconda delle discipline e delle tematiche), sono però d’altro canto anche portatrici di pessime abitudini: si pensi, per fare un solo esempio, a tutto il tempo che i nostri ragazzi sprecano sui social network, non solo trascurando lo studio, ma trasformando in virtuale (e quindi spesso fittizio) ciò che prima era reale, come l’amicizia o in generale le relazioni umane. Quanto al libro che mi segnala, lo conoscevo già per fama ma non l’ho ancora letto; rimedierò quanto prima a questa mancanza.

  4. Rodolfo Funari

    Caro Massimo, anche questa volta ricevi il mio GRAZIE! convinto e sentito per la “battaglia” culturale che stai conducendo dalle colonne del Tuo blog. Condivido pienamente le giuste argomentazioni che svolgi sui libri di testo e sulla banalizzazione (brutale, volgare, infame) della cultura scolastica ( e purtroppo non solo … l’Università sta forse perfino peggio!). Resta sempre certo del mio appoggio e della mia piena solidarietà.

    • Ti ringrazio, Rodolfo, per l’appoggio che mi dai in questa mia attività di blogger, che ho inaugurato per poter esprimere liberamente le mie idee, soprattutto sulla scuola ma anche su altri argomenti. Mi preoccupa quel che dici sull’Università: se scade anche quella, chi porterà mai avanti la ricerca, ed anche – per restare nel nostro ambito – gli studi di linguistica e di filologia classica in cui, fino a qualche anno fa, il nostro Paese era all’avanguardia?

  5. Emilio

    Non sono in grado di dire nulla o quasi sui libri di letteratura. Per quanto riguarda la matematica alle medie di recente ho esaminato i libri di una certa Flaccavento..Contrariamente a quanto affermato dal collega ritengo sia preferibile un volume chiaro e sintetico rispetto ad una specie di enciclopedia (vedi Flaccavento infarcita di nozioni inutili tipo criterio di diovisibilità per sette , ad esempio). Un’alternativa potrebbe essere un libro di testo ove l’essenziale e’ ben evidenziato . Quando uno studente si trova a studiare da solo (magari e’ stato assente per malattia.., ) di fronte a un libro tipo enciclopedia rischia di perdersi…
    P.S: deve essere veramente bello insegnare a Montepulciano….

    • Caro Emilio, le mie affermazioni riguardano prevalentemente i libri delle materie umanistiche dei Licei, che sono il mio ambito di insegnamento; per altre discipline e altri ordini di scuola può darsi che le cose stiano in modo diverso, ma credo che comunque un testo che va in mano ai ragazzi debba avere due caratteristiche essenziali: la chiarezza e la completezza. Se un alunno è stato assente, come tu dici, probabilmente si troverà male con una sorta di enciclopedia, ma lo stesso credo che accada con un compendio troppo sintetico, perché gli sfuggono i concetti essenziali o non trova un’adeguata esemplificazione.
      Mi dovresti togliere due curiosità: 1) perché sarebbe inutile il criterio di divisibilità per sette?; 2) perché pensi che sia così bello insegnare a Montepulciano? Per me è un luogo come un altro, e non lo trovo particolarmente attraente: spesso la pubblicità esagera le attrattive di certi luoghi, e credo che questo sia accaduto nel caso della mia cittadina.

      • Emilio

        Caro Massimo premetto che sono da sempre interessato ai libri di testo (a suo tempo ho pubblicato con Bulgarini e collaborato con un amico che pubblicava per Poseidonia…). Sono d’accordo sul fatto che il libro deve essere chiaro e completo ma ricordo quanto diceva il sommo Gauss: pauca sed matura. In matematica e’ necessario che i concetti fondamentali siano chiari ed e’ necessario approfondire. Il libro della Flaccavento Romano (primo volume di 740 pagine, editore Fabbri) e’ infarcito di nozioni inutili ,oltre che di strafalcioni vari e ci sono insegnanti che dedicano tempo alle nozioni inutili a scapito dei concetti fondamentali. […]
        […] Un libro di testo, secondo me, deve essere pensato anzitutto per gli studenti. Mia moglie insegna lettere e all’epoca dell’università ha dovuto studiare su jun libro di Bigongiari. Quello era un classico libro scritto non per gli studenti ma per fare bella figura utilizzando un linguaggio particolarmente ricercato.
        Insegnare a Montepulciano ? I vantaggi della campagna e della città contemporaneamente (se i miei ricordi , che datano metà anni settanta ,non mi ingannano).
        Buon Domenica e complimenti per il blog.

      • Io credo che un buon manuale scolastico debba evidenziare i punti essenziali senza rinunciare né alla completezza né agli spunti per gli allievi più audaci. Per le nozioni meno importanti esistono le appendici.
        Quanto al criterio di divisibilità per 7, io ricordo che sul mio manuale delle medie (Mariscotti) i criteri di divisibilità erano inseriti nello stesso capitolo dedicato alla cosiddetta “aritmetica dell’orologio”.
        Io non butterei il criterio di divisibilità per 7, per tre motivi: a) perché sono relativamente molti i numeri divisibili per 7; b) perché la settimana ha 7 giorni; c) perché la sua dimostrazione è istruttiva.

  6. Caro Emilio, scusa se ho un po’ accorciato il tuo commento, ma penso che in un blog sia gli articoli che i commenti non debbano essere troppo estesi: il criterio di divisibilità per 7 era una mia curiosità, quindi non l’ho riproposto qui. Sono d’accordo quando dici che un libro di testo non deve contenere nozioni inutili; questo è pacifico, ma è comunque necessaria la completezza. Converrai con me che un libro di letteratura latina che dedica 3 pagine a un autore importante come Catullo, mettendoci poi una decina di immagini che non servono a nulla, sia un libro incompleto, una sorta di riassuntino che non è certo sufficiente per il livello di approfondimento di un buon liceo. Chiedilo a tua moglie che insegna lettere, vedrai che anche lei sarà d’accordo con me. Ti ringrazio per i complimenti al blog. Quanto alla mia cittadina, ti posso dire che di vantaggi non ce ne sono molti: manca perfino un supermercato degno di questo nome, tanto che per fare la spesa settimanale bisogna andare altrove… A me sembra di essere più che altro in campagna, con i pro ed i contro che presenta; delle città non abbiamo proprio nulla.

  7. Emilio e Marco, se volete vi comunico gli indirizzi e-mail l’uno dell’altro, così potrete discutere a piacimento su questioni matematiche e criteri di divisibilità, che non sono propriamente il mio ambito d’interesse. Comunque i vostri interventi hanno ravvivato questo post, e ve ne ringrazio.

  8. Buongiorno. Da ex studente di liceo scientifico, non posso che condividere le vostre preoccupazioni riguardo ai libri di testo, sia in ambito letterario, sia in ambito scientifico. Ho 37 anni e sono un fisico-informatico, ma da qualche anno ho ritrovato il piacere di ripassare o approfondire le materie del liceo, nel tempo libero; un po’ per me e un po’ per i miei figli, a cui vorrei trasmettere questo mio amore per la cultura in generale. Adoro ripassare la storia, la letteratura, il latino (in fisica e matematica sono più ferrato al momento). Così qualche tempo fa mi ero messo alla ricerca di buoni libri liceali di storia e letteratura (poiché purtroppo all’epoca vendetti i miei) ma ahimé la cosa si è rivelata una vera impresa. Infatti la maggior parte dei libri “con espansione online” che ho esaminato mi è sembrata contenere meno della metà delle informazioni rispetto ai miei libri del liceo, e la parte “online” non solo l’ho trovata scomoda perché non fruibile immediatamente durante la lettura del libro ma mi sembra non aggiunga molto in termini di approfondimento. È stato triste apprendere che molti dei miei libri del liceo semplicemente non esistono più o peggio che le nuove edizioni, più “moderne”, non sono più minimamente all’altezza di quelle degli anni 90. In particolare mi ricordavo di un testo di letteratura italiana, in molti volumi verdi, che mi piaceva molto. Così l’ho (ri)acquistato. Si tratta di “Dal testo alla storia, dalla storia al testo” di Baldi-Giusso-ecc. Oggi, dopo quasi 20 anni, scopro senza troppo stupore che il Baldi-Giussi è considerato uno dei migliori manuali di letteratura italiana che siano mai stati fatti, utilizzato anche nelle università. Per la storia, ho acquistato “Storia e storiografia” di Desideri, uno dei pochi ancora in circolazione senza gli abominevoli tagli o dubbie “espansioni” online. Non posso dire lo stesso per la parte di storia antica (biennio liceo scientifico), per la quale la mia ricerca è stata infruttuosa. Mi saprebbe consigliare un buon testo liceale di storia antica (preistoria-anno 1000) e eventualmente, visto che è la sua materia, di letteratura latina?

    • Il mio post data a più di tre anni fa, ma nella sostanza le cose sono rimaste come allora: i libri di testo attuali, con la scusa dell'”espansione on line”, spesso mancano di dati fondamentali e qualche volta si sono ridotti a compendi assolutamente inadeguati a scuole di alto livello come i licei Classico e Scientifico. Nel post avevo indicato le ragioni: al Ministero (e di conseguenza presso le Case Editrici) si è diffusa la convinzione secondo cui nelle scuole si fa ormai poco o nulla, e quindi i libri vengono preparati di conseguenza, con molte immagini, molti schemini riassuntivi e poca sostanza. I testi di letteratura latina e greca, tanto per fare un esempio che mi riguarda, si sono ridotti ormai a manuali riassuntivi, dove ad autori come Plauto o Orazio vengono dedicate due o tre paginette. La mia storia della letteratura latina, intitolata “Scientia Litterarum” e uscita a Napoli presso l’editore Loffredo nel 2009, è stata accusata del contrario, cioè di essere troppo prolissa; ma nel più ci sta il meno, dico io, mentre il contrario non è possibile. Le consiglierei questa mia opera, che è difficile trovare nelle librerie perché la Casa Editrice è fallita, ma la si può tuttora acquistare su internet. Per storia antica non ho presenti i testi in uso, visto che non insegno nel biennio, ma so che ne esiste qualcuno apprezzabile. Provi a chiedere a qualche docente di materie letterarie che faccia servizio nel biennio dei vari corsi liceali.

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